Andersinho Marques: “I tre Valori per realizzare un sogno”
Nella foto: il giornalista sportivo Andersinho Marques
Un uomo e il suo sogno
C’era una volta un ragazzo e il suo sogno di diventare qualcuno nel mondo dello sport e, in particolare, del calcio.
Fu così che, dal Brasile, decise, con la madre, di trasferirsi in Italia.
Ed è proprio a Milano che, quasi una trentina d’anni fa, ci incontrammo in una chiesa. Lui suonava il cavaquinho e io, da lui istruita, intonavo la canzone “Você é dez”.
Semplice. Umile. Coraggioso ragazzo, equipaggiato da un sogno e da una fede incrollabile che ispira chiunque, solo a guardarlo.
Dopo ventisei anni – quattordici dei quali spesi nel ruolo di arbitro professionista – lo ritrovo giornalista e corrispondente per Sport TV Portogallo nell’ambito del calcio internazionale, serie A e Champions League. Per Mondosportivo.it, cura rubriche e approfondimenti sul calcio internazionale. Testate come AC Milan Inside e Cuore Toro, lo citano come esperto per notizie inerenti al calciomercato e al calcio italiano.
Ma non finisce qui.
Per due anni consecutivi, nel 2018 e 2019, Anderson Marques detto “Andersinho” è stato insignito del premio “Focus Award Brasil Milão” come “personalità dell’anno”, per il suo contributo mediatico nel rafforzare i legami sportivi e culturali tra Brasile e Italia.
Ogni cosa è possibile, a chi crede
Dalla bellissima terra natia, Andersinho portò con sé il profumo di un movimento nato nei primi anni Ottanta per iniziativa dei calciatori brasiliani João Leite e Baltazar Maria de Morais Júnior: “Atleti di Cristo”. Oggi, l’associazione no profit conta settemila membri attivi in sessanta nazioni. Fra gli altri, spiccano i nomi degli ex calciatori Nicola Legrottaglie, Zé Maria e Ricardo Kakà, nonché atleti di varie altre discipline.
Da anni ricevo il suo messaggio domenicale su whatsapp. È un messaggio che ispira all’adozione di un atteggiamento spirituale libero, spontaneo e al tempo stesso profondo.
J.L.: Hai un aneddoto da raccontarci riguardo a qualcuno che, toccato dalle tue parole, ne è stato trasformato?
A.M.: Sì, e sono proprio queste cose che danno senso a tutto. Una volta una persona mi ha scritto dicendo che stava vivendo un momento molto difficile in famiglia e stava per prendere una decisione impulsiva. Ha letto il messaggio della domenica, si è fermato, ha pregato e ha cambiato atteggiamento. Non ho fatto nulla di speciale, ma capisci che quando semini una parola con fede, può arrivare dove tu non arriverai mai.
J.L.: Hai iniziato a lavorare a 12 anni. Perché così presto?
A.M.: Per necessità e per mentalità. Volevo aiutare la mia famiglia e allo stesso tempo crescere. Lavorare presto mi ha dato responsabilità e mi ha fatto capire il valore dei sacrifici.
J.L.: Com’era la tua vita prima di arrivare in Italia?
A.M.: In Brasile vivevo una vita semplice, ma con tanti sogni. Non avevo scorciatoie. Ho costruito tutto passo dopo passo, con tanta voglia di migliorarmi e di cambiare il mio destino.
J.L.: Perché hai scelto proprio l’Italia?
A.M.: Perché vedevo un’opportunità concreta, soprattutto nel calcio. L’Italia è un punto di riferimento e sentivo che poteva essere il posto giusto per crescere professionalmente.
J.L.: Immagino non debba essere stato tutto rose e fiori, nei primi tempi. Quali sono state le sfide più dure che hai dovuto affrontare per arrivare a essere l’uomo e l’affermato professionista che oggi sei? Hai avuto dei momenti di scoraggiamento?
A.M.: Le sfide sono state tantissime. Lingua, cultura, solitudine, fame. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito fuori posto e scoraggiato. Ma sono proprio quei momenti che ti formano. O molli, o cresci.
J.L.: So che, per due anni consecutivi, hai ricevuto il premio di “personalità dell’anno”, il Focus Award Brasil Milão 2018/2019…
A.M.: È stato un riconoscimento importante, certo. Ma più che il premio, conta il percorso fatto per arrivarci. È quello che ti costruisce davvero.
J.L.: Quale ruolo ha avuto la tua fede e ha tuttora, nel processo trasformativo da sognatore a eroe di un grande sogno realizzato?
A.M.: Totale. Senza la fede non sarei qui. È stata la base di tutto. Mi ha dato direzione, forza e lucidità nei momenti difficili.
J.L.: Come vivi la tua fede nella quotidianità e in che modo ha cambiato il tuo approccio alla vita?
A.M.: In modo semplice. Coinvolgo Dio nelle piccole cose, nelle decisioni, nelle giornate normali. Questo cambia il modo in cui affronti tutto, perché non ti senti mai solo.
J.L.: So che, da più di vent’anni, sei membro del movimento internazionale Atleti di Cristo, che riunisce sportivi di ogni disciplina e nazionalità…
A.M.: È una famiglia. Un gruppo di persone che vivono lo sport con valori più profondi. Ti aiuta a restare centrato e a non perdere la direzione.
J.L.: Chi sono le persone che, nella tua vita, ti hanno sempre sostenuto e per le quali provi affetto e profonda gratitudine?
A.M.: Mia madre e mia moglie, prima di tutto. E anche chi ha creduto in me quando non avevo nulla da offrire. A loro devo tanto e ti confesso che, se dovessi farti i nomi degli Italiani, ne verrebbe una lista lunghissima.
J.L.: Hai progetti per il futuro?
A.M.: Continuare su questa strada. Lavorare, comunicare e ispirare. Crescere ancora, senza perdere l’essenza. Alla fine, tutto si riassume in tre cose: fede, lavoro e costanza. Il resto arriva. Devi solamente crederci!

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