EZIO BOSSO, UNO DEI MODS: Intervista a Oskar degli Statuto.

 

«Un grande musicista, il più grande compositore contemporaneo!» Così Oscar Giammarinaro (Oskar) degli Statuto ha definito l’amico Xico alias Ezio Bosso (rappresentati entrambi nella foto di testa, esclusiva per Betapress).

Ezio ha iniziato la sua carriera da musicista nella band Mod più famosa d’Italia, appunto gli Statuto, diventati celebri per il grande pubblico quando parteciparono al Festival di Sanremo nel 1992 con il pezzo Abbiamo vinto il festival di Sanremo, (Ghetto, Piera e Qui non c’è il mare sono, a mio avviso, altri capolavori di Zighidà)

https://it.wikipedia.org/wiki/Zighidà 

(terzo album della band torinese; n.d.a.).

La British Invasion degli anni sessanta aveva fatto conoscere in Italia la musica Beat e Ska ed anche la cultura Mod.

Uno dei Mods è stato un successo tutto “italiano” degli anni sessanta di Ricky Shayne, un 45 giri che ho consumato quando avevo poco più di 7 anni e che mi ha da sempre incuriosito.

Uno dei Mods è anche quel che pensa Oskar di Xico.

Ho letto molte cose su Ezio Bosso, ma non sempre mi hanno trovato d’accordo, anche perché pochi hanno compreso la grandezza umana di una persona che ha vissuto il reale in modo vero, fino alla fine!

Noi di Betapress, per comprendere chi era Ezio Bosso, abbiamo voluto chiedere un aiuto ad Oskar.

PERTH: Antonella Ferrari (Caporedattore di BetaPress) ha scritto di Ezio Bosso non appena ci è giunta la notizia della sua tragica scomparsa

Il mondo della musica, e non solo, piange Ezio Bosso

 

Nel suo pezzo Antonella ha cercato di fotografare la vita di uno dei più grandi talenti della musica italiana e non solo.

Chiedo a te, che sei uno dei suoi cari amici, com’è nata e cos’ha voluto dire per te quest’amicizia nata intorno alla Piazza (Statuto; n.d.a.)?

OSKAR: Ci siamo conosciuti nel 1985 quando ha iniziato a frequentare la scuola media annessa al Conservatorio G. Verdi di Torino, era stato inserito nella stessa classe di contrabbasso.

Lui era più giovane di me e rimase subito affascinato dal mio modo di vestire, dalla musica che ascoltavo, dalla mia Lambretta e dai miei racconti delle nostre avventure con gli altri Mods, di lì a poco iniziò a frequentare Piazza Statuto Mod con tutti noi.

Quando nel 1987 decisi che non volevo più suonare il basso, ma solo cantare negli Statuto, lui si propose immediatamente come bassista e suonò con noi per circa due anni.

Era talmente creativo, che le sue tante note erano perfino esagerate per le nostre canzoni e quando bisticciò con il nostro maestro, smise di suonare anche con noi e andò a studiare all’estero.

Siamo però rimasti sempre in contatto, quando era a Torino veniva regolarmente da noi in Piazza al sabato pomeriggio e ci siamo sempre sentiti, fino all’ultimo dei suoi giorni.

PERTH: «…era uno di noi, uno dei Mods» hai detto in più occasioni, «ha legittimato i mods», ed ancora «uno nasce Mod, lo capisce… e ci rimane per sempre» ci racconti qualche aneddoto che possa chiarire ai lettori come è nata in te ed anche in Ezio la coscienza di essere un Mod?

OSKAR: Mod non si nasce ma si scopre di esserlo.

Sia io che lui l’abbiamo scoperto appassionandoci all’abbigliamento italiano anni ’60 e all’amore per la musica afroamericana e giamaicana.

A Xico piaceva e suonava molto bene anche il jazz e il termine “Mods”, deriva proprio dal termine “Modernists” che era usato per i primi ragazzi inglesi che ascoltavano questo genere a fine anni ’50.

PERTH: In un tempo in cui la mercificazione “usa e getta” generata da “Reality” e “Talent” produce progetti musicali sterili e poco “artistici” tu esci con il tuo primo lavoro da solista, Sentimenti Travolgenti,

https://music.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mio4DRIWNyYpd0WIGvBfLtYd34QsxHWcY

parlando di Eleganza.

Non trovi che la raffinatezza compositiva sia oggi fuori dal coro?

Cos’era l’Eleganza per Ezio?

OSKAR: La “raffinatezza” delle composizioni di Xico va decisamente oltre qualsiasi classificazione materiale.

Basta ascoltare le sue “12 stanze” ad esempio, per capire con quanta semplicità ed eleganza riusciva a esprimere sequenze di note leggere e avvolgenti, trasmettendo forti emozioni e vera sensazione di eleganza sonora melodico-armonica.

Più che “fuori dal coro”, lo definisco “straordinario” e “unico”, oggettivamente il più Grande compositore contemporaneo.

PERTH: Ezio ha fatto sua una frase di Antoine de Saint-Exupéry: «L’essenziale è invisibile agli occhi».

Pensi che l’esplosione di creatività e questa certezza degli ultimi anni sia conseguenza della sua malattia?

OSKAR: E’ sempre stato molto talentuoso e creativo, già nelle nostre “canzonette” trovava riff e giri di basso pazzeschi.

La malattia l’ha fatto crescere come uomo, l’ha reso infinitamente saggio, paziente e tenace.

Ha saputo tirare fuori tutta la sua eccezionale creatività grazie anche al tanto studio di composizione, direzione, pianoforte e (perché no?) anche storia, negli ultimi 20/25 anni.

Ormai era diventato un riferimento fondamentale non solo per i musicisti, ma per la cultura in generale.

PERTH: In un’intervista a Fanpage.it Ezio diceva «Dal mondo della musica classica ho subito tanti schiaffoni, ingiustizie, insulti, come quello che esistevo solo perché avevo una malattia (…)» sono rimasto impietrito quando ho letto la sua intervista.

Te ne ha mai parlato?

OSKAR: Certo e posso confermarlo.

In Italia (e solo in Italia!) tanti “professorini” provetti della musica classica sbalordivano ascoltando le sue sinfonie oppure a sentirlo suonare il pianoforte (strumento che lui ha studiato soltanto negli ultimi anni della sua carriera, quando, tra l’altro, stava già cominciando a mancargli la funzionalità delle dita) e quindi pativano e lo invidiavano a tutto tondo e vergognosamente.

Ma lui ha sempre saputo rider loro in faccia, perché il pubblico, tutto il grande pubblico d’ogni parte del mondo, lo adorava.

PERTH: «Se uno è capace di fare le domande trova le risposte… in quello che accade» una concretezza che guarda al mistero di quel che c’è dietro alle cose, l’importante è cercare la bellezza, la giustizia la verità.

Ezio era un “cercatore”?

OSKAR: Xico era contro ogni pregiudizio, anche “positivo”, come piaceva dire a lui.

Conseguentemente, non fermarsi a regole e soluzioni statiche, implica cercare e ricercare, inventare e creare.

Quando ha dovuto smettere di suonare il contrabbasso, Xico si è trasformato in pianista, diventando un concertista e tenendo recital sold-out in tutta Italia.

Lui ha sempre cercato e, soprattutto, trovato una risposta a ogni questione gli si ponesse, anche le questioni più atroci, come la sua malattia.

Era più che un “cercatore”, direi un “trovatore” (ovviamente niente a che fare con i celebri compositori francesi dell’undicesimo secolo…).

PERTH: Hai detto spesso che Ezio non si lamentava mai della sua condizione, anzi, era un amante della vita.

In una delle ultime telefonate ti ha perfino confortato in merito al periodo che stiamo tuottora vivendo di emergenza Coronavirus.

Qual era la sua forza? Come era possibile tutto ciò, tu che lo conoscevi bene?

OSKAR:  Credo che il suo amore per la Musica e per la gente gli abbia dato la forza per trasformare in forza e serenità la forte sofferenza procuratagli dalla tremenda malattia.

In tanti anni mi ha sempre parlato di futuro, di prospettive avanti nel tempo, senza contemplare mai un giorno in cui lui non ci fosse stato più.

Un’energia soprannaturale e non lo dico faziosamente.

