Nel Kurdistan iracheno gli Yazidi celebrano la festa di Jamah
Nel Kurdistan iracheno gli Yazidi celebrano la festa di Jamah
La festa di Jamah
Si tiene ogni anno ad ottobre nel Kurdistan iracheno, la festa di Jamah, la più importante festa yazida.
Jazhna Jamaye, anche traslitterata come Cejna Cemaiya, (Festa dell’Assemblea), significa “la collettività che si riunisce nel tempio” e ha origini molto antiche.
Chi sono gli Yezidi?
Gli yazidi sono un gruppo etnico-religioso molto radicato nel Medio Oriente.
Appartengono ad una setta religiosa esoterica dell’Asia Anteriore, di antichissima origine, esposta a persecuzioni nel corso del XIX secolo e a sanguinose repressioni da parte delle autorità ottomane e, di recente, perseguitata dal furore dell’ISIS.

Il nucleo principale abita nelle colline e sulle montagne ad oriente di Mosul, nel Kurdistan iracheno e parla il kurmanji, un dialetto curdo settentrionale.
La maggior parte dei curdi sono musulmani sunniti ma gli Yezidi pur essendo curdi, si ritengono una etnia a parte, con una religione a parte
Altri adepti si trovano nella provincia di Bagdad, nell’Iraq federale, nei dintorni di Damasco e di Aleppo in Siria e a Tblisi, in Georgia. Oggigiorno, si stima che al mondo ci siano circa 700.000 yazidi.

La comunità yezida
Strutturata in caste chiuse, la comunità vive un forte legame con la terra d’origine, sebbene molti vivano ora come rifugiati all’estero, soprattutto in Germania.
Sono endogami, in quanto si sposano solo tra loro, e non ammettono conversioni: solo se si nasce da madre o padre yezida, si può essere yezida.
Gli Yezidi sono estremamente cauti nell’aprirsi all’esterno, perché spesso il loro credo è stato rappresentato come una forma “rozza” di religione, e quindi poco apprezzabile da cristiani, ebrei, musulmani.
Gli Yezidi hanno una demologia molto estesa e importante, con racconti epici di grandi battaglie delle anime dei defunti contro i demoni (sul punto v. lo studio dell’assiriologo e storico delle religioni Giuseppe Furlani, Gli adoratori del pavone. Gli Yezidi: i testi sacri di una religione perseguitata, Jouvence, Milano, p. 83 ss).
In realtà il nome è Ezidi, ma siccome gli arabi non sapevano pronunciare la E aggiunsero la Y.
Il nome deriva da EZ-AI che significa in curdo kurmamgi “colui che mi ha dato la luce”. “Io sono l’amato di Dio e per questo motivo mi ha dato la luce e la vita”, questa è una frase che ricorre spesso nella loro tradizione orale.

La città di Lalish
Il luogo di culto principale è Lalish, in Iraq, situata nel nord del Kurdistan.
È la valle più sacra per la religione Yazidi, e ospita il tempio principale e la tomba di Sheikh Adi ibn Musafir, figura centrale della religione yazida.
Situata a circa 60 km a nord-ovest di Mosul, è un luogo di pellegrinaggio caratterizzato da antichi santuari con coni scanalati, sorgenti sacre, tra cui la Kaniya Spî (Fonte Bianca), ed un ambiente montano unico.
Lalish è la città santa da visitare almeno una volta nella vita, rappresenta per gli Yazidi ciò che la Mecca è per i musulmani o Gerusalemme per i cristiani, il cuore spirituale della loro fede.
A Lalish non è possibile pernottare. Non esistono hotel né a Lalish né nelle vicinanze immediate.
È una “città” tempio, sacra per i Yezidi dove soltanto pochissime decine di persone hanno il permesso di viverci in maniera fissa.
La comunità Yezida si è aperta tantissimo negli ultimi anni, nonostante le recenti repressioni.
È un grande passo in avanti e gli stranieri sono i benvenuti per le visite nel luogo più sacro della loro religione. Vengono accolti in modo gioioso e caloroso.
Dohuk è molto vicina, ci si mette un’ora scarsa per arrivarci ed è la base perfetta per arrivare a Lalish.

