Dalla crisi al boom: come i maltesi stanno trasformando il porto di Marina di Ragusa
Il porto di Marina di Ragusa cambia volto: l’imprenditore maltese che lo ha rilanciato.

Un imprenditore proveniente da Malta sta trasformando in profondità il porto turistico della località siciliana: c’è chi intravede nuove opportunità di sviluppo e chi, invece, mantiene un atteggiamento più prudente.
A Marina di Ragusa, affaccio sul mare della città di Ragusa, nella Sicilia meridionale, la stagione turistica volge ormai al termine. Gli alberghi rallentano il ritmo e le spiagge si svuotano. Eppure, i 700 posti barca del porto risultano tutti occupati: una situazione inedita rispetto a pochi anni fa. Molte delle imbarcazioni ormeggiate battono bandiera maltese. Non si tratta di una coincidenza.

Nel 2022 la gestione dello scalo è stata acquisita dall’imprenditore maltese Paul Gauci, già proprietario di diversi centri commerciali e negozi di abbigliamento sull’isola. Il porto di Marina di Ragusa, il più grande della Sicilia meridionale, rischiava allora il declino: la mancanza di manutenzione dei fondali da parte dei precedenti gestori ne comprometteva l’operatività, con il concreto pericolo di insabbiamento e chiusura. Oggi, al contrario, per ottenere un posto è necessario iscriversi a una lista d’attesa e sostenere costi annui compresi tra 2mila e 41mila euro, a seconda delle dimensioni dell’imbarcazione.

Ai traghetti che collegano Malta e il vicino porto siciliano di Pozzallo si è aggiunto da qualche mese un grosso aliscafo catamarano, gestito da un’altra società controllata da Gauci, che quasi ogni giorno parte da Marina di Ragusa e arriva a Valletta, la capitale di Malta, in poco meno di due ore. Ha orari che consentono ai cittadini maltesi di arrivare qui alle 9 e rientrare alle 20. È l’ideale per trascorrere una giornata di mare – a Malta ci sono poche spiagge e di sabbia – o anche solo per fare acquisti nei negozi della zona: da alcuni anni a Malta il costo della vita è molto aumentato per via dell’enorme flusso di turisti, e questo spinge molti abitanti a venire a fare la spesa in Italia.
I maltesi comprano articoli per la casa e materiali di edilizia da Tecnomat, a Ragusa città. A volte si spingono più lontano: dei pulmini li prelevano al porto di Marina di Ragusa per portarli a comprare abbigliamento al Sicilia Outlet Village di Agira, a 130 chilometri da qui, oppure all’IKEA di Catania.
I pendolari dello shopping però non bastano a spiegare perché un imprenditore maltese abbia deciso di investire a Marina di Ragusa. Ci sono ragioni legate all’economia della città e alle previsioni di sviluppo turistico e immobiliare della zona.
Ragusa sarebbe in una posizione ideale per i turisti che intendono visitare le capitali del barocco siciliano: Noto, Modica, Ispica e Scicli. Al momento però arrivare a Ragusa e alla sua Marina (distano circa 20 chilometri) da fuori è tutt’altro che semplice. L’aeroporto più vicino è a Comiso, a mezz’ora di auto. Ma due anni fa Ryanair ha abbandonato lo scalo e il numero di voli a settimana si è drasticamente ridotto. Chi invece atterra a Catania deve fare i conti con un’autostrada in fase di ampliamento (4 lotti di lavori già appaltati) e viaggiare su un’unica corsia per circa 50 chilometri.
Malgrado queste difficoltà a Ragusa il turismo è in crescita. Nel 2025 i posti letto in città sono diventati più di 15mila (con un incremento del 6,7% rispetto al 2024), sebbene su questo aumento incida probabilmente l’emersione di molti B&B. Nei prossimi mesi poi riaprirà l’ex Club Med che è chiuso da tempo: è stato rilevato da un gruppo palermitano che insieme a un fondo di investimento americano lo trasformerà in un resort a cinque stelle da 600 camere.
C’è poi il nuovo piano regolatore del Comune, che a Marina di Ragusa prevede un ampliamento dell’edilizia turistica: si dovrebbe arrivare ad altri 3.000 posti letto. Secondo il sindaco Giuseppe Cassì, eletto per il secondo mandato con una lista civica e di recente passato a Forza Italia, a meno di sorprese dovrebbero arrivare «nuovi investimenti privati», che si aggiungeranno ai «circa 25 milioni di fondi pubblici che negli ultimi anni sono stati spesi da varie fonti nazionali: dal PNRR, dai bandi del ministero per le Infrastrutture, dal Credito sportivo. Con questi soldi abbiamo potuto ristrutturare il lungomare, realizzare impianti sportivi, scuole d’infanzia e piste ciclabili». Anche per via di questi lavori, dice Cassì, Marina di Ragusa «sta diventando appetibile pure per le giovani coppie e per chi preferisce vivere fuori dal centro».