PERTH: La sindaca di Torino ha proposto di intitolare un luogo della città alla memoria di Ezio Bosso e a mio modesto parere credo debba essere molto vicina alla Piazza Statuto.

Cosa ne pensi?

OSKAR: Abbiamo raccolto più di 16.000 firme per questa causa, anche la sua famiglia è d’accordo, speriamo di essere ascoltati.

PERTH: Sono stato affascinato da queste due frasi di Ezio:

«Perché è questo quello che fa la musica: dilata il tempo della felicità. La bellezza ci rende felici e il miracolo della musica è il miracolo della bellezza»

e ancora: «…la vera domanda non è “cos’è la musica per me?”, ma “cosa posso fare io per la musica?”».

Da un lato la “bellezza” di cui non parla più nessuno e dall’altro “mettersi al servizio” che è un tabù.

Da amico di Ezio e da artista cosa ne pensi?

OSKAR: Per lui ogni musicista è parte della Musica  e appartiene al pubblico e non viceversa.

Con la partecipazione generale di chi suona e chi ascolta, si ottiene la “bellezza” della Musica… anzi, la bellezza in assoluto.

PERTH: Un’ultima domanda Oskar, ci racconti de La musica magica?

OSKAR: Adesso è ancora presto…

PERTH: Allora ci dobbiamo rivedere assolutamente! Grazie Oskar!

Vi lascio all’ascolto di uno dei capolavori di Xico.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=AHe6AzhRa3o

 

 

Perth

in testa una fortografia inedita concessa da Oskar a Betapress

 

 

 

 

 

 

 

 

Intesta di articolo una fotografia inedita ed esclusiva concessa da Oskar a Betapress, degli Statuto, Ezio Bosso è il secondo da sinistra ed Oskar è il terzo da sinistra.

 

GIANKA: LA FORMA DELL’AMORE

KARMA – INTERVISTA AD ANDREA “CONTE” BACCHINI

 

UN THE CON SKARDY: la musica del cuore.

 




Original Blues Brothers Band e Blues4people band in aiuto ai banchi alimentari

 

 

 

 

 

In Europa la crisi Covid-19 negli ultimi 3 mesi non ha solo portato lutti e sofferenza ma anche una nuova emergenza alimentare.

La richiesta di cibo è aumentata anche del 50% in più rispetto ai mesi pre-covid19 e per i prossimi mesi le prospettive non sono di certo migliori.

Nel 2018 Eurostat ha stimato 36 milioni di cittadini europei in povertà materiale ma a questi ora si sono aggiunti altri milioni di persone che per la prima volta si trovano a dover chiedere aiuto per mettere qualcosa da mangiare a tavola.

 

“I 430 Banchi Alimentari che operano in Europa hanno fatto il possibile, pur con mille difficoltà, per continuare la distribuzione di alimenti alle associazioni che ogni giorno accolgono il grido di aiuto di padri, madri, anziani e giovani che a loro si rivolgono.

Allo stesso tempo molte altre persone sono venute in nostro aiuto: cittadini, aziende e amministrazioni pubbliche.

Purtroppo, il fiume di povertà continua ad ingrossarsi e il rischio che tracimi è alto.

Per questo abbiamo accolto con gratitudine la proposta della Blues4people band e della Original Blues Brothers Band di realizzare un video con loro.

La canzone e le immagini non vogliono farci dimenticare quanto sta accadendo, anzi dicono un messaggio molto chiare: è possibile lavorare e faticare anche in situazioni difficili (vedi l’esempio dei medici e degli infermieri) ma tutto il nostro lavoro non basta.

Occorre che sempre più persone ci diano una mano, immediatamente.

Fare una donazione non è il premio al nostro sforzo ma il sostegno a chi può confidare nell’impegno per la solidarietà. Non possiamo farcela da soli.”

afferma Jacques Vandenschrik, Presidente della European Food Banks Federation.

 

Oltre a tutti componenti della Blues4people band, la European Food Banks Federation ringrazia Lou Marini e i fantastici musicisti della Original Blues Brothers Band, i volontari dei Banchi Alimentari che lavorano in 29 paesi europei, Carlo Cottarelli, Francesco Moser, Giacomo Poretti, Nadia Puma.

Un ringraziamento speciale a Riccardo Denaro e Giulia Reali che, con i colleghi di Areastream, hanno prodotto il video gratuitamente.

 

Per aiutare la European Food Banks Federation e i suoi 430 Banchi Alimentari che nel 2019 hanno distribuito 768.000 tonnellate di alimenti a 45.283 associazioni caritatevoli aiutando

9.5 milioni di persone povere in Europa.

 

Perth

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BLUES4PEOPLE




Pittoni: call veloce inutile ripiego.

#SCUOLA #PRECARI #LEGA #PITTONI #AZZOLINA # COPRIRE CATTEDRE CON CALL VELOCE

Piano straordinario assunzioni Lega bocciato.

Il piano straordinario di assunzioni docenti, proposto dalla Lega e bocciato, sia in Senato che alla Camera, nell’ambito del Decreto Scuola, proponeva lo scorrimento delle graduatorie di istituto, in modo che i precari ottenessero il ruolo nel territorio da loro già scelto.

La risposta del governo è stata la CALL VELOCE ai docenti inclusi in graduatoria (sia Gae che Gm), cioè la chiamata diretta ad anno scolastico avviato.

Ma, per la Lega, non sarà probabilmente la call veloce a risolvere il problema delle cattedre di ruolo che, anche quest’anno rimarranno vuote, perché mancano docenti nelle graduatorie corrispondenti.

 Come redazione di betapress, abbiamo voluto sentire direttamente il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega.  

 

Betapress – Senatore, un commento a caldo…

 

PITTONI – A settembre, dopo molti anni, la scuola poteva tornare a disporre di docenti tutti titolari, invece che supplenti.

Il ministro ha rifiutato la nostra proposta emendativa al decreto Scuola e ora per riempire i buchi (anzi, la probabile voragine vista l’emergenza pandemica da gestire) annuncia di volersi affidare alla cosiddetta “call veloce”, che però si rivolge a docenti (inclusi in Gae o in Gm) cui è assicurato dalla legge il diritto alla nomina in ruolo nella regione/provincia di appartenenza.

Betapress – Dunque, i docenti precari, sarebbero ancora chiamati a lavorare ben lontano da casa…

PITTONI – Questo è il problema di sempre, peggiorato dalle ultime disposizioni di legge.

Infatti, c’è da dubitare che i precari interpellati si rendano disponibili a farsi sbattere per 5 anni a centinaia di chilometri da casa, lontano dalla famiglia e con stipendi che in trasferta difficilmente consentono di arrivare alla fine del mese.

Betapress – Ma qual’ è la disposizione che li svantaggia ulteriormente?

PITTONIUna disposizione di legge non superabile anche in sede di contrattazione collettiva, prevede infatti che i neo immessi in ruolo dall’anno scolastico 2020/21 siano vincolati per 5 anni alla sede ottenuta, senza poter chiedere neanche l’assegnazione provvisoria o stipulare contratti a tempo determinato.

Betapress – Ma allora, quale precario può accettare una nomina lontano da casa?

 PITTONI – In pratica la call è appetibile solo per quei docenti che si aspettano di dover attendere più di 5 anni per conseguire la nomina in ruolo nel proprio territorio.

Betapress – Senatore, ma quali sono i reali numeri dei docenti precari?

PITTONI – Non si giochi con i numeri del precariato.

Nell’anno scolastico 2019/20 ci sono state più di 38.000 supplenze annuali e quasi 150.000 supplenze fino al termine delle attività, cui andrà aggiunta la copertura dei pensionamenti 2020/21 (circa 27.000).

Siamo quindi ben oltre le 200.000 unità di personale docente precario che ci si prepara a utilizzare il prossimo anno scolastico, alla faccia delle rassicurazioni del ministro.

Betapress – Senatore, cosa vuol dire a Conte, dopo che il Governo ha bocciato la proposta della Lega di stabilizzare i docenti precari?

PITTONI – Mi sento solo di dire

Grazie Presidente,
il ripensamento non c’è stato.

