Settembre 14, 2026

I migliori formaggi del mondo: Italia al secondo posto dopo la Grecia

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I migliori formaggi del mondo: Italia al secondo posto dopo la Grecia

Il formaggio non è solo un ingrediente: è storia, territorio, tecnica e passione. Ogni forma racconta una cultura culinaria e un legame profondo col paesaggio che l’ha vista nascere.

Secondo la recente classifica dei “Top 100 Cheeses” di TasteAtlas, risultato di migliaia di giudizi reali di appassionati e chef da tutto il mondo, il panorama caseario globale trova nella tradizione italiana uno dei suoi punti più alti.

In quella lista, infatti, spiccano formaggi celebri a pasta dura, semidura e fresca.

Al secondo posto tra i migliori formaggi al mondo c’è il Parmigiano Reggiano, mentre altri classici italiani come Mozzarella di Bufala Campana, Stracchino di Crescenza, Burrata e Grana Padano si tengono saldamente nelle posizioni più alte della top 100.

Questo straordinario risultato non è solo un riconoscimento statistico: è la conferma di quanto la cultura italiana del formaggio sia apprezzata e radicata.

Un formaggio come il Parmigiano Reggiano diventa ingrediente protagonista in cucina proprio come la pasta, trasformando piatti semplici in esperienze memorabili.

Il formaggio non è solo un alimento: è cultura, paesaggio, memoria collettiva. Ogni forma racchiude un sapere antico, fatto di gesti ripetuti, latte trasformato con pazienza e territori che si contraddistinguono per il gusto.

La recente classifica conferma quanto il patrimonio caseario europeo sia ancora oggi un riferimento assoluto.

Il primo posto: l’eccellenza greca

Al primo posto si è classificata la Graviera di Naxos (Grecia), un formaggio a pasta dura prodotto con latte vaccino (talvolta misto).

È l’espressione più alta della tradizione casearia greca. Un riconoscimento che racconta come anche fuori dall’Italia il Mediterraneo sappia esprimere grandi eccellenze.

 

L’Italia al secondo posto

Subito dopo, la classifica parla chiaramente italiano.

Nella Top 100 di TasteAtlas, l’Italia è uno dei Paesi più rappresentati, con formaggi che non solo entrano in graduatoria, ma occupano le posizioni più alte:

Il Parmigiano Reggiano conquista il 2° posto assoluto
Il simbolo della nostra tradizione casearia conquista il secondo gradino del podio mondiale. Un risultato che premia la sua complessità aromatica, la lunga stagionatura e una versatilità che lo rende unico, dalla grattugia alla cucina più creativa.

Mozzarella di Bufala Campana il 4° posto.

Amata in tutto il mondo per la sua freschezza lattica e la sua struttura succosa, si conferma tra i formaggi più apprezzati in assoluto.

Pecorino Sardo il 7° posto.

Nato da una tradizione pastorale antichissima, è un formaggio che racconta la Sardegna attraverso sapori intensi, sapidi e persistenti.

Burrata il 9° posto rappresenta una delle espressioni più rappresentative del Sud Italia. Pecorino Toscano il 12° posto ed è prodotto con latte ovino.

Una presenza così massiccia nelle prime posizioni non è casuale: è il risultato di una cultura gastronomica che ha saputo trasformare la tradizione in valore riconosciuto a livello globale.

Lo stesso vale per gli antichi caseifici per la produzione del formaggio.

Parmigiano Reggiano e monaci benedettini

Ad esempio, la storia recente del Parmigiano Reggiano è soprattutto quella dei circa 650 piccoli caseifici artigianali della zona tipica e della loro determinazione a conservare inalterato il metodo di lavorazione.

C’è poi il marchio del parmigiano di montagna (CONVA), apposto sulle forme provenienti dai caseifici delle valli appenniniche, situati a una quota variabile tra i 600 e i 100 metri di altitudine.

I monaci benedettini (Umiliati e Cistercensi), che dall’anno Mille riformano l’agricoltura della Valle Padana incrementano la pezzatura delle forme (dai 5/10 chili di un normale cacio fino a 40 chili) permettendo stagionature più lunghe: nascono così il Grana Padano DOP e il Parmigiano Reggiano DOP.

