Bellezza e Bruttezza nel Rinascimento a Milano
Bellezza e Bruttezza nel Rinascimento a Milano – Gallerie d’Italia
Dal 10 luglio al 18 ottobre a Milano presso le Gallerie d’Italia si tiene la mostra bellezza e bruttezza ideale, reale, caricaturale nel rinascimento.
La mostra “Bellezza e Bruttezza nel Rinascimento” alle Gallerie d’Italia di Milano esplora il rapporto tra bellezza e bruttezza nell’arte rinascimentale, confrontando opere italiane e nordiche.
Sette sezioni tematiche, dall’ideale classico alla caricatura grottesca, mostrano l’evoluzione di questi concetti, con un focus su Leonardo e Michelangelo.
La mostra culmina con le “coppie mal assortite”, simbolo dell’interdipendenza tra bellezza e bruttezza.
L’esposizione mette in luce, in modo del tutto inedito, gli aspetti più salienti del confronto tra bellezza e bruttezza nel Rinascimento.
Si spazia infatti dall’ideale estetico della bellezza femminile fino alle raffigurazioni del mostruoso e della deformità.
La mostra offre anche un approccio comparativo fra opere di artisti italiani e quelle di maestri dell’Europa del Nord, in particolare fiamminghi.
L’arco cronologico preso in considerazione è quello che va dall’ultimo quarto del XV secolo fino alla fine del XVI.
La bellezza senza la bruttezza può esistere?
La bellezza e la bruttezza sono da sempre temi centrali, degli universali le cui varianti formali.
Il linguaggio dell’arte e dell’immagine ne coglie più di ogni altro l’evoluzione.
La bellezza non può esistere senza la bruttezza e viceversa.
Esse sono indissociabili, in quanto l’una assume il suo senso e ancora più forza grazie all’altra.
Sono sette le sezioni tematiche che tracciano un percorso cronologico e geografico della tematica.
Le sezioni mostrano l’evoluzione del gusto e dell’estetica tra Italia e Nord Europa.
All’interno di questo percorso espositivo, le figure di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti giocano un ruolo cruciale.
I due geni indiscussi rappresentando infatti gli approcci italiani più rivoluzionari del concetto di “bruttezza” e di alterazione anatomica.
1 sezione. Il Modello dell’Antichità Classica
La scultura greco-romana è il punto di partenza.
Definisce i primi parametri di proporzione, simmetria e armonia geometrica che guideranno il primo Rinascimento.
Nell’Antichità, la bruttezza era prevalentemente associata a tutto ciò che si discostava da tali canoni e trovava più riscontro nella rappresentazione realistica di alcuni soggetti dall’apparenza e dai tratti poco avvenenti.
In mostra sono esposti alcuni ritratti antichi, soprattutto di epoca repubblicana, affiancati da alcune versioni rinascimentali, che ne reinterpretano il carattere.
La scoperta degli affreschi della Domus Aurea
La riscoperta, nel Quattrocento, degli affreschi della Domus Aurea di Nerone offrì agli artisti del Rinascimento un’ulteriore rappresentazione della bruttezza, dalla connotazione più fantastica: quella delle grottesche.
2 sezione. L’Ideale della Bellezza Femminile.
Nella didascalia di apertura della mostra viene citato un passo del trattato De pictura (1435), di Leon Battista Alberti. Egli affida ai pittori del suo tempo la missione di ricercare il bello, ai suoi occhi fondato su un ideale di “elegante armonia”, regolato da precise leggi matematiche.
La sezione analizza i canoni della grazia.
Mette a confronto le aristocratiche muse fiorentine, come nei capolavori di Botticelli, con le forme più sensuali della pittura veneta di Tiziano.

Firenze 1445 – 1510, RITRATTO ALLEGORICO DI FIGURA FEMMINILE (SIMONETTA VESPUCCI?), 1490 circa tempera e olio su tela tempera, Collezione privata.
3 sezione. Il Ritratto e il Reale nel rinascimento.
Il passaggio dall’astrazione alla realtà.
Gli artisti iniziano a documentare la natura per ciò che è. Registrano i difetti fisici, i segni del tempo, le asimmetrie e le rughe senza alcuna idealizzazione.
L’arte del ritratto è senza dubbio quella che meglio rivela il modo in cui la bellezza e la bruttezza sono state interpretate e rappresentate in quest’epoca.

L’influenza dei modelli classici è evidente nei ritratti realistici del primo Rinascimento, ispirati ai profili presenti sulle monete e sulle medaglie antiche.
spesso gli effigiati non risultano abbelliti e i loro difetti non vengono attenuati.
La bellezza ideale è, invece, più sovente declinata al femminile: ne sono testimonianza le numerose immagini di belle dame.
I cosmetici del tempo
Nel Cinquecento, la riflessione sulla bellezza, e implicitamente sulla bruttezza, si esprime anche attraverso la l’ampia diffusione di trattati e ricettari di cosmetica.
I canoni della bellezza erano: una pelle particolarmente chiara, una bella chioma bionda, occhi scuri, guance rosate e labbra rosse, un naso piccolo, sopracciglia sottili e arcuate, la fronte ampia e alta, arti ben proporzionati.
I ricettari svelano i segreti per mascherare le imperfezioni.
Proprio come l’arte, anche il trucco, dipingendo il corpo, mira a perfezionare la natura.
Ma spesso l’impiego, in alcune preparazioni, di sostanze nocive come piombo, arsenico, mercurio produceva l’effetto contrario, generando dei veri mostri.
Arte fiamminga e posa a tre quarti
A partire dalla fine del Quattrocento, sull’esempio dell’arte fiamminga, si diffonde la posa di tre quarti, che consente una più precisa definizione della fisionomia, una maggiore profondità psicologica e un atteggiamento meno statico.
Ne deriva una diversa rappresentazione della bellezza e della bruttezza, più complessa e singolare.

Lovanio 1466 – Anversa 1530
RITRATTO DI VECCHIA
PORTRAIT OF AN OLD WOMAN
1514-1524 circa
Nell’arte italiana, soprattutto nel Cinquecento, la raffigurazione della bellezza varia sensibilmente anche rispetto all’ambito da cui proviene l’artista.
I veneti rappresentano delle “Belle” dall’aspetto carnale e dalla spiccata sensualità, i fiorentini prediligono figure dalle sembianze spesso più glaciali e aristocratiche.
I ritratti di Carlo V
I vari ritratti di Carlo V sono un significativo esempio di quanto gli artisti del Rinascimento fossero combattuti tra l’approccio di una rappresentazione naturalista e una più idealizzata.
Carlo V, sovrano degli Asburgo e di Spagna e poi imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, è uno dei personaggi più raffigurati del XVI secolo, facilmente riconoscibile per il suo prognatismo, il celebre “mento asburgico”. In alcune opere questa sua caratteristica è chiaramente evidenziata, come nel dipinto di anonimo qui presentato, mentre in quello del Maestro della Leggenda di Santa Maria Maddalena, il difetto viene attenuato.

1529 circa, olio su tavola. Collezione privata, courtesy De Jonckheere, Ginevra.
In altri casi ancora, il prognatismo tende a scomparire, come nel ritratto, di cui presentiamo l’immagine, realizzato da Tiziano intorno al 1549, oggi conservato al Museo e Real Bosco di Capodimonte.

4 sezione. Le Teste Caricate e il Grottesco
La sezione centrale in cui l’anatomia viene alterata e deformata.
È qui che l’ingegno artistico italiano si focalizza sulla fisionomia per scopi scientifici, espressivi o morali.
Infatti, a partire dall’ultimo quarto del XV secolo, gli artisti iniziano sempre di più a interessarsi anche a ciò che si oppone alla bellezza: la bruttezza.
Interesse che si svilupperà in modo più significativo nel corso del XVI secolo, partendo da Leonardo da Vinci.
Il grande genio, già nell’ultima decade del Quattrocento, seppe in modo esemplare contrapporre alle rappresentazioni di “teste divine” quelle di volti orribili o mostruosi.
Leonardo da Vinci e le Teste Grottesche
Per Leonardo, lo studio della bruttezza non era un semplice divertimento, ma un’estensione diretta della sua indagine scientifica sulla natura e sulla mente umana.
Fisiognomica e moti dell’anima
Leonardo fu un pioniere della fisiognomica. Era convinto che i tratti del volto e le espressioni rivelassero direttamente i movimenti interiori dell’anima.
I disegni di Leonardo
Anche Michelangelo si dedicò allo studio di profili e teste grottesche. Sono famosi alcuni fogli attribuiti o legati alla sua cerchia, nei cui volti si osservano la paura, la follia o lo scetticismo attraverso i lineamenti marcati o deformati.
Sezione 5. Le Anomalie del Corpo e il Nord Europa
La sezione è dedicata al realismo spietato dei maestri fiamminghi e tedeschi (come Dürer e Cranach).

Qui la vecchiaia, la malattia e la deformità fisica vengono indagate con precisione quasi chirurgica.

Lier, Stadsmuscum.
Sezione 6. Il Mostruoso e il Fantastico.
La sezione 6 è dedicata al brutto che sconfina nel sovrannaturale.
Creature mitologiche, demoni, chimere e allegorie del male in cui l’alterazione delle forme serve a suscitare paura, meraviglia o ammonimento morale.
Sezione 7. Le Coppie Mal Assortite
La sezione conclusiva della mostra è dedicata all’unità tra i due opposti: giovani donne bellissime contrapposte a vecchi mariti brutti e deformi (o viceversa), dove la bellezza e la bruttezza si esaltano e si giustappongono nello stesso spazio scenico.
Il bello e il brutto nella coppia
Nel Rinascimento, l’associazione del bello e del brutto viene concentrata in una stessa opera, dando così vita a un genere pittorico, quello delle “coppie mal assortite”.
È un tema che Leonardo da Vinci illustrò per primo e che chiude simbolicamente la mostra.
Si trovano le coppie profane dell’arte italiana impegnate in giochi di seduzione e spesso rappresentate attorno a un tavolo da gioco.
Alla fine del Cinquecento si tenderà a privilegiare l’accoppiamento di figure antitetiche che creano forti contrasti.
Una giovane e bella donna accanto a un uomo vecchio e brutto oppure un giovane di bella presenza che corteggia una vecchia brutta.
Questo incarna perfettamente il proposito della mostra e il forte nesso messo in luce da Leonardo: “Le bellezze con le bruttezze paiono più potenti l’una per l’altra”.
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