Ci eravamo illusi che la sinistra avesse ripreso a fare il mestiere per cui era nata:

difendere i deboli, come le centinaia di migliaia di precari che hanno dato i loro anni migliori alla scuola e ora rischiano di ritrovarsi ai margini della società, per un’interpretazione distorta e semplicistica del “merito”, che somiglia tanto a un dispetto a chi ha osato infastidire il “potere” chiedendo attenzione per la disperazione di chi teme di perdere quella che in molti casi è la sola fonte di sostentamento, in un’età che non offre più grandi alternative, magari con la responsabilità di una famiglia”.

Betapress – Il concorso straordinario conferma che il governo non ha alcuna intenzione di tener conto dell’emergenza epidemiologica, la quale consiglierebbe di puntare sul rafforzamento e la stabilizzazione dell’organico docenti. Secondo Lei, perché?

PITTONI – Con la marcia indietro di Pd e Leu, nuovamente appiattiti sulle posizioni dei 5 Stelle, il prossimo anno scolastico partirà con zero assunzioni a tempo indeterminato;

anzi, 30 mila precari in più a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti a 200 mila.

Il contrario dell’impegno preso su nostra sollecitazione – a parole – da esponenti della quasi totalità delle forze politiche di garantire tutti gli insegnanti titolari in cattedra il prossimo settembre, per affrontare con la dovuta efficacia la crisi pandemica, a partire dalla necessità di sdoppiare le classi per consentire i distanziamenti.

Betapress – La soluzione per superare il precariato con la vostra proposta di assunzione da graduatorie, già utilizzata per le Gae, è giuridicamente valida?

PITTONI – Sì, assolutamente sì, e le spiego anche il perché.

Il concorso per soli titoli, nato nel 1989 e conosciuto come “doppio canale”, nel 1999 è stato convertito dalla legge 124 in graduatoria permanente (ora ad esaurimento).

Trasformazione ribadita dalla giurisprudenza della Cassazione (esempio: Sentenza 3 ottobre 2006 n. 21298).

Le graduatorie possono essere permanenti (tuttora attive per il reclutamento del personale ATA e un tempo attive pure per il reclutamento dei docenti) oppure ad esaurimento (oggi strumento alternativo al concorso ordinario, previsto specificamente dalla legge e ribadito anche da una sentenza della Corte Costituzionale).

Lo strumento “graduatoria” pertanto è pienamente legittimo, ha pari dignità rispetto al concorso ordinario ed è anche “tutelato”, dal momento che la Suprema Corte ha sancito che ad esso va assegnato il 50% dei posti annualmente disponibili, percentuale pure aumentabile nel caso di esaurimento di parallele graduatorie concorsuali.

Betapress – E considerata la situazione di emergenza?

PITTONI – Situazioni particolari come l’attuale legittimano l’istituzione di uno strumento aggiuntivo, subordinato a quelli preesistenti, unico a poter garantire l’assegnazione in tempo utile dei docenti alle classi con la creazione di una maxi-graduatoria finalizzata alle immissioni in ruolo, che utilizzi solo ed esclusivamente i punteggi con cui gli aspiranti sono inclusi nelle rispettive liste.

Betapress -Tra l’altro il numero di posti del concorso straordinario targato Azzolina è talmente esiguo che tutta la procedura ricorda la solita montagna che partorisce il topolino…

PITTONI- Servirebbero non meno di 100 mila assunzioni.

Con la proposta del Governo il risultato, oltre ad arrivare – se va bene – l’anno dopo, non coprirà più del 10-20% del necessario.

Oggi è interesse pubblico primario coprire tutti i posti vacanti e disponibili.

Ovviamente, detratti quelli delle procedure ordinarie preesistenti (GM varie e GAE), la quota assegnata con procedura straordinaria per le esigenze eccezionali del momento va recuperata negli anni successivi per garantire parità di accesso a chi parteciperà al futuro concorso ordinario, che nell’attuale stato d’emergenza appare indispensabile procrastinare almeno di un anno.

Betapress -Quello contro i precari della scuola da parte di certa politica è diventato quasi un tiro al piccione…Anche all’estero è così?

PITTONI – Assolutamente no. All’estero non è così.

In Francia i concorsi per il reclutamento, tanto nella scuola statale che in quella privata, avvengono con assoluta regolarità e praticamente non si formano mai sacche di precariato, poiché gli insegnanti sono assunti in pianta stabile sia nello Stato che nel privato man mano che si manifesta la necessità.

Anche in Spagna non ci sono particolari sacche di precariato, poiché le assunzioni sono regolari e la formazione in ingresso più agile rispetto a quella farraginosa italiana.

Betapress – Senatore, che posizione ha preso la Lega in questi mesi?

 PITTONI – A marzo, quando la pandemia ha cominciato a manifestarsi in tutta la sua virulenza e, come Lega, ho lanciato l’appello ad affrontare insieme le grandi criticità che ci ritroveremo a settembre, mi aspettavo reale collaborazione.

I fronti su cui lavorare sono sostanzialmente due: didattica d’emergenza

(con la necessità di raddoppiare gli spazi e sdoppiare le classi per ridurre gli alunni da gestire) e organico docenti insufficiente già prima dell’emergenza e quindi precario in percentuale rischiosa per la tenuta del sistema.

Ho proposto un grande piano di stabilizzazione che consenta, per la prima volta dopo parecchi anni, di avere tutti gli insegnanti titolari in cattedra già all’inizio dell’anno scolastico.

Betapress – Che reazioni ha suscitato la vostra proposta?

PITTONI – Esponenti di diverse forze politiche (escluso il M5S) sono più volte intervenuti riconoscendo l’importanza, in un momento tanto grave, di disporre di un organico docenti adeguato e stabile.

E’ un diritto dei ragazzi disporre di insegnanti che abbiano il tempo di conoscerli e capirli, altrimenti di che qualità cianciamo?

Betapress – Sì, ma poi, nei fatti, non è così…

PITTONI – Naturalmente neanche in questo secondo decreto Scuola c’è traccia degli interventi da tempo attesi da decine di migliaia di precari e “ingabbiati” della scuola.

Non c’è alcun percorso specifico per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento dedicato a docenti in possesso di adeguata esperienza professionale.

Non c’è traccia del corso di specializzazione per l’insegnamento di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado dedicato specificamente a coloro che sono in servizio, a qualunque titolo e legittimamente, su posti di sostegno della scuola primaria, secondaria e dell’infanzia senza essere in possesso del titolo di specializzazione.

Non c’è traccia, a parte il solito tavolo, della programmazione del percorso accademico ordinario per conseguire l’abilitazione, strumento indispensabile per l’insegnamento previsto dalla normativa comunitaria oltre che da quella nazionale.

Non c’è traccia di un vero concorso riservato per gli insegnanti di religione, in attesa di entrare in ruolo anche da più di vent’anni.

Non c’è traccia di iniziative per superare il contenzioso dei concorsi a dirigente scolastico.

Non c’è traccia delle nostre proposte per limitare i danni dei ritardi nel concorso transitorio della secondaria.

Non viene affrontata in modo adeguato l’emergenza delle scuole prive di DSGA e non si corrisponde agli impegni presi in merito ai cosiddetti “DSGA facenti funzione”.

Non c’è alcuna disposizione che risolva il problema dei docenti di scuola primaria diplomati magistrale ante 2001/2002

licenziati a seguito di giudizi definitivi, ma non ricompresi nel novero dei partecipanti al concorso straordinario indetto nel 2018 in forza delle disposizioni contenute nel decreto Dignità.

Betapress -Come Lega, avete sempre difeso le scuole paritarie

PITTONI – Sì, ma anche qui il governo ci ha risposto picche.

La rinnovata intesa tra le forze di governo non ha lasciato scampo neanche alle proposte che riguardavano fondi, contributi, crediti d’imposta, esoneri, detraibilità e rimborsi, oltre al 10 per mille chiesto dalla Lega, per salvare le scuole paritarie, a rischio chiusura.

Betapress – Perché?

PITTONI – Di fatto PD e Italiaviva si sono piegati al volere dei 5 Stelle, che da sempre non mostrano particolare simpatia per la scuola pubblica non statale, con la scusa che il decreto Scuola non dispone di fondi adeguati, per cui sarebbe tutto rimandato eventualmente al decreto Rilancio.

Intanto con le briciole stanziate finora, molte non statali rischiano di non riaprire il prossimo anno scolastico e questo potrebbe tradursi in un carico finanziario enormemente superiore per la scuola statale rispetto a oggi.

