Draghi e McKinsey: attenti a quei due.

Draghi chiama McKinsey per aiutarlo a scrivere il recovery plan.

Questa è la notizia, così almeno titolano gran parte dei quotidiani in questi giorni.

Ma la vera notizia non è questa, questo è il fatto, la notizia che ci colpisce e salta all’occhio, ameno al nostro è: Perché?

Senza nulla togliere al nostro Mariuccio, e senza nulla togliere al nostro McKinseino, la domanda è proprio ma perché?

possibile che in un paese con fior fiore di università, centri di ricerca, scuole di management ci volesse proprio una società di consulenza Americana?

Possibile che in un paese come questo non fosse possibile mettere assieme tre/quattro università e farle lavorare bene?

Possibile che con il MEF che abbiamo pieno di tecnici e di specialisti ci volessero gli americani?

Ma poi con tutte le società di consulenza che ci sono al mondo, perché proprio McKinsey?

e poi non esiste un codice degli appalti nella pubblica amministrazione? a si, scusate, questo è un contratto sotto soglia, AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH, per non dire altro.

Però McKinsey è McKinsey, casualmente la stessa che Banca d’Italia, che ricordiamolo Draghi ha gestito per anni, ha da sempre “suggerito ” alle banche del nostro paese, se lo dice McKinsey … e le banche a dare fior fiore di progetti e di soldi a questa società di consulenza strapagata e francamente inutile visto come sono finite le banche italiane, il tutto per far contenta banca di Italia.

Chiamare Mck era anche un’abile scusa per i manager, così non si assumevano nessuna responsabilità, se lo dice McKinsey, era il mantra di tutti, banca d’Italia compresa.

Peccato che nel 2002 Enron colò a picco assieme ad Arthur Andersen, e chi erano i consulenti strategici???

Persino Banca delle Marche, piccola banchetta ormai fallita ed inesistente, si era affidata a McK per la sua pianificazione commerciale …

Bei Risultati.

E chi avrebbe dovuto chiamare il nostro Mariuccio Draghi se non la società che ha tanto aiutato banca d’Italia a riposizionare così bene il mondo bancario italiano?

Ma chi poteva chiamare Mariuccio Draghi calcolando che McK ha messo i suoi uomini in infinite posizioni chiave di tutti i paesi?

e già, e chi poteva chiamare …

Invito tutti, per un momento di riflessione, a rivedere lo studio “Concept 1992” di McK .

Ma secondo voi una società di consulenza privata come ridisegnerà il recovery plan, ed in favore di chi? di chi gli paga la consulenza? di chi gli assume i manager per metterli in posizione chiave (Colao insegna)? chi favorirà McK tra aziende che le passano soldi con contratti milionari e aziende che non sono clienti?

Siamo sicuri che non c’è nemmeno un poco di conflitto di interessi?

una società di consulenza che suggeriva agli stati di abolire il welfare può fare il bene dei cittadini?

Ma veniamo ora ai partiti che su questo tema stanno facendo melina.

Il PD, ma come fa il PD, ma anche gli altri, a non dire nulla???

Ma Voi cari lettori li votate ancora? li voterete?

Se mai si tornerà più a votare ovviamente, perché a me tutte queste situazioni fanno pensare che i nostri governanti ci ritengano ormai un paese di deficienti completi, tanto che non ci fanno più votare, non valutano l’eccellenza italiana quando devono fare scelte e così via.

Certo che se poi nei comitati tecnico scientifici si mettono solo gli amichetti di partito o gli inutili per poterli manovrare allora certo che la figura degli italiani non viene benino.

Però tranquilli il MEF chiarisce, solo supporto tecnico, ma ci prendete davvero per cretini????

“Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia. L’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del Pnrr. In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali Next Generation già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano. Il contratto con McKinsey ha un valore di 25mila euro +Iva ed è stato affidato ai sensi dell’art. 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti ‘sotto soglia’. Le informazioni relative al contratto saranno rese pubbliche, come avviene per tutti gli altri contratti del genere, nel rispetto della normativa sulla trasparenza”.

Cretini, ci prendono per cretini.

Ma se tu fai passare un anno senza fare una mazza di nulla è ovvio che poi i tempi li hai stretti, ma quali competenze tecniche specialistiche non ha il mef, questo mi preoccupa, non ha le competenze per fare questo lavoro???

ma chi sono??? degli ignoranti??? e cosa ci stanno a fare al MEF???

NO, la verità è un’altra, ci prendete per cretini.

Ma questo non era il governo migliore scelto da Draghi in persona, senza se e senza ma, a che serve McK?

Ma qualcuno non aveva detto che una buona squadra di governo riscrive il recovery in tre giorni?

Basta vedere sulla pandemia covid 19, un anno passato e siamo peggio di prima, DAD ritornata, blocchi totali, aziende che falliscono, aiuti zero, soldi buttati, commissari sostituiti, mascherine inutili, forse c’era altro da fare?

Cretini, ci prendono per cretini!

Ma noi non lo siamo, questo sarà opportuno che ve lo ficchiate in testa, perché l’italiano magari si fa anche prendere per cretino perché gli fa comodo, ma qui voi state facendo l’errore di fare in modo che agli italiani non stia più comodo niente.

