Luglio 17, 2026

Grandi Navi Veloci anticipa la partenza, se non sei veloce, ti lascia a terra, anche se sei arrivato in anticipo.

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Come giornalista e direttore di redazione per Lazio e la Sicilia, ne ho visto e sentite così tante che quasi non mi scandalizzo più, effetto “Rana Bollita” cui drammaticamente sembra sempre più, anche il sottoscritto pur con grande difficoltà a resistere, potrebbe assuefarsi, spero tuttavia che ciò non accada.

Ma, un conto è ascoltare le “assurdità” che accadono e che sembra capitino ai poco fortunati, un conto è viverle e rendersi conto della drammatica realtà.

Così, giusto per vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, il subire personalmente la prepotenza, la maleducazione, la sprezzante superbia di chi crede di avere il “potere” e decidere ciò che vuole, mi permette di uscire dalla condizione di “Rana Bollita” e denunciare pubblicamente chi agisce per i propri interessi, infischiandosene dei disagi arrecati.

E’ il caso di GNV, acronimo di Grandi Navi Veloci, fondata nel 1992 con ottimi propositi, da Aldo Grimaldi a Genova ponendo come volontà quella di creare una flotta di navi che rivoluzionassero il cabotaggio in Italia, coniugando capacità di trasporto auto e merci con il comfort per i passeggeri di una nave da crociera, velocizzando i collegamenti da e per le isole.

Una Azienda al servizio dei trasporti via mare e per i cittadini.

Peccato che, come spesso avviene, tanti buoni propositi si perdono per strada, forse in questo caso per mare.

Così, nel 2011 l’assemblea straordinaria degli azionisti di Grandi Navi Veloci delibera un aumento del capitale sociale riservato a favore di Marinvest Srl, holding del gruppo MSC facente capo a Gianluigi Aponte, a cui viene destinata una partecipazione pari al 50% del capitale sociale di Grandi Navi Veloci.

L’11 dicembre 2013 viene deliberato un aumento del capitale sociale a 169.999.988,97 €. Le percentuali di partecipazione degli azionisti di riferimento sono ripartite tra Marinvest S.r.l.: (57,39%), Investitori Associati: (36,97%), Idea Capital Funds s.g.r. S.p.a (3,12%), Charme Investment S.C.A. (1,56%) e altri (0,96%).

Queste operazioni, finanziarie avranno influito a occultare i “buoni propositi” del Suo fondatore?

Ritorniamo ad i fatti, questa volta, non ascoltati, ma direttamente vissuti.

Dovendo recarmi in Sicilia, precisamente a Geraci Siculo, meraviglioso Borgo medievale delle Madonie in provincia di Palermo, decidevo, dopo una accurata valutazione dei tempi e dei costi, di prenotare il traghetto, Napoli – Palermo ed il ritorno Palermo – Napoli, via internet attraverso una agenzia di prenotazione on line, una di quelle che propone tariffe e vettori diversi, scegliendo quelli a minor costo, ma mantenendo elevati gli standard di sicurezza ed assistenza.

Ricevevo così dietro pagamento con Carta di Credito, due biglietti, uno per tratta, ma di vettori diversi.

Il primo, andato a buon fine, il secondo, quello di GNV Grandi Navi Veloci…con sgradevole sorpresa.

Biglietto GNV in questione, emesso il 01/06/2026 ore 09,30 con N. di prenotazione 63481722359 biglietto n. GN-6062138 intestato al sottoscritto, con inserito il numero di targa della vettura al seguito ed inclusivo di posto poltrona, con specifica di orario di presentazione al porto di Palermo alle ore 21,59 del 7 giugno 2026 per la partenza alle 23,59. Il previsto arrivo a Napoli alle ore 8,30. Premetto, servirà in seguito, il biglietto contiene il mio numero di telefono regolarmente controllato, come richiesto all’emissione di esso.

Avevo scelto un orario così tardo per il rientro in quanto avevo deciso di assistere ad una funzione religiosa che si sarebbe tenuta, nel Borgo, cui mi sono recato.

Tuttavia, al fine di evitare il traffico di rientro verso Palermo, dovendo attraversare una località assai ambita come Cefalù, essendo una bella domenica con temperature estive e di fallire l’orario di presentazione, 21,59 come fissato sul biglietto, decidevo di anticipare la mia partenza.

Arrivo così al Porto di Palermo alle 20,30 e mi avvio verso il molo da dove avrei dovuto imbarcarmi.