Betapress -Dunque, Senatore, la Lega continuerà ad opporsi…

PITTONI – Senza dubbio!

Per tutti questi motivi il voto della Lega Salvini Premier – Partito Sardo d’Azione a un provvedimento all’insegna del pressapochismo irresponsabile della cui inefficacia purtroppo ci si renderà conto solo a settembre, non può essere che contrario.

E noi, come redazione, non possiamo che riconoscere il merito a chi le critiche al sistema scuola le aveva mosse da tempo, critiche con contro proposte efficaci ed efficienti.

Soluzioni alternative nate dalla competenza e dalla professionalità di chi, la scuola, la vive come missione, e non come propaganda politica o audience mediatica…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pittoni Mario, l’esperienza al servizio dello Stato.

Concorso DSGA: note di malcostume italiano

Concorso a Cattedra, ridicolmente infernale…




Arte e dipendenza

Quando si pensa alla figura dell’artista viene spontaneo il riferimento al suo stile di vita.

Cos’è lo stile di vita?

Ognuno di noi è caratterizzato da un suo proprio stile di vita che come affermava il medico e psicologo Alfred Adler – vissuto ai tempi di Freud e Jung e con loro esploratore di  quelle dinamiche dell’inconscio che favoriranno lo svilupparsi della corrente psicodinamica – “è unico ed irripetibile”.

È pur vero che possiamo affermare che sussistono stili di vita che potremmo definire affini.

Vogliamo occuparci a questo proposito dello stile di vita dell’artista che si esprime nei diversi campi della scrittura, della musica, del canto, del teatro, della pittura, della scultura e capire come mai la creatività che esprimono nelle loro opere d’arte sia spesso accompagnata ad uno stile di vita orientato alle dipendenze.

Dipendenze da alcol e da droghe caratterizzano spesso queste persone geniali che, conducendo il più delle volte una vita isolata, si affidano alle sostanze per trovare una modalità di comunicazione espressiva attraverso la realizzazione di un prodotto che deve essere unico.

Ma è vero che si può stimolare la creatività solo se si fa accesso a quello  che  viene comunemente definito “paradiso artificiale”?

Se prendiamo come esempio i luoghi di cultura per eccellenza tra ‘800 e ‘900, come Parigi e Vienna, l’elenco degli artisti che utilizzavano sostanze è elevato e ne è poi  conferma anche la loro morte prematura.

Già i poeti maledetti  quali Baudelaire, Rimbaud e Verlaine assumevano sostanze e pittori come Van Gogh, Toulouse Lautrec, Picasso, Modigliani, Ligabue, Basquiat utilizzavano alcol e/o droghe per poter esprimere le loro emozioni che, alterate dalle sostanze, producevano l’effetto  artistico unico ed irripetibile.

Vittima di alcolismo furono ad esempio scrittori come Poe, Fitzgerald, Hemingway, Bukowsky, Kerouac per citarne solo alcuni.

Non dimentichiamoci poi i musicisti del Club 27 che sono tutti morti in giovane età.

Lo stretto legame tra dipendenza e arte sembra una condanna per quel genio che sopravvive solo se riesce ad alimentare la sua creatività con un carburante tossico. 

Un carburante talmente tossico che lo potrà condurre alla follia.

La storia di alcuni di questi artisti è attraversata anche dalla sofferenza di ricoveri in psichiatria perché,  quando gli effetti delle droghe e dell’alcol non trovano più la canalizzazione dello  sfogo delle emozioni in senso creativo, attivano la mente in senso dissociativo.

Se prendiamo come esempio Van Gogh che manifestava fasi allucinatorie e fasi depressive, possiamo ritenere che si trattasse di disturbi provocati e talvolta amplificati dall’abuso di alcol e di assenzio.

Ci troviamo nel caso del grande artista di  fronte ad una  dipendenza che caratterizza uno stile di vita all’insegna del disagio psichico.

Ai giorni nostri l’artista sembra essere più a rischio che nel passato in quanto può  accedere a nuove forme di dipendenza quali quella legata all’utilizzo di internet.

A dipendenza si aggiunge spesso dipendenza e si crea così un vortice che può arrivare, se si supera una certa soglia, a danneggiare la creatività.

L’artista che assume uno stile di vita – in termini psicologici – finzionale, ricercando la via delle dipendenze, crea un prodotto scollato dalla realtà dove porge al fruitore una visione distante da quell’autenticità creativa che può emergere nell’eseguire un’opera in uno stato di  non alterazione.

La dipendenza è nemica della creatività autentica e per questo è utile nutrire la propria parte creativa con stimoli costruttivi e non distruttivi.

Si può produrre anche senza l’utilizzo di droghe e di  alcol in quanto la vera arte la si trova dentro di sé e non nel fondo di una bottiglia o nel fumo di uno spinello consumati in solitudine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://betapress.it/larte-terapia-o-malattia/

 

 




Recovery found, il paese che dice ed il paese che c’è.

La proposta relativa al Recovery Fund, il principale strumento di intervento elaborato dei paesi dell’Unione durante l’intera fase pandemica, alle fine è arrivata.

L’iniziativa verrebbe assunta per un ammontare di fondi rilevante: circa 750 miliardi di cui 500 a fondo perduto e 250  sotto forma di prestiti.

 

Al nostro paese andrebbero circa 170 miliardi di cui 81 a fondo perduto e circa 90 miliardi sotto forma di prestiti a lunga scadenza.

Gli aiuti, nella modalità del finanziamento, verranno concessi prevalentemente ad Italia, Spagna  Grecia, Polonia e Portogallo, per gli altri, i “paesi virtuosi”, Germania in testa, ci saranno solo finanziamenti a fondo perduto (grants).

Le misure di sostegno per i paesi membri dell’Europa si articoleranno su un asse principale di aiuti, il Recovery and Resilience Facility, ed altre misure per sostenere le politiche di coesione, la transizione ecologica, le economie rurali, la ricapitalizzazione delle imprese in difficoltà, la sanità e la ricerca.

 

 

Le modalità per accedere alle misure di sostegno dovranno assumere la forma di Piani di recupero e Resilienza (Recovery and Resilience Plans) che gli Stati membri dovranno presentare annualmente per avere accesso alle tranche di contributi messi a disposizione.

I Piani annuali dovranno contenere riferimenti precisi alle riforme che ogni paese dovrà avviare per rinforzare il potenziale di crescita dell’economia attraverso riforme ed investimenti, rinsaldare la coesione dell’Unione ed accelerare la transizione green e digitale.

La Commissione per i  prossimi quattro anni verificherà la coerenza dei Piani di rilancio nazionali con gli obiettivi del bilancio europeo.

Il Recovery fund o meglio il Recovery and Resilience Facility verrà discusso dai paesi aderenti nel prossimo Consiglio del 18 giugno ma non è chiaro quando diventerà operativo.

Si temono gli agguati dei paesi del blocco nordico (Svezia, Finlandia Danimarca, Belgio) ed eventuali impasse amministrative che potrebbero far slittare le decisioni finali dopo la pausa estiva.

Si tratta di un pacchetto di aiuti ridondante che nasconde tuttavia insidie e parziali verità che separano, da mesi, il paese legale da quello reale.

Un gioco delle parti al quale, purtroppo, la comunità civile ha finito per abituarsi.

Il rituale, del resto, è sempre lo stesso: da un lato il problema da gestire, dall’altro la soluzione che arriva sulle ali della ribalta e usa moduli comunicativi da “social media”, quanto più celebrativi tanto meno credibili.

Un rituale andato in scena nei giorni più difficili della pandemia con il varo delle prime misure di contrasto al virus e improntate alla gestione della necessità da un governo goffo che non conosceva minimamente l’esistenza di un Piano nazionale pandemia già operativo dal 2002 la cui attuazione avrebbe evitato inganni ed errori molto gravi.

Un rituale riproposto nei decreti inadeguati emanati a sostegno del nostro paese stretto da una crisi pandemica e da uno shock di liquidità finanziaria senza precedenti che ha investito famiglie, lavoratori ed imprese seminando terrore e povertà.

Un rituale, infine, che i politici al governo hanno rappresentato per mesi in ordine al reale  funzionamento degli aiuti europei attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità “senza condizioni” e più in generale sulle iniziative politiche avviate in ambito comunitario senza  l’ampio coinvolgimento delle assemblee legislative del nostro paese.

