Progettare il passato. Il restauro della Basilica di Saint Denis a Parigi
Progettare il passato. Il restauro della Basilica di Saint Denis a Parigi
Non si placano le polemiche sul restauro della Basilica di Saint-Denis.
La basilica di Saint Denis, la celebre necropoli reale francese, è protagonista di un importante progetto di restauro iniziato nel 2024.
La basilica di Saint Denis, la celebre necropoli reale francese, è protagonista di un importante progetto di restauro iniziato nel 2024, focalizzato sulla ricostruzione della sua torre nord e della guglia (flèche) smantellate nel 1846.
Il cantiere, noto come “Fabrique de la Flèche”, prevede la ricostruzione fedele dell’elemento gotico alto 90 metri entro il 2029-2030, utilizzando tecniche medievali e circa 15.228 pietre.

La Basilica, infatti, rappresenta la prima opera assoluta dell’architettura gotica. Il progettista dell’epoca, l’abate Sugerio, utilizzò per la prima volta l’arco acuto e gli archi rampanti. Tale modello si estese in tutta l’Europa medievale. Dal 1882 è monumento storico di Francia.
Secondo la tradizione san Dionigi, primo vescovo di Lutezia, venne martirizzato con il taglio della testa nel 258, durante le persecuzioni di Valeriano.
La chiesa è anche il sacrario dei re di Francia. Tutti i sovrani defunti dal X secolo al 1789, ad eccezione di tre, vennero sepolti qui. Ecco perché la Basilica contiene alcuni notevoli esempi di monumenti sepolcrali.
Restauri e ricostruzione
L’ obiettivo dell’attuale restauro è di riportare la Basilica alla sua originaria configurazione gotica, ripristinando la torre nord demolita nel XIX secolo da François Debret a seguito di una tempesta.
Il progetto “Fabrique de la Flèche” è iniziato nel 2024 e mira a ricostruire la torre nord e la guglia.
Il progetto coinvolge 130 artigiani specializzati e prevede l’uso di oltre 15.000 pietre provenienti dall’Oise.
Il costo stimato è di circa 37 milioni di euro, finanziati in gran parte da fondi pubblici (Dipartimento, Regione) e tramite mecenatismo.
Il sito è aperto al pubblico per mostrare l’avanzamento dei lavori, con lo scopo di favorire anche la formazione dei giovani al mestiere di restauratore.
Restauri storici di Saint Denis
Nel XIX secolo, Eugène Viollet-le-Duc si occupò di riparare i gravi danni strutturali causati da un precedente restauro inadeguato di Debret, salvando la basilica dalla rovina.
Il progetto attuale mira a restituire alla “culla del gotico” la sua simmetria originaria, trasformando la basilica in un cantiere monumentale aperto.
Le polemiche sul tipo di restauro
Il progetto ha suscitato dibattito in Francia, con opinioni contrastanti sulla necessità di ricostruire un elemento non originale, risalente al XIII secolo, ma smontato da quasi due secoli, rispetto alla conservazione delle parti esistenti.
È la polemica sul cosiddetto restauro del restauro.
La materia del restauro non è infatti scevra da discussioni e dal profilarsi di diverse scuole di pensiero.
È lecito restaurare riportando l’opera al suo assetto originario oppure è giusto non demolire le parti testimonianza di epoche passate ma non originarie?
Le polemiche stanno infuriando in Francia anche per le vetrate di Notre Dame.
Ma anche nel recente passato in Francia ci sono state polemiche sulla tipologia di restauro da apportare agli edifici antichi.
Progettare il passato. “Il restauro del restauro”. L’ esempio della Court d’Appel administrative a Parigi.
In passato, sempre in Francia Alexandre Gady, storico dell’arte, aveva criticato il restauro dell’Hotel de Beauvaus, ora sede della Corte d’Appello amministrativa di Parigi, costruita nel 1655 vicino al palazzo reale (ora Place de Vosges).
Il palazzo, eretto nel 1655 è stato modificato, a causa del mutamento della moda, nel 1705. Gli attuali restauri gli hanno restituito la volumetria originale del 1600, sicuramente meno severa di quella settecentesca.
Tale scelta non è andata esente da critiche ed è stata accusata di creare un pastiche che obbedisce più alla logica della ricostruzione che del restauro. “Restaurer un monument, ce n’est pas le réparer ou l’entretenir, mais le rétabilir dans un état qui peut ne jamais avoir existé”.
La disputa è sorta in merito all’interpretazione di alcune disposizioni contenute nella Carta internazionale del restauro, detta anche Carta Venezia.
La Carta di Venezia
La Carta, elaborata dal congresso internazionale degli architetti e tecnici dei monumenti, tenutosi a Venezia dal 25 al 31 maggio 1964, contiene un documento volto a garantire la salvaguardia del bene tenendo conto anche del contesto urbano.
In tale documento si delinea una nozione più ampia di monumento storico, comprendente sia la creazione architettonica isolata, sia l’ambiente urbano e paesaggistico, che costituiscono testimonianza di una civiltà particolare, di una evoluzione significativa o di un avvenimento storico.
Se restaurare significa intervenire compiutamente su un’opera per prolungarne la vita, l’etimologia del termine (dal latino monere, ricordare) ricorda la funzione di trasmettere ai posteri la memoria delle epoche passate.
In ogni caso, il restauro consiste nell’attività diretta a provocare una modificazione fisica della cosa, allo scopo specifico di migliorarne la condizione e di restituirla al suo stato originario.
Al di là dei delicati problemi scientifici e tecnici che il restauro suscita, è preminente, anche per questo, l’interesse pubblico alla conservazione del patrimonio artistico.
In attesa che i lavori di restauro della chiesa di Saint Denis vengano completati, in Francia la polemica continua ad infuriare.
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