E questo è un grave errore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corrado Faletti

 

 

 

 

 

 




“Vulnerabili” con Paolo Crepet

Introduzione.

“Ciascuno di noi è ciò che appare durante una burrasca, nel bene e nel male, nella destrezza e nell’incapacità: ci si conosce nelle difficoltà …

… È la crisi – ovvero il distress, nel senso di iperstimolo – a portare a un opportuno tumulto interiore che obbliga a un esame, che costringe ognuno a guardarsi allo specchio e a dirsi la verità, invece di raccontarsela (cosa che si tenderebbe a fare se non si è obbligati da una data congiuntura).”

  • Paolo Crepet

 

Scrivere, che ossessione!

Il “Soul Talk” di venerdì 19 dicembre 2020 si apre con un pensiero tratto da “Vulnerabili”, l’ultima fatica letteraria di Paolo Crepet.

“Fatica” perché non è facile convivere con “un’ossessione che ti entra dentro e diventa tua compagna di scrittura”.

“Fatica” come frutto di un travaglio interiore: “Non nasce dalla pace un libro. È una guerra interna, una tribolazione”, confessa l’Autore. 

“Fatica”, perché in ogni capitolo c’è una parte dello Scrittore che descrive ciò che vede e prova, dello stesso evento, a un pubblico diverso, da una differente prospettiva.

 

La Genesi del Libro.

Il primo lockdown lo ha sorpreso in un paesino dove “eravamo rimasti in sette, e c’era un Silenzio che quasi sentivamo passeggiare i gatti”. 

Un Silenzio che l’Autore ha sentito il bisogno di rispettare e al tempo stesso di rompere … per amore e per rabbia.

Non dev’essere stato facile, per lui, mettere su carta le contrastanti, contraddittorie sensazioni provate nei lunghissimi mesi di “confinamento”.

Al suo iniziale senso di smarrimento si sarebbe, nel tempo, sostituito qualcosa di diverso: la paura. 

Paura per un’Umanità miope alle proprie responsabilità che, nel corso della storia, non è ancora riuscita a interrompere un circolo vizioso di antichi schemi, paradigmi ricorrenti, ciechi automatismi.

Mentre la Banalità, regina indiscussa dei media e della tecnologia digitale, tutto appiattisce, tutto omologa, tutto priva di sapore, senso, memoria.  

 

I nostri Eroi.

Eppure, le persone che più ammiriamo – i nostri musicisti preferiti, le icone cine televisive, le voci fuori dal coro in ogni ambito – hanno in comune un vissuto di dolore …

La vita degli Eroi è infatti spesso costellata di lutti, difficoltà economiche, imprevisti cambiamenti che li privano di ogni sicurezza.

Vien da chiedersi se questo dolore non sia in realtà un Regalo, una preziosa Risorsa evolutiva …

La “sicurezza” che l’Uomo brama tanto, a quanto pare, non è la miglior palestra dove sviluppare il proprio pieno potenziale.

 

Un nuovo mondo.

Ecco perché, nella straordinarietà del periodo storico che stiamo vivendo, è racchiuso il seme di un nuovo mondo.

Un mondo di persone che di fronte alle impreviste, inevitabili, dolorose a volte sfide della vita, riescono a guardarsi allo specchio scoprendosi “vulnerabili”.

Un mondo governato da Leader che, di fronte alla tragedia, abbassano il capo, tolgono il cappello e chiedono perdono al loro popolo (anziché dar la colpa ad altri, agli eventi o al fato).

Un mondo di Uomini che, con umiltà e coraggio, guardando in faccia la realtà, si aprono a un più che necessario Cambiamento. 

Perché è la Verità, non il “raccontarsela”, la pietra angolare di ogni presa di coscienza, di ogni assunzione di responsabilità: il solido terreno su cui costruire un futuro che abbia un senso.

“Vulnerabili” nasce proprio come onesto, lucido intento di capire come, aldilà del virus, gli esseri umani siano potuti arrivare a tanto e come possano, consapevoli dei loro “nei”, diventare visionari “Cacciatori di Orizzonti”.

Ed ecco la video intervista all’Autore, trasmessa in live streaming sul Canale YouTube “Jasmine Laurenti”.

JL (Ondina Wavelet)

 

P.S.: Ringrazio di cuore l’amica, Mentore e “Fata Madrina” Elena Cipriani Pagliacci, psicanalista e scrittrice, per avermi messa in contatto con il suo caro amico Paolo Crepet: psicanalista, sociologo, scrittore, saggista, libero pensatore, opinionista.

 




Scuola???

La scuola del futuro è in ostaggio tra legge di bilancio e rinnovo del contratto.

 

Siamo prossimi all’esame della legge di bilancio per il 2021 in Commissione Bilancio della Camera. 

Cosa ne sarà della scuola?

Intanto, partiamo dalla scuola di adesso e dal report di Ancodis.

Il 23 novembre, Ancodis ha proposto un weebinar:

“Riflessioni a scuola: L’emergenza pandemica a scuola e il Referente Scolastico COVID 19″ nel quale si sono confrontati esperti impegnati nella complessa gestione dell’emergenza.

Emergenza che sta mettendo a dura prova modelli organizzativi e didattici anche sotto l’aspetto della tenuta psicologica di tutti gli operatori.

