Settembre 14, 2026

Progettare il passato. Inaugurata la Chiesa di Sant’Agata al Borgo dopo il restauro

Interno della cattedrale di di Sant'Agata a Catania

Interno della cattedrale di di Sant'Agata a Catania

Il restauro del patrimonio culturale di Catania.

Inaugurata la Chiesa di Sant’Agata al Borgo dopo il restauro

Completati i lavori di risanamento conservativo delle facciate grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica e al contributo dell’Arcidiocesi di Catania.

Stamattina si è tenuto un convegno per presentare i lavori.

Un’ inaugurazione solenne per restituire alla città uno dei luoghi simbolo del culto agatino.

Il 17 gennaio 2026 sono stati presentati ai cittadini e ai fedeli i lavori di restauro e risanamento conservativo delle facciate della Chiesa di Sant’Agata al Borgo.

L’intervento è stato realizzato grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica con il contributo dell’Arcidiocesi di Catania e il coordinamento dell’Ufficio beni culturali ed edilizia di culto diretto da don Orazio Bonaccorsi e l’alta sorveglianza della Soprintendenza BB.CC.AA di Catania.

Nel corso della mattinata, la benedizione della chiesa da parte dell’arcivescovo, mons. Luigi Renna.

“Una facciata e un campanile che tornano a splendere, ha dichiarato l’arcivescovo, sono l’immagine di accoglienza e ospitalità della chiesa”.

La facciata della Chiesa di Sant'Agata al Borgo
La facciata della Chiesa di Sant’Agata al Borgo

La valorizzazione dei luoghi di culto agatini

A seguire un convegno, sul tema “Restituire bellezza. Valorizzazione dei luoghi di culto agatini a Catania”.

Un impegno di ampio respiro che custodisce un’azione corale in atto nel territorio diocesano.

I lavori di restauro della Chiesa

Il restauro della Chiesa insieme ad altri interventi sul patrimonio edilizio e sui beni artistici diocesani, dimostra il costante impegno dell’Arcidiocesi nel restituire bellezza e custodire memoria per preservare il patrimonio dei beni culturali di Catania.

I lavori hanno affrontato le principali problematiche che affliggevano l’edificio sacro, deteriorato dall’umidità di risalita e dalle infiltrazioni di acque meteoriche.

Sono stati necessari indifferibili di manutenzione del sistema di copertura e degli elementi strutturali.

Gli interventi hanno riguardato la revisione completa del sistema di copertura e di smaltimento delle acque meteoriche con le relative opere murarie connesse, il risanamento delle murature dall’umidità di risalita.

Dettaglio della facciata della Chiesa di Sant'Agata al Borgo
Dettaglio della facciata della Chiesa di Sant’Agata al Borgo

Il restauro della facciata

Inoltre, è stata restaurata integralmente la facciata principale, compreso il portale principale e le torri laterali annesse, sia negli elementi ornamentali lapidei che nelle superfici intonacate.

Sono stati inoltre rifatti tutti gli infissi, anch’essi fonte di dannose infiltrazioni e dilavamenti che compromettevano gli ornamenti interni della chiesa.

La storia della Chiesa dedicata al culto agatino

La Chiesa di Sant’Agata al Borgo venne eretta nel 1669 dal vescovo Michelangelo Bonadies per l’assistenza spirituale ai profughi di Misterbianco, Malpasso (oggi Belpasso) e di altri villaggi dell’Etna che si erano rifugiati a Catania in seguito all’eruzione dello stesso anno.

Danneggiata dal terremoto del 1693, fu ricostruita grazie alle offerte dei fedeli nel 1709, come testimonia la lapide sul portale.

La chiesa custodisce al suo interno preziosi affreschi dell’acese Giovanni Lo Coco (1667-1721) che decorano il soffitto, le pareti laterali, il presbiterio e l’abside che presenta episodi del “Martirio di Sant’Agata”.

La festa di Sant'Agata a Catania
La festa di Sant’Agata a Catania

Il dibattito sull’opera d’arte storicizzata

Il restauro non è stato esente da polemiche a causa della scelta di evidenziare le vestigia appartenenti ad epoche passate.

E’ stata comunque rispettata la riconfigurazione barocca del dopo terremoto la evidenziazione delle vestigia appartenenti ad epoche passate.

Ma in Italia cosa prevede la normativa? Il restauro come extrema ratio

Una delle novità rilevanti del codice dei beni culturali e del paesaggio n. 42 del 2004 è rappresentata dalla considerazione del restauro come extrema ratio, cui ricorrere solo nei casi gli altri interventi di tutela siano falliti.

La prevenzione consiste nel complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto (comma 2 art. 29).

La manutenzione è il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue parti (comma 3 art. 29).

Il restauro, invece, è caratterizzato dall’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate a garantire l’integrità materiale e al recupero del bene, alla protezione e alla trasmissione dei suoi valori culturali (comma 4 art. 29).

Il comma 4 ultima parte precisa che, nelle zone dichiarate a rischio sismico, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.

