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A tutti sono note queste definizioni, qui riprese per dare enfasi all’attualità di una narrazione che vede impegnati giornalisti e testate indipendenti, ovverosia né schierati aprioristicamente e ideologicamente, né percettori di una qualche contribuzione: diretta o indiretta che possa essere.

Con il termine ‘essere all’ultima curva’ si indica l’approssimarsi di un traguardo dopo un percorso difficile e stancante, che abbia richiesto ogni energia; ma se è vero che dopo l’ ’ultima curva’ siamo in vista del traguardo, non è detto che superatolo, e assaporata la ‘vittoria’, il successivo percorso sia agevole e costellato di fiori e profumi; anzi, potrebbe darsi che le spine e il cattivo odore siano pari – se non drammaticamente più intensi – di ciò che ci si era lasciato alle spalle nel percorso intrapreso, prima dell’ ‘ultima curva’.

 L’ ’ultimo miglio’, di cinematografica memoria, ci riconduce all’ultima parte di un percorso detentivo dove, con questo nome, viene indicato l’ultimo tratto che il condannato affronta prima di raggiungere il luogo della sua esecuzione, della sua morte.

Giustiziato perché accusato di aver commesso un qualche efferato delitto, per il quale le norme prevedano la pena capitale.

L’ ’ultimo miglio’ è quindi l’ultimo tratto di vita verso una morte certa: annunciata quanto ineludibile.

E dalla morte non si torna.

I riferimenti all’attualità della vita socio-politica ma anche finanziaria ed economica dell’Italia e degli Italiani non sono casuali: anzi, mi sembra che si possano bene adattare all’imminenza di un serio momento elettorale, contrassegnato da atteggiamenti non si sa quanto responsabili da parte di molti, troppi, soggetti, dall’assenza di un documento programmatico, di un patto, ‘firmato con il sangue’ (ossia, che impegni in modo ferreo chi lo abbia sottoscritto), da una confusione ormai divenuta caos dove le uniche idee/proposte partorite sono quelle stantie accantonate nel tempo in cassetti polverosi e mai attuate (o potute/volute attuare).

Alleanze inusuali e persino innaturali che tanto ricordano il Verdone d’antan, con il suo ’amò, ’o famo strano?’.

L’unica cosa certa è la grandissima confusione, i camouflage continui, una greve sensazione di incombente mistificazione (alias, il solito, ma oggi temutissimo, ‘gioco delle tre carte’), che – al taglio del traguardo dopo l’ ’ultima curva’ – ci potrebbe far trovare una gattopardesca siepe di uomini e donne senza volto: o, meglio, con lo stesso volto di ciò che, correndo a perdifiato, credevamo di esserci lasciati alle spalle.

Facendoci capire che, in una corsa truccata, il traguardo era in realtà la nostra pressoché definitiva morte civile-sanitaria-finanziaria-economica.

Certo l’informazione dei Cittadini Italiani versa in una condizione soporosa, dove nulla di ciò che avviene all’estero circa i principali temi e sulle loro ripercussioni viene comunicato (provate a farlo anche voi: è sufficiente sintonizzarsi su una emittente radio o TV estera, o acquistare dei giornali stranieri; scoprireste un mondo nuovo), e l’unico mezzo per conoscere altre versioni dei fatti, altre notizie, altri e più costruttivi confronti specie quelli necessariamente impostati su base squisitamente scientifica, sono quelli reperibili in rete, sul web.

Siamo tenuti nella condizione di quei malati fortemente cardiopatici, o imminenti al trapasso, cui tutto viene filtrato, indorato, così tacendo loro la realtà di ciò che in realtà avviene, per non farli sussultare e  abbreviare la vita residua, così tacendo loro delle morti sempre più numerose di amici e parenti, della fame e della povertà che attanagliano ben oltre 12 milioni di Italiani (tra poveri che ‘più poveri non si può’ e chi sia sulla ‘soglia della povertà’ – che eufemismo! -), della possibile mano predatoria che calerà sui loro risparmi, sulla perdurante perdita di diritti ancorché fondamentali, prossimi a essere mortificati ancor più sull’altare di algide alchimie che – in nome di concetti altrettanto algidi – quali ‘transumanesimo’, ‘digitalizzazione’, ‘post umanesimo’ – intendono trasformarli da persone in codici senza volto né anima, oggetti (non più soggetti titolari di diritti) da ‘spegnere’, da ‘eliminare’ materialmente con un click: a capriccio di spudorati, scellerati e torbidi manovratori o ancor peggio di algoritmi satanici cui sia stato affidato da sinistri esecutori tale indegno, incivile, satanico, compito.