Vedo una Nave della compagnia GNV e chiedo quale fosse la postazione che mi permettesse di fermarmi ed attendere l’orario di imbarco.

La risposta, avrebbe gelato chiunque.

“Guardi che non c’è alcuna nave della Nostra compagnia che parte a quell’ora. L’unica e questa e parte alle 21, 00 ma abbiamo già chiuso e non si può più entrare, le conviene andare alla biglietteria”

Il commento lo lascio al lettore, mi reco immediatamente alla biglietteria, assai distante dal molo di attracco, tanto che arrivo li alle 20,45.

Espongo il caso all’impiegato di turno il quale mi dice: “Noi abbiamo mandato un SMS che l’avvisava che avremmo anticipato la partenza.”

Eseguo un rapido controllo sugli sms, non c’è nulla, a punto l’addetto mi dice che era normale che non ci fosse nulla poiché avendo acquistato il biglietto tramite agenzia, loro avevano mandato l’avviso in agenzia, non avendo il mio numero di telefono, e che quindi avrebbe dovuto provvedere l’agenzia ad informarmi. Peccato che il mio numero è riportato sul biglietto. Chiedo allora di imbarcarmi sulla nave in partenza, e la risposta è: “la procedura di imbarco è chiusa, la posso riprenotare per domani”, o rimborsarle il biglietto.

Ma io ho un impegno importantissimo domani, devo rientrare. Forse per educazione, mi ha risposto: noi l’abbiamo avvertita… in pratica come se mi avesse detto, “Si attacchi”…

Probabilmente non ero l’unico, ma questo difficilmente verrà fuori, se non per il fatto che una signora, accanto a me che parlava con un’altra operatrice, mi sussurrava che aveva lo stesso problema, e che stava accettando la riprotezione per il giorno successivo.

Stupidamente, un po’ preso dal panico, un po’ innervosito da questa situazione “fantozziana”, non avevo mai sentito che una nave potesse partire in anticipo di ben due ore e mezzo, non ho preso i riferimenti della signora. Un mezzo del servizio pubblico può anticipare l’orario di partenza, per di più senza accertarsi che tutti i passeggieri possano essere stati informati?

Caso che sembrerebbe unico, ma che poi ho scoperto, giunto a Roma, dopo aver effettuato tutto il viaggio in auto, non esserlo per GNV… infatti ho trovato un articolo risalente al 2017 di cui allego il link.

https://ilsalvagente.it/2017/07/29/grandi-navi-veloci-partenza-anticipata-e-i-passeggeri-rischiano-di-rimanere-a-terra/

Ho viaggiato con numerose compagnie di traghetti, la maggior parte per queste tratte, e mai mi era capitato di sentire che una compagnia di traghetti avesse anticipato la partenza, per di più di diverse ore. L’unico caso riscontrato, quello delle NGV e che a quanto pare sembra essere accaduto più volte.

Ritardi a vario titolo, capita spesso, ma in anticipo…, non a caso l’anticipo della partenza non viene nemmeno menzionato nelle note inerenti al contratto, fornite insieme al biglietto.

L’Art. 4  delle condizioni generali di trasporto pubblicato sul sito GNV con validità a Maggio 2026 recita:

Art. 4 PRESENTAZIONE PER L’IMBARCO:

 

  • viaggi nazionali e comunitari – l’orario stabilito per il check-in è entro due ore prima dell’orario previsto di partenza della nave per i Passeggeri con veicoli al seguito, mentre per i Passeggeri senza veicoli al seguito è di 2 ore; (ii) viaggi extra -Schengen – l’orario stabilito per il check-in è entro quattro ore prima dell’orario previsto di partenza della nave per i Passeggeri con e senza veicoli al seguito. La presentazione oltre tali termini comporta il diniego all’imbarco. Il Passeggero che abbia effettuato il check-in dovrà restare all’interno dell’area di imbarco, fino all’effettivo accesso a bordo della Nave, non essendo consentito allontanarsi da tale area.
  • E’ comunque obbligo del Passeggero verificare con congruo anticipo eventuali variazioni dell’orario di partenza Nave e di presentazione al check-in attraverso i canali dedicati (Uffici Biglietteria, Agenzie di Viaggio, sito gnv.it).

