Morte Marco Gallo: ci sarebbe un indagato. Chiesti approfondimenti sui sanitari
Ci sono importanti novità sul caso della morte di Marco Gallo, il ragazzo di 19 anni di Pachino deceduto nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2025 a seguito di una crisi asmatica. I genitori hanno presentato querela per presunte negligenze ed errori di valutazione da parte dei sanitari, che quella notte avrebbero somministrato naloxone (Narcan) ipotizzando un caso di overdose da oppiacei.
Dall’autopsia, però, emerge un quadro completamente diverso: Marco non aveva assunto sostanze pesanti né alcolici. Aveva fumato cannabis, elemento che può aver aggravato la crisi respiratoria, ma che non è in grado di provocare un’overdose da oppiacei. Un dettaglio che rende ancora più controversa la scelta terapeutica adottata durante i soccorsi.
Del caso ci siamo occupati ampiamente con un reportage pubblicato da Canale 74. Nelle ultime ore è emerso un ulteriore sviluppo: esisterebbe un procedimento penale a carico di una persona iscritta nel registro degli indagati. Tuttavia, secondo quanto trapela, non si tratterebbe di uno dei sanitari intervenuti quella notte.

I genitori del giovane si sono affidati agli avvocati Giuseppe Lipera e Enza Forte, che hanno già presentato un’istanza alla Procura di Siracusa chiedendo ulteriori approfondimenti. Nell’atto si evidenzia come l’attuale indagato risulti estraneo a quelle che i legali definiscono le reali criticità che avrebbero determinato la morte di Marco.
La richiesta è chiara: concentrare le indagini sull’operato dei sanitari intervenuti, con particolare attenzione alla posizione del medico. I punti sollevati sono rilevanti e riguardano un possibile errore diagnostico, l’inadeguatezza del protocollo adottato e una gestione ritenuta non corretta della crisi asmatica.
Secondo i legali, alla luce dell’autopsia e anche della perquisizione effettuata dalla polizia nell’abitazione del ragazzo — risultata negativa — l’ipotesi di overdose appare priva di fondamento. Da qui la necessità di verificare se vi siano state valutazioni errate che abbiano indirizzato l’intervento sanitario su un binario sbagliato.
Resta poi il nodo cruciale dei tempi di intervento. Marco sarebbe rimasto in casa per oltre 40 minuti mentre veniva trattato con il Narcan, invece di essere trasferito tempestivamente in ospedale. Un ritardo che, secondo la famiglia, potrebbe aver inciso in maniera determinante sull’esito della vicenda.
È la domanda che continua a tormentare la madre, Valeria Lucchesi: suo figlio poteva essere salvato?
Accanto alla battaglia giudiziaria, i genitori stanno affrontando anche quella contro i pregiudizi. In paese, infatti, si sono diffuse voci che descrivono Marco come un tossicodipendente. Un’immagine che, alla luce degli accertamenti ufficiali, non trova riscontro.
La famiglia chiede verità e rispetto. La magistratura dovrà ora chiarire se quella notte tutto sia stato fatto correttamente o se, invece, errori e sottovalutazioni abbiano contribuito a spegnere una vita che forse poteva essere salvata.

Qui il ricordo della fidanzata di Marco, Serena
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