Sincretismo della religione yazida
Pur restando un credo non abramitico, lo Yezidismo si colloca alle radici delle culture indoeuropee ed è presente in Medio Oriente e in Asia da millenni.
È una religione fortemente sincretica.
In essa confluiscono elementi dei credi preislamici, del Misticismo islamico, del Mitraismo, del Manicheismo, del Giudaismo cabalistico, del Cristianesimo e dello Zoroastrismo.
Presenta caratteristiche come la circoncisione, il battesimo con acqua, la credenza nella metempsicosi.

L’adorazione del fuoco è legata allo zoroastrismo, a sua volta culto intrecciato da secoli con le culture dell’Asia.
Lo Yezidismo presenta affinità anche con il credo degli Ismaeliti, antica setta musulmana, come pure con i Drusi.
Ad esempio, il rispetto per il sole e il fuoco, l’ammissione al sacerdozio delle donne, la mistura di cerimoniale cristiano e musulmano, i riferimenti al pavone (sul punto v. Giuseppe Furlani, Gli adoratori del pavone, cit…p. 77).
Non sembra invece aver rapporto alcuno col paganesimo degli antichi assiri.
Lo Yazidismo risale a circa 7000 anni fa, anche se non si hanno tracce prima del XII secolo.
Melek Tā’ūs, l’angelo pavone
Le credenze principali di questa religione sono basate sulla esistenza di un solo Dio, conosciuto come “Kuda” (in curdo), colui che ha creato l’umanità.
Gli altri esseri viventi sono opera di sette angeli guidati dall’angelo pavone regnante, chiamato Melek Tā’ūs, che è venerato nella forma dell’elegante uccello dalle belle piume.
Centrale è infatti la figura di Melek Tā’ūs, l’Angelo Pavone intermediario tra Dio e il mondo.
Secondo la tradizione Yezida, Melek Tā’ūs, è l’Angelo portatore di luce che, dopo aver rinnegato Dio, si pentì.
Dopo aver riempito alcune giare con le sue lacrime, se ne servì per estinguere le sbarre di fuoco della prigione nella quale era stato confinato.
L’Angelo venne dunque perdonato da Dio, e da allora riprese il suo posto di custode del mondo e dell’umanità.
Pur essendovi diverse interpretazioni, alcuni ritengono che secondo l’Islam radicale l’angelo Pavone nel Corano verrebbe associato a Shaytan, Satana, e da questo deriverebbe l’accusa agli yazidi di adoratori del diavolo.
A causa (o con la scusa) di errate interpretazioni (“adoratori del diavolo”), hanno subito nel corso della storia 74 stermini.
Il più recente è il genocidio del 2014 perpetrato dall’ISIS, che ha causato il rapimento e la schiavitù di migliaia di donne e lo sfollamento di massa dal Kurdistan.
Prima dell’ISIS, già Al-Qaeda in Iraq li aveva tacciati come infedeli, condannandoli a uccisioni indiscriminate.
Nonostante le persecuzioni hanno trasmesso il loro credo oralmente, di generazione in generazione, riuscendo così a preservare la loro fede nei secoli.
Hanno trasmesso il loro credo oralmente, di generazione in generazione, riuscendo così a preservare la loro fede nei secoli.

Le sacre scritture dei Yezidi sono “Il Libro della Rivelazione” e “Il Libro Nero”.
Il tempio di Lalish
Il tempio di Lalish è antichissimo e risale a oltre 4000 anni fa. È dedicato a Sheikh Adi ibn Musafir, una figura venerata dagli yazidi, che visse nell’XII secolo e contribuì a plasmare la loro fede.

Il Tempio di Sheikh Adi ospita la tomba di Sheikh Adi ibn Musafir (XII secolo), che è uno dei punti focali del pellegrinaggio yazida.
Gli yazidi sono obbligati a fare un pellegrinaggio a Lalish almeno una volta nella vita.