La dicitura che obbliga il passeggero a verificare con congruo anticipo eventuali variazioni dell’orario di partenza, non può certo essere riferito ad un anticipo della partenza, mai menzionato, casomai ad un ritardo dovuto a vari motivi…, non entro nel merito, circa la generica dicitura, cui il legislatore o chi per lui, dovrebbe intervenire. Il rischio reale diventa, come è accaduto, io compagnia che svolgo un servizio pubblico, faccio come mi pare e quando mi pare e poco importa se il passeggero che ha pagato quel servizio, possa usufruirne per come ha predisposto e gli è stato offerto, pianificando il proprio viaggio in base alla disponibilità offerta volontariamente dalla compagnia di trasporto.

Quale è poi il congruo anticipo? Forse si pretende di verificare ogni ora l’orario di partenza?

Così, riservandomi di chiedere a posteriori eventuale rimborso e risarcimento danni, ho deciso, costretto dalla impossibilità e veto della compagnia di potermi imbarcare sulla nave in partenza, di effettuare il viaggio in auto, avendo nella tarda mattinata del 8 giugno, un impegno a Roma, purtroppo saltato a causa di questo gravissimo ed arbitrario fatto…

Viaggio iniziato alle 21, dal porto di Palermo, con arrivo alle 15,00 a Roma.

Ho dovuto includere la sosta in un Hotel a Villa San Giovanni, per poter riposare e continuare il viaggio in sicurezza.

Rientrato a Roma, ricontattavo l’ufficio della sala operativa di Genova, al numero telefonico indicato sul biglietto, la quale mi rispondeva che non era loro obbligo avvisare il passeggero della variazione, anticipo dell’orario di partenza, ma era dovere della Agenzia di prenotazione.

Avendo ricevuto questa ulteriore risposta, ho contattato l’agenzia che prontamente mi ha risposto, dichiarando di non essere a conoscenza dell’avvenuto anticipo e che in ogni caso l’eventuale comunicazione spetta al vettore marittimo, come riportato, ai sensi della normativa europea e italiana in materia di diritti dei passeggeri nel trasporto marittimo — in particolare il Regolamento (UE) n. 1177/2010 e il Codice della Navigazione — l’obbligo di informare i passeggeri in caso di cancellazione, ritardo o modifica dell’orario di partenza grava sul vettore marittimo.   

E’ evidente che qualche cosa non quadra, lasciamo all’interpretazione del lettore ogni riflessione, rilevo che sia a Palermo che alla sede operativa di Genova, mi riferiscono verbalmente che non solo non hanno il mio recapito telefonico, che invece e presente nel biglietto, ma che deve avvisarmi l’agenzia cui mi sono rivolto.

Mi lascia perplesso che poi asseriscano che mi è stato inviato un SMS, che a me non risulta, e che a loro risulta essere stato inviato…

Allora, il mio numero lo avete o non lo avete?

Al Giudice l’ardua sentenza… il cittadino si sente un po’ “preso per i fondelli”…

Arroganza? Superbia? O che altro?

Noi siamo e tu non sei nulla?

Potrei continuare ma… da qui,

si comprende, come ci viene segnalato, che difficilmente gli utenti si rivolgono al legale, pur essendo nel loro diritto, preferendo un immediato rimborso, anche parziale del biglietto, piuttosto che onerose spese legali, con l’incertezza, pur avendo ragione, di vedersi riconosciuto quel diritto che non sembra più esistere in Italia.

Un vero e proprio stato di diritto…

All’estero una compagnia di navigazione che non ottempera ad i diritti che tutelano i viaggiatori, subisce gravissime sanzioni, in Italia invece si preferisce a vario titolo, bollire la rana lentamente, favorendo magari altri comitati …

Si sta valutando attentamente se intraprendere la via legale, per ottenere oltre al dovuto e totale rimborso del biglietto e delle spese sostenute per rientrare, l’eventuale risarcimento danni, che sarà interamente devoluto ad una associazione di promozione sociale che opera nel settore del volontariato con l’obiettivo di promuovere la solidarietà sociale ed il benessere della persona in situazioni di svantaggio.

