Le attese semplici ed esigenti dei fedeli dopo il Concistoro straordinario di Papa Leone

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  • Giornalista professionista, ha lavorato dapprima in Lombardia come direttore scolastico e pubblicista presso diverse testate, passando poi al giornalismo full-time a Roma come redattore esperto alla Agenzia stampa SIR della Conferenza Episcopale Italiana. I suoi interessi principali riguardano la cultura religiosa, l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita delle persone, le problematiche geopolitiche nei loro riflessi economici, sociali e anche spirituali.

Il primo Concistoro straordinario voluto da Papa Leone XIV, svolto in Vaticano il 7 e 8 gennaio scorso alla presenza di 170 dei 245 cardinali che compongono il “collegio” che un tempo veniva definito dei “principi della Chiesa”, non ha avuto un particolare seguito mediatico. Non è colpa della Santa Sede, semmai le poche cronache uscite sulla stampa nazionale e sui media televisivi sono dovute al fatto che i lavori si sono svolti a porte chiuse e con scarni comunicati diffusi dalla Sala stampa vaticana. Inoltre i lavori sono stati un po’ surclassati da eventi clamorosi quali la cattura di Maduro, la Groenlandia contesa dagli USA e la persistente guerra in Ucraina.

I protagonisti del Concistoro sono stati i “porporati”, cardinali appunto che vestono il colore porpora a significare la loro disponibilità a dare il sangue per difendere la fede e annunciare il Vangelo. Per loro espressa scelta, hanno voluto occuparsi principalmente di due temi: la missionarietà della Chiesa oggi e il percorso della “sinodalità”, avviato in epoca di Papa Bergoglio. Sullo sfondo dei lavori, i testi ai quali si è fatto riferimento all’interno della ricchissima (potremmo dire quasi sterminata) produzione teologica e pastorale della Chiesa e in particolare del magistero dei Papi, sono stati i documenti del Concilio Vaticano II e l’”Evangelii gaudium” e “Predicate evangelium”. Leone XIV ha voluto, approvando questa scelta, mostrare direttamente la continuità rispetto al suo predecessore che aveva emanato il primo dei due documenti quale manifesto della cosiddetta “Chiesa in uscita”. Il secondo testo invece si occupa della riforma della Curia romana, argomento che rappresenta una sorta di costante della vita interna degli apparati vaticani.

I tanti e drammatici problemi del nostro tempo

In questo primo Concistoro straordinario il Papa ha fatto capire ai cardinali, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che il suo intento è quello di volerli coinvolgere il più possibile nel governo centrale della Chiesa, sia a livello spirituale sia sul piano pratico, stante i numerosi e spesso drammatici  problemi che la Santa Sede deve affrontare specie sul piano internazionale.

Per dare una idea di questa “drammaticità”, sul numero dell’ “Osservatore Romano” di giovedì 8 gennaio, dopo i testi dei discorsi del Papa e le cronache sul Concistoro, appare un ampio articolo dal titolo “Sempre più urgente in Pakistan un’azione di tutela dei diritti delle minoranze – Dopo una serie di brutali aggressioni a giovani cristiane”, tra l’altro non solo cattoliche ma di altre denominazioni dei culti riformati. La Santa Sede assiste, in questo come in altri vari casi di persecuzione sistematica da parte spesso di governi o di presenza islamiste radicali, al vero e proprio martirio contemporaneo cui sono sottoposti i credenti in Cristo a tutte le latitudini: in particolare, oltre che nei paesi islamici, anche in Africa e in America Centrali e Meridionale, dove regimi di sinistra applicano forme di controllo e di repressione dei legittimi diritti di culto delle minoranze cristiane.

Le “persecuzioni” subdole dei paesi un tempo cristiani

Papa Leone sembra molto attento a dare spazio e coinvolgere i cardinali, perché si rende conto che la condizione dei fedeli nel mondo è grave e spesso messa sotto attacco anche nei paesi un tempo ad ampia maggioranza cattolica, quali l’Europa, il nord America (Canada), l’Australia e altri nei quali le ideologie woke e il cosiddetto “gender” fanno di tutto per attaccare i valori del Vangelo, la concezione di famiglia fondata su uomo e donna, la libertà di culto e di pensiero, oltre che di testimonianza pubblica del Vangelo a livello politico, culturale, scolastico e della stampa ed editoria.