Ci troviamo di fronte ad una fase molto complessa del funzionamento democratico delle nostre istituzioni rappresentative perché lo stato d’emergenza

 ha sdoganato definitivamente il valore morale e politico della comunicazione  dando legittimità alle verità confuse, alle ritrattazioni più o meno pubbliche, agli annunci plateali e smentiti il giorno seguente, alluso dell’informazione mediatica per esclusive finalità di bottega.

In questa direzione non ha più importanza affermare chiaramente che il Meccanismo Europeo di Stabilità prevede programmi di aggiustamento economico imposti ai paesi in difficoltà o che il rifinanziamento delle imprese, garantito con i soldi pubblici, sarà principalmente a beneficio dei grandi gruppi con le sedi legali nei paradisi fiscali piuttosto che delle piccole imprese artigiane ed industriali in avanzate condizioni di epossia finanziaria.

Non servirà molto parlare delle complesse misure presentate il 27 maggio scorso dalla Commissione con un titolo ambizioso che evoca un’immagine d’Europa forte e resiliente da consegnare alle prossime generazioni, Next Generation EU, ma che dimenticano di dire che gli interventi non avranno effetti immediati e che non ci sarà un Piano Marshall per imprese e privati in difficoltà.

La stessa idea di un’Italexit brandita come una risposta populista alla crisi delle istituzioni comunitarie e per la quale è in corso la presentazione di un progetto di legge costituzionale d’iniziativa popolare  da parte del Movimento Italia Libera, potrebbe macchiarsi delle stesse asimmetrie comunicative in voga nei salotti del potere rendendo più impervio un percorso di rilancio delle economie periferiche.

La sensazione è che la Politica stia tradendo la sua stessa natura e che dietro ogni parola si annidino duplici obiettivi lasciati volutamente aperti al malinteso ed alle interpretazioni parziali.

Il Piano Recovery and Recilience Facility presentato, così come il Mes, sarà accompagnato da condizioni e da programmi di condizionamento e di indirizzo delle riforme dei paesi membri che dovranno essere in linea con le ipotesi e le proiezioni della Commissione e delle istituzioni europee, Consiglio e Parlamento.

L’immagine di un Europa a doppia velocità, diversa da quella raccontata e rappresentata, ritorna prepotente e questa volta porta con sé la complicità della classe dirigente e di parte dell’opinione pubblica.

Del resto la società civile è distratta dalla complessità della fase 2 dove la paura dei nuovi focolai infettivi, le bollette da pagare, gli avvisi bonari di Equitalia, la macchinosità delle riaperture, il grave shock di liquidità e  l’assenza di politiche concrete di sostegno agiscono da potente narcotico civile e sociale.

La gente non ha più tempo per arrabbiarsi e protestare, non ha più voglia di decifrare il politichese ed il senso recondito dei twitter che hanno sostituito l’informazione politica ufficiale e democratica.

Non stupisca in questo contesto che la frattura tra lo Stato di diritto ed il paese reale diventi sempre più profonda.

Non stupisca che in questa dimensione “sospesa” la democrazia lasci scoperto il fianco liberale a rigurgiti di un populismo estremo che porterà alla nascita di nuovi movimenti di contestazione o peggio ad iniziative politiche inopportune e premature.

La pandemia ha dato risalto alle contraddizioni da tempo esistenti nella società parallela, evidenziando i limiti della Politica, dei Partiti Politici, del sistema pubblico e  dello Stato.

E’ in crisi l’apparato pubblico con le sue istituzioni prese d’assalto e saccheggiate per anni dalle classi al potere.

Per questo motivo prima di pensare ad un nuovo assetto politico in Italia ed in Europa è   necessario riscoprire le costituenti di una coscienza individuale e collettiva per dare vita ad un Nuovo Contratto Sociale che aggiorni i diritti ed i doveri del principio di cittadinanza nella società, nell’economia, nell’amministrazione pubblica, nel mondo del lavoro e della formazione, nella sanità e nella giustizia.

La “next generation”, in italia in Europa e nel Mondo,  non può nascere con il peccato originale dell’inganno: merita decisamente di più.

Per questa responsabilità collettiva, al di là delle divisioni, si dovrà ricominciare a dare senso e contenuti alle “parole”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coronavirus, italiano addio, etica addio, riprendiamoci il paese, Avanti Savoia!

 

Luci ed ombre sul nuovo assetto della storia

 

 

Mes o Italexit inutili senza un Nuovo Contratto Sociale

 

Pandemia Finanziaria, cui prodest?

 

 

 

 

 

 

 

 

 




FASE DUE: LA PAROLA AI COMMERCIANTI

 

 

All’approssimarsi della riapertura degli spostamenti fra Regioni, la situazione del commercio, specie nei grandi centri, si presenta come una variegata galassia di realtà fra di loro discordanti

Abbiamo cosi’ deciso di raccogliere alcune interviste a campione, presso esercenti rappresentativi di di vari settori merceologici-chiave, tutti siti in Milano centro, che hanno rivelato notevoli difformità di attività, soprattutto in ragione del settore merceologico.

Pensare di poter fare stime e numeri uniformi per tutti è impossibile: andiamo ad investigare cosa é realmente successo.

Cominciamo dai parrucchieri: Paola, titolare ci conferma che é tutto prenotato fino al 5/6 Giugno, quindi per tagliarsi i capelli bisogna mettersi in lista d’attesa, ma il settore ha ripreso bene.

Come ci spiega invece Elisa, titolare di un bar, le cose cambiano sostanzialmente se si possiede un dehors (tavoli all’aperto) oppure no: per chi non li possiede si va avanti a caffè e cappuccini, con il solito giro di clientela, specie anziani e persone di passaggio, ma fortemente contingentato, mentre chi ha la possibilità di far sedere fuori i clienti è in posizione di netto vantaggio, specie sui navigli.

Buono anche, secondo Jasel, di un take away nel centro, il settore asporto, che ha meno limiti di presenza fisica, grazie ai servizi di recapito a domicilio, che sgravano l’attesa al take away.

Bene anche le gelaterie, come ci conferma Serena, titolare di una grossa gelateria climatizzata e abbastanza spaziosa da ospitare clienti distanziati e tutti con mascherina. Anche nel settore gelati va forte l’asporto.

Stefano ed Antonio, rispettivamente responsabili di due supermarket del centro ci fanno notare che “…quando c’erano le file la gente comprava di più”…. ( forse perché non poteva recarsi altrove), mentre ora vi é stata una flessione del 20/25 % delle presenze, che sono invece andate a sorreggere il comparto dei piccoli negozi di alimentari e commestibili in genere, come ci conferma Salvatore, fruttivendolo, che rivive grazie agli anziani di quartiere, che preferiscono tornare al solito posto invece di dover ricorrere obbligatoriamente alla grande distribuzione. Viva gli anziani, dunque!

Bene le farmacie ( come sempre) ma con problemi di ingresso, come nel settore telefonia, (contratti e abbonamenti) con lunghe code di attesa, mentre il sotto-settore delle riparazioni di telefoni e computer sembra quasi crollato, come ci conferma Lin, titolare di un laboratorio di riparazione cellulari: i negozi coem il suo sono in crisi ed andrebbero aiutati.

Barbara, di una celebre agenzia immobiliare ci conferma un brusco calo delle telefonate in arrivo, mentre in provincia le cose vanno meglio, soprattutto nel comparto affitti, complici i litigi delle coppie durante il lockdown, che hanno portato a convivenze forzate scaturite poi in separazioni quasi liberatorie e conseguente ricerca di alloggi senza spedere molto.

Mauro, titolare di un negozio di abbigliamento e scarpe temeva il peggio ma la ripresa c’é stata e siamo solo ad un -20% rispetto all’anno scorso, segno di una forte richiesta nel settore del vestiario e degli accessori in genere.

Come vediamo tutto cambia a seconda del comparto che si va a toccare, nonostante la generalizzata tendenza alla progressiva crescita, procedendo verso le fasi più “tolleranti” dell’emergenza.

Nel complesso, la città riparte, anche se sui mezzi pubblici gli spazi sono esigui e quindi vi é il 60% di posti in meno, per fortuna con poca gente, visto che la maggior parte di chi può sceglie di muoversi in auto, generando un traffico crescente.