Per chi non l’avesse capito, quella che si vuol cancellare – giorno dopo giorno, ora dopo ora – è quell’immenso tesoro, costruito con enormi sacrifici e costi in millenni di civiltà e incentrato su un sentimento dinamico, fluido, pervasivo, ricchissimo, costruttivo, positivo, sano, definito nei secoli sempre con lo stesso nome: AMORE.

Amore per noi stessi, amore per chi sia a noi prossimo, amore per le nostre origini, amore per l’umanità, amore per il sacro ma anche amore profano, amore appassionato ed esclusivo per la propria famiglia e per la soddisfazione e serenità del coniuge e dei figli… AMORE, declinato in tutte le sue sfaccettature, in ogni sua parte, quello che ci dà forza anche di fronte alle sconfitte più cocenti… AMORE autentico, non certo quello ‘scimmiottato’, o sostituito da impropri e indebiti surrogati.  

Ecco…: qualche giorno fa ho letto un articolo su di una rivista, arricchita dall’immagine patinata e – forse a giudizio di chi aveva scritto l’articolo, persino progressista: di un futuro degno di tal nome – che riproduceva il particolare michelangiolesco delle due braccia che si incontravano e al cui contatto, con gli indici delle mani, la scintilla si trametteva da un ‘creatore’ a un ‘essere umano’.

Ebbene, tutta la poesia dell’immagine autentica, dove l’Atto Divino del Creatore veniva trasmesso all’Uomo, era stata violata e violentata: il gesto d’Amore tra Dio e l’Uomo era stato ‘interpretato’ sostituendo il braccio dell’uomo con un braccio robotico, artificiale.  

Dio che dà vita a un robot. O persino, in una mente traviata, il percorso inverso: a voler significare che non c’è bisogno di un ‘dio’ per creare un robot, e che la scintilla creativa può scorrere ovvero può essere ritrasmessa non più in senso tradizionale.

L’immagine mi ha colpito: soprattutto perché, purtroppo, rende bene la realtà in cui ci dibattiamo oggi: ma deve far riflettere tutti noi. Il gesto Divino, creativo, d’Amore, affrescato dal Buonarroti, viene stravolto e banalizzato, storpiato verso altra dimensione e altro significato carente di ogni trascendenza, ma soprattutto privo di AMORE: di quel sentimento che ha caratterizzato e mosso il Mondo.  

E sono le vicende che interessano il Mondo – a noi comuni Cittadini Italiani, tenute segrete o ovattate dalle versioni/interpretazioni forniteci dal mainstream – che divengono di giorno in giorno sempre più intricate.          A renderle tali non è la loro oggettiva complessità – poiché in realtà, alla loro radice, sono sufficientemente semplici quando non ripetitive di corsi e ricorsi storicamente manifestatisi –, bensì il groviglio di eventi che in modo continuo si manifestano, rendendo inestricabile – e spesso indecifrabile – un contesto di per sé allarmante, in cui è la componente umana a giuocare un ruolo preponderante; per non parlare di quello che accade nell’economia, nella finanzia, nei commerci e nel più ampio contesto socio-politico. Il tutto gestito e coordinato da abili menti che – è di tutta evidenza – nemmeno si nascondono nel loro non tener in alcun conto l’essere umano, e la di lui dignità: interessate come sono a dominarlo, piegarlo ai loro voleri, prevaricarlo, e persino distruggerlo.