In poco più di sei mesi, dal punto di vista della sicurezza, alla “scuola dell’ANTI” (incendio, sismico, infortunio) si sono aggiunti anche l’ANTI contagio e, potendo, l’ANTI stress.

Ed una “squadra anticovid”, nel rispetto di ruoli e funzioni, giorno dopo giorno, ha dovuto reggere ad un pressing notevole.  

E’ evidente, siamo di fronte ad una emergenza che è stata affrontata con alta responsabilità e competenza dentro la scuola, dai diretti interessati, spesso gli ultimi “della catena”, ma che ha visto negligenze, superficialità e distrazioni in territorio extrascolastico. 

I Collaboratori dei DS e le figure di sistema di Ancodis – alcuni dei quali individuati Referenti scolastici Covid 19 – hanno denunciato purtroppo una sofferente condizione di sconfitta delle squadre anticovid impegnate a far rispettare i protocolli, a monitorare tempestivamente vulnus organizzativi, a mettere “toppe” alle criticità la cui responsabilità è da addebitare ad altri. 

Con il webinar si è fatto un primo bilancio, dando voce ad esperti e protagonisti. L’auspicio è che, almeno, si possa fare emergere la vera condizione nella quale si sono ritrovate le scuole e quali sono le (ir)responsabilità da evidenziare per il corretto funzionamento del sistema di prevenzione, controllo e monitoraggio. 

Ed allora, come redazione di betapress, siamo tornati ad intervistare il Presidente di Ancodis Rosolino Cicero per scoprire insieme i buoni propositi per la scuola del futuro.

 “Tra le misure previste – fa rilevare il Presidente di Ancodis Rosolino Cicero – troviamo il piano pluriennale per l’assunzione in organico di diritto di 25000 docenti di sostegno (con piano di formazione sull’inclusione ed acquisto di ausili didattici); l’assunzione di 1000 docenti di potenziamento (per rispondere alle carenze di organico nella scuola dell’infanzia) e la stabilizzazione degli Assistenti tecnici nella scuola del primo ciclo e dei collaboratori scolastici ex LSU.

Dal punto di vista infrastrutturale, è posta l’attenzione su l’ammodernamento degli edifici, sul potenziamento della digitalizzazione delle scuole (implementata l’attività degli animatori digitali e dei team digitali), sul sistema dei trasporti urbani ed extraurbani (specifico anello debole attuale).

Viene, infine, incrementato il fondo per la formazione e l’apprendistato e recuperata (e speriamo semplificata) la 440, una legge che dà meritata attenzione all’arricchimento ed ampliamento dell’offerta formativa”. 

In linea di principio, dunque, emerge un significativo investimento in risorse umane e in beni materiali, di cui la scuola ha certamente un gran bisogno, a partire dall’attenzione al sistema di istruzione 0-6.

ANCODIS apprezza l’inversione di rotta del governo e del Ministero e condivide l’importanza di INVESTIRE in istruzione e cultura dopo un ventennio di tagli lineari di risorse che hanno profondamente inciso sulla qualità del sistema scolastico italiano.

“Occorre riconoscere – continua Rosolino Cicero – che siamo entrati nella strada giusta ed auspichiamo l’inizio di un processo davvero irreversibile. Suscita ovvio interesse anche l’attenzione alle risorse per il rinnovo contrattuale con la previsione di incrementarne gli attuali stipendi.” 

Il Presidente Cicero sottolinea, però che “Investire in risorse umane e materiali non è sufficiente se poi si lascia invariato il modello scolastico. Occorre anche dare la meritata attenzione al suo funzionamento organizzativo e didattico dal quale deriva la qualità dell’offerta formativa e l’azione che quotidianamente si mette in campo nelle autonome istituzioni scolastiche”. 

Per i Collaboratori dei DS e le figure di sistema di Ancodis, autonomia, offerta formativa e governance scolastica devono integrarsi in una visione unitaria nella quale tra il Dirigente scolastico ed il corpo docente si riconosca l’esistenza insostituibile delle figure intermedie (Middle management scolastico) che devono finalmente godere di una identità giuridica e contrattuale incardinata in una vera carriera professionale. 

“Nessuno – afferma Rosolino Cicero – oggi più che mai può disconoscere che la moderna governance scolastica è la conditio sine qua non per la qualità dell’offerta formativa e per l’efficienza nelle attività didattiche e nei servizi ad alunni e famiglie”.

Ancodis non finirà mai di affermarlo: l’organizzazione gestionale e didattica sta alla base del buon funzionamento ed i DS – senza l’apporto e la professionalità dei loro Collaboratori e delle figure di sistema oggi “strutturate” in tutte le comunità scolastiche – non possono guidare e gestire un sistema che in questi ultimi anni è divenuto sempre più complesso e gravato di numerose incombenze che vanno dalla didattica alla sicurezza, compresa quella covidiana.

Se si guarda alla scuola italiana dei prossimi anni, non si può più escludere dagli obiettivi una innovazione legislativa che porti al riconoscimento giuridico dei Collaboratori dei DS e delle figure di sistema e ad un nuovo modello contrattuale nel quale trovi spazio l’area del middle management scolastico.” 