Riporto quanto espresso dall’avvocato Carmelo Calì di Confconsumatori Sicilia nell’articolo del 29 luglio 2017…

“L’organizzazione del viaggio a dir poco schizofrenica alla fine porta al paradossale risultato che non solo non vi é stato ritardo, ma addirittura una partenza anticipata. Ma se non sussistono i presupposti per chiedere la compensazione pecuniaria per il ritardo di cui al Regolamento Comunitario n. 1177/2010 ai passeggeri spetta in ogni caso il risarcimento del danno per quanto accaduto. Lo stesso regolamento, infatti, prevede che resta impregiudicato il diritto dei passeggeri di rivolgersi ai giudici nazionali, secondo la legislazione nazionale, per ottenere risarcimenti. Ora risulta evidente che vi sia stata una palese violazione degli obblighi contrattuali da parte della compagnia di navigazione sotto diversi profili. Quanto accaduto va oltre ogni ragionevole dovere di diligenza.  Per tali motivi il risarcimento sarebbe spettato ancor più se i passeggeri, malauguratamente per loro, non fossero arrivati in tempo per partire. Avrebbero avuto diritto, infatti, al rimborso dei biglietti acquistati e non utilizzati, nonché quello delle spese di trasporto di qualsiasi tipo che a questo punto avrebbero scelto per raggiungere la località della loro vacanza. Oltre le eventuali spese corrisposte invano a causa del disservizio, ad esempio il pagamento di una notte di albergo non usufruita a causa del ritardo con cui sarebbero arrivati a destinazione. Infine i danni non patrimoniali da vacanza rovinata. Questi ultimi spettano anche per quanto effettivamente accaduto perché aver costretto delle persone a percorrere in auto la distanza con il porto temendo di perdere la nave e quindi le vacanze ha comunque rilevanza, e non secondaria”.

Se qualche avvocato, non certo di quelli allineati al sistema, intendesse seguire il caso, si faccia avanti, sarà il benvenuto

 

Regolamento Europeo per il trasporto.

https://www.euroconsumatori.org/it/diritti_dei_passeggeri_trasporto_per_vie_navigabili

 

Considerazioni del Direttore di Betapress

Il caso raccontato da Ettore non è soltanto il resoconto di un disagio personale.

Sarebbe comodo liquidarlo così, come l’ennesima disavventura di viaggio, come uno di quei contrattempi che il cittadino dovrebbe ingoiare con cristiana pazienza e magari con un mezzo sorriso, perché in fondo in Italia ci si abitua a tutto, persino all’assurdo quando l’assurdo viene stampato su carta intestata, nascosto dietro una procedura o pronunciato da uno sportello.

No. Qui il problema è molto più serio.

Quando un cittadino acquista un biglietto, paga un servizio, riceve un orario preciso, organizza il proprio viaggio su quell’orario e arriva addirittura prima dell’ora indicata per la presentazione al porto, non può scoprire che la nave è già quasi pronta a salpare e che la procedura di imbarco è chiusa.

Non può sentirsi dire che l’orario è cambiato come se la variazione fosse un dettaglio marginale, una piccola piega amministrativa, una cortesia eventualmente comunicata a qualcuno, forse all’agenzia, forse tramite SMS, forse a un numero che c’è ma che allo stesso tempo pare non esserci.

Questa non è efficienza. Questa è la rappresentazione plastica dello squilibrio di potere tra grande società e consumatore.

Il consumatore paga subito. La società incassa subito. Il biglietto viene emesso subito. Le condizioni generali vengono imposte subito.

Poi però, quando nasce il problema, la responsabilità comincia a evaporare. Il vettore dice che ha avvisato l’agenzia. L’agenzia dice che non sapeva nulla. Il passeggero mostra che il numero di telefono era presente. Qualcuno sostiene che il numero non fosse disponibile. Qualcun altro dice che un SMS sarebbe stato mandato. Intanto la nave parte, il cittadino resta a terra e l’intera macchina organizzativa sembra trasformarsi in una gigantesca partita a scaricabarile.

Il punto, allora, non è solo se una nave possa o non possa partire in anticipo per ragioni operative. Il punto è se una grande compagnia possa cambiare unilateralmente un elemento essenziale del contratto di trasporto senza assicurarsi, in modo serio, verificabile ed effettivo, che il passeggero ne sia stato realmente informato.

Perché un conto è comunicare. Un altro conto è poter dimostrare di aver comunicato. E un altro conto ancora, più importante, è garantire che quella comunicazione raggiunga davvero il destinatario finale del servizio e soprattutto in tempo per potersi riorganizzare.

La differenza è tutta qui. Nel mondo reale non basta dire “noi abbiamo avvisato”. Occorre dimostrarlo. Occorre spiegare quando, come, a chi, con quale mezzo, con quale ricevuta, con quale tracciabilità. Soprattutto quando l’effetto della comunicazione non ricevuta è devastante per il passeggero, costretto a perdere il viaggio, modificare programmi, affrontare spese ulteriori, guidare per ore, pernottare lungo il tragitto e subire un danno che non si misura soltanto nel prezzo del biglietto.