Sul “tavolo” o se preferite sulla scrivania di Leone XIV immaginiamo che quotidianamente arrivino dispacci, relazioni, documenti che riguardano temi più o meno “esplosivi”, ma tutti piuttosto urgenti e a volte deflagranti. Pensiamo ad esempio, per stare ai temi intra-ecclesiali, alle messe in latino, alla “sinodalità” che in alcune conferenze episcopali e nel laicato cattolico più “progressista” interpretano come libertà dai legami con Roma e l’intento di decidere non soltanto come comportarsi sui temi morali e dottrinali (leggasi, rispetto della morale naturale, dei Sacramenti, della liturgia da non alterare o stravolgere con l’inserimento di forme di culto incompatibili rispetto a quanto previsto dalla Chiesa a livello dogmatico e liturgico). Ma, anche più banalmente, si potrebbe fare cenno ai temi economici, a partire dalla gestione di casi come lo Ior, l’acquisto del palazzo di Londra coi danni patrimoniali conseguenti, la Segreteria per l’Economia, tutti eventi in epoca Bergoglio, che hanno messo a dura prova la tenuta delle finanze vaticane. Leone deve anche gestire il susseguirsi delle nomine nelle diverse sedi episcopali in giro per il mondo. Si trova di fronte a un apparato di vescovi nominati per oltre la metà del suo predecessore e nella scelta non può ovviamente prescindere da questa dotazione organica che lui aveva visto crescere quando era al vertice del Dicastero per i Vescovi. Proprio le “nomine” rappresentano uno dei punti più delicati del suo mandato, in quanto è chiamato a mantenere l’unità della Chiesa come valore al di sopra di ogni altro, anche se non può ignorare i malumori in larghi strati dei fedeli in giro per il mondo (specie in Africa oltre che in diverse diocesi più tradizionaliste) per certi eccessi “modernisti” che si sono visti negli ultimi anni.

Le numerose ed esplosive questioni internazionali

All’esterno, cioè sul versante internazionale, Papa Leone ha a che fare con eventi che stanno sfuggendo di mano a tutti: la Russia che non intende (almeno al momento) venire a patti e cessare l’attacco all’Ucraina, la Cina che non nasconde le sue mire di espansione e di assorbimento di Taiwan con gli ovvi contraccolpi sul piano dei rapporti con l’Occidente. Gli stessi USA che, sotto la spinta di Trump, intendono aumentare il grado di protezione e contrasto rispetto agli altri due colossi con cui competono (Russia e Cina) e che quindi hanno aperto i fronti della Groenlandia, del Venezuela, Messico, Colombia secondo la logica “Make America great again”.

Su tutti questi problemi, il Collegio cardinalizio che è composto ad oggi di 245 porporati dei quali 122 elettori e 123 non elettori, dovrà lavorare accanto al Papa per assicurare un annuncio del Vangelo che sia adatto in ogni contesto del mondo  e che tenga conto dei profondi cambiamenti in atto sul piano culturale, morale e anche civile tra le popolazioni di paesi spesso molto diversi tra di loro, ma che si stanno lentamente uniformando per opera della diffusione delle tecnologie digitali (internet, i “social” e soprattutto l’ “intelligenza artificiale”).

Per la Chiesa cattolica questi sviluppi rappresentano una sfida colossale, come lo sono – pensando bene – per ciascuno di noi. Siamo tutti immersi in un mondo in rapidissima trasformazione, dove potenzialmente metà dei lavori d’ufficio potrebbero sparire entro dieci-venti anni sostituiti da robot intelligenti e dalla “IA agentiche”, cioè intelligenze artificiali che potranno, una volta istruite sulle modalità di lavoro delle aziende e degli uffici, decidere da sole come muoversi e come raggiungere gli obiettivi assegnati.

E’ chiaro che l’annuncio del Vangelo in un simile scenario, così radicalmente diverso rispetto anche solo a quello di uno-due decenni fa, diventa una cosa alquanto complessa. La gente non chiede alla Chiesa di “annacquare” il suo messaggio, ma di ripeterlo come Gesù ha chiesto ai suoi discepoli (“Andate ed annunciate il Vangelo a tutte le genti”) in modo che le persone sappiano distinguere il bene dal male, cosa fare e cosa non è bene fare, come educare i propri figli ai valori sani e sacri e come rimproverarli se iniziano a seguire mode passeggere e distruttive dell’anima e dei corpi.

Questo è ciò che i fedeli chiedono alla Chiesa e che Leone sembra avere ben capito. Certo deve fare i conti con l’ “esercito” che si trova a gestire, con un bacino di cattolici nel mondo molto diversificato ma comunque ben disposto e fedele. Quest’anno il Papa dovrebbe fare viaggi in Africa, Algeria, Spagna e forse negli USA. Sarà tallonato dai temi climatici, dai rapporti sempre difficili con la Cina comunista, dai rapporti problematici con la cultura woke e del gender, dalla stessa intelligenza artificiale e da come diffondere il Vangelo sulla rete. Insomma, non gli mancheranno i “grattacapi”.

Noi, in quanto cristiani comuni e affettuosamente legati al “successore di Pietro”, gli auguriamo di sapersi destreggiare tra questi enormi problemi che sono al tempo stesso culturali, spirituali, politici e anche tecnologici. La Chiesa non tramonterà, ha promesso Gesù, ma per resistere ha bisogno anche del nostro contributo di semplici credenti.

 

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  • Giornalista professionista, ha lavorato dapprima in Lombardia come direttore scolastico e pubblicista presso diverse testate, passando poi al giornalismo full-time a Roma come redattore esperto alla Agenzia stampa SIR della Conferenza Episcopale Italiana. I suoi interessi principali riguardano la cultura religiosa, l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita delle persone, le problematiche geopolitiche nei loro riflessi economici, sociali e anche spirituali.

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