Settembre 13, 2026

Verso il Giubileo: Dalì e San Giovanni della Croce

Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat,1951, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow, Scozia.

Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat,1951, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow, Scozia.

Si è conclusa pochi giorni fa  l’esposizione a Roma, nella Chiesa di San Marcello al Corso. della tela di Salvator Dalì “Cristo di San Giovanni della Croce”. 

Si è conclusa il 23 giugno 2024, l’esposizione, a Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, della tela di Salvador Dalì “Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat, dipinto nel 1951 e conservato presso la Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow, in Scozia.

La mostra è stata inaugurata il 13 maggio nell’ambito della terza esposizione della Rassegna artistica ‘I Cieli Aperti’.

È stata inserita nel percorso culturale verso l’Anno Santo. 

Il celebre dipinto di Dalì a Roma 

Il celebre dipinto del ‘Cristo di San Giovanni della Croce’, anche detto ‘Il Cristo di Port Iligat’, è stato realizzato dall’artista spagnolo Salvator Dali, nel 1951.

Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat,1951, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow, Scozia.
Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat,1951, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow, Scozia.

La novità è che, per la prima volta, a Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, non è esposto solo il capolavoro di Salvador Dalì.

Chiesa di San Marcello al Corso, Roma
Chiesa di San Marcello al Corso, Roma

Accostato ai piedi della grande tela del famoso pittore surrealista si nota, quasi con sorpresa, il piccolissimo disegno-reliquia del santo carmelitano San Giovanni della Croce.

Il disegno reliquia ha ispirato il celebre Cristo di Dalì.

La reliquia consiste in un minuscolo disegno del mistico carmelitano.

Fu realizzato tra il 1574 e il 1577 in seguito ad un’estasi nella quale il santo vide il Crocifisso. 

Si tratta dell’unico disegno dal santo carmelitano spagnolo.

Egli rappresenta la visione cui ha assistito, ciò che gli fu mostrato dal Signore.

Contestuale esposizione di due opere straordinarie 

Si è trattato di un’occasione irripetibile per ammirare da vicino le due opere straordinarie.

La prima, molto grande, la seconda minuscola.

Un connubio che ci conduce nella più profonda contemplazione spirituale. 

Insolita la sede della esposizione. 

La Chiesa di San Marcello al Corso ha fatto da cornice ad un evento eccezionale che si colloca nell’ambito delle celebrazioni del Giubileo del 2025.

Da Glasgow a Roma

La famosa opera di Salvator Dalì è conservata alla Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow. Eccezionalmente è stata esposta a Roma nella Chiesa di San Marcello in via del Corso. 

La mostra ha riscosso un successo straordinario tra i numerosi turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Naturalmente non sono mancati innumerevoli romani curiosi e ammirati. 

Un capolavoro e la sua opera ispiratrice 

Un capolavoro e un inedito nella storia dell’arte. 

Il capolavoro di Dali è stato per la prima volta nella storia dell’arte presentato contestualmente all’opera che lo ha ispirato.

disegno-reliquia del santo carmelitano San Giovanni della Croce
disegno-reliquia del santo carmelitano San Giovanni della Croce

Si tratta del disegno che tanto ha colpito il celebre pittore, ossia il disegno-reliquia di san Giovanni della Croce. 

Due opere così diverse eppure così intimamente legate dalla ricerca del Dio Onnipotente 

L’estasi mistica del Santo Carmelitano San Giovanni della Croce

Il Cristo di San Giovanni della Croce è legato, come lo stesso titolo suggerisce, al mistico san Giovanni della Croce e alla reliquia, conservata nel Monasterio de La Encarnación ad Ávila.

Giovanni della Croce, al secolo Juan de Yepes Álvarez, nacque il 24 giugno 1542, figlio di una coppia poverissima della vecchia Castiglia, vicino Avila – già al termine della formazione. 

Era diciottenne e usciva dal Collegio dei Gesuiti di Medina del Campo, dove aveva studiato scienze umane, retorica e lingue classiche: era il 1563.

Subito dopo avvenne l’incontro con Teresa di Gesù che cambiò la vita ad entrambi.

Giovanni la conobbe da sacerdote e subito fu coinvolto e affascinato dal suo piano di riforma del Carmelo, anche nel ramo maschile dell’Ordine. 

Lavorarono insieme condividendo ideali e proposte e insieme inaugurarono la prima casa di Carmelitani Scalzi, nel 1568 a Duruelo, nella provincia di Avila. 

Fu in quella occasione che, formando insieme ad altri la prima comunità maschile riformata, san

Giovanni adottò il nuovo nome, “della Croce”, con il quale sarà in seguito universalmente conosciuto.

Una vita avventurosa

Alla fine del 1572, su richiesta di santa Teresa, Giovanni della Croce divenne confessore e vicario del monastero dell’Incarnazione di Avila, dove la Santa era priora. 

Ma non tutto fu facile: l’adesione alla riforma comportò al santo la carcerazione per diversi mesi a seguito di accuse ingiuste. 

Riuscito a scappare in modo avventuroso, grazie all’aiuto di santa Teresa, dopo aver recuperato le forze iniziò un lungo cammino di incarichi, fino alla morte in seguito ad una lunga malattia e a sofferenze enormi.

San Giovanni si congedò dai confratelli mentre recitavano l’Ufficio mattutino in un convento vicino a Jaén, tra il 13 e il 14 dicembre 1591. 

Le sue ultime parole furono: “Oggi vado a cantare l’Ufficio in cielo”.

Un cammino sicuro verso la Santità

È certamente una occasione unica per poter vedere per la prima volta un capolavoro di Dalì

accanto al disegno che lo ha ispirato, il disegno-reliquia di san Giovanni della Croce, il Santo carmelitani.