La grande ipocrisia di molti contratti moderni è questa: il cittadino è sempre responsabile di tutto, la grande società quasi mai.

Il passeggero deve controllare il sito, l’agenzia, la biglietteria, l’orario, il cellulare, la mail, il portale, le condizioni generali, le variazioni eventuali e magari anche il vento, la luna e l’umore del sistema informatico.

La società, invece, può nascondersi dietro una clausola elastica, dietro una formula generica, dietro il solito “congruo anticipo”, espressione meravigliosamente italiana perché dice tutto e non dice nulla.

Congruo per chi? Per il cittadino che viaggia, lavora, guida, attraversa mezza Sicilia e si presenta al porto prima dell’orario indicato? O congruo per la società che, una volta modificato l’orario, pretende che il passeggero diventi sorvegliante permanente del proprio biglietto?

Qui siamo davanti a una questione di civiltà giuridica prima ancora che commerciale.

Un biglietto non è un suggerimento. È un patto. L’orario indicato non è un’opinione. È parte dell’organizzazione concreta della vita di una persona.

Se quel patto viene modificato, chi lo modifica ha il dovere di farlo sapere con strumenti adeguati. Non può bastare il rimpallo. Non può bastare l’allusione. Non può bastare la frase buttata lì allo sportello, magari con il tono di chi sembra dire: noi siamo la compagnia, lei è soltanto un passeggero.

Ecco il punto politicamente più grave.

In Italia il consumatore viene spesso celebrato nei convegni, protetto nei regolamenti, omaggiato nei codici etici, fotografato nelle campagne pubblicitarie, ma quando poi si trova davanti al colosso di turno scopre di essere piccolo, solo e sostanzialmente irrilevante.

È il suddito perfetto del capitalismo procedurale. Non ha più davanti il sovrano con la corona, ma un call center, una biglietteria, una clausola, una schermata, una mail automatica. Cambia la scenografia, non cambia la sostanza.

Le grandi società, quando non vengono controllate con rigore, finiscono troppo spesso per comportarsi come repubbliche autonome, dotate di leggi proprie, tempi propri, linguaggio proprio e responsabilità intermittente.

Fanno quello che vogliono, o danno l’impressione di poterlo fare, alla faccia del consumatore che ha pagato, programmato, rispettato gli orari e perfino anticipato il proprio arrivo per non creare problemi.

Poi, se qualcosa va storto, il cittadino deve arrangiarsi. Deve reclamare, documentare, scrivere, telefonare, inseguire risposte, valutare un avvocato, anticipare spese e sperare che qualcuno, da qualche parte, riconosca l’ovvio.

Ma l’ovvio, in Italia, è diventato rivoluzionario.

È ovvio che se una nave parte prima dell’orario indicato sul biglietto il passeggero debba esserne informato in modo certo.

È ovvio che se il numero di telefono compare sul titolo di viaggio non si possa sostenere con leggerezza che quel recapito non fosse disponibile.

È ovvio che il cittadino non possa essere costretto a controllare compulsivamente ogni possibile variazione come se il contratto fosse una schedina da aggiornare in tempo reale.

È ovvio che, quando un servizio di trasporto produce un danno organizzativo, economico e personale, la risposta non possa essere un’alzata di spalle.

Eppure siamo qui a doverlo scrivere.

Non compete a Betapress sostituirsi a un giudice, né anticipare conclusioni che spettano eventualmente alle autorità competenti.

Ma compete alla stampa fare una cosa semplice e antica: porre domande. E qui le domande sono inevitabili.

Perché l’orario sarebbe stato anticipato? Quando è stata decisa la variazione? Chi è stato informato? Con quale mezzo? Il passeggero è stato informato direttamente oppure no? Esiste prova dell’invio della comunicazione? Quanti altri passeggeri sono stati coinvolti? Perché a una persona presente in porto prima dell’orario indicato sul biglietto non è stata offerta una soluzione immediata, ragionevole, proporzionata?

Sono domande civili. Se GNV volesse risponderci sarebbe quasi miracoloso, ma non lo farà, perché le risposte non ci sono.

Ma in un Paese abituato alla sudditanza del consumatore, le domande civili sembrano spesso atti di insubordinazione.

Il punto non è fare una crociata contro una compagnia. Il punto è ricordare che le grandi società non possono considerare il cittadino un dettaglio logistico.

Il cittadino non è merce trasportata male.

