LA COLONIA GüELL
un Sogno costruito in Pietra e Utopia
Come un industriale illuminato e un genio incompreso edificarono insieme un mondo che il resto del mondo non capì, finché non fu troppo tardi.
C’è un luogo a pochi chilometri da Barcellona dove il tempo sembra essersi ripiegato su sé stesso, dove le pietre parlano di un sogno collettivo. Si chiama Colonia Güell, e per comprenderla appieno bisogna prima capire l’uomo che la volle. Eusebi Güell i Bacigalupi, la madre era di origini genovesi, il mecenate catalano senza il quale Antoni Gaudí sarebbe forse rimasto un genio sconosciuto dell’architettura.
Eusebi Güell nacque a Barcellona nel 1846 in una famiglia di ricchi industriali tessili. Suo padre, Joan Güell, aveva costruito una fortuna nelle fabbriche di cotone, ma Eusebi era fatto di una pasta diversa. Studiò economia e diritto a Parigi e a Londra, viaggiò, lesse, si appassionò alle teorie sociali dell’epoca. Tornato in Catalogna, come erede di un impero industriale, portava con sé qualcosa di raro negli ambienti borghesi dell’Ottocento: la convinzione che il capitale avesse obblighi verso chi lo produceva.
Ma come poter realizzare questa visione? Non una fabbrica, e nemmeno un villaggio operaio. Sognò una comunità pensata come un organismo vivente, dove bellezza e dignità erano diritti, non lussi.
Nel 1890, Eusebi decise di trasferire le sue fabbriche tessili da Sants, oggi nel cuore di Barcellona, a Santa Coloma de Cervelló, nel Baix Llobregat. Non lo fece solo per ragioni economiche: aveva in mente qualcosa di più ambizioso. Voleva costruire una colonia industriale modello, ispirata in parte al paternalismo industriale inglese, ispirandosi a Saltaire e Port Sunlight, ma filtrata attraverso la visione cattolica-sociale che lui e molti intellettuali catalani condividevano.
La Colonia crebbe a poca distanza dalla fabbrica. Case per gli operai, due scuole, una per le femmine l’altra per i maschi, un teatro, un circolo, una cooperativa. Ma anche le case per i dirigenti, i negozi e la sua magione. Tutto fu affidato a una serie di architetti modernisti, tutto progettato con cura estetica, tutto orientato a creare un senso di appartenenza e di orgoglio. Eusebi Güell era convinto che un lavoratore che vivesse in un ambiente bello, che avesse accesso alla cultura e all’educazione, fosse non solo più felice, ma anche più produttivo e meno incline alle agitazioni sociali che scuotevano l’Europa industriale.
Ma il capolavoro della Colonia avrebbe dovuto essere la chiesa. E per la chiesa, Eusebi chiamò il suo architetto prediletto: Antoni Gaudí. I due si erano incontrati nel 1878, quando Gaudí, ancora studente, aveva progettato una vetrina per un guantaio che Güell vide all’Esposizione Universale di Parigi. Quella vetrina fu l’inizio di un’amicizia intellettuale e di una collaborazione artistica tra le più straordinarie nella storia dell’architettura. Un sodalizio che durò per tutta la loro vita.
Gaudí lavorò alla cripta di quella che avrebbe dovuto essere la chiesa parrocchiale della Colonia per quasi dieci anni, dal 1908 al 1916. La usò come un vero e proprio laboratorio sperimentale: qui sviluppò e perfezionò il sistema delle catenarie, modelli capovolti di fili e sacchetti di sabbia, che gli permisero di calcolare le forme paraboliche ottimali per archi e volte. Le fotografie di quel modello rovesciato, conservate negli archivi, sono tra i documenti più affascinanti della storia dell’architettura moderna. Un esempio reale, con sotto uno specchio che raddrizza le cupole, è conservato all’interno di una casa museo all’interno della Colonia.
La cripta che ne risultò è una delle opere più originali del Novecento, un preludio al linguaggio maturo della Sagrada Família. Colonne di basalto vulcanico e laterizio si inclinano e si ramificano come tronchi di una foresta pietrificata. Ogni elemento è al suo posto non per ornamento ma per necessità strutturale, eppure il risultato è di una bellezza selvaggia e misteriosa. Ogni colonna è inclinata seguendo le linee di forza, come alberi che si piegano al vento senza spezzarsi: la natura come unico vero ingegnere.
La chiesa non fu mai completata. Nel 1914, Güell spostò i finanziamenti sulla Sagrada Família, Gaudí era ormai tutto preso dalla sua cattedrale, e i lavori si interruppero per sempre. La cripta rimase sola, come la testa di un corpo che non fu mai costruito. Eusebi Güell morì nel 1918, vedendo probabilmente sfumare il suo sogno più ambizioso.
La Colonia industriale sopravvisse fino al 1973, quando la fabbrica chiuse i battenti. Ma i suoi edifici resistono ancora, abitati o restaurati, e raccontano ancora quella storia di utopia concreta. Nel 2005 la cripta della Colonia Güell è stata inclusa nel sito UNESCO dedicato alle opere di Gaudí. Non come appendice minore, ma come opera capitale: il luogo dove il linguaggio del grande architetto trovò la sua forma definitiva.
Visitarla oggi, percorrere i vialetti della colonia, entrare nella penombra arancione della cripta, toccare quelle colonne storte e perfette, è fare un’esperienza doppia. Si può comprendere Gaudí meglio di quanto si possa fare alla Sagrada Família, e al contempo entrare in contatto con Eusebi Güell, l’uomo che credette abbastanza a lungo e abbastanza in profondità al suo sogno, da permettere a un genio universale di sperimentare. La grandezza dell’uno non sarebbe stata possibile senza la fiducia dell’altro.
È questa, forse, la lezione più rara che la Colonia Güell ci consegna. La bellezza ha sempre bisogno di qualcuno disposto a crederci prima che esista.
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