Settembre 14, 2026

Reduce dal set di La Resurrezione di Cristo: Part One, l’atteso sequel de La Passione di Cristo (2004), diretto da Mel Gibson e sceneggiato con Randall Wallace, l’attrice Margherita Remotti ci parla di sé e di come la sua vita sia cambiata, dopo il suo incontro personale con Dio.  

Margherita Remotti – Ph: Sara Galimberti

Tira aria nuova, a Hollywood… 

Una ventata di spiritualità sta soffiando, sempre più forte, su Hollywood e sul resto del mondo.

Non mi riferisco a una generica apertura alla trascendenza, ma a Gesù. Il fenomeno, da “La Passione di Cristo” di Mel Gibson (2004) in avanti, si sta intensificando per raggiungere, grazie ai media e al web, i confini del nostro pianeta. 

Le zone d’ombra del vecchio sistema, esposte alla Luce della Verità, non possono che arretrare. Il mondo, pian piano, si sta risvegliando. Non cerca più distrazione fine a se stessa, ma storie che parlino al cuore dell’Uomo di Verità, Amore e Speranza. 

In questo clima di profondo cambiamento incontro Margherita Remotti, attrice internazionale, testimone lucida e appassionata di una divina visitazione in ambito cinematografico, televisivo e teatrale.

Reduce dal successo di “In Nome Della Madre” – spettacolo tratto dal testo di Erri De Luca, diretto da Pierpaolo Sepe e Riccardo Festa, che ha debuttato lo scorso anno al Tor Bella Monaca, a Roma –  così come dal set di “The Resurrection of the Christ” di Mel Gibson, Margherita ha molto da raccontare, sia in veste di attrice, sia di anima in viaggio. 

Vi riporto i momenti essenziali della nostra piacevole conversazione. 

Per l’intervista completa vi rimando al link del podcast “The Soul’s Call”.  

The Soul’s Call

JL: Ti ho lasciata buddista, ti ritrovo cristiana… Cos’è successo dall’ultima volta che ci siamo sentite?

MR: Sono andata a trovare i miei in Liguria il 12 agosto del 2021. Ho visto mio padre pallido, abbattuto, senza appetito. Mi si è acceso un campanello d’allarme. Nel giro di pochi giorni è stato ricoverato. Il 1° di ottobre siamo riusciti a festeggiare insieme il suo ottantesimo compleanno e il 4 di ottobre se n’è andato. Oltre a questo, stavo vivendo un periodo molto complicato… Mi sono detta: “Ma cosa stai a fare ancora questa preghiera che non ti ha portato da nessuna parte? Vai in chiesa!” Un anno dopo, di ritorno dal Fringe Festival di Edimburgo, ero praticamente convertita. Riconoscevo che la mia forza era limitata, avevo bisogno di attingere a quella di Dio. 

JL: Hai dei “precedenti” in famiglia? 

MR: Sono stata cresciuta dalla mia nonna paterna. A lei devo la mia grande connessione con Dio fin da piccola. Ogni domenica mi portava a messa e io, non vedevo l’ora di incontrare Gesù. Ho addirittura pensato di entrare in convento, da grande. Non ti dico la preoccupazione dei miei: “Nostra figlia si perde la vita per seguire Dio…” Dicevano. Mia nonna, invece, era certa che non fosse la mia vocazione. 

JL: Come riesci a conciliare spiritualità e mondo dello spettacolo?

MR: Concedimi la battuta: da Dio. Nel 2022, di ritorno da Edimburgo, dove avevo portato il mio show “Fata Morgana” (One Woman Show dedicato all’iconica attrice, modella e musicista Christa Päffgen NdR), sono tornata in chiesa, alla mia fede… E la vita mi si è aperta! Non contavo più solamente sulle mie forze e così, hanno cominciato ad aprirsi delle porte. E quello che Dio apre, nessuno può chiudere. Caso vuole che in quei giorni mi avesse contattata su Facebook il mio attuale padre spirituale. È don Luigi Trapelli, a Roma lo chiamiamo “il prete degli Artisti.” Lui non sapeva che io fossi buddista. Mi ha proposto di sentirci per fare una chiacchierata. Allora io gli ho detto che ero buddista, ma lui ha insistito. A un certo punto, ero io che volevo incontrarlo. Nel 2023 mi ha regalato il libro “In nome della madre” di Erri De Luca, che è la storia terrena e sacra di Maria. Nel giro di tre ore, innamorata di questo testo, ho sentito nel cuore di portarlo in scena, non in luoghi sacri, in posti secolari… Avrei fatto sapere al mondo che avevo deciso di mettere la mia arte al servizio di Dio. 

