Le atmosfere incantate di Marc Chagall
Marc Chagall, La pace, 1949
Le atmosfere incantate di Marc Chagall
Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita dall’11 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026 la grande mostra Chagall, testimone del suo tempo.
Attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, e due sale immersive, la mostra ci accompagna attraverso l’universo poetico ed emotivo dell’opera di Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul de Vence, 1985), per celebrare il quarantesimo anniversario della sua morte nel 1985.
Il percorso espositivo, ospitato nelle splendide sale rinascimentali di Palazzo dei Diamanti, è strutturato in dieci sezioni che invitano il pubblico ad approfondire uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento.
Sono esposti dipinti famosi incentrati sui suoi temi più amati, come gli amanti sospesi, i violinisti sui tetti e gli animali parlanti, tra cui spiccava la celebre tela La sposa dai due volti (1927).

Le sale immersive
In mostra vi sono due spettacolari sale immersive.
Si tratta di spazi multimediali progettati per far “entrare” fisicamente i visitatori dentro alle sue più grandi opere pubbliche monumentali degli anni ‘60.
Vi troviamo la riproduzione del soffitto della Sala Grande dell’Opéra di Parigi e le 12 storiche vetrate colorate create per la sinagoga dell’Ospedale Hadassah di Gerusalemme.
Chagall e le radici russe
Le prime sezioni raccontano l’infanzia nella sua città natale, a Vitebsk, (nell’attuale Bielorussia) in Russia.
In tutta la sua opera Marc Chagall mantiene viva la presenza delle sue radici russe, e il doloroso tema dello sradicamento e delle fughe causate dalle guerre del Novecento.
Il mondo della sua giovinezza è una presenza viva che alimenta la sua arte.
Nato in una comunità ebraica di tradizione chassidica, rurale e tradizionale, le immagini di questo mondo lo accompagneranno tutta la vita.
Le cupole ortodosse, le casette di legno, i rabbini e i musicisti sui tetti, la presenza costante degli animali, tutto rimanda alla sua terra d’origine.

Galli, capre e mucche non sono semplici elementi decorativi, ma protagonisti di un mondo che l’artista continua a reinventare, mantenendo vivo il ricordo della terra natale.
“Il paese che ho nell’anima”: così Chagall definisce Vitebsk, sottolineando un legame che va oltre la semplice nostalgia.
Anche dopo il distacco dalla Russia nel 1922, dichiara: “Non mi sono mai separato dalla mia terra, la mia arte non può vivere senza di essa”.
Le opere in mostra rivelano come questi elementi non siano semplici ricordi, ma presenze vive.
Quando Vitebsk viene distrutta durante la Seconda guerra mondiale, la memoria diventa per Chagall strumento di resistenza: non più solo conservazione del passato, ma affermazione di una realtà alternativa dove la sua cultura continua a vivere attraverso l’arte.
La mostra illustra questo viaggio straordinario che rivela come Marc Chagall abbia saputo mantenere viva la memoria della sua terra natale, della tradizione e degli affetti.
Quando oriente e occidente si incontrano: le favole di La Fontaine
Nel 1925 Ambroise Vollard affida a Chagall l’illustrazione delle Favole di Jean de La Fontaine, gioiello della letteratura francese.
La commissione de Le Favole di La Fontaine segna per Chagall un momento di straordinario riconoscimento.
Le cento incisioni ad acquaforte esposte in mostra testimoniano non solo la maestria tecnica raggiunta da Chagall, ma anche la sua capacità di dialogare con la grande tradizione europea senza tradire la propria identità.
In ogni tavola gli animali trasformano la favola di La Fontaine e acquisiscono la particolarità dell’universo chagalliano.
Storia biblica e cronaca contemporanea
Dipinta al ritorno dall’esilio americano, Exodus o La nave dell’Esodo mostra come Chagall utilizzasse i racconti biblici per interpretare eventi contemporanei.
L’artista sovrappone due episodi: esodo biblico dall’Egitto e la fuga degli ebrei europei dalle persecuzioni naziste, trasformando la cronaca in mito universale.
Attraverso il linguaggio biblico Chagall riesce a parlare sia della tragedia specifica sia dell’esperienza universale dello sradicamento.
La Parigi di Chagall
Per Chagall Parigi è la città della libertà e della memoria.
Se Vitebsk è la radice, Parigi è il terreno che libera il suo linguaggio poetico.