Operatori turistici e agenti immobiliari confermano che il baricentro dello sviluppo di Ragusa si sta spostando sempre di più su Marina di Ragusa. E un grande impulso a questa tendenza lo stanno dando proprio i maltesi.
Per capirlo bisogna considerare dove siamo. I due abitati – Ragusa città e Marina di Ragusa – distano circa mezz’ora di auto e sono separati da un altopiano digradante che si estende tra la città vecchia e il suo porto turistico. Siamo in un territorio fertile, terra di allevamenti (arriva da qui oltre la metà del latte prodotto in Sicilia) e agricoltura non intensiva. A differenza di altre zone dell’isola è una campagna molto abitata e ben curata. Attraversandola in auto si notano i caratteristici muri a secco che segnano i confini tra le proprietà, molte masserie attive e parecchi ruderi da ristrutturare.
Negli anni scorsi molti di questi terreni con gli annessi ruderi sono stati acquistati da cittadini maltesi. Cercano case con giardini e orti, che sulla loro isola ormai congestionata dai turisti – nel 2024 sono stati 3,5 milioni – non hanno prezzi accessibili. Negli ultimi anni anche alcune società immobiliari hanno mappato il territorio per comprare, ristrutturare e rivendere delle proprietà nelle zone più appetibili: non solo l’area più a ridosso del mare come Punta Braccetto, ma anche zone più interne come Gatto Corvino, San Giacomo, Chiaramonte Gulfi.
Questa fame di suolo, la disponibilità finanziaria e l’arrivo di nuovi acquirenti stanno alzando i prezzi del mercato immobiliare. Oggi a Marina di Ragusa e nella campagna circostante possono essere addirittura superiori a quelli della città. In centro la media dell’usato varia tra gli 800 e 1.300 euro a metro quadrato, a Marina si arriva anche a 2.500. In parallelo, gli immobili per uso commerciale nel centro di Ragusa hanno visto perdere il proprio valore di oltre la metà, negli ultimi anni.
Non è corretto attribuire questo sbilanciamento soltanto alla crescente presenza maltese, ma il loro arrivo è stato un fattore. Ormai da diversi anni alcuni politici ragusani sottolineano potenziali svantaggi e storture di un legame così stretto con i maltesi. Nel 2023 il consigliere di minoranza Gaetano Mauro parlava per esempio dei rischi di affidarsi a «imprenditori stranieri il cui core business è sconosciuto a molti». Era un’accusa nemmeno troppo velata al fatto che Malta è una specie di paradiso fiscale, un paese percepito dagli stessi maltesi come estremamente corrotto, in cui peraltro diversi imprenditori hanno legami con la criminalità organizzata.
«Saremo bravi a vigilare» rassicura il sindaco Cassì. «A volte le imprese maltesi che lavorano qui soffrono una burocrazia che a loro non è familiare, ma la burocrazia ha dei pregi: vuol dire regole, controlli e quindi garanzie per tutti».
Molto meno preoccupati sono gli albergatori di Marina di Ragusa, riuniti nell’Associazione Sicilia Costa Iblea. I maltesi, almeno quelli che una seconda casa a Ragusa non ce l’hanno, sono potenziali clienti. Bianca Panepinto, la presidente dell’associazione, vede con favore questo nuovo flusso a patto che si faccia di tutto «per evitare che il turismo che arriva da Malta sia mordi e fuggi». Panepinto per esempio chiede accordi fra alberghi, ristoranti e istituzioni pubbliche per fare rete, e una maggiore collaborazione con gli altri luoghi del barocco siciliano.
La questione del porto e della sua nuova gestione sembra comunque dividere gli abitanti, fra chi vede nell’arrivo dei maltesi una occasione e chi teme un rischio di “colonizzazione”: insomma, di assistere da fuori a fenomeni speculativi o con pochi benefici condivisi, senza poterci fare granché.
Nello Dipasquale, che era sindaco all’epoca in cui il porto fu progettato e avviato, sostiene che certe paure siano solo «chiacchiere da bar: d’altronde cosa avremmo dovuto fare se qui nessun imprenditore ha voluto impegnarsi sul porto, alzare i muri contro lo straniero?». Dipasquale, che oggi è consigliere regionale per il PD, nota che la cosa più rilevante è che la riqualificazione del porto di Marina di Ragusa non è costata nulla al Comune, e che al termine della concessione di 60 anni il porto tornerà nella sua disponibilità. Quanto al resto, «questa è una zona che sta crescendo economicamente. Cosa c’è di strano che qualcuno arrivi a cogliere e sviluppare questo potenziale?».
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