Settembre 14, 2026

Gli ascari del Corno d’Africa, militari di un’epoca lontana

La copertina del libro

La copertina del libro

Gli ascari del Corno d’Africa, militari di un’epoca lontana

È un pezzo di storia dimenticata quella che è stata celebrata a Siena il 21 settembre 2023.

Vito Zita con il suo volume “Dai basci buzuk agli ascari” ci fatto conoscere e amare di più l’Eritrea, il paese più italiano d’Africa.

Si è tenuta presso la Biblioteca comunale degli Intronati di Siena, 21 settembre 2023 la presentazione del libro “Dai basci buzuk agli ascari”, di Vito Zita.

Vito Zita ci ha fatto rivivere un pezzo di storia italiana, ormai dimenticata.

E ci fatto conoscere e amare di più l’Eritrea, il paese più italiano d’Africa.

Il volume è un tributo all’ ascari (dall’arabo askari, soldato) il militare eritreo dell’africa orientale italiana inquadrato come componente regolare nei regi corpi delle truppe coloniali, le forze coloniali in africa.

Il termine ascari fu utilizzato per indicare i anche i militari reclutati nelle altre colonie africane italiane tra i somali, gli etiopi e i berberi.

La locandina dell'evento
La locandina dell’evento

Il legame storico e culturale tra Italia ed Eritrea

Il libro documenta il legame storico culturale molto forte tra Italia ed Eritrea.

Questo a causa della storia passata dell’Eritrea come colonia italiana per oltre mezzo secolo.

Quella degli ascari è una storia lunga oltre cinquanta anni.

È una storia costellata da sofferenze, atti di valore e un incre­dibile attaccamento agli ufficiali e al governo italiano che oggi merita di essere riconsiderato e apprezzato.

La loro storia e il loro valore, ci accompagnarono fino alla sconfitta del 1941, quando cadde l’impero italiano in Africa Orientale.

Il libro nasce dalla volontà di dare una testimonianza di gratitudine verso coloro che si dedicarono con dedizione e valore fino all’estremo sacrificio, meritandosi la stima e la riconoscenza nostra e di chi condivise con noi la vittoria come la sconfitta.

Al tempo stesso vuole essere anche un contributo alle nuove generazioni, in modo che possano avere ricordo, orgoglioso, di quelle passate.

Un tributo di riconoscenza e gratitudine che non sembra risultare molto presente nella coscienza degli italiani e, talora, anche nelle istituzioni.

La copertina del libro

 

Vito Zita, uno storico appassionato della Eritrea

Vito Zita è ricercatore storico e storiografo, si dedica da tempo allo studio di carattere sociale e storico delle ex colonie italiane per riporta­re alla luce fatti, documenti e vicissitudini delle popolazioni locali durante il periodo del colonialismo italiano.

È autore di diversi libri che hanno come tema lo studio della storia militare coloniale e, in particolare, delle truppe indigene arruolate come volontari, effettivi nel Regio Esercito.

A destra autore Vito Zita
A destra autore Vito Zita

Dalle “teste matte” agli ascari

Alla presenza di una nutrita presenza di autorità locali, si è illustrata l’evoluzione delle truppe indigene utilizzate dagli italiani nel Corno d’Africa dal 1885 fino al 1888 dai bashi buzuk, già al servizio degli egiziani, per passare alla denominazione di truppe irregolari e giungere al nome definitivo di ascari.

Il corpo militare trae origine da un folto gruppo di mercenari, l’Armata Hassan più nota col nome turco di Basci Buzuk “teste matte”.

L’am­pio arco di tempo coperto dalle ricerche consente di poter approfondire la conoscenza degli usi e costumi locali.

Ad essi si aggiungono le ricerche sui reparti militari indigeni di Eritrea, Etiopia, Somalia e Libia, al fine di ripercorrerne l’intera vita operativa, dalla loro prima costituzione fino allo scioglimento definitivo per cause belliche.

Lo sbarco a Massaua nel 1885

A partire dallo sbarco italiano a Massaua, nella attuale Eritrea, avvenuto il 5 febbraio 1885, apparve chiara la necessità di dotarsi di militari indigeni per provvedere allo svolgimento dei compiti che i militari italiani non erano in grado di affrontare a causa del clima torrido di Massaua e della mancata conoscenza del territorio.

I basci buzuk, erano le truppe irregolari appartenenti a diverse etnie che erano già state al servizio degli egiziani, presenti prima dell’arrivo dell’Italia.

Furono i primi elementi ad essere arruolati, o per meglio dire, vista la natura mercenaria, assoldati.

Col passare degli anni il loro numero aumentò così come i compiti che furono loro affidati.

Nel 1887 il loro nome fu gradualmente sostituito con l’appel­lativo truppe irregolari.

Tale Corpo fu definitivamente sciolto all’inizio del 1888.

Il nome di basci buzuk scomparve definitivamente il 1° ottobre dello stesso anno, con la costituzione dei primi quattro battaglioni di fanteria indigena, ognuno contraddistinto da un diverso colore distintivo.

Siena, Biblioteca degli Intronati
Un momento dell’evento, Siena, Biblioteca degli Intronati

La nascita degli ascari

Quel giorno nacquero gli ascari.

Gli ascari furono uomini fieri della propria storia e della propria tradizione.

Il più grande merito di questo libro è indiscutibilmente quello di scostare una pietra dalla tomba dell’oblio che per decenni è calato sulla storia delle nostre truppe coloniali.

Ed è stato oblio quando, addirittura, distorsione dei fatti.