La seconda proposta di Ancodis riguarda la sostituzione del Dirigente Scolastico: in caso di assenza e/o impedimento del Dirigente Scolastico non è prevista dall’ordinamento scolastico una figura istituzionale che eserciti le funzioni!

“Le ragioni di una innovazione legislativa che copra questo vulnus nella gestione delle I.S. autonome – dichiara il Presidente Cicero – ci sembra ormai giunta: il riconoscimento di diritto di chi può sostituire – entro certi limiti – il DS (per esempio l’Assistant principal anglosassone) ed il distaccamento ex lege dalle attività didattiche è ormai una necessità in tutte le scuole a partire in particolare da quelle in reggenza.”

Ed il tema della modalità di accesso, della permanenza nel nuovo status, della valorizzazione nella carriera professionale, del riconoscimento nelle prove concorsuali compreso quello per l’area dirigenziale, per Ancodis deve essere aperto senza posizioni ideologiche o pregiudizi di categoria. 

La terza proposta – conclude Cicero – riguarda un tema più generale: è il tempo di un patto generazionale e professionale tra tutte le componenti impegnate alla costruzione di un sistema scolastico che, fondato sulla storica ed indiscussa tradizione, si apra a quelle innovazioni culturali e contrattuali capaci di integrare nuovi modelli didattici e moderne azioni organizzative mettendo sempre al centro i bisogni formativi delle nuove generazioni ma andando oltre le arcaiche norme giuridiche e superati schemi contrattuali.”

Infine, il Presidente di Ancodis lancia un appello: “Chi oggi guida il Paese, chi ha la responsabilità di indicare una direzione, chi deve sedere al tavolo del confronto, chi deve rinunciare magari ad antichi privilegi, chi ha a cuore la scuola dei nostri figli, assuma la necessaria responsabilità e faccia un passo avanti.” 

E come redazione di betapress, ci auguriamo che, finalmente, iI Sistema Scuola, a partire dai vertici, riconosca l’esperienza e la professionalità dei Collaboratori dei Dirigenti scolastici.

Ricordiamoci che la scuola è l’ombelico della società civile, ammettiamo, una volta per tutte che bisogna premiare il merito di chi nella scuola ci crede e ci vive!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANCODIS: BASTA CON LE DEMAGOGIE

 

ANCODIS: firmato il contratto docenti, inadeguato!




DAD e DDI, il danno per i docenti

Non ne posso più, di Dad e di falsità.

Tutti a parlare dei danni provocati dalla DAD nella didattica e nella psicologia degli studenti.

Tutti a preoccuparsi dei minori e dei loro genitori.

Quasi nessuno si preoccupa del disagio degli insegnanti.

In questi giorni, ha fatto notizia la protesta di diversi studenti (ma di pochi insegnanti) contro la chiusura effettiva delle scuole e il ricorso obbligatorio ai “device” per fare lezioni doppiamente faticose e minimamente efficaci.

La televisione e gli organi di stampa si compiacciono a divulgare l’immagine di una Scuola che, malgrado tutto, funziona, grazie alle meraviglie della tecnica. 

Ma per favore!!!

Venite a scuola e vedete con i vostri occhi!!!

Solo i docenti e gli studenti sanno davvero come stanno andando le cose.

Anzi, come NON STANNO ANDANDO.

Basti ricordare il tempo perduto ad ogni ora di lezione per fare l’appello, cioè per verificare che tutti gli alunni siano presenti in audio, collegati in video (“spegni il microfono, attiva la telecamera”, è diventato un mantra quotidiano).

Una volta verificato che tutti gli alunni sono fuori dal letto e, possibilmente, non ancora in pigiama, inizia il “toto scommesse” in attenzione, concentrazione, motivazione…

Eh, sì, perché se uno è attento, non è concentrato, se uno è concentrato, non è motivato.

Ogni docente continua a ripetere infinite volte le stesse parole, magari alzando la voce, per poi farsi ripetere altrettante volte le parole dai discenti.

Certi alunni, sinceramente, ci mettono l’anima per farsi capire, ti girano il libro contro la telecamera per farti vedere che i compiti li hanno fatti, ma, spesso, “non riescono a rendere” a causa delle inadeguatezze delle medesime tecnologie.

Tecnologie arretrate, altro che adeguate.

Supporti e strumenti digitali legati a fibre regionali o connessioni locali.

Che sia ben chiaro, oggi, in Italia, ai tempi del Covid, la DAD, va e viene a corrente alternata, a seconda di dove ti trovi.

Altro che bel paese, l’Italia!!!

E in Italia, ti conviene pure non dire che fai l’insegnante, perché, per ben che ti vada, sei compatito, se non denigrato.

I docenti, lo si sa, in Italia, da un trentennio, non vengono considerati come meriterebbero, né rispettati e stimati per il loro lavoro.

L’ Italia non appartiene a quei Paesi, civili e civilizzati, in cui, chi educa e istruisce le giovani generazioni, è onorato e ben pagato!!!

Qui, da noi, dietro le dichiarazioni ufficiali dettate dal BON TON/GOSSIP MEDIATICO, si cela spesso un profondo disprezzo verso chi insegna.

Anzi, siamo onesti, la professione di un insegnante, non è neppure considerata un lavoro da buona parte dell’opinione pubblica.

È questo il frutto avvelenato di 30 anni di campagne mediatiche diffamatorie.