Non è un numero di prenotazione.

Non è una pratica da chiudere.

Non è una voce di costo da minimizzare.

È il soggetto che paga il servizio e che, proprio perché paga, ha diritto a riceverlo secondo le condizioni offerte, oppure a essere informato, assistito e risarcito quando quelle condizioni vengono modificate.

Questa vicenda, confermata nei suoi elementi essenziali, non racconta soltanto una partenza anticipata.

Racconta un Paese nel quale il consumatore viene lasciato spesso solo davanti a strutture enormi, formalmente impeccabili e sostanzialmente inafferrabili.

Racconta un sistema in cui il diritto esiste, ma per farlo valere bisogna avere tempo, denaro, resistenza nervosa e una pazienza quasi monastica.

Racconta una modernità alla rovescia, dove la tecnologia dovrebbe servire a informare meglio e invece diventa talvolta il paravento dietro cui nessuno risponde davvero.

E allora sì, la metafora della rana bollita torna tristemente utile.

Perché il cittadino italiano viene cotto lentamente nel brodo tiepido dei piccoli soprusi quotidiani.

Un rimborso parziale qui, una risposta vaga là, una clausola ambigua, una procedura chiusa, una telefonata senza nome, una responsabilità che passa da una scrivania all’altra.

Alla fine non protesta più. Si stanca. Rinuncia. Accetta.

Ed è proprio su questa rinuncia che troppi sistemi prosperano.

Betapress non intende accettare questa normalità rovesciata.

Quando una grande società vende un servizio, deve rispettarlo. Quando lo modifica, deve informare. Quando sbaglia, deve rispondere. Quando provoca un danno, deve assumersene le conseguenze. Non è giustizialismo. È civiltà minima.

Perché il mercato senza responsabilità diventa prepotenza. Il contratto senza equilibrio diventa imposizione. Il servizio pubblico o para pubblico gestito con logica privatistica senza adeguata tutela del cittadino diventa arbitrio.

E l’arbitrio, anche quando indossa la divisa elegante dell’efficienza aziendale, resta sempre arbitrio.

Il consumatore non chiede privilegi. Chiede rispetto.

E quando anche il rispetto diventa una richiesta eccessiva, allora non siamo più davanti a un disservizio.

Siamo davanti a un sintomo grave di decadenza civile, di sopruso morale, di delinquenza istituzionale, di sfregio delle coscienze e soprattutto di smantellamento della fiducia del consumatore.

A questo punto cari consumatori e viaggiatori se proprio vi obbligano a fare le pecore, belate più forte che potete in modo da farvi sentire.

Belate gente, belate più forte, perché se tutto questo accade, il problema non è soltanto la grande società che abusa della propria forza, ma lo Stato che guarda, tollera, incassa tasse, produce regolamenti solenni e poi lascia il cittadino solo davanti al sopruso: uno Stato che, quando non protegge il debole dal forte, non è più arbitro della civiltà, ma notaio della prepotenza.

Autori

  • Responsabile redazione Betapress.it Lazio e Sicilia

    Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, Ettore Lembo è una voce autorevole nell’ambito dell’attualità, della politica, della storia e della geopolitica. Con un percorso ricco di esperienze come editorialista, opinionista e moderatore di convegni, ha diretto la testata indipendente Betapress e collaborato con numerose realtà giornalistiche tra cui “La Notizia.net” e “Ettore Lembo News”. Ha ricevuto importanti riconoscimenti giornalistici, come il Premio “Le Voci della Libertà – Omaggio a Oriana Fallaci” (2025), il Premio “Ciao Federico” (2022) e il Premio Internazionale “Angeli di Luce” (2019).

  • Direttore responsabile Betapress.it

    Corrado Faletti è una figura complessa e poliedrica del panorama culturale e giornalistico italiano contemporaneo, capace di intrecciare nel suo percorso professionale e intellettuale dimensioni differenti — pedagogiche, civiche, storiche e mediatiche — in un’unica visione coerente e profondamente etica del giornalismo. La sua importanza nel panorama giornalistico odierno non si misura soltanto con i parametri della notorietà o della carriera accademica, ma soprattutto con la capacità di proporre un modello alternativo di giornalismo: quello che egli stesso definisce, con felice intuizione, “giornalismo pedagogico” o “giornalismo educativo”.


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2 pensieri su “Grandi Navi Veloci anticipa la partenza, se non sei veloce, ti lascia a terra, anche se sei arrivato in anticipo.

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