L’opera si basa sulle solide fondamenta della documentazione diplomatica e militare, disponibile presso l’Archivio Storico del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, presso l’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e sui documenti presenti nelle raccolte dei Documenti Diplomatici Italiani pubblicate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

A questa documentazione di base si sono aggiunte varie opere sull’argomento, sia di epoca coeva che moderna, in modo da rintracciare anche i dettagli e offrire una analisi quanto più completa possibile.

Al centro l'autore-Vito Zita a sinistra il Pres.-della-sezione-ANFI-di-Siena Luogotenente F.Pellegrino a destra il com. prov. GdF-Pietro-Sorbello.jpg
Al centro l’autore Vito Zita, a sinistra il Pres.-della sezione ANFI-di-Siena Luogotenente Federico Pellegrino a destra il com. prov. GdF Pietro Sorbello.jpg

La presentazione del libro e il messaggio di apertura

Dopo la lettura del messaggio di apertura del Presidente della Sezione A.N.F.I. Pellegrino Federico, proprio nella festa di San Matteo, Patrono della Guardia di Finanza, egli ricorda “Statuto dell’ANFI prevede, come per molte Associazioni d’arma, reducistiche e combattentistiche, di promuovere e cementare l’unione di tutti i militari in servizio ed in congedo, mantenendo vivi, nel culto della memoria delle gloriose tradizioni, il sentimento patrio, lo spirito di corpo, lo spirito militare ed il senso dell’onore. Militari che hanno fatto parte in una epoca lontana delle Forze Armate del Regno d’Italia. E mi è sembrato giusto cogliere l’occasione per ricordarli anche se a distanza di tanti anni da quegli eventi”.

La presentazione si è svolta in maniera sobria con l’intervento del moderatore Claudio Biscarini, esperto storico di storia militare, il quale ha rivolto domande precise all’autore.

Il dibattito sui mercenari indigeni

Come, ad esempio, quando ha chiesto perché mai scegliemmo di arruolare personale militare indigeno, inaffidabile e mercenario, i basci buzuk, che inizialmente avevano servito sotto l’amministrazione egiziana precedente al nostro sbarco del 5 febbraio 1885. Confermando le motivazioni espresse dettagliatamente nel libro, l’autore ha avvalorato la loro inaffidabilità ricordando un esempio di diserzione avvenuto poco dopo l’arruolamento.

Nel caso particolare si trattava di un drappello di 50 uomini armati dal Regno italiano inviati in località Amba, a qualche chilometro da Massaua, con compiti di presidio, controllo del territorio, avviso sulle possibili infiltrazioni di Dervisci e servizi minori.

A questo proposito mostra il testo di un telegramma inviato dal Vice Console in missione speciale a Massaua al Ministro degli Esteri, Mancini, datato 14 maggio 1885 che parla proprio di quell’episodio come dimostrazione delle motivazioni.

Fra l’altro, in questo documento si trova la prima citazione dei basci buzuk (Cfr. Documenti Diplomatici Italiani, Seconda Serie: 1870-1896, Vol. XVII-XVIII, documento n. 918, pag. 840-841).

Il Negus Johannes IV, il sovrano dell’impero etiope

Altra domanda significativa del relatore è quando ha chiesto all’autore quale fu la reazione del Negus Johannes IV quando seppe dello sbarco italiano.

La risposta è ancora una volta precisa.

Facendo ancora una volta riferimento a un documento mostrato dall’autore, che racconta e mostra una lettera di Giacomo Naretti indirizzata al nostro agente consolare a Massaua, Luccardi.

Naretti si trovava in Etiopia fin dal 1870, e quando seppe di lavori per la costruzione di infrastrutture in Etiopia e venne a contatto con la corte di Giovanni IV, a quel tempo ancora ras Cassa Darghiè Naretti riferisce che “re Joannes andò quasi in collera dicendo: «perché l’Inghilterra non mi ha avvertito?». E rimase inquieto con me per qualche giorno, ed io non ho avuto tutto mio piacere senza saperne perché; forse egli pensava che l’occupazione di Massaua fosse venuta da me”.

Un vicino scomodo: l’Etiopia

Da questo breve passo citato, si comprende come la partita che si giocava nel Corno d’Africa non era solo il potenziale confronto fra Regno d’Italia e Abissinia, che comunque avvenne.

Esistevano altresì interessenza anche fra Etiopia e altre potenze europee quale appoggio diplomatico, ma anche per la forsennata fornitura di armi che l’Etiopia perseguiva (Cfr. Documenti Diplomatici Italiani, Seconda Serie: 1870-1896, Vol. XVII-XVIII, documento n. 788, pag. 728-729).

A sinistra l'autore Vito Zita
A sinistra l’autore Vito Zita

Gli apprezzamenti delle Autorità e del pubblico all’autore

Al termine della presentazione l’autore e il relatore hanno ricevuto con grande soddisfazione i complimenti da parte delle Autorità invitate per la precisa ricostruzione storica e per l’eccellente relazione sugli argomenti trattati dal libro.

Tra le personalità presenti spiccavano: il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Colonnello Pietro Sorbello, un Maggiore dei Carabinieri in rappresentanza del Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri Colonnello Angelo Pitocco, il Comandante del Gruppo della G.d.F. di Siena Maggiore Nicola Coletta, il Presidente della Sezione A.N.F.I. di Siena Luogotenente in quiescenza Pellegrino Federico, il Generale in quiescenza della Guardia di Finanza Carlo Ughi, l’Onorando Priore della Contrada della Chiocciola, l’editore Paolo Emilio Persiani, l’artista Rossella Ciani autrice del disegno nella quarta di copertina, il Direttore della Pinacoteca di Siena dott. Axel Emery, la Presidente dell’Associazione Amici della Pinacoteca di Siena dott.ssa Donatella Capresi, dott. Marco Falorni ex Presidente del Consiglio Comunale di Siena e la moglie Franca Piccini.

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