30 anni di politiche scolastiche miranti all’aziendalizzazione delle istituzioni scolastiche.

30 anni dedicati all’impiegatizzazione e proletarizzazione (anche economica) degli insegnanti.

Decenni di autentiche calunnie ai danni della categoria, pronunciate con leggerezza, anche da politici importanti.

A volte, ci si mettono pure i Ministri dell’Istruzione a far perdere di prestigio la categoria degli insegnanti!!!

Ecco perché dello STRESS dei docenti — adesso costretti (anche grazie all’accordo contrattuale siglato da CISL, ANIEF e CGIL) a insegnare attraverso uno schermo — nessuno si preoccupa.

Tutto è dovuto, da parte di professionisti “invisibili”.

Eroi e martiri che il sentire comune non considera nemmeno veri lavoratori.

Nella scorsa primavera, almeno, nelle scuole, si permetteva ai docenti di scegliere tra didattica sincrona e asincrona, limitando il numero di lezioni “in diretta” davanti al videoterminale.

Ora, col pretesto dell’emergenza ormai istituzionalizzata, si pretende da loro una DAD che fotocopi la vita di classe (con risultati tra il comico e il tragico).

Voglio solo aggiungere due parole, per chi crede di conoscere il lavoro del docente.

Manca il contatto umano: è questo il primo motivo di stress.

Insegnare non è mettersi in modalità “macchina da fiato” e ripetere a memoria le proprie conoscenze. 

Se fosse così, si potrebbe far lezione anche al citofono, e la potrebbe fare chiunque.

Insegnare è entrare in relazione col discente, con OGNI DISCENTE (e per questo le classi dovrebbero essere di 15 alunni).

Ogni alunno andrebbe motivato, coinvolto.

Sarebbe bello, farlo ridere o, almeno sorridere, mentre impara.

Un insegnante che si rispetti, sa cosa vuol dire ACCENDERE UN ALUNNO, iniziarlo al piacere del dialogo conoscitivo, renderlo partecipe di una scoperta reciproca.

Ditemi voi, come si può realizzare tutto questo, mediante uno schermo che non ti permette nemmeno di guardare una persona negli occhi?!?

L’insegnante in Dad fa la fatica di Sisifo (raddoppiata dalle “nuove tecnologie”)

La fatica è fisica e psichica.

Stare quattro o cinque ore seduti davanti al p.c. la mattina, e altrettante il pomeriggio — peraltro in un momento in cui palestre e piscine sono chiuse — espone l’apparato muscoloscheletrico (e non solo) degli attempati prof a patologie gravi e croniche, che nessuna amministrazione si sogna nemmeno di risarcire.

La mente si affatica il doppio che in aula, inducendo alla depressione, alla rabbia, al senso di inadeguatezza.

Nessuno parla dell’incremento del burnout degli insegnanti in DAD.

Anzi ti senti dire” Ma di cosa ti lamenti, che le scuole sono chiuse, che è da febbraio che non fai niente!!!”

Coordinare il lavoro sugli allievi è difficile, faticoso, avaro di soddisfazioni.

Cercar di motivare alunni già solitamente distratti (ed ora più assenti e annoiati che mai) è una fatica di Sisifo, quale nessun’altra professione conosce.

Si aggiunga lo sforzo immane che molti docenti hanno improvvisamente dovuto sostenere per acquisire le competenze digitali necessarie all’utilizzo di piattaforme mai viste prima.

Si riconosca il disagio di molti insegnanti obbligati a gestire problemi di telematica che nulla hanno a che fare con la loro cultura e con la loro didattica.

Il tutto nell’improvviso oscurarsi di qualsiasi rapporto affettivo, sia con gli alunni, sia con i colleghi.

Ogni comunicazione passa ormai per lo schermo: e persino nei Collegi dei Docenti è impossibile parlar liberamente, giacché, col pretesto di far parlare tutti, ognuno deve limitarsi a dichiarazioni brevi, senza incrociare gli sguardi altrui, senza interazione umana.

Tanto che varrebbe la pena di interrogarsi sulla effettiva legittimità di organi collegiali ridotti così. 

Il linguaggio non verbale (ossia il 90% della comunicazione umana) si perde irrimediabilmente per strada.

In conclusione, il digitale può aiutare la Scuola: però non deve, mai e poi mai, sostituirla. Dovrebbe saperlo chi da otto mesi inonda i docenti di leggi, norme, circolari, regolamenti per regolamentare, normare, circoscrivere, irreggimentare la “nuova” didattica digitale.

E’ ora di finirla di creare nei docenti ancor più stress e incertezza per il futuro.

Ed è davvero incredibile che qualcuno sia contento dei “passi avanti” fatti dalla Scuola grazie alla pandemia che rappresenta un’opportunità per innovare e rinnovare la didattica!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disastro DAD: docenti e personale ATA fanno ricorso

Chi ha paura del DPCM?

Digiscuola negata.

 




Chi ha paura del DPCM?

Fino ad un anno or sono del dpcm non fregava niente a nessuno, oggi è lo strumento unico utilizzato per gestire la pandemia.

La sua velocità di emanazione ed il fatto che non ha controlli di nessun tipo lo rende lo strumento ideale per gestire situazioni estreme ed improvvise.