Come avrete avuto modo di leggere, a me piace spigolare tra i numerosi elementi che le cronache ci offrono, attirando su di essi la comune attenzione al fine di far maturare riflessioni e una più ampia consapevolezza.

Per non accettare ‘a scatola chiusa’ concetti precostituiti a tavolino: spesso diametralmente opposti alla verità.  

A dover richiamare la nostra attenzione è sempre il conflitto, ovverosia ‘operazione speciale’, avviata dalla Russia vs l’Ukraina, con tutte le ripercussioni che essa ha comportato e comporta  a livello mondiale, ma anche sgombrando il campo da equivoche attribuzioni di responsabilità e relative chiamate in correità, false narrazioni, fini palesi e occulti.  

È ormai più che chiaro, proprio valutando i comportamenti tenuti da ogni parte in gioco, che se è vero che la Russia si è assunta delle non indifferenti responsabilità oltrepassando i confini ukraini, è anche vero che sono state addotte delle motivazioni riguardo le quali l’occidente (intendendo USA, NATO, UE e quant’altro) ha delle precise e nette responsabilità: non avendo onorato, anzi stravolgendole, le intese che prevedevano l’inibizione di ulteriori allargamenti della NATO oltre i confini di cui alla caduta del muro di Berlino, mantenendo una fascia di tutela e salvaguardia a oriente.

Con reiterate richieste di Mosca in ogni sede per procedere a chiarificazioni circa tale atteggiamento USA/NATO: tutte rigorosamente disattese da parte occidentale.

Ma non dimentichiamo come nel 2014 un finto colpo di mano, sollecitato solo apparentemente dalla popolazione, portò alla caduta del governo ukraino, favorito dagli episodi di Piazza Maidan: circa i quali è ormai acclarato oltre ogni ragionevole dubbio che a sparare sulla folla non furono né russi né filo-russi, bensì agenti provocatori abilmente infiltrati che cercavano il morto, la strage, per fornire il pretesto alla c.d. ‘opinione pubblica’ internazionale di ‘indignarsi’.

Come difatti fece. Situazione i cui sviluppi portarono alfine Zelenskij ad assumere il controllo del paese, non senza l’immediato e perdurante sostegno – in mezzi, uomini, armi e ingenti risorse finanziarie – di quell’occidente (o di parte di esso) che ama sempre propugnare ‘libertà’ e ‘democrazia’, difesa e rispetto dell’ ’autodeterminazione’ dei popoli, ma che mentre così diceva nei fatti costruiva laboratori biochimici ove venivano trattate vere e proprie armi chimico-batteriologiche, contribuiva ad addestrare e armare truppe/milizie caratterizzate dall’esplicito e noto fanatismo nazista, colpiva anche con efferata ferocia le popolazioni della parte russofona, ma in territorio ukraino (quindi, stiamo parlando di milizie e truppe ukraine che uccidevano altri ukraini). Fino a che, proprio facendo leva sul riconosciuto diritto dei popoli all’autodeterminazione, alcune province ukraine si sono espresse con un referendum per essere libere di potersi orientare verso la Russia, da loro considerata la vera madrepatria.

Particolare non trascurabile, ma sul quale USA/NATO/UE hanno fatto finta di niente, letteralmente ‘ignorandolo’ e continuando tuttora a ignorarlo: come fatto con le delle stragi metodiche in tali territori (Donbass) di civili inermi e di milizie della resistenza locale, ukraini di nazionalità ma di lingua russa, strage che ha raggiunto e superato le 13.000 vittime.

Vittime che urlano giustizia!  Si aggiunga a ciò la penetrazione russa in Crimea, che come appare oggi ha assunto una valenza tattico-strategica, considerando le mire USA/NATO/UE tese ad accorciare ancor più le distanze dai confini russi, grazie a tali e tante ‘particolari e irresistibili’ sollecitazioni verso Finlandia e Svezia per agevolarne l’ingresso in quota NATO inducendole ad abbandonare la tradizionale neutralità (al di là di un vago bla-bla-bla, non è stata fornita alcuna prova che ‘siano state minacciate’: è stato solo detto che ‘si sono sentite minacciate’, il che è tutt’altra cosa, lasciata alla valutazione soggettiva, alla sensibilità dei soggetti), ma anche per farsi concedere il passe-partout per consentire l’agognato accesso al Mar Baltico. Così che del naviglio ‘straniero’ – se non ‘nemico’ -, potrebbe piazzare qualche centinaio di missili sotto casa degli abitanti di San Pietroburgo.