In un commento del ‘500 al De re culinaria di Apicio, si definisce il Parmigiano Reggiano, chiamato caseus parmensis, “il migliore d’Italia” insieme ad un formaggio d’Etruria, chiamato marceolinus (marzolino).

Il Decamerone e il Paese del Bengodi

Una delle citazioni più significative, peraltro, si trova nel Decamerone, in cui Maso cita il Parmigiano mentre descrive il paese di Bengodi.

Vi è poi il dizionario dei sinonimi del 1656 di Francesco Serra dove si dice che “i nomi del formaggio derivano dai luoghi dove lo si produce migliore; come il Parmigiano, che prende il nome dal luogo e dalla bontà”.

Molière e il Parmigiano

Anche Molière si nutriva, in tarda età, soprattutto di Parmigiano e negli archivi di Reggio Emilia e di Parma, nei registri delle merci esportate si parla di partite di tale formaggio dirette in Francia, in Inghilterra e in tutta Europa.

Basti pensare, solo per fare un esempio tra i tanti, ai formaggi a pasta dura: già duemila anni fa Plinio il Vecchio citava, nella sua Naturalis Historia, diverse produzioni all’epoca considerate tradizionali e consolidate.

Il cacio etrusco

Il salato formaggio di pecora o di capra delle legioni, antenato del Pecorino Romano DOP, il cacio degli Etruschi, detto “marzolino” perché prodotto con il latte delle pecore munto in primavera, antenato del pecorino Toscano DOP, e quello Trinacria, antenato del Pecorino Siciliano DOP.

I manenghi medioevali

Ma anche i formaggi duri, dal Medioevo denominati “manenghi” perché prodotti nel mese di maggio (probabili antenati del Parmigiano Reggiano DOP e del Grana Padano DOP) e dei formaggi d’alta montagna delle Alpi, fra cui almeno uno, il Bito DOP, viene fatto risalire alla tradizione celtica, prodotti ben conosciuti da Plinio il Vecchio, che era nato a Como.

La notazione comune è che il formaggio a pasta dura è stato per secoli l’unico modo per conservare le grandi quantità di latte prodotte nella bella stagione anche in inverno.

La storia ha portato poi alla specializzazione: nel Medioevo la Sardegna si specializza nella produzione di formaggi ovini.

Pecorino e Fiore Sardo DOP, ma il Pecorino Romano DOP viene commercializzato dai Genovesi che ne fanno uno degli ingredienti base del pesto.

 

Il Fromadzo valdostano nella storia

Le valli alpine fioriscono di formaggi dalle qualità organolettiche particolari: il Fromadzo Valle D’Aosta DOP, che fino dal Quattrocento si mangiava in pieno inverno perché si conservava più a lungo della Fontina, il Bra DOP, di origini. Il Valle d’Aosta DOP è un formaggio preparato con latte vaccino di due mungiture, al quale è possibile aggiungere piccole quantità di latte caprin.

Territorio e tradizione sono gli elementi riconosciuti dall’Unione Europea che ha posto a tutela della qualità alimentare due marchi specifici.

Il DOP (Denominazione di Origine Controllata), marchio di qualità attribuito agli alimenti le cui caratteristiche uniche dipendono dal territorio in cui sono prodotti (clima, caratteristiche ambientali, tecniche di produzione tramandate nel tempo, artigianalità).

Tutte le fasi della lavorazione (produzione, trasformazione, elaborazione) devono avvenire in un’area geografica delimitata, e l’IGP (Indicazione Geografica Protetta), marchio di qualità attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari in cui una determinata qualità dipende dall’origine geografica.

Oggi i prodotti agroalimentari che hanno ottenuto il marchio di qualità europeo sono oltre 1000, di cui ben 319 italiano.

 

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1 ha pensato a “I migliori formaggi del mondo: Italia al secondo posto dopo la Grecia

  1. Anche le tradizioni culinarie fanno parte dell’identità di un popolo, difendiamole anche perché il buon cibo è salute del corpo e della mente

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