Ma ora non è possibile dire che la situazione è improvvisa, ormai è conosciuta e direi anche consolidata.

Eppure ancora non abbiamo impostato una legge che permetta di dire che se il contagio sale vengono messe in atto le misure xxx se scende si torna a yyy se risale si deve fare questo.

Ancora non c’è una legge che dice se si chiude le famiglie prendono xxx, i lavoratori yyy gli imprenditori zzz.

Ancora non c’è una legge in cui si dice che se il lavoro cala oltre un certo limite si sospendono le imposte xxx, l’iva scende al zzz, le tasse si fermano per mesi xxxx.

In realtà andiamo ancora a braccio, perchè?

Non è che, forse, usare i dpcm è più facile? Non è che forse il dpcm è uno strumento di potere maggiore perché non controllabile, almeno in fase iniziale?

Oggi invece gli Italiani attendono il dpcm come le tavole della legge di Mosè, perdendo ogni meccanismo logico e razionale.

Se lo dice il dpcm … l’ha detto il dpcm … cosa dirà il dpcm … manca solo di leggere le foglie del tè nella tazza.

Alla faccia della democrazia!

Eppure i contagi salgono nonostante i dpcm, le mascherine, la sanificazione, il metro bucchiale, la distruzione di una società!

Ma allora non c’è qualcosa di sbagliato?o vogliamo continuare a dire che sono gli italiani coglioni che fanno la movida e continuano ad abbracciarsi per strada nonostante che poi Conte li guarda con lo sguardo brutto, ma brutto!

Ebbene sono convinto che tutto questo modo di affrontare la pandemia ha qualcosa di profondamente sbagliato, sopratutto adesso che abbiamo visto l’inutilità di certe azioni messe in atto.

Di certo abbiamo distrutto l’economia, messo sul lastrico famiglie ed imprenditori, distrutto un tessuto economico che si reggeva anche sul nero, sui lavori saltuari, sull’economia sommersa, sugli stagionali.

Ma una cosa su cui nessuno ragiona con la dovuta magnitudo è la paura che oggi si è insediata nel più profondo inconscio della nostra società, una paura atavica, che risiedeva nella nostra amigdala e che questo modo estremo di gestire la pandemia ha risvegliato.

Chi ha paura del buio? chi ha paura del dpcm?

Chi ha paura ragiona con fatica, vedremo cosa succederà se non si affronta questo vero problema, la paura del popolo.

 

 

 

Corrado Faletti

 

 

 




SmemoApp ed i giovani d’oggi!

Il gruppo editoriale CCEditore ha svolto nell’ultimo anno una importante ricerca sui giovani di oggi ed i social, commissionata dal Gruppo Smemoranda, al fine di realizzare un ambiente digitale a misura di giovani.

Il team di ricerca coordinato dal Professore di Sociologia, Corrado Faletti, con la sua ricerca ha permesso di avviare la creazione della SmemoApp, un diario digitale in grado di offrire una serie di servizi ad hoc per i suoi giovani utenti.

L’analisi di mercato, accurata e sistemica, ha calibrato l’offerta di un prodotto innovativo in grado di offrire una serie di servizi incentrati sulle richieste degli adolescenti del terzo millennio.

La dottoressa Chiara Sparacio, responsabile del team di ricerca ci riassume i principali contenuti:

Ragazzi ricchi di valori (impegno sociale e voglia di salvare il mondo).

Ragazzi che credono ancora nella famiglia, nell’amicizia e nella scuola.

Ragazzi creativi e dinamici, pieni di idee, i cui amori ed umori corrono sul filo degli ormoni (vedremo insieme l’evoluzione anagrafiche delle risposte).

Ma, comunque ragazzi, intelligenti e motivati, che chiedono qualcosa di più e qualcosa di meglio, di quello che c’è, attualmente, dentro e fuori la scuola.

Proprio, martedì scorso, il 15 settembre 2020, al Teatro Zelig a Milano, nella conferenza stampa di Smemoranda, è stato presentato un estratto della ricerca svolta da CCEditore per indagare sui valori dei giovani.

Il campione preso in considerazione tra marzo e giugno 2020, presenta le seguenti caratteristiche:

Età compresa tra gli 11 ed i 18 anni.

Studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Nel 55% dei casi, maschi, e nel restante 45%, femmine.

Appartenenti a tutto il territorio nazionale.

Analizzati in due tempi, nella Fase 1, durante il lockdown, 550 studenti,

nella Fase 2, terminato il lockdown, 2000 studenti.

Monitorati attraverso un questionario di 40 tavole, relative a più di 100 domande espresse tramite questionari e test di verifica incrociati, gruppi di lavoro e workshop.

I ragazzi hanno risposto a questionari relativi a

  • Interessi generali
  • Utilizzo dei siti
  • L’app ideale
  • Reperimento e rapporto col denaro
  • Valori condivisi
  • Impatto personale sul mondo

 

Lo studio ha riportato dei valori molto interessanti, tracciando un profilo dei giovani notevole.

Prima di tutto, i giovani, nel giro di pochi mesi, passando dalla preadolescenza all’adolescenza (dagli 11-13 anni ai 14-18) cambiano di parecchio la focalizzazione sulla propria identità.

