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Dalle urne francesi i risultati elettorali al secondo turno delle elezioni legislative, conclusesi ieri, hanno emesso una sentenza poco appellabile, ma estremamente significativa: con due importantissime chiavi di lettura.

La prima propone una cocente sconfitta per Macron e del suo raggruppamento Ensemble!, una forte ripresa dell’alleanza di sinistra Nupes di Jean-Luc Mélenchon, e – in ottima terza posizione – la destra del Rassemblement National di Marine Le Pen.

Ora, l’Assemblea Nazionale conta: 245 seggi per Macron – che prima contava sulla maggioranza assoluta -,  131 per Mélenchon, 89 per Le Pen, 61 – infine – per i Repubblicani.           

Repubblicani che potrebbero diventare il vero ago della bilancia, per consentire o meno a Macron di poter attuare il proprio programma nei prossimi cinque anni di un mandato rinnovato ad Aprile.

In Francia la politica è cosa seria, e molto seria è la presenza, la partecipazione, dei Cittadini alla vita della Repubblica: specie nei momenti di tensione e di emergenza.

Chi ha seguito le cronache da Parigi, non può non avere notato l’imponente massa di giovani scesi nelle Piazza a festeggiare, per questo o quello dei ‘contendenti’: aria di ‘risveglio’.

Ma avrà anche rilevato il dato che è la vera barra di governo del battello francese, oggi in acque oltremodo agitate: l’astensionismo ha toccato quota 54%!

Ossia, più di metà del corpo elettorale non si è espresso: protesta ma anche un voluto attendismo (per chi sappia leggere i numeri: senza provare a mortificare questa platea tanto vasta) che si preannuncia essere affatto che passivo.

L’apparente disaffezione alle urne, si espande in Europa: in un’Europa i cui governi sono molto poco attenti al vero, autentico sentire dei Cittadini. 

Un dato che va inevitabilmente a collegarsi alla posizione dell’83% (Germania) – qualcosa di simile in Italia e in Francia, un po’ meno nelle altre nazioni – dei cittadini che sono a favore del dialogo con Putin, ossia di una celere soluzione diplomatica dell’attuale situazione bellica in Ukraina: cittadini avversi alla guerra e all’invio incontrollato di armi sempre più sofisticate e quindi potenti, distruttive.

Chi scrive esprime il proprio convincimento che, sull’espressione di voto dell’elettorato francese, abbia emotivamente pesato il recente viaggio verso l’Ukraina del trio Draghi-Macron-Scholz: un viaggio preannunciato come ‘effettuato a titolo personale’, ma che ha indubbiamente offerto immagini e dichiarazioni che impegnavano i rispettivi Stati, l’Unione Europea, la Nato e quant’altro; il tutto condito da qualche abbraccio di troppo e da voluti, forse altrettanto incisivi, ammiccamenti.

Sempre seguendo quello che sta diventando un copione sempre meno ‘profumato’: un passo avanti (parlando di pace, e della necessità di una soluzione diplomatica), due indietro (sempre parlando di pace, ma ingiuriando con costante acrimonia Putin e la Russia), a zig-zag (sempre parlando di pace, ma inviando armamenti – sempre più pesanti – per ‘aiutare’ i combattenti ukraini, dimostrandosi reticenti a ogni soluzione diplomatica, paventando addirittura una violenta conflittualità  per molti anni [Sostengono alcuni, forse per prepararsi meglio a una guerra non di ‘logoramento’, ma molto più devastante, di cui la Russia possa essere l’unico obiettivo?]).

Le risultanze delle elezioni francesi, perse dal fronte che sosteneva il Presidente Macron, dimostrano che il Popolo, les citoyens, vogliono essere lealmente e compiutamente informati: vogliono decidere se e perché schierarsi con qualcuno, vogliono certezze sul proprio futuro, vogliono chiarezza sull’andamento ‘reale’ dell’incontrollato aumento dei prezzi, sui perché della rarefazione sui mercati delle materie prime, sulla stabilità dei loro risparmi, su un futuro – proprio e familiare, specie per le loro generazioni future – affatto incerto.

Le dichiarazioni delle varie cancellerie, degli organismi direttivi della UE e quant’altro, trasudano interessi persino poco chiari, in cui le parole ‘democrazia’ e ‘libertà’ suonano come comodi scudi, e alibi, per dissimulare altre e forse altrui volontà.  Le decisioni vengono prese (da pochi) ignorando che a subirle e a patirle sono i (moltissimi) cittadini dell’unione.     

Ma dalla Francia qualcosa si è mosso, offrendo chiavi di lettura diverse.   

Che la Marianne stia incitando verso il ‘risveglio’ generale, indicando una possibile via?

Dovremo stare attenti a cogliere ogni segnale, specie se possa indicare una direzione opposta al buio, all’estinzione dell’Umanità o a una sua forzata, subdola, drastica, riduzione: per fame, per malattie, per povertà.

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