JL: Ed è così che è nato il tuo progetto teatrale…

MR: Sì. Ero ancora a Edimburgo, dietro le quinte di “Fata Morgana”, e pregavo Dio. Senonché, continuava a suggerirmi di fare qualcosa per il Giubileo. Nonostante stessi lavorando a quello show dal 2019 e lo considerassi il progetto della mia vita, quel sussurro continuava a dirmi di fare diversamente. “Ok Dio.” Gli dissi. “Probabilmente questa è l’ultima volta che portiamo in scena Nico (pseudonimo di Christa Päffgen NdR) . Tu mi hai sostenuta fino a qui, in questa mia idea. D’ora in poi, fai tu.” Beh, ho sentito lo Spirito Santo confermarmi che, finalmente, “ci ero arrivata.” Poi, sempre tramite le strade che mi sta aprendo Dio, ho avuto la benedizione di finire sul set di Mel Gibson. A chi mi chiede chi sia il mio agente, rispondo sempre che è Dio (ride). 

JL: Ci racconti come è successo?

MR: Premetto che all’uscita di “The Passion”, quando ancora mi dichiaravo buddista, portai al cinema mia madre, le sue amiche, tutti quelli che potevo! Gesù, per me, è il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. È quello che ha rovesciato i banchi dei mercanti nel tempio… Lui non era religioso, anzi, ha portato la vera spiritualità, lo Spirito di Dio. Si è fatto uomo per portare lo Spirito di Dio nella materia. Per farci vedere che la materia è, lo spirito di Dio… Se noi sappiamo da che parte sta la luce!

 JL: Se l’arte portasse, in questo particolare momento storico, lo spirito nella quotidianità, sarebbe bellissimo! 

MR: Ed è quello che ha fatto Gesù, contestando i farisei che lo rimproveravano per aver guarito di sabato… Diceva che l’uomo non è fatto per il sabato, ma è il sabato a essere fatto per l’uomo. La sua parola è una grande liberazione. Per tutti noi!

JL: Puoi dirci qualcosa del personaggio che hai interpretato nella Resurrezione?

MR: Non posso ancora dirlo. Quello che posso dire è che il film con Gibson, così come lo show teatrale “In nome della madre”, sono venuti a coronamento del mio patto con Dio. Riguardo a “In nome della madre”, ricordo di avergli detto: “Questo spettacolo lo faccio per te.” E Lui mi ha dato non uno, ma due registi. Il primo, Pierpaolo Sepe, ha avuto la visione di Gesù come della più grande rockstar di tutti i tempi. Per diffondere il suo Messaggio, quindi, abbiamo scelto di colpire l’immaginario “secolare”. Beh… Se Gesù è stato la più grande rockstar, Maria è stata la più grande popstar. Se ci pensi Madonna, la cantante, si è ispirata a lei… Certo, arrivare all’umiltà di Maria è impossibile. Quel “Sì” le è costato tutto! Per poi ottenere l’altro, tutto. Ed ecco che entro in scena come una popstar, alla stregua delle popstar internazionali, per poi pian piano, durante lo show, svelare la donna.

JL: Com’è la scenografia?

MR: Abbiamo un piedistallo e una croce, che cambia colore. La scenografia è di Francesco Ghisu, i costumi, meravigliosi, sono di Rossella Oppedisano. Ho avuto la fortuna di essere affiancata da Riccardo Festa che, dopo Pierpaolo Sepe, ha saputo prendere in mano la visione e adattare il testo per la scena. Il libro di De Luca è stato scritto in stato di grazia ma abbiamo dovuto, rispettando il testo originale, fare dei tagli appositi per renderlo fruibile al pubblico.

JL: Come hai fatto a mandare a memoria novanta minuti di monologo? 

MR: Ho trascorso cinque mesi in casa, lavorandoci tutti i giorni. È stato un vero e proprio ritiro spirituale.