Essi spostano il loro interesse dall’esterno, verso eventuali idoli, all’interno, verso la consapevolezza di sé, assumendo così, una presa di coscienza del proprio valore personale.

I giovani decidono di volersi formare, vogliono essere artefici del proprio destino.

Interessante è vedere, per esempio la scala di valori dei ragazzi.

Nella fascia di età 11-13 anni, la Famiglia occupa il primo posto, seguita dagli Amici ed in ultimo dallo Studio.

Dai 13 ai 18 anni, cambia tutto, prima c’è l’Amicizia, poi lo Studio, per ultimo la Famiglia.

Ma non solo!

Lo studio ha dimostrato che i ragazzi, più crescono, più chiedono alla scuola di essere al loro fianco per essere migliori.

I giovani non vogliono materiale scolastico o programmi predefiniti (le famose conoscenze), ma, chiedono competenze, vogliono studiare su materiale creato apposta per loro, anzi, nato da loro.

La app più amata tra gli 11 e i 14 anni parla di musica, la meno interessante parla di libri.

Tra i 13 e i 18, la app più amata parla di musica, ma quella di libri sale vertiginosamente.

Se i più giovani seguono Tik Tok, ed usano prevalentemente WhatsApp, ben presto, crescendo, passano ad Instagram, Facebook, Messenger.

Sono sensibilissimi al tema della natura, pensano di avere il dovere di intervenire e chiedono alla scuola di aiutarli in questo.

Il loro denaro denaro viene speso per uscire e per fare acquisti di beni tra gli 11 e i 13 anni, ma per comprare app e appunti per studiare tra i 13 e i 18.

 

I ragazzi sono molto sensibili al sociale, infatti spendono il 10% del loro importo mensile in beneficenza.

Insomma, i giovani non sono una categoria unica, preconfezionata, sono fluidi e dinamici, intelligenti ed esigenti.

Per questo ci voleva una ricerca di marketing per centrare il bersaglio, per offrire loro un servizio scolastico ed un supporto digitale esclusivo.

Questo asse di ricerca, dicevamo, è stato curato da CCEditore, ed intorno a questo asse è nata SmemoApp.

Smemoranda ha infatti deciso di raddoppiare il suo storico diario, accostando alla versione cartacea, un’innovativa versione digitale.

La nuova veste dell’agenda nata nel 1979 è stata presentata proprio martedì 15 settembre al Teatro Zelig di Viale Monza, alla presenza del team di Smemoranda e dell’influencer Luciano Spinelli.

La Smemoranda cartacea esiste già da oltre 40 anni.

Nata nel 1979, Smemoranda ha ospitato le firme più prestigiose del mondo del cinema e della musica come Fellini, Jovanotti e Ligabue.

Ha sempre veicolato valori importanti ed estremamente attuali come la solidarietà e il pacifismo.

Il celebre diario ha raccolto attorno a sé più di 25 milioni gli studenti che, dalla prima edizione ad oggi, l’hanno “consumata” ogni giorno ed ha visto la partecipazione di diverse centinaia di collaboratori che hanno contribuito al suo successo.

Smemoranda è stata riconosciuta come un social ante litteram, ed è sempre stata considerata una vera e propria bacheca materiale.

Ora,”la Smemo si è aperta al web preparando il terreno per questa rivoluzione digitale” ha raccontato Nico Colonna, Direttore di Smemoranda.

La SmemoApp è un diario a tutti gli effetti, in formato digitale, che permette di segnare gli orari delle lezioni, di organizzare la giornata scolastica e di controllare il calendario scolastico.

Ma non solo, dall’app è possibile anche tenere sotto controllo la media dei voti, aggiungere gli amici e creare gruppi di discussione, oltre che condividere gli appunti con i compagni di scuola.

La SmemoApp è in grado di interagire day by day con gli studenti nel loro quotidiano, scuola compresa.

Ogni giorno, il diario propone centinaia di contenuti dedicati ai giovani, che possono creare post e condividerli.

I contenuti prodotti dagli utenti sono di loro proprietà ed essi stessi possono decidere di eliminarli in qualsiasi momento.

La genesi del progetto rimanda, come dicevamo, alla stretta collaborazione del team di Smemoranda con Corrado Faletti, Professore di Sociologia, che ha pensato alla “Stanza delle idee della generazione Z“.

Da lui è partita l’intuizione geniale di progettare un luogo digitale dedicato alla scuola, agli studenti e alle loro esigenze.

Dalla ricerca è emerso che la maggior parte dei ragazzi desiderava un’app in grado di offrire opportunità e stimoli per lo studio e di supportare la scuola in progetti sull’ecologia e sulla didattica.

La nascita della SmemoApp, è costruita proprio intorno a “la stanza delle idee della generazione Z”.

La SmemoApp offre una serie di attività, nate per i giovani e create con i giovani.

Nel corso dell’anno scolastico, infatti saranno implementati, con i partner leader del singolo settore, attività e servizi relativi a viaggi, assicurazioni su richiesta, servizi bancari, acquisto di biglietti per spettacoli e concerti, orientamento, volontariato, distance learning.

Non mancherà una sezione per giocare, accumulare punti, partecipare a concorsi e vincere premi, sezione realizzata in collaborazione con Epipoli, gruppo fintech italiano leader nei sistemi di engagement e specializzato in carte prepagate e Gift Card.

