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Si parla tanto di traffici di droga che percorrono l’Italia da un’estremità all’altra, isole comprese. Secondo alcuni, a dirigere i flussi che giungono dall’estero sarebbero la mafia siciliana e la ndrangheta calabrese. Secondo altri c’è di mezzo il Nord Africa e la mafia albanese di stanza in Italia. Ma dove sono i punti di approdo della droga?

Lo abbiamo chiesto ad uno scrittore particolare, “fuori dal coro”, che autopubblica le sue ricerche nella serie denominata “Sbirromafia”. Si tratta del vittoriese Emilio Tringali, un attivista ambientale che è anche vignettista, attualmente impegnato a terminare un libro/inchiesta che affronta proprio la tematica dei racket genovesi a partire dagli anni ‘80. Ecco il suo punto di vista.

Emilio Tringali
Emilio Tringali, un attivista ambientale che è anche vignettista, attualmente impegnato a terminare un libro/inchiesta che affronta proprio a tematica dei racket genovesi a partire dagli anni ‘80. Ecco il suo punto di vista.

 

“L’operazione genovese “Gigante” del dicembre 2024 e il recentissimo sequestro di oltre 2 tonnellate di cocaina giunto nel porto di Genova, rendono ancora più chiaro il percorso criminale della droga. Se teniamo conto anche dell’arresto del camionista di Comiso che, fermato a Villa San Giovanni, tentava di portare oltre lo stretto 6,5 kg di cocaina e 0,5 di hashish, possiamo ipotizzare di un traffico verso la Sicilia e non l’inverso. Questi dati concreti confermano la storica funzione dello scalo ligure. Genova come “la Mecca” del grande traffico in Europa.”

Tringali si spinge oltre, facendo un salto nel passato di ben 40 anni.

 

“Da oltre un anno conduco una ricerca partendo da uno scandalo che riguardò un gruppo di carabinieri, poi arrestati e condannati, che avevano attrezzato delle raffinerie di cocaina all’interno di alcune caserme. Una storia molto controversa di cui la stampa tradizionale è restia a trattare. L’obiettivo sarebbe stato quello di infiltrarsi nel racket metropolitano degli stupefacenti per poi incastrare i malviventi. Ma non fu così. Non vi era alcun mandato superiore per questa “operazione”, avviata autonomamente e suggestionata dalla fame di carriera. Ma, forse, le vere finalità erano diverse e più strategiche, anche perché il giro criminale continuò praticamente indisturbato. Vennero arrestati e condannati elementi siciliani, in un maxi-processo che li voleva artefici della costituzione di un nuovo nucleo di “cosa nostra” a Genova, in guerra con la ‘ndrangheta calabrese e senza esclusione di colpi (ad essa vi furono collegati ben quattro omicidi). Dalla lettura di atti processuali e dall’incrocio di altre vicende contigue, però, quel processo storico oggi appare come un grande “polpettone” di giustizia sommaria, mirata più a dare una risposta all’opinione pubblica che a raggiungere la verità.”

E, allora, la mafia albanese nel Sud-Est della Sicilia che spedisce la droga occultata dentro i camion dell’ortofrutta verso il resto dell’Italia?

“Tutto è possibile, anche corrieri extraterrestri venuti da Marte, se solo ve ne fosse conferma consistente. La verità è che di certo esiste una centralità calabrese. La presenza di criminali nordafricani, sudamericani o albanesi dediti allo spaccio di stupefacenti nei vari territori è un fatto dimostrato. Ma si tratta di fenomeni distributivi al dettaglio o, al più, del piccolo ingrosso. Le forze dell’ordine fanno del loro meglio per reprimere e contenerli. Molto meno fa la politica istituzionale, in termini sociali e di propaganda, per contrastare la richiesta dei consumatori finali attraverso l’informazione e la sensibilizzazione. Troppi giovani sottovalutano la trappola della dipendenza. La cocaina diventa così, fatalmente, uno “status symbol”, un elemento legato al divertimento, a corredo dello “sballo” nei weekend. La colpa è, dispiace affermarlo, anche dei genitori che hanno smesso di fare i genitori, della tolleranza di eccessi comportamentali, della perdita dei valori morali. Non a caso, violenze sessuali e bullismo sono accompagnati dall’immancabile sostanza stupefacente”.

Prevista per fine mese, l’uscita del terzo “dossier” approfondirà diversi aspetti della saga criminale genovese. L’autore ci rilascia un breve accenno.

“Sarà più un documento storico che si prefigge di dare una chiave di lettura inedita, diversa dalle narrazioni ufficiali per rimetterle in discussione. Il tutto, rigorosamente documentato da atti e documenti fedelmente riprodotti.”

Ringraziamo il vignettista/scrittore e gli rivolgiamo i nostri migliori auguri per la sua nuova impresa letteraria. Alla prossima.

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