JL: Tornando alla tua esperienza sul set con Gibson. Come ti si è aperta questa porta?

Visto che sono un’attrice internazionale – nel senso che parlo in Inglese e in Francese e ho maturato esperienze a Londra e a Edimburgo – e che ho interpretato il bellissimo ruolo di Fatima in “Mothers” di Liana Marabini… Per inciso, questo personaggio mi colpì tantissimo già allora, quando ero ancora buddista… Ho detto a Dio: “Ho un grande desiderio di tornare su un set internazionale. Sono tantissimi i registi con cui amerei lavorare a Hollywood, ma se dovessi fare un nome su tutti, sarebbe quello di Mel Gibson. Per lui, lascio tutto e corro!” Senonché la casting director, Teresa Razzauti, chiede il mio materiale al mio agente e lui, le manda alcune foto di me in “Mothers”. Quando ci siamo incontrate a giugno dell’anno scorso, indossavo una medaglietta miracolosa di Maria. Lei l’ha vista e abbiamo cominciato a parlare di Dio. Poi le ho parlato del mio spettacolo “In nome della madre” e, insomma, è successo tutto in modo naturale… 

JL: Che impressione hai avuto di Mel Gibson?

MR: È un’ispirazione incredibile. È totalmente guidato! Totalmente al servizio di Dio, con un’umiltà inimmaginabile. La sua genialità, il suo talento, che è un dono divino, è tutto al servizio di Dio.

JL: Offline mi stavi accennando a un movimento spirituale, nel cinema di oggi…

MR: Dopo “The Passion”, uscito nel 2004 e a suo tempo bannato da Hollywood… La stessa Hollywood, oggi, sta accogliendo Gesù. Penso alla serie tv “The Saints”, prodotta da Martin Scorsese… Penso a “The Chosen”, serie di Dallas Jenkins che è vista in tutto il mondo dal 2019…

JL: … E ora ci sei tu. Ti va di tenerci aggiornati su di te? Ti vedo volare alto, Margherita. Gioisco e tifo per la tua vita! 

MR: Grazie, grazie di cuore. Un abbraccio a te e a tutti!   

 

Margherita Remotti – Ph: Sara Galimberti

Note biografiche

Margherita Remotti è attrice, scrittrice, poetessa, autrice e regista teatrale, acting coach.

Oltre all’Italiano parla fluentemente l’Inglese, il Francese e il campano, cui si aggiungono lo Spagnolo e il Tedesco.

Nasce a Caserta da papà lombardo, ingegnere, e da mamma piemontese, insegnante di Francese.

“Io sono figlia del sud, sono un seme che ha avuto la fortuna di germogliare al sud, alle pendici del vulcano e questo ha influenzato molto il mio carattere… La mia natura è vulcanica, non mi fermo mai…” Confessa a “Sottovoce”. “Non è mai un caso che noi nasciamo da qualche altra parte.”    

Fin da bambina, Margherita si innamora della danza classica. È Angelo Di Maio, suo insegnante, ad aprirle la porta dell’Accademia del San Carlo di Napoli. È qui che la liason fra danza, teatro, la terra vulcanica di cui si sente figlia e la sua lingua, si consolida. In lei, dapprima, si accende la passione per la danza classica. La famiglia la asseconda nelle sue aspirazioni, nella certezza che si tratti di un temporaneo ghiribizzo. In realtà, la danza accompagnerà Margherita per molti anni ancora. Dalla terra natale alla Liguria, a Milano, continuerà a danzare fino a che una frattura alla caviglia non le imporrà una pausa di riflessione. È in questo tempo che, in lei, irrompe il sussurro interiore che la riporta, con la memoria, alla sua prima giovinezza. Cresciuta in terra campana con la commedia napoletana di Eduardo De Filippo, Margherita, da piccola, sogna di calcare le scene, un giorno, come Filumena Marturano, o di passare il Natale in Casa Cupiello.

Anni dopo, d’estate, si reca a New York per perfezionare il suo Inglese. Qui, destino vuole che si imbatta nel film “Sweet Dreams” dedicato alla vita della cantante country Patsy Cline, interpretata da una magnifica Jessica Lange. È proprio la Lange a ispirarla a chiedersi se, da grande, non voglia davvero intraprendere la carriera di attrice.