Ma l’informazione italiana (non quella ‘occidentale’: poiché all’estero le notizie circolano, sono oggetto di dibattito e di aperto confronto) è silente, apparentemente amorfa, ipnotizzata non si sa da cosa e/o da chi, pressoché inutile nella sua funzione, sedata e appiattita su medesime notizie diramate con lo ‘stampino’. Se mai dovesse esservi un Pulitzer per la ‘non-informazione’, un premio speciale andrebbe all’Italia!

Sottolineavo prima della difficoltà di affrontare contemporaneamente tutto il contesto, e le sfumature multiple che lo stesso offre quotidianamente: da un lato, ciò di cui sopra; dall’altro la contemporanea volontà di taluni soggetti di portare avanti agende particolari quanto non a caso condivise per peggiorare le condizioni dei popoli.

È di poche ore fa, la notizia diffusa istantaneamente dalla rete dell’attentato di ieri sera, alla periferia di Mosca, nel corso del quale è saltata in aria l’autovettura guidata dalla giornalista e politologa russa Darja Dughina, figlia del filosofo Aleksandr Dughin: forse vero obiettivo principale del feroce attentato.

Ormai la sottile ‘linea rossa’ è stata superata: non c’è più alcuna differenza tra ‘carnefice’ e ‘vittima’, dal momento che le c.d. ‘vittime’ hanno assunto – tanto in Crimea che ora in terra russa – i panni dell’aggressore e del terrorista, autonomo o indotto che possa essere.

Ancora sono senza volto, ma la loro fisionomia e quella degli istigatori e complici alle loro spalle occupa le nostre menti e la nostra intelligenza, rendendoli meno ‘anonimi’. 

Qualcuno, a occidente, si sbraccerà a indicare i possibili colpevoli ponendoli nell’area del ‘dissenso russo’ (per intenderci quello dichiaratamente spronato e foraggiato ampiamente da occidente per rovesciare Putin), qualcun altro parlerà di possibile matrice estremista islamica, altri di quella di Al Qaeda o dei Taliban, oppure – i più temerari, seguendo il copione dei colpi ucraini tirati alla centrale nucleare di Zaporizzja – potrebbero perfino arrivare a dire che i russi hanno fatto un attentato a sé stessi per fare ricadere la colpa su Kiev -.  

Forse è stato adoperato dell’esplosivo trovato in qualche magazzino russo saccheggiato e fatto arrivare a complici locali, o forse no: ma è estremamente probabile che esplosivo e/o attentatori provengano da oltre il confine della Federazione. Vedremo…

Ma temo che da ieri sera il conflitto russo-ukraino, possa assumere una piega molto diversa: più cruenta e tragica, persino irreversibile.

Causa ed effetto, si rincorrono ora più veloci: ovunque, e potrebbero non esserci più confini sicuri. Nessuno deve né può sentirsi protetto o lontano quanto basta.

Come non notare che le agenzie informative ucraine hanno esultato con gioia alla notizia della morte della ragazza e sperano che continuino gli atti terroristici, letteralmente scrivendo ‘speriamo che molto presto il padre raggiunga la figlia nell’Inferno’.

E proprio queste crudeli, disumane, parole azzerano altro comunicato con cui Kiev tenta quasi pudicamente di smarcarsi, asserendo la propria estraneità nella pianificazione e/o esecuzione dell’atto terroristico: al riguardo, a qualcuno potrebbe esser venuto in mente ciò che con saggezza dicevano i latini – ossia, ‘excusatio non petita, accusatio manifesta’ -, o, l’espressione più vernacolare quanto diretta del dialetto romanesco – ‘concolina concolina, chi l’ha fatta la sente prima’… -.