Coloro che vivono in Kurdistan o nell’ Iraq Federale, invece, devono visitarlo almeno una volta all’anno.
Pellegrini e visitatori devono entrare nel complesso in abiti modesti e camminare a piedi nudi per rispetto della sacralità del sito.
All’interno del Tempio di Lalish vivono esclusivamente un prete, alcuni monaci e altri pochi fedeli che sono responsabili della pulizia, della manutenzione, della cura delle foreste circostanti.

Il codice morale rigoroso degli Yezidi
Gli Yezidi seguono un codice morale rigoroso (non pensare male, non parlare male degli altri, non commettere azioni cattive). Solo se una persona ha buone intenzioni si può definire un bravo Yezida.
Le religioni abramitiche hanno male interpretato l’angelo portatore di luce che connette l’umanità con Dio.
La comunità si rivolge sempre al pavone, intermediario di Dio, e non a Dio, che è considerato irraggiungibile.
Per gli yezidi Dio è natura e l’universo è stato creato da quattro elementi acqua fuoco, acqua, terra e aria. La vita terrena è considerata sacra.

La preghiera verso il sole
Sono adoratori della luce e del sole, perché il sole è una manifestazione di Dio.
Gli yazidi pregano rivolti verso il sole, la Luce di Dio, almeno due volte al giorno, sia all’alba che al tramonto.
La luce gioca anche un ruolo importante, persino nella morte, poiché gli yazidi vengono sepolti in modo da essere rivolti verso il sole nascente.
Quando muore una persona gli Yezidi non dicono “il suo corpo è morto” ma “il
suo sole è tramontato”, ci spiega Lamiya, una giovane yezida dei dintorni di Mosul.

Il serpente
Oltre al sole e al pavone, un altro simbolo importante nel Yazidismo è il serpente, che rappresenta il rispetto per Madre Natura.
Difatti, i Yezidi credono che, quando l’Arca di Noè si fermò sulla cima del monte Ararat per una falla, un serpente tappò il buco con il suo corpo e salvò la nave dall’affondamento e tutti coloro che erano a bordo dall’annegamento.
La silenziosa tragedia degli yazidi
La popolazione Yazida è stata decimata nel corso dei secoli attraverso conversioni forzate all’Islam e uccisioni sommarie.
Ha subito nel corso della storia un numero altissimo di genocidi: 75, di cui l’ultimo nel 2014, da parte dell’ISIS.
Dopo 2014 c’è stato un grande esodo degli Yezidi soprattutto in Germania, ma anche in Armenia, Georgia, Svezia e negli USA.
Ci sono almeno 1 milione di Yezidi sparsi nel mondo e soprattutto in Germania sono riusciti ad inserirsi molto bene.
Il massacro da parte dell’ISIS
Il mondo sembra essersi accorto degli yazidi solo in seguito all’arrivo dei miliziani jihadisti di Daesh a Mosul e nella provincia di Niniveh, nell’agosto 2014.
È stato in quell’occasione che si sono visti uomini, donne e bambini costretti a fuggire dalle loro case e rifugiarsi sul monte Sinjar mentre le truppe dell’ISIS entravano nella omonima città e la annettevano al loro neonato Califfato.
Già nell’ottobre 2013, dunque, c’erano i primi segnali di pericolo per gli yazidi, le prime avvisaglie di una tragedia che si sarebbe abbattuta sulla comunità dieci mesi dopo.
Le tragiche storie delle donne yazide, rapite, vendute come schiave e stuprate dagli uomini del Califfato, poi, hanno fatto inorridire tutti.
Vian Dakhil, la donna yazida membro del Parlamento iracheno, ha commosso il mondo con il suo appello disperato lanciato tra le lacrime all’inizio di agosto 2014: “Salvateci!”.
Figure notevoli come Nadia Murad Basee Taha e Lamiya Aji Bashar hanno ricevuto il Premio Sakharov nel 2016 per il loro impegno a favore delle donne yazide.
La sacralità del numero sette
Il sette è un numero importantissimo.
Si dice che il mondo fu creato in sette giorni. Nel settimo giorno c’è stato il soffio di Dio che ha permesso la creazione del Mondo.
La festa dura infatti sette giorni.
Oggi siamo nel 4 giorno. Ogni giorno c’è un rituale diverso, con sette colori diversi.
I più anziani, rappresentanti religiosi e laici e i giovani presenti si dicono felici di prendere parte ad una festa così importante.
La festa di Jamah. I Qawls, i canti religiosi yezidi, cultura e tradizione orale
Durante le cerimonie della festa di Jamah vengono eseguiti canti religiosi solenni che raccontano la storia yezida: si chiamano Qawl.