Dopo l’esilio americano, il ritorno nella capitale francese segna una nuova fase creativa: la città non è più l’atelier a cielo aperto degli anni Dieci, ma il luogo della maturazione poetica.
Le opere esposte in mostra sono gli studi preparatori e le straordinarie litografie per la serie Parigi pubblicata nel 1954 in “Derrière le Miroir”.

In questi fogli Chagall affronta i monumenti parigini con stile differente.
La Tour Eiffel, Notre-Dame, l’Opéra diventano simboli più che architetture, forme che emergono grazie alla luce. Chagall ci consegna una città interiore che nello stesso tempo è anche simbolo universale.
L’incontro di Chagall col mediterraneo
L’incontro di Marc Chagall con il Mediterraneo segnò un’evoluzione profonda del suo linguaggio.
Egli trovò nel Sud della Francia gli spunti per elaborare un nuovo vocabolario visivo plasmato dalla luce, dal colore e dal calore.
Dai primi soggiorni a Peira-Cava negli anni Venti fino al trasferimento definitivo a Vence nel 1950, il Mediterraneo divenne per lui sia rifugio sia fonte di ispirazione. I suoi intensi contrasti cromatici e i paesaggi antichi gli offrirono uno spazio di reinvenzione dopo la guerra e l’esilio.
Quando nel 1960 il sindaco di Nizza gli chiese di realizzare un manifesto per promuovere le bellezze della città a un pubblico internazionale, Chagall accettò con entusiasmo.
Con la sua consueta generosità, propose non uno, ma dodici gouache preparatori per il progetto.
Questi furono poi trasformati in litografie da Charles Sorlier, in un raro portfolio pubblicato da Mourlot nel 1967.
Alcuni dei suoi dipinti di quel periodo, come La table devant le village, evidenziano che l’artista, dopo aver attraversato momenti difficili, aveva finalmente trovato un luogo da chiamare casa.
Per Chagall il Mediterraneo non era solo un paesaggio: era un alleato spirituale che lo aiutava a trasformare il dolore in grazia.
Sono esposte alla mostra le opere dedicate al suo trasferimento definitivo nel Sud della Francia.
La doppiezza del volto umano
Per Chagall il volto umano non è mai dato univoco. Si sdoppia, si moltiplica perché riflette un’identità complessa, sfaccettata.
Volti scissi, profili che si moltiplicano, ritratti che si specchiano: attraverso il tema del doppio, egli rivela la sua straordinaria capacità di cogliere la dualità dell’esistenza umana.

Questa indagine sull’identità trova nel mondo del circo la sua rappresentazione più eloquente.
Qui la duplicità dell’essere umano si manifesta con evidenza: dietro il sorriso del clown si nasconde la fatica dell’esistere, dietro l’acrobazia la precarietà della vita.
Per dare forma a questa complessità emotiva Chagall affida tutto al colore. Non usa tinte naturali ma emotive: il verde, il blu, il rosso, per descrivere l’instabilità dell’animo umano.
La sperimentazione dei materiali. In dialogo con la materia
Una sezione speciale intitolata “In dialogo con la materia” esplora l’uso che Chagall faceva di supporti alternativi come la masonite, la carta e la tela grezza.
Nelle opere esposte emerge tutta la ricchezza di questa operazione.

L’acquarello su carta gli consente di creare atmosfere sospese, dove i toni si fondono con delicatezza. L’inchiostro, utilizzato sia puro sia in combinazione con altri materiali.
Chagall combina tecniche e materiali: gouache, pastello e inchiostro dialogano con le diverse superfici.
Un’opera mai esposta prima: La pace
La mostra si concludeva con il dipinto del 1949 intitolato La pace. Un’opera di grande attualità, rimasta per decenni inaccessibile al pubblico.
Chagall, che aveva vissuto l’esilio in prima persona, affida ad una colomba bianca un messaggio di speranza.

Dall’infanzia all’esilio americano, dalle tradizioni ebraiche alla grande Parigi della prima metà del ‘900 e alla luminosa e rassicurante Costa Azzurra, Chagall ha sempre saputo trasformare il dolore in bellezza.
La mostra contemporanea a Ravenna
In contemporanea con la mostra di Ferrara, la vicina città di Ravenna ha esposto al MAR (Museo d’Arte della città) il monumentale mosaico Le Grand Soleil (1965-1967).
Questo capolavoro, che Chagall aveva originariamente donato come omaggio intimo a sua moglie Valentina, è tornato visibile al pubblico proprio in questa occasione grazie alla collaborazione con i mosaicisti ravennati che avevano lavorato a stretto contatto con l’artista.
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