Avrete certamente fatto caso che, seguendo – persino malvolentieri, secondo i rilevamenti che indicano come esista una percentuale tra il 70 e l’80% di popolazione che nel mondo non condivide e anzi critica le posizioni belliciste dei propri governi pro-Ukraina ma soprattutto legata alla fornitura di armi, e quindi ad un coinvolgimento di fatto sollecitando l’immediata istaurazione di una condizione di neutralità – le vicende che le cronache ufficiali (maldestramente e parzialmente) riportano, o per quanto possiamo (meglio) cogliere dai più completi flash attraverso il web, il conflitto russo-ukraino ha messo in mostra un cambiamento radicale nelle operazioni di guerra.

Imponenti forze corazzate messe fuori uso con dei semplici lancia-razzi a spalla; missili – specie di recente fabbricazione – che colpiscono ovunque, anche in mare; vettori ipersonici – si parla di 8-10.000 km. l’ora, non intercettabili – che fendono l’aria percorrendo in pochi minuti distanze dapprima irraggiungibili, fuori portata; cannoni e lanciarazzi ‘intelligenti’ (ossia guidati a grande distanza da mezzi aerei o droni che forniscono le coordinate esatte degli obiettivi nemici individuati: una sorta di moderno tiro al piccione, in cui è presumibile ritenere che siano coinvolti ‘suggeritori’ e ‘calcolatori’ esterni all’Ukraina; e questo spiega i recenti ‘successi’ portati a segno contro le truppe russe); possenti navi da battaglia –  immaginate cosa accadrebbe se a essere ‘seriamente’ colpito fosse naviglio di grande tonnellaggio, come le portaerei – solcano i mari: ieri praticamente invulnerabili, oggi un bersaglio come un altro; pensate se delle nazioni dovessero schierare truppe di terra in combattimento, senza poter contare più di tatto sulla tattica applicata dalla Seconda uerra Mondiale (bombarda con molti aerei, distruggi, occupa); bombardamenti devastanti di centrali nucleari e così via.  Una cosa è più che certa: che il conflitto via via, e sempre più rapidamente, non sarà più convenzionale, subendo trasformazioni continue: ad armamenti sempre più sofisticati e potenti (schierati e manovrati dagli ukraini, da soli o assistiti sul campo dai loro fornitori di armi), si risponde adeguandosi e modificando i piani di battaglia, aumentando il livello di potenza e cambiando la tattica sul campo.

Gli scenari sono cambiati e investire in nuove armi secondo vecchi schemi è del tutto inutile.

Vogliamo parlare poi dei risultati ottenuti dall’occidente – e in particolare dall’Europa – imponendo a Nazioni e Popoli delle sanzioni che si stanno ritorcendo, persino amplificate, come un boomerang?

Vero è che molte Nazioni stanno cercando di recuperare parte della loro autonomia decisionale, fors’anche facendo leva su dei referendum popolari che possano o meno confermare la linea del confronto/contrasto e persino di belligeranza (personalmente, considero che questa possa essere la fattispecie di chi non solo invia armi e denaro (che non si sa che fine facciano, nel loro complesso) ma invia anche ‘istruttori’ e ‘tecnici’ o, con mezzi – occhi elettronici sofisticati, ad esempio – forniscono dati per consentire ai sistemi di puntamento a terra di co-lpire (a ‘colpo sicuro’: un ‘tiro al piccione’ come sostenevo poco sopra) target significativi. In Germania lo scossone che si è determinato a causa delle restrizioni energetiche e da una inattesa e violenta inflazione ormai sconfinata nella stagnazione ovvero nella stag-flazione (tossico mix di entrambi i fenomeni), metterà a dura prova i rapporti tra Stato e Cittadini: i tempi della Germania ‘locomotiva’ sono tramontati. Ma anche altre Nazioni europee sono alla resa dei conti, in bilico tra la supina accettazione degli obblighi/doveri sbandierati dal pericoloso coacervo di interessi camuffati dalle bandiere dell’ensemble NATO/UE/USA – che, fino a prova contraria, hanno determinato lo sfascio economico-finanziario e sociale in cui l’Italia per prima si dibatte.    

