Settembre 14, 2026
Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 - Roma 1564), Madonna della scala, 1490, marmo, Firenze, Casa Buonarroti

Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 - Roma 1564), Madonna della scala, 1490, marmo, Firenze, Casa Buonarroti

Michelangelo a Bologna

Dal 14 novembre 2025 al 15 febbraio 2026 Palazzo Fava ospita Michelangelo e Bologna, una grande mostra che celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Opera Laboratori nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae.

Nel 2025 si celebra il cinquecentocinquantesimo anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 – Roma 1564).

La mostra ha il grande merito di restituire anche un inedito Michelangelo “poetico” e il suo dialogo con Bologna, crocevia fondamentale del Rinascimento.

L’esperienza bolognese, apparentemente episodica nella lunga vita del Buonarroti, si rivela in realtà centrale per comprendere il passaggio dalla giovinezza fiorentina alla maturità romana: un momento di confronto con nuovi modelli artistici.

L’esposizione è articolata in sezioni.

Ciascuna sezione mette in relazione le opere di Michelangelo con i modelli della sua formazione e con il contesto artistico, letterario e politico della Bologna di fine Quattrocento e inizio Cinquecento.

La mostra propone una rilettura complessiva del rapporto tra l’artista e la città felsinea, con un’attenzione particolare ai soggiorni che segnarono la sua formazione e la sua carriera.

L’esposizione indaga un capitolo poco conosciuto e invece fondamentale della biografia michelangiolesca: quello rappresentato dai due soggiorni bolognesi, nel 1494-95 e nel 1506-08, distanti nel tempo e in differenti contesti storici ma entrambi decisivi.

La presenza di Michelangelo a Bologna, seppur limitata a due brevi soggiorni, lasciò infatti un’impronta significativa nella cultura figurativa cittadina.

Il primo viaggio a Bologna segna la formazione di un giovane diciannovenne in fuga dalla Firenze medicea, il secondo la frequentazione della Bologna dei Bentivoglio.

Lorenzo il Magnifico e i maestri toscani

La prima sala documenta l’orizzonte artistico e culturale entro cui Michelangelo si inserisce all’epoca del suo primo soggiorno bolognese, avvenuto al ritorno da Venezia negli anni 1494-1495.

Esposti in mostra le opere giovanili, come la Madonna della Scala e preziosi disegni.

Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 - Roma 1564), Madonna della scala, 1490, marmo, Firenze, Casa Buonarroti
Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 – Roma 1564), Madonna della scala, 1490, marmo, Firenze, Casa Buonarroti
Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 - Roma 1564). Studio di figura panneggiata, 1492-1505 circa, matita nera, penna e inchiostro bruno, Firenze, Casa Buonarroti
Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 – Roma 1564). Studio di figura panneggiata, 1492-1505 circa, matita nera, penna e inchiostro bruno, Firenze, Casa Buonarroti

All’età di soli quindici anni Michelangelo venne accolto da Lorenzo Il Magnifico, ammesso da lui a frequentare il Giardino di San Marco e ad esercitarsi nella scultura sotto la guida di Bertoldo, ultimo allievo e collaboratore di Donatello, morto Il 28 dicembre 1491.

Di questo periodo, conclusosi con la morte del Medici l’8 aprile del 1492, rimangono due opere, la Madonna della scala e la Battaglia dei Centauri, a testimoniare lo studio dei grandi maestri e dell’antichità classica.

I maestri toscani

Donatello costituisce un riferimento imprescindibile.

La tecnica dello “stiacciato”, offre un modello di fondamentale importanza nella formazione del giovanissimo scultore, che nella Madonna della Scala si cimenterà con la medesima tecnica.

La tecnica dello stiacciato di Donatello è usata dagli artisti del Rinascimento per indicare, in scultura, quella specie di rilievo bassissimo che intende dare una riduzione in prospettiva del volume reale dei corpi.

Primo soggiorno bolognese. L’ospitalità dell’Aldrovandi

Nel 1494 il giovane scultore, rifugiatosi a Bologna dopo la cacciata dei Medici, riceve la commissione per l’Arca di San Domenico.

Durante il primo soggiorno, accolto nel palazzo Aldrovandi, Michelangelo trovò un ambiente vivace, aperto agli studi letterari e artistici.

Il contatto con la tradizione plastica centroitaliana e padana, soprattutto con l’opera di Jacopo della Quercia nel portale di San Petronio, gli offrì un repertorio formale destinato a riemergere nelle grandi imprese della maturità, come la volta della Cappella Sistina.

Michelangelo fu accolto nella sua casa di Borgo Galliera, dal colto patrizio bolognese Giovan Francesco Aldrovandi, figura di riferimento nel quadro politico e istituzionale della sua città, allora sotto la guida di Giovanni Il Bentivoglio.

Sappiamo dal Condivi e dal Vasari che, per sdebitarsi, l’artista si prestò a leggergli, la sera, nel suo bell’idioma fiorentino, tanto apprezzato, brani tratti dai testi di Dante, Petrarca e Boccaccio.

Durante il suo non breve soggiorno bolognese, il Buonarroti ebbe modo di studiare e disegnare quanto offriva la Bologna di allora.

Grazie all’influenza del suo ospite, ottenne la commissione di tre statuette a completamento dell’Arca di San Domenico, incompiuta per la morte di Niccolò dell’Arca nel marzo del 1494.