La rubrica reward è inaugurata dal Grande Concorso Smemoranda: chi acquisterà in edicola il magazine “Smemoranda – Tutti a scuola!” avrà la possibilità di partecipare al concorso e attraverso SmemoApp e potrà vincere subito fantastiche gift card Foot Locker e Media World per un monte premi totale di 15.000 euro.

Alessia Gemma, Responsabile contenuti Smemoranda, ha commentato: “Smemoranda si è sempre contraddistinta per la cura dei contenuti, contenuti che adesso abbiamo spostato anche on-line.

E’ il primo motore di ricerca per i ragazzi, per la generazione Z.

Ci sono tutti i contenuti scelti insieme ai Partner, il mantra che abbiamo seguito nella loro selezione è stato “se devi spiegarlo agli adulti, va benissimo per i ragazzi”.

Ci sarà inoltre una rubrica dedicata al Fantacalcio, vignette di ZeroCalcare, oroscopi e rubriche”.

Una moltitudine di contenuti freschi, aggiornati costantemente, legati all’attualità e ai trend.

I contenuti della Generazione Z, insomma, contenuti dei giovani.

Il rapporto completo verrà presentato da unicceditore.education entro il 2020.

Giovani creativi e vitali, anche un po’geniali, open mind e work in progress, come chi li ha studiati ed accontentati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La nostra realtà sono i sogni”

 




Ebru Timtik: quando si muore per i diritti.

238 giorni senza mangiare, rinchiusa in un carcere turco.

Ebru Timtik, avvocatessa che si occupava dei diritti umani e che era stata condannata a 13 anni per terrorismo è morta, giovedì sera, nel carcere turco di Silivri, dopo 238 giorni di sciopero della fame.

Quella di Ebru Timtik è stata una vita di impegno e di lotta.
Una vita passata combattendo e cercando giustizia, prima come avvocatessa per i diritti umani, poi come attivista.

Era stata condannata a tredici anni di carcere e non ha mai smesso di protestare contro Erdogan e per la libertà.
Dopo essere finita in prigione, Ebru Timtik è morta in silenzio, dopo 238 giorni di sciopero della fame.

Tutti sapevano in Europa, (noi italiani pure), ma tutti tacevano.

Salvo poi, adesso gridare al martirio…

Era arrivata a pesare solo 30 chili, fanno sapere i suoi amici.

Timtik voleva un processo equo, ma la sua battaglia è terminata così, tra assenza di posizione critica e tolleranza pavida dell’Europa e dell’Italia difronte allo spietato regime turco.

″È morta da martire”, ha denunciato su Twitter, il gruppo Halkin Hukuk Burosu, associazione di avvocati.

Il 14 agosto, la Corte costituzionale turca aveva respinto la richiesta di rilascio a scopo precauzionale, per lei e per il collega Aytaç Ünsal (anch’egli in sciopero della fame), nonostante le loro condizioni di salute fossero molto critiche.

Ma facciamo un passo indietro

E leggiamo insieme la nota di Associazione Avvocati progressisti sulla morte di Ebru Timtik e poniamoci il dubbio se più che di martirio, non si debba invece parlare di una cronaca di morte annunciata.

“Le persone che ricoprono le cariche del Ministero dell’Interno e del Ministero della Giustizia (in Turchia) e che hanno l’autorità di reprimere la “magistratura indipendente” hanno usato il termine “terrorista” per Ebru; hanno ritenuto Ebru responsabile dell’omicidio del procuratore Mehmet Selim Kiraz.

Nelle indagini e nei procedimenti per l’omicidio del procuratore Mehmet Selim Kiraz, non c’è una sola prova o accusa contro Ebru.

Mentre l’argomento è così chiaro, stabilire una relazione tra la morte del Procuratore ed Ebru indica solo l’esistenza di una mente problematica o di una cattiva intenzione.

Ebru, come rivoluzionaria che ha vissuto una vita dignitosa fino al suo ultimo respiro, è stata abbracciata dalle forze progressiste della società.

Le parole che verranno versate dalla vostra bocca (fautori del regime) non significano nulla per noi.

Perché sappiamo benissimo che (i rappresentanti del potere giuridico) hanno personalmente preso parte agli interventi politici contro Ebru e i nostri amici avvocati.

Ebru è stata uccisa.

È indiscutibile per chi legge, ascolta, vede e osserva che questa frase non esprime un pettegolezzo.

Ebru è stata massacrata da un sistema legale ingiusto, gestito con istruzioni dirette e da gruppi di potenti interessi che lavoravano duramente per la sopravvivenza di questo sistema e che sono al potere da molto tempo.

Nonostante l’illegittimità del processo in cui lei e i nostri colleghi sono stati processati fosse evidente, è stata assassinata da giudici che si sono rifiutati di rilasciarla, nonostante i rapporti forniti dall’Istituto di medicina legale e dagli ospedali, e dai giornalisti che non si sono astenuti dal pubblicare le notizie ordinate direttamente per mano di Süleyman Soylu (ministro dell’Interno) e che agivano direttamente come portavoce del governo.

Lo sappiamo e non lo dimenticheremo mai e poi mai.”

Ma chi era davvero Ebru Timtik?

“Era come una sorella