E temo fortemente, al pari di moltissimi tecnici che già così si sono espressi, che l’inflazione non sia sotto il 10%, ma sia invece fortemente superiore.

So di non dire cose che sono note, per alcuni persino scontate, ma non tutti ne sono a conoscenza e persino consapevoli in modo compiuto e tale da contribuire a farsi una ‘propria e personale’ idea: oggettiva quanto non alterata da informatori a ‘senso unico’ ovvero seguaci interessati a sostenere il ‘pensiero unico’ sostenuto da una esplicita volontà globalista a senso unico (non prevede ‘modifiche’ di crescita allo status socio-economico delle nazioni e dei popoli, bensì l’imposizione di modelli/modalità del tutto nuove – e non decise ‘democraticamente’ dalle popolazioni, come libera scelta di una possibile/eventuale ‘nuova via’ da seguire in campo sociale-politico-economico-finanziario, bensì da un pugno di soggetti di vertice che decidono e in grado di disporre/imporre l’attuazione dei ‘loro’ progetti).

Un flash ora sulla nostra amata Italia, sulla nostra Patria – anche se molti amministratori sembrano operare contro l’Italia e soprattutto contro gli Italiani: pur se solo a parole fanno di tutto e di più per ‘farci stare meglio’ -, in relazione alle ormai imminenti elezioni politiche.

  Al riguardo è stato detto e scritto di tutto e di più, e da domani ci sarà la lunga volata prima del traguardo (rivado all’idea di ‘ultima curva’…): il tutto ricchissimo di progetti, programmi, impegni (che volti solenni e ammiccanti li pronunciano), alleanze – naturali & innaturali che possano essere: la premiata ditta del bla-bla-bla è ben organizzata e sembra non conoscere tramonto -, ma anche amenità e ilarità che possano essere scaturite nell’ascoltare talune esternazioni all’insegna di capovolgimenti & stravolgimenti, di ho detto & fatto ieri ma rinnego oggi, di avvicinamenti & divorzi repentini (scaturenti dove mai vi è stato ‘amore’ sincero ma solo interesse, anch’esso sincero).

Tutte ‘premiate ditte’ che sono ben conosciute, specie in campagna elettorale: dove, così come accade in guerra e in amore pare che ‘tutto’ sia ammesso.

Assistiamo a una finta frammentazione nell’area di centro-sinistra, contrassegnata da una fioritura di gruppi-gruppetti-neoformazioni il cui scopo è di non disperdere i cespugli del dissenso; ma tranquilli, tutti i rivoli hanno lo stesso scopo: confluire nel solito ‘Fiume Rosso’, compattandosi nel segno dei comuni interessi, come da copione consolidato.

Che è anche l’obiettivo reale, pragmatico: raggiungere i numeri per essere in testa e potersi dire legittimati a ricevere un rinnovato incarico per formare una sorta di amministrazione che mandi avanti ciò che possa essere rimasto sospeso ovvero da perfezionare.

Nell’area di centro-destra, l’approssimarsi di una tornata elettorale, mette in luce fibrillazioni/tentennamenti tipici di quest’area nel momento in cui, dovendosi andare alle urne, occorrerebbe quantomeno la coerenza e la concordia dell’unione di intenti: una circostanza che riporta a molte situazioni analoghe, quasi una ‘sindrome’.

Da sottolineare l’usuale attacco da sinistra all’altrettanto usuale grido di ‘fascisti’: ma, duole ammetterlo, i tempi – molto più serti – di don Camillo & Peppone non esistono più,  il fascismo non esiste, è stato sconfitto (lo affermò solennemente proprio il compagno Togliatti), è stato dichiarato fuori legge (al pari di comunismo e nazismo) dal Parlamento dell’Unione Europeo, e l’unico fascismo che possa esistere è solo quello creato-resuscitato-pompato da una sinistra in cerca di uno spauracchio, di un concetto ‘monstre’ da sventolare al bisogno, e quindi creato proprio da loro a bella posta, un ‘neo-fascismo’ solo concettuale, simulacro del tutto vuoto dei contenuti di un’epoca storica morta e sepolta, che occorre guardare solo con la lente della storia, per saperne e capirne di più.