Infatti, San Giovanni della Croce, nella sua vasta e profonda dottrina descrive un cammino sicuro per giungere alla santità, lo stato di perfezione cui Dio chiama tutti noi.

Questo cammino, il santo spagnolo lo immaginava come la salita ad una montagna lungo la quale l’uomo deve affrontare con coraggio e pazienza una “purificazione” profonda dei sensi e dello spirito, come attraversando una notte per riuscire ad amare Dio come centro e fine della vita.

Una delle sue frasi più celebri a questo proposito è: “Per giungere a possedere tutto, non voler possedere niente”.

La Cesta del Pane di Dalì, il realismo della Fede 

La Cesta di pane, del 1945, è un ottimo esempio del periodo classico di Dalí, che ebbe inizio nel 1941.

Questo dipinto può essere idealmente accostato al Cristo, in un dialogo che va ben oltre le questioni di tecnica pittorica.

Cesta del Pane, Salvador Dalì, 1945, Teatro Museo Dalì, Figueres, Spagna
Cesta del Pane, Salvador Dalì, 1945, Teatro Museo Dalì, Figueres, Spagna

 

Come spiegò l’artista nel 1952: «Dal punto di vista dello stile e della tecnica artistica, ho dipinto il mio Cristo di San Giovanni della Croce nella maniera in cui dipinsi la mia Cesta di pane, che già allora, più o meno inconsciamente, rappresentava per me l’Eucaristia».

Dalì e il Natale del 1948

Tale prospettiva così insolita che impressionò il pittore surrealista.

Erano i giorni dopo il Natale 1948, di ritorno dall’Italia, quando Dali volle fare un viaggio nella Castilla y Leon proprio per visitare quel monastero.

In quel famoso monastero  oltre a san Giovanni della Croce, anche santa Teresa di Gesu aveva vissuto esperienze mistiche. 

Come nasce un’opera d’arte.

Dali fu così impressionato, che a Parigi cercó l’amicizia del frate carmelitano Padre Bruno de Jésus-Marie.

Si mise a studiare i testi del Santo. Lo colpì la descrizione della via della Notte Oscura d’amore. 

San Giovanni della Croce la descrive come la via più diretta che un anima può seguire per giungere alla perfetta unione con Dio.

Il manifesto mistico di Dalì

Il Cristo di Salvador Dalí, del 1951, è uno dei capolavori più importanti di tutti i tempi.

Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat,1951, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow, Scozia.
Salvador Dalì, Cristo di San Giovanni della Croce, detto Il Crocifisso di Port Lligat, particolare, 1951, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow, Scozia.

Questo dipinto ad olio colloca il pittore in un momento molto speciale della sua carriera artistica, alla fine degli anni Quaranta, nel bel mezzo di una riformulazione del suo pensiero, e segna l’inizio di un nuovo periodo, quello della mistica nucleare, in cui Dalí combina il suo interesse per la fisica e il Rinascimento italiano con la religione e la spiritualità cattolica, e il cui testo fondativo è il Manifesto Mistico dello stesso 1951.

Dopo un tempo in cui l’artista si era allontanato dalla fede ricevuta attraverso la madre, gli avvenimenti della Guerra Civile in Spagna, insieme alle scoperte della fisica quantistica e ad una valutazione critica della deriva espressionistica e tragica di molta arte contemporanea, portarono Dalí a riaprire il cuore a Gesù Cristo e al Cattolicesimo, con la certezza che la nuova scienza manifesta l’intelligenza del Creatore e la tensione della materia fisica verso la vita dello Spirito, e che solo in Cristo è dato all’uomo naufrago un porto di salvezza.

Port Lligat 

Nel dipinto di Dalí ritroviamo, inconfondibile, il paesaggio di Port Lligat, in basso, con le rocce suggestive di Cap de Creus e con la tonalità delle acque e del cielo di un blu così intenso da contrastare vigorosamente con il buio sovrastante, accentuando l’atmosfera drammatica dell’opera.

Sono evocate, simbolicamente, le tenebre che avvolsero Gerusalemme alla morte di Cristo e il buio originario dell’inizio della Creazione del mondo, quando, secondo il libro biblico della Genesi, lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Il mondo intero diventa Port Lligat.

E al tempo stesso, quello è il Mare di Galilea, dove l’avventura di Gesù di Nazareth iniziò con la chiamata dei suoi primi apostoli, rintracciati presso le loro due barche ormeggiate. Un’isola in lontananza disegna nelle sue frastagliate creste il profilo di Dalí, che contempla il Cristo.

Il simbolismo dell’opera

Un senso di mistero ci è comunicato dalla prospettiva scelta per il Crocifisso, inscritto in un triangolo equilatero e rappresentato dallo zenith: così, il volto di Cristo è oltre ogni immaginazione, tanto da non poter nemmeno sapere se sul legno di quella croce egli sia ancora vivo o già spirato. 

Nella chiesa di San Marcello al Corso, sull’altare maggiore, campeggia un grande drappo con le parole che Dio disse a san Giovanni della Croce proprio in quell’occasione: “Se vuoi una parola di speranza, fissa lo sguardo in Lui solo. Vi troverai più di quanto desideri”. 

E attraverso l’invito a contemplare il Crocifisso, anche l’esperienza giubilare diventa compiuta, accoglie la dimensione più profonda.

Verso il Giubileo 

L’iniziativa si colloca nel solco della preparazione al prossimo Giubileo. Don Alessio Geretti è il curatore della mostra.

L’intento è quello di andare oltre l’opera d’arte per coglierne i significati spirituali. 

Due opere profondamente diverse, in apparenza, ma unite dalla stessa sete di Dio. 

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