Ciò al fine di meglio preservare l’integrità dei beni culturali dagli eventi calamitosi, anche alla luce delle esperienze passate (alluvione di Firenze, eventi sismici nella Val di Noto, in Umbria ecc.).

L’art. 29 delinea la figura del restauratore e ne disciplina la sua formazione.

L’istituto centrale per il restauro, creato nel 1939 contemporaneamente alla legge n. 1089, esplica funzioni di ricerca scientifica finalizzata agli interventi di preservazione, tutela e restauro dei beni culturali di interesse archeologico e storico artistico.

Si occupa altresì all’insegnamento del restauro ed effettua restauri per interventi di particolare complessità.

All’ICR si è affiancata nel 1992 la scuola di restauro presso l’Opificio delle pietre dure a Firenze, dipendente dal Ministero della Cultura e difeso in giudizio dall’Avvocatura dello Stato.

Già nel 1895 l’Opificio delle pietre dure a Firenze era regolato da legge per continuare a svolgere opera di restauro di antiche opere di commessi di pietre dure ed altre opere simili.

I restauri della cattedrale di Sant’Agata a Catania

Lo stesso dibattito si sviluppò a proposito della cattedrale di Catania, edificata dal conte Ruggero negli anni 1078-93.

La cattedrale di Sant'Agata a Catania
La cattedrale di Sant’Agata a Catania

Fu rifatta una prima volta nel 1169 e, successivamente dopo il terremoto del 1693 (Il prospetto principale è stato realizzato tra il 1733 e il 1761 da G.B.Vaccarini).

La Chiesa fu edificata sui resti delle terme achilleane, di cui l’ingresso é visibile sull’angolo destro della facciata, che si stendono sotto la chiesa, il seminario e l’antistante piazza, areate da grate a terra.

I lavori di restauro sono pertanto intervenuti sul precedente restauro post terremoto alla fine del 1600.

Il retro, visibile dal cortile dell’Arcivescovado, mantiene le strutture originarie normanne della costruzione religiosa fortificata, costruita con materiale lavico a grossi blocchi.

Negli anni dal 1958 al 1960 l’architetto Raffaele Leone ha riportato alla luce le parti medievali della Cattedrale di S. Agata di Catania obliterate dagli stucchi barocchi.

Ha così operato un vero e proprio debatijonage (letteralmente: scorticamento) della cattedrale barocca.

All’epoca si fece, pertanto, la scelta di non rispettare la riconfigurazione barocca del dopo terremoto e di evidenziare le vestigia appartenenti ad epoche passate.

Interno della cattedrale di di Sant'Agata a Catania
Interno della cattedrale di di Sant’Agata a Catania

La tendenza si configurava allora come una novità, visto che nei secoli trascorsi la distruzione delle testimonianze del passato si poneva come una regola (il medioevo distrutto dal rinascimento, questo dal barocco ecc.).

Interno della Cattedrale di Sant'Agata a Catania
Interno della cattedrale di Sant’Agata a Catania

Il dibattito sull’opera d’arte storicizzata e il debatijonage della cattedrale di Catania

Basta leggere i giornali dell’epoca a proposito della cattedrale (M.B.Mirri, La cultura del bello –Le ragioni della tutela, Roma, 2000, 51): “la facciata, in tutto moderna, riedificata cioè dopo il terremoto del 1693 è a tre ordini: composito, corinzio ed attico…

L’interno della chiesa, di stile baroccheggiante, è scompartito in tre navate…Gli archi grandiosi dell’abside, a sesto acuto, stonano col rimanente dell’edificio: ma son là ad attestare la primitiva purezza di stile dell’edificio, cui i terremoti da una parte e gli artisti del seicento e settecento dall’altra- come pure fecero della cattedrale di Palermo colla cupola orribilmente stonante”.

La tendenza attuale è quella di accettare l’opera d’arte storicizzata, ossia a mantenerla così com’è, senza evidenziare le parti di essa appartenente alle epoche passate.

La Cattedrale di Nicosia

Lo stesso dicasi per la Cattedrale di Nicosia, rifacimento ottocentesco di una piccola chiesa del Trecento della quale restano il portale maggiore e il campanile, che presenta il tetto ligneo e nel presbiterio stalli lignei intagliati del secolo XVII.

La Cattedrale di Ortigia a Siracusa

Per non parlare del tempio di Minerva ad Ortigia (Siracusa), eretto dai Geomori, ossia dagli aristocratici possidenti fondiari, tra il 596 e 495 a.c. con architettura dorica.

” Questo capolavoro di architettura fu deturpato, consacrandolo in tempio cristiano da Zosimo, vescovo di Siracusa. Vi fu aggiunto un alto campanile, ma il terremoto del giorno di Pasqua del 110 lo abbatté.

Il tempio aveva trentasei colonne…nove se ne possono osservare ancora dal lato sud e dodici al nord, tutte incastonate nel muro della moderna chiesa” (M.B.Mirri, La cultura del bello –Le ragioni della tutela, Roma, 2000, 51).

Questo tempio è la migliore reliquia non solo ad Ortigia, ma di tutta l’antica Siracusa.

L’essere stato in gran parte ridotto a cattedrale, lo ha salvato da totale distruzione.

 

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