Vedremo tra non molto se i sondaggi e le previsioni si tramuteranno e come in dati elettorali certi, in un contesto che complessivamente è alla prima prova dopo la riduzione del numero dei parlamentari; sarà un Parlamento nuovo nei numeri, ma – forse – purtroppo ‘vecchio’ nell’animus dei ‘soliti’ componenti, che potrebbero non resistere alla tentazione personale – o agli ordini di partito – di ammantarsi degli usuali panni gattopardeschi.

Colpisce che in molti promettano la realizzazione di cose che non hanno fatto in precedenza e che pur facevano parte di programmi e promesse: vecchia musica per continuare a conquistare il consenso degli immemori? 

Così come colpisce che non rientrino nei programmi dichiarati di partiti e partitini questioni molto importanti: dal green-pass alla stessa inoculazione di liquidi tuttora sperimentali e definiti ‘vaccini’; dalla ricostruzione del tessuto commerciale e imprenditoriale – oggi compromesso – alla materiale formazione di nuove opportunità di lavoro (se non ci sono società, aziende e imprese attive, che producono-commercializzano-producono ricavi, non ci può essere lavoro); dalla tutela assoluta del risparmio alla libera circolazione del contante (oltre la Cina, siamo gli unici ad aver imboccato una strada colma solo di alibi e pretesti salvifici quanto giustificativi, tipo la famosa riduzione dell’altrettanto famosa evasione fiscale, di cui sarebbe interessante conoscere i dati reali, grezzi); dall’ID-identità digitale dove ogni Cittadino sarà marcato a vista, controllato in ogni suo movimento e in ogni sua azione, rispondendone (dove ti trovi, vicino a chi stai, quanto ti fermi in un ben preciso luogo, cosa mangi e quanto paghi per acquistare/consumare cibo e ogni altro genere, e via di questo passo); dalla tutela di quei diritti che la Costituzione regola e prevede per i Cittadini, prima tra tutti l’area dei ‘diritti naturali e inviolabili’. Colpisce che nessuno parli di rettificare l’azione del governo Conte che emanò la ‘strana’ norma che impedisce alla preziosa Corte dei conti di esercitare l’azione risarcitoria.  

Colpisce che a prevedere un’azione di controllo, calmieramento e amministrazione dei prezzi, sia – ad esempio – nel programma della Lega, e non sia stato invece parte della necessaria, provvida, rapida, azione del governo fin qui in carica – dove la Lega era pur presente -, al pari del controllo di prezzi e tariffe del settore energetico (tra poco ai Cittadini si porrà il problema: o mangio o pago l’affitto/la rata di mutuo o pago le bollette del mix esplosivo di luce/gas, bollette e servizi).

Ma colpisce anche che ci sia chi ancora inneggia al Presidente Draghi e alla sua agenda, dichiarando ovvero facendo ben intendere di volerne proseguire l’esecuzione: neanche fossero le Tavole della Legge di divina provenienza.                  

Ma su questi ultimi aspetti, conto di intrattenervi tra una decina di giorni, non senza ricordare il mio punto di vista personale: piango le vittime di tutte le guerre, di ieri di oggi e di domani; piango chi muore per povertà e fame come per malattia, vittima dell’altrui volontà e cupidigia; amo la Pace e combatto perché l’Unione, l’Amore, la Libertà, la Concordia, la Solidarietà, la Dignità, l’Unione, la Prosperità, la Tolleranza – in sintesi, l’Armonia – regnino tra i Popoli della Terra; propugno un mondo dove la Verità e la Giustizia siano l’elemento regolatore a monte di ogni atto, di ogni iniziativa; odio la violenza e aborro l’uso delle armi, ricordando ai violenti che a ogni loro azione corrisponderà una reazione e che quindi il pianto dei bambini ha lo stesso suono, a ogni latitudine.

     

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