Le statue di San Procolo, San Petronio e dell’Angelo reggi candelabro testimoniano la sua maturità precoce e l’impatto della scultura emiliana sul suo stile.

Riproduzione del San Procolo dell'Arca di San Domenico
Riproduzione del San Procolo dell’Arca di San Domenico

Decisivo è il confronto con Jacopo della Quercia, le cui sculture per il portale di San Petronio, Michelangelo ebbe modo di conoscere direttamente, essendo stato incaricato di predisporne la collocazione sulla facciata della basilica.

Il plasticismo di Jacopo della Quercia, che conferisce al marmo l’aspetto della cera, costituì un riferimento duraturo nella sua formazione.

Basti pensare alla celebre ripresa della Creazione di Adamo di Jacopo in San Petronio nel vasto e maestoso scenario della Volta Sistina.

I Santi bolognesi

Michelangelo nel completare l’Arca di San Domenico, scolpì le figure di San Petronio e di San Procolo, due santi intimamente legati alla storia religiosa e civica della città.

Nel raffigurarli, il giovane scultore si attenne alle iconografie tradizionali consolidate dalla devozione locale, ma le rinnovò con un linguaggio personale.

Riproduzione di San Petronio dell'Arca di San Domenico
Riproduzione di San Petronio dell’Arca di San Domenico

Vescovo del V secolo e patrono di Bologna, San Petronio incarnava fin dal Medioevo l’identità spirituale e politica della città.

Secondo la leggenda, inviato dal Papa per risollevare Bologna dalle distruzioni barbariche, avrebbe ampliato le mura, stabilito lo Studium all’origine della futura università e promosso la costruzione del complesso di Santo Stefano.

San Procolo è figura più incerta nella storia ma radicata nella devozione cittadina. Secondo la tradizione, sarebbe stato un soldato romano martirizzato a Bologna intorno al 304 d.c., durante le persecuzioni di Diocleziano, insieme ai santi Vitale e Agricola.

Il secondo soggiorno bolognese

Il secondo soggiorno bolognese coinvolge un artista trentunenne ormai celebre, conteso dalle più alte committenze italiane, alle prese con problemi tecnici e preoccupazioni per il sostentamento economico della sua famiglia.

L’arte al tempo dei Bentivoglio

La mostra ricostruisce la Bologna dei Bentivoglio, vivace centro culturale tra Quattro e Cinquecento.

Ercole dè Roberti (Ferrara 1450 ca - 1496), Ritratto di Giovanni II Bentivoglio (1485-1486, tempera su tavola trasportata su nuovo supporto, Bologna Alma Mater Studiorum - Università di Bologna Sistema Museale di Ateneo, Museo di Palazzo Poggi
Ercole dè Roberti (Ferrara 1450 ca – 1496), Ritratto di Giovanni II Bentivoglio (1485-1486, tempera su tavola trasportata su nuovo supporto, Bologna Alma Mater Studiorum – Università di Bologna Sistema Museale di Ateneo, Museo di Palazzo Poggi

Il secondo soggiorno si svolse in una Bologna appena conquistata da papa Giulio II della Rovere, che aveva cacciato i Bentivoglio.

Nel secondo soggiorno dell’artista (1506-1508) Michelangelo, infatti, fu chiamato da papa Giulio II a realizzare la colossale statua bronzea del pontefice per San Petronio, oggi perduta.

Lettere, documenti e un disegno originale per la tomba di Giulio II sono esposte in mostra. Così come anche opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, per illustrare il contesto artistico dell’epoca.

I rapporti con Papa Giulio II

In realtà Michelangelo dovette recarsi a Bologna una seconda volta, per chiedere perdono a papa Giulio Il della Rovere.

Michelangelo, già autore della Pietà vaticana e del David fiorentino, fu chiamato dal pontefice, dopo esser fuggito da Roma per dissidi con lui, a realizzare una sua grande statua bronzea per la facciata di San Petronio. L’opera, ben presto distrutta, convinse il papa ad affidare all’ artista la decorazione della volta della Cappella Sistina.

Dei mesi trascorsi a Bologna restano le lettere al fratello Buonarroto, testimonianza delle difficoltà quotidiane e delle preoccupazioni legate alla fusione del bronzo in un periodo segnato dalla peste.

Nel 1496 Michelangelo si trasferì a Roma, ove rimase cinque anni, fino al 1501, per poi tornare a Firenze e nel 1505 far ritorno nell’Urbe al servizio di papa Giulio I della Rovere per progettare il suo grandioso mausoleo al centro della nuova basilica di San Pietro, affidata al Bramante.

Per questa commissione fece diversi viaggi a Carrara per seguire la cavatura dei marmi.

Tornato a Firenze nei primi mesi del 1508, Michelangelo ricevette da Giulio II l’incarico di affrescare la volta della Cappella Sistina, impresa che concluse a Roma nel 1512.

A Firenze, lavorò per i Medici fino al 1534. Si trasferì definitivamente a Roma, al servizio dei Papi, dove morì trent’anni dopo.

È indubbio che la mostra, nel ricordare l’importante anniversario, offre uno sguardo inedito sul rapporto tra Michelangelo, uno dei massimi protagonisti della cultura rinascimentale europea, e la città felsinea.

 

 

 

 

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