I Qawl (plurale Qawls o Qewls) sono testi poetici religiosi e sacri, centrali nella tradizione yezidi. Cantati in Kurmanji su melodie specifiche (kubri), spesso accompagnati dal tamburello (dat) e dal flauto (sebāb), questi inni trasmettono la conoscenza religiosa, la storia e la teologia yezidi, tradizionalmente tramandata oralmente.
Caratteristiche dei Qawl Yezidi sono il contenuto mistico e teologico.
Spesso descrivono la creazione, le azioni degli angeli (in particolare Taus Melek), la vita dello Sheikh Adi, o insegnamenti morali.
Sono solitamente composti in versi rimati, con lunghezze variabili dai 20 ai 60 stanze, fino a oltre 100.
Sono custoditi e recitati dai Qawal (recitatori ereditari), che imparano a memoria decine di testi e le relative melodie.

I sette giorni della festa di Jamah
Oggi, 10 ottobre 2024, quarto giorno della festa di Jamal, vedremo rituali che si possono ricondurre alle antiche religioni Mesopotamiche.
Innanzi tutto, l’attesa: i fedeli stanno aspettando il MIR, ossia il capo della religione, per la cerimonia.
Poi l’acqua santa, ossia la fonte bianca, che è il luogo più sacro degli Y dove vengono battezzati e diventano Yezidi.

Di solito i neonati dei villaggi intorno a Lalish vengono portati qui e battezzati e quando escono vengono accolti da musica, canti e danze religiose.
Gli Yezidi non hanno preghiere vere e proprie, bensì un rituale in cui esprimono un desiderio.
Il rituale è quello di rasarsi di lavarsi indossare vestiti bianchi e mettersi in direzione del sole.
Si prega con espressioni augurali rivolte all’universo, alla natura, alle 72 nazioni (gli Yezidi credono che ci siano 72 nazioni nel mondo), ed infine alla propria famiglia e a sé stessi.
“O Dio onnipotente manda le tue benedizioni a oriente e a occidente a nord e a sud e a tutte le creature, a tutte le 72 nazioni, alla mia famiglia e a me”.
Il sesto giorno viene liberato un toro all’entrata di Lalish.
I fedeli lo rincorrono e lo fanno entrare nella cella principale, dove viene decapitato.
L’ultimo giorno i sette saggi con il Mir, che è l’unica persona che può stare di notte a Lalish, fanno sette cerchi a girotondo restringendoli sempre di più i cerchi.
È l’ultima cerimonia della festa di Jamah.

Madre Shirin
Lamiya ci indica Madre Shirin, una signora seduta a terra circondata da candele e stoppini.
Madre Shirin è 15 anni che fa gli stoppini per le candele in occasione del rito importante della luce e del fuoco.
Queste candele sono sacre e utilizzate solo a Lalish.
Pranziamo con una famiglia di yezidi.
Ci offrono il loro cibo e ci raccontano di come sono scampati ai massacri. Ci descrivono alcuni particolari della festa.
Al tramonto, i battesimi e i rituali dell’accensione del fuoco nelle numerose nicchie del terreno montagnoso sono accompagnati da canti suggestivi.
Una spiritualità misteriosa ci pervade la mente e i sensi.
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