Un ulteriore segnale le arriva tramite Vanessa Redgrave, che in un’intervista dà la sua opinione sull’essenza del lavoro dell’attore: “Essere un microfono, togliere di mezzo l’ego e lasciar parlare altri, attraverso di noi.” Queste parole segnano il destino di Margherita profondamente. Si rende così conto di essere nata non per fare la ballerina, ma l’attrice.

“Se sei un’artista, non hai scelta. La vita mi ha costantemente rimandata al piano ‘A’. Non scegliamo l’arte che facciamo. È lei a scegliere noi.” Afferma, nel corso di un’intervista a me rilasciata nel 2021. 

Dopo la laurea in legge, si iscrive alla scuola di recitazione del Centro Teatro attivo. I suoi insegnanti sono Nicoletta Ramorino, Narcisa Donati e Pino Pirovano. 

Per mantenersi agli studi, scrive articoli di Arte Contemporanea – di cui mamma e papà sono appassionati collezionisti – per alcuni cataloghi e riviste di settore.

Prosegue quindi i suoi studi attoriali a Roma, presso l’Actor’s Center diretto da Michael Margotta – membro a vita dell’Actor’s  Studio.  

Per ragioni di brevità, segnalo alcuni dei lavori più amati dall’Attrice. 

Per approfondimenti, invito i lettori a visitare il suo Profilo nel sito etalenta.

Teatro

La sua prima vera occasione come attrice, arriva con uno spettacolo sui futuristi allestito dalla compagnia teatrale milanese Outis. 

Negli anni 2020-2023 Margherita porta in scena l’One Woman Show “Fata Morgana: A Hallucination from the Mad Sensational Life of Nico”. Lo spettacolo, diretto da Jon Kellam, è dedicato a Christa Päffgen, figura iconica della scena artistica e musicale degli anni ’60. 

Nel 2025, sempre da protagonista,  porta in scena “In nome della madre”, tratto dal libro omonimo di Erri De Luca. Alla regia si susseguono Pierpaolo Sepe e Riccardo Festa.

Cinema

Il suo debutto al cinema avviene nel 2011 in un film di Marco Rosson in cui Margherita recita da protagonista accanto a Franco Nero. Il lungometraggio verrà presentato all’Italia Los Angeles Film Festival.

Nel 2017 interpreta il ruolo di Fatima in “Mothers” di Liana Marabini, accanto agli attori Remo Girone e Christopher Lambert. 

Nello stesso anno, nel ruolo di Emma, è protagonista in “Shanda’s River”, thriller diretto da Marco Rosson. La sua interpretazione le varrà ben due premi: l’Award of Merit at the Accolade Competition (Stati Uniti) e l’Actors Award as Best Actress in a thriller (Stati Uniti).

Nel 2025 è sul set dell’attesissimo film di Mel Gibson “La Passione di Cristo: Resurrezione”, la cui uscita è prevista per il prossimo anno. 

Televisione 

Gli episodi che Margherita ricorda con piacere risalgono al 2017 e al 2018 quando, per TeleTicino, indossa i panni di Giudice, Acting Coach e Regista del Musical “Romeo&Juliet” in “Scuola di Musical”, show tv diretto da Alberto Tovaglia.

L’anno dopo, ripeterà l’esperienza negli stessi ruoli nello show tv “Aspettando ‘Fame’”, per la regia di Eleonora Onorari. 

Nel 2022 interpreta Helene nella serie tv “Fosca Innocenti” diretta da Giulio Manfredonia per Canale 5.

Bibliografia

Oltre alla recitazione, Margherita coltiva l’amore per le parole: scrive il suo primo romanzo, “Vetro”, pubblicato nel 2013 per Lite Editions. Poesie. Recensioni d’arte contemporanea per alcune riviste di settore. Racconti per la Rivista Letteraria Europea “Sud”. Soprattutto, è autrice o coautrice dei testi che porta in scena.

Autore

  • Jasmine Laurenti

    Autrice e StoryTeller.
    La mia Mission è ispirarti a ricordare Chi sei e, risplendendo nei tuoi veri colori, a realizzare il Sogno che la tua anima è venuta qui per vivere.


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