Unica nota dolente…...la pulizia delle strade nella metropoli di Milano: secondo noi é assurdo sollevare nuvole di polvere che forse contengono ancora le spore del Covid-19, specialmente di giorno e durante gli orari di punta: sarebbe meglio farlo di notte, con più sicurezza per tutti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Immobiliare trema, terremoto covid…




Il Digital Divide

 

Scuola ai tempi del Covid 19. Palermo.

Tutor per alunni disagiati.

Sta per concludersi un anno scolastico a dir poco rocambolesco, in cui gli addetti ai lavori, strenuamente, hanno cercato di agire e di reagire di fronte ad un’emergenza sanitaria che, nella scuola, è diventata emergenza sociale ed educativa.

Oggi, incuriositi dalla testimonianza di Carmen Buglisi, a proposito del Progetto Consulta Studentesca di Palermo, un’iniziativa di tutoraggio di alunni in difficoltà, abbiamo voluto capire come e perché, nelle realtà più disagiate, si partoriscano le risposte più adeguate.

Ma soprattutto dare, nei fatti, una prova al Miur, di come la realtà della scuola sia un’altra rispetto alla propaganda politica e alla spendibilità mediatica di certe boutade ministeriali.                              

Siamo tornati a Palermo per intervistare la Prof. Giusy Lubrano, referente provinciale della CPS di Palermo per l’USR Sicilia Ufficio I Ambito Territoriale di Palermo.

Betapress– Buongiorno, Prof.ssa Lubrano, ci dica subito cosa sta succedendo nella realtà scolastica palermitana in questo periodo?

Lubrano– I rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti di Palermo, in questo particolare momento di pandemia che ha stravolto le nostre vite, stanno portando avanti un’attività di accompagnamento didattico, ma anche di ascolto.

Una forma di “tutoraggio” a distanza a favore dei compagni più piccoli e precisamente delle alunne e degli alunni delle tre scuole palermitane inserite nel progetto Emergenza Educativa del MIUR promosso in accordo con l’Assessorato Regionale di Istruzione e Formazione della Sicilia.

Betapress– Quando è nata questa iniziativa?

Lubrano– Lo scorso anno scolastico, alla presenza di rappresentanti del MIUR, nel mese di marzo 2019 l’ex presidente della CPS ha firmato un protocollo d’intesa insieme all’Assessore Regionale all’Istruzione Lagalla con i Dirigenti Scolastici delle scuole Falcone dello Zen, Giuliana Saladino del Cep e Rita Atria del centro storico di Palermo, inserite in contesti sociali particolarmente disagiati della nostra città.

Betapress– Come avete trovato gli studenti disponibili a fare da tutor?

Lubrano– Sono stati gli studenti stessi delle scuole superiori che hanno deciso di offrirsi come tutor.

In sede di assemblea plenaria, infatti, gli studenti avevano deliberato di mettersi a disposizione dei ragazzi di quelle scuole per iniziative extracurricolari di doposcuola, ascolto, attività ludiche sportive e musicali e quant’altro fosse opportuno realizzare per fare stare meglio i loro piccoli amici.

Betapress– Iniziativa veramente significativa, questa sì che è una risposta alla dispersione scolastica!

Quest’ anno com’è andata?

Lubrano– Quest’anno, dopo il comprensibile smarrimento iniziale e il tumultuoso avvio della didattica a distanza, dietro mio suggerimento in qualità di Referente provinciale della Consulta degli studenti presso l’Ambito Territoriale di Palermo, si è deciso di mettere in pratica, se non in presenza a distanza, quanto concordato in quel protocollo.

Betapress– Praticamente avete convertito il progetto adattandolo alla DAD?

Lubrano– Esattamente così.

Sono orgogliosa di poterle dire che da circa due mesi abbiamo avviato le attività di tutoraggio, dopo aver ricevuto le candidature da parte degli studenti delle scuole superiori di Palermo e provincia (quasi trecento). Ho contattato i tre Dirigenti scolastici e ho presentato loro la nostra proposta di “tutoraggio” a distanza.

Betapress– Qual’ è stato il ruolo dei Dirigenti?

Lubrano– I Dirigenti hanno compilato un modulo appositamente predisposto in collaborazione con il Prof Rosolino Cicero dell’IC Giuliana Saladino per un’analisi dei bisogni e delle necessità delle loro comunità scolastiche.

Betapress– Nel frattempo avete raccolto le adesioni dei futuri tutor?

Lubrano– Precisamente. È stato preparato un modulo di candidatura per gli studenti interessati che ho inviato a tutte le scuole superiori di Palermo e provincia.

Betapress– E poi avete messo in contatto l’offerta dei tutor con la domanda degli studenti in difficoltà?

Lubrano– Proprio così!

Dopo videoconferenze con i Dirigenti e i docenti delle tre scuole che hanno messo in situazioni i candidati tutor, ogni studente è stato affiancato ad un bambino bisognoso di aiuto.

Betapress– Che mezzi vengono utilizzati per quest’azione di tutoraggio?

Lubrano– Dipende, smartphone, p.c., tablet…

I mezzi informatici a loro disposizione, noi abbiamo stabilito il contatto tra di loro, poi ogni singolo caso è stato gestito dal tutor ottimizzando i risultati.

Betapress– Che valutazione si sente di esprimere?

Lubrano– È davvero un’esperienza emozionante e coinvolgente.

Un’esperienza che ci fa sentire utili e vicini, sebbene lontani, con grande soddisfazione dei ragazzi e dei docenti e Dirigenti delle scuole coinvolte.

Betapress– Prof.ssa Lubrano, chi ha creduto in quest’idea e vi ha aiutato a realizzarla?

Lubrano– Desidero anche ringraziare per il supporto nella realizzazione del progetto il referente Regionale per l’USR Sicilia Prof. Giovanni Caramazza e il referente nazionale del Ministero dell’Istruzione Prof. Antonio Dinallo.

Betapress– Esistono altre iniziative simili alla vostra in altre regioni o province italiane?

LubranoL’esperienza di questo modello di Peer Education della CPS di Palermo è unica in Italia e siamo davvero felici di mettere a disposizione delle altre Consulte questa buona pratica che sta riempendo i nostri cuori di gioia e che speriamo stia colmando oltre che il “digital divide” anche in parte il vuoto nei cuori e nelle anime dei nostri piccoli ‘amici’.

I loro progressi nello studio sono la misura del nostro impegno e un loro sorriso è per noi la più grande ricompensa.

 

Come redazione di betapress abbiamo solo l’orgoglio e la soddisfazione di condividere, con i nostri lettori, questa stupenda e significativa esperienza.

Un progetto-sfida per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica nei quartieri più difficili di Palermo.

 L’altra faccia della medaglia, la scuola vera ai tempi del covid 19, non la scuola di facciata, quella delle “sparate” del Miur.

Una SCUOLA d’eccellenza, dove l’impegno sociale ed il valore etico delle persone coinvolte vive e realizza, nei fatti, il diritto all’istruzione di TUTTI, nessuno escluso, oggi più che mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rosolino Cicero: la DAD non è di sistema…

 

 




La DAD non è sistema?

 

Come redazione di betapress, continuiamo il nostro viaggio alla scoperta della scuola vera, con le potenzialità emerse e le criticità esplose in questi ultimi mesi di DAD.

L’intento è dimostrarvi che, nella scuola, come nella vita, non è come sembra, sia nel bene che nel male…

Dunque, lungi da tutti gli stereotipi culturali, Nord/Sud, scuole d’élite/di massa, d’eccellenza/di disagio, vi daremo la prova dell’eccellenza al SUD, in una SCUOLA “di frontiera”, in mezzo al vero disagio sociale, cioè in Istituti Comprensivi che lottano quotidianamente contro la dispersione scolastica in un contesto di forte povertà educativa.

Una sfida vinta a pieno titolo dalla collaborazione strategica tra Ufficio Scolastico di Palermo, Assessorato Regionale all’Istruzione, Consulta provinciale Studenti di Palermo.

Si tratta di un Progetto che vede coinvolti, da più di due mesi, due centinaia di studenti liceali di Palermo e provincia.

Sono 200 alunni del triennio delle superiori motivati e responsabili che, su base VOLONTARIA E GRATUITA, offrono supporto alla didattica di altrettanti alunni delle elementari e delle medie, alunni spesso in condizioni di difficoltà, situazione aggravata ancor più per l’emergenza educativa della Dad.

Una sorta di tutoraggio che si rivela sempre più una strategia vincente per aiutare “gli ultimi”, restati indietro non per scelta, ma per necessità.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Carmen Buglisi, il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Palermo

Betapress– Signorina Buglisi, quanti anni ha e che scuola frequenta?

Buglisi– Ho 18 anni e frequento il quarto anno del Liceo Classico Umberto 1° a Palermo.

Betapress– Ci parli del progetto che la vede coinvolta in prima persona

Buglisi– Il progetto, regolato da un protocollo di intesa siglato il 15 marzo 2019 dalla Consulta Provinciale degli Studenti (CPS) di Palermo, l’Assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale della Regione Siciliana e gli Istituti Comprensivi Giovanni Falcone, Giuliana Saladino e Rita Atria di Palermo, nasce su iniziativa del prof. Antonio Salvatore Dinallo, docente coordinatore nazionale delle Consulte Provinciali degli Studenti.

Betapress– Per i nostri lettori, cos’ è una Consulta Provinciale Studentesca?

Buglisi– La C.P.S. è un organismo che rappresenta gli studenti delle scuole superiori italiane. E’ presente in ciascuna delle 110 province italiane e ne fanno parte 2 studenti, eletti dai loro compagni di scuola.

Betapress– Dicevamo del progetto di tutoraggio destinato agli alunni più deboli…Quanto dura il progetto?

Buglisi-Il progetto ha una durata illimitata.

Betapress– Chi sono i Tutor?

Buglisi– I tutor sono studenti che, come nel mio caso, frequentano scuole superiori di Palermo.

Lavoriamo in sinergia con l’USR Sicilia e l’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo.

Betapress– A chi è destinato il progetto?

Buglisi– I destinatari sono tutti gli allievi dei tre Istituti Comprensivi Giovanni Falcone, Giuliana Saladino, Rita Atria,

Betapress– Se non mi sbaglio, sono Istituti Comprensivi “di frontiera”…

Buglisi- Infatti. Sono scuole che hanno bisogno di un supporto aggiuntivo alla didattica tradizionale, in modo da ridurre il tasso di dispersione scolastica annuo, e mira a coinvolgere gli studenti delle scuole superiori in qualità di “tutor”.

Betapress– Come sta andando la vostra attività in questo periodo?

Buglisi– Lo scoppio della pandemia ha rallentato di molto la nostra burocrazia, ma d’altro canto ci ha incoraggiati a ideare un modo alternativo per lanciare il progetto.

Betapress– Cioè?

Buglisi– I rappresentanti degli studenti eletti nella Consulta studentesca hanno inviato agli allievi dei loro Istituti di provenienza un modulo Google, attraverso il quale chi era interessato a svolgere l’attività di tutoraggio ha potuto iscriversi al progetto.

Betapress-Cioè avete monitorato il territorio, chi voleva fare da tutor e chi aveva bisogno di aiuto?

Buglisi– Sì, prima abbiamo proposto un questionario per individuare chi era interessato ad essere seguito da un tutor. In seguito, coloro che hanno aderito sono stati contattati dalla Commissione Politiche Sociali della Consulta, che ha elaborato un foglio Excel con le credenziali dei partecipanti, inserendo anche le loro inclinazioni e preferenze (materie scolastiche per le quali erano disponibili ad aiutare, richieste di assegnazione a un Istituto specifico).

Betapress– Cioè avete cercato di ottimizzare le competenze dei tutor con i bisogni degli alunni in difficoltà?

Buglisi– Esattamente!

Per mezzo della referente della CPS Palermo, la prof.ssa Giusy Lubrano, i volontari sono stati suddivisi in tre gruppi e le tre scuole firmatarie del protocollo di intesa hanno ricevuto i dati dei partecipanti, ciascuno dei quali è stato assegnato a un allievo di quinta elementare o terza media in difficoltà.

Betapress– Ma siete pagati per il vostro servizio?

Buglisi– Assolutamente no! E tutto su base volontaria e gratuita.

Quando la curva epidemiologica lo consentirà, partirà ufficialmente il progetto di pcto (ex alternanza) e le ore spese nelle attività di tutorato verranno riconosciute.

Betapress– Incredibile! Come sta andando il progetto?

Buglisi– Finora siamo stati testimoni di un’accoglienza positiva dell’iniziativa, di cui andiamo fieri: le iscrizioni sin da subito sono state numerose e stiamo raggiungendo tante famiglie, aiutando i loro figli a superare questo momento difficile.

Betapress– Ma è vero che la DAD è per tutti, come dice il Ministro?

Buglisi– Non è così! Siamo testimoni in prima persona delle difficoltà che migliaia di studenti stanno vivendo, legati a problemi di accesso alla didattica a distanza e a gravi difficoltà economiche, che spesso si declinano nell’assenza di una connessione internet stabile e delle attrezzature informatiche necessarie per la frequenza delle lezioni.

Betapress– Come vi state organizzando?

Buglisi– Ciascun volontario programma e modella le attività sulla base delle necessità dello studente di quinta elementare o terza media che segue e da queste dipendono anche le ore giornaliere che coinvolgono entrambi nelle attività di recupero e approfondimento, oltre che di ascolto.

Betapress– Insomma, diventate come dei fratelli maggiori che seguono, giorno dopo giorno, compito dopo compito, gli studenti più piccoli e più fragili…

Buglisi– Proprio così! Ma ne usciamo arricchiti. Perché, fondamentale nel progetto è il profilo umano e la possibilità di instaurare rapporti solidi e garantire a tutti il diritto allo studio.

Come redazione di betapress, non possiamo che complimentarci con i responsabili di questa iniziativa. Ed essere fieri di questa SCUOLA e di questa ITALIA che funzionano, nonostante tutte le sparate ministeriali della nostra cara Ministra Azzolina, alla faccia di tutti i cervelloni del MIUR, ed in barba a tutta la lenta e complicata burocrazia del Sistema Scuola!

E vi assicuriamo che la nostra indagine non finisce qui, alla prossima…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Rosolino Cicero: la DAD non è di sistema…

Come redazione di beta press vogliamo portarvi a fare un viaggio nella scuola vera di questo periodo, al di là di ogni propaganda politica ed oltre ogni mistificazione mediatica.

E lo faremo parlando con gli addetti ai lavori, intervistando professionisti del mondo della scuola alle prese con i veri problemi di quest’importantissima agenzia formativa e strategica realtà sociale.

Partiamo con un’intervista a Rosolino Cicero, Presidente Ancodis Palermo ( Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici) per scoprire insieme quale tsunami abbia investito le scuole in epoca Covid19.

Betapress- Prof. Cicero come si sta trasformando la scuola in questi ultimi mesi?

Cicero-In questa tragica esperienza del contagio da coronavirus Covid 19, la scuola si è trovata improvvisamente a trasformarsi da reale e concreta a “virtuale e digitale” ed ha dovuto rimettere in discussione regole, modelli, programmazioni, relazioni ponendosi la domanda di come continuare ad essere la principale agenzia educativa dello Stato.

Betapress- Secondo lei con la DaD è garantito il diritto allo studio per tutti?

Cicero-Il diritto alla scuola è di tutti e per tutti: oggi, però, ci poniamo la domanda se il fare scuola attraverso la didattica a distanza è di tutti e per tutti oppure – come possono dimostrare le tante realtà scolastiche che operano nelle grandi e complicate periferie delle città – per tanti!

Betapress– Eppure il Ministro parla della Dad come di un successo…

Cicero-In queste settimane sentiamo parlare e vediamo raccontare sui media esperienze di scuola virtuale che fanno onore a chi le ha progettate, organizzate ed applicate in favore delle loro comunità scolastiche.

Sembra però che non ci sia la consapevolezza che una percentuale non indifferente degli alunni – OGGI – sia rimasta “fuori” dalla scuola!

Betapress- Quali sono i problemi verificati in questi alunni rimasti fuori dalla Dad?

Cicero– C’è una parte di alunni che oggi non possono fare didattica a distanza secondo i canoni previsti dalle piattaforme digitali per assenza di adeguati dispositivi che possano consentire loro di sentirsi protagonisti attivi nel loro percorso di formazione.

Dobbiamo dirlo senza reticenza alcuna: rischiano di essere gli “ultimi” non per scelta ma per necessità!

Betapress- Il Miur ha condotto sondaggi per monitorare il territorio…

Cicero-Siamo curiosi di sapere quanti dispositivi idonei alla DaD hanno chiesto le scuole nell’ultimo questionario che è stato proposto ai Dirigenti scolastici! Sarà la dimostrazione del deficit di dispositivi digitali che si registra nelle famiglie dei nostri alunni!

Betapress– Come Presidente dell’Ancodis, cosa vuole segnalare?

Cicero-Ancodis vuole porre all’attenzione della comunità scolastica e delle sue Istituzioni la preoccupazione di tanti uomini e donne che vivono queste dolorose realtà sociali e che nonostante tutto con onore e forte etica professionale – non guardando a codici e codicilli normativi né agli obblighi contrattuali – si adoperano per non lasciare fuori nessuno.

Betapress– Lei vive e lavora a Palermo, è vicepreside dell’I.C. Giuliana Saladino, com’è la realtà scolastica locale?

Cicero-In tante realtà scolastiche che operano nelle cosiddette “aree a rischio”, istruire in modo non virtuale in stretta relazione fisica dei docenti con i loro alunni e con tutte le ben note criticità è una quotidiana conquista sul campo.

Oggi dopo aver sconfitto o quasi la dispersione scolastica saremo costretti forse ad iniziare una nuova battaglia ben più difficile da contrastare: la “dispersione digitale”.

Betapress– In questa battaglia, basta l’impegno, direi quasi la missione dei docenti sul campo?

Cicero– No, purtroppo no, in questa battaglia noi docenti possiamo fare ben poco.
Qui deve entrare in campo, con determinazione e con tutte le forme possibili, lo STATO per mettere in condizioni e consentire, nel più breve tempo possibile, a TUTTI gli alunni di poter rispondere PRESENTE all’appello che ogni docente sarà chiamato a fare prima dell’inizio della sua attività didattica.

In questo modo avremo reso onore all’art. 34 della Costituzione anche in tempo di didattica digitale!

Betapress– Gli esami di terza media sono imminenti, in modalità telematica e sincrona, cosa ne pensa?

Cicero- A tal proposito, al fine di assicurarne la regolarità e la trasparenza evitando probabili ricorsi, penso sia necessario che ciascuna scuola abbia un Regolamento SVOLGIMENTO ESAMI CONCLUSIVI PRIMO CICLO IN MODALITÀ; TELEMATICA SINCRONA a tutela del Consiglio di classe e dell’alunno/candidato privatista (per quest’ultimo non sono previsti altri elementi di valutazione!)?
Da non dimenticare, infine, nell’organizzazione e nella conduzione dell’esame conclusivo, l’obbligo della presenza di tutti i docenti del Consiglio di Classe (alias Commissione di esame) che certamente – in considerazione dell’esperienza degli anni precedenti – sarà elemento di grave criticità.

Betapress– E per la valutazione?

Cicero-Valutazione! Qui viene il bello! Poiché ai sensi dell’art. 4 comma 5 è possibile la non presentazione in modalità sincrona dell’elaborato, come si fa a valutare ai sensi del successivo art. 6?
Si creerebbe una evidente condizione di disparità nella valutazione finale tra gli alunni/candidati!

E come non possiamo non tenere conto del tema del contesto socio familiare dell’alunno/candidato che certamente condizionerà favorevolmente o negativamente la qualità dell’elaborato?

 

Betapress- Insomma, sembra proprio che al Miur non sappiano neanche di cosa stanno parlando…

Cicero-Come Ancodis continuiamo a scrivere all’Azzolina!

Speriamo di aver posto all’attenzione della Ministra, dei suoi tecnici e di tutti i protagonisti a diverso titolo interessati osservazioni che siano motivo di riflessione e di positività.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sdidatticamente parlando… ovviamente a distanza.

sdidatticamente parlando e non solo

 




Il parking che lucra sul lockdown

Il parking che lucra sul lockdown

Brutta storia di sciacallaggio dell’easy parking Malpensa in tempo di lockdown.

Un po’ ci spiace a raccontare questa storia ma in redazione abbiamo deciso di dar voce alle ingiustizie subite in periodo di covid-19.

Ci stavamo abituando a storie di solidarietà e di eroismo legati al covid, storie di spirito di nazione e di fratellanza mondiale e ci stava anche piacendo.

Insomma, nella mente di molti, questa positività rappresentava la parte bella e orgogliosa di questo periodo difficile.

Ma non tutti hanno respirato e condiviso quest’aria.

Sciacalli e sciacallaggi non sono mancati in questo periodo difficile: un esempio eclatante sono stati  i prezzi da taglieggio di mascherine e antibatterico.

La fase due

Speravamo di esserci lasciati questi episodi alle spalle e guardavamo con fiducia alla ripresa soprattutto ora che la fase 2 fa intravedere uno spiraglio di ripresa.

Per molte persone Fase due ha significato anche la possibilità di ritorno a casa.

Tornare a casa dopo un periodo così lungo comporta il dover affrontare molti dei pensieri che ci hanno accompagnati nei giorni precedenti:

chissà come sarà rivedere le persone care e chissà chi rivedrò,

chissà se a casa è tutto a posto,

speriamo che non siano scoppiati tubi o simili,

speriamo di ritrovare la macchina…

A proposito della macchina, la fase uno ha congelato molti viaggiatori in un periodo di transito.

Tornare a casa vuol dire anche recuperare la propria automobile al garage.

La sgradevole storia di A.S. e del parking aeroportuale che ha speculato sul lock-down

In questo articolo raccontiamo la storia di A.S., una donna che il 24 febbraio è partita dall’aeroporto di Milano Malpensa e sarebbe dovuta rientrare il 26 febbraio.

Come avviene normalmente a chi viaggia, la signora ha lasciato l’auto nel parking vicino l’aeroporto.

La prima tariffa concordata era di 14 euro per 3 giorni di parcheggio come riportato anche dall’immagine.

Il talloncino di prenotazione dei 3 giorni ipotizzati della signora A.S:
Il talloncino di prenotazione dei 3 giorni ipotizzati della signora A.S.

Erano ancora i tempi in cui viaggiavamo e pensavamo di avere pieno potere sui nostri progetti.

Poi è arrivata l’emergenza Covid-19 e A.S., come tanti, ha dovuto rimandare il ritorno.

In seguito all’emergenza, la signora è rimasta in contatto con il parking che, solidale con la situazione, annunciava che i giorni successivi al 26 febbraio, sarebbero stati calcolati come da normale preventivo da sito.

Il cambio di carte in tavola

Da una proiezione del 6 maggio (giorno successivo a questo accordo) il totale dei 70 giorni ammontavano a 163 euro.

Screenshot della proiezione del 5 maggio

Quando oggi siamo andati, a nostra volta a fare una proiezione della tariffa per 70 giorni, per magia il risultato era differente: veniva applicata la tariffa di 10 euro al giorno.

Screenshot di proiezione di prenotazione per 71 giorni fatta il 13 maggio

L’inversione di rotta e la richiesta di riscatto.

Poi però è successo qualcosa: il giorno successivo alla telefonata rassicurante, il parking invia una email alla signora A.S. comunicando che la tariffa sarebbe stata di 10 euro al giorno.

La signora si è trovata a dover pagare un riscatto (perché per queste cifre e a queste condizioni, di riscatto si parla) di 750 euro indispensabile alla vittima per tornare a casa.
Che dire?
Per dovere di confronto, prima di pubblicare questo articolo, abbiamo provato a contattare Easyparking Malpensa per sentire la loro versione dei fatti.

Chi ha risposto al telefono, dopo aver sentito il motivo della nostra telefonata, ha detto che, essendo chiusi, nessuno poteva rispondere alle nostre domande.

Segnalazione atti di sciacallaggio.

Se qualcun altro dei “clienti” dell’easy parking malpensa o di altri servizi simili ha vissuto una esperienza di sciacallaggio somigliante a quella di A.S., non esiti a contattare la redazione di Betapress all’indirizzo info@betapress.it dove accoglieremo e daremo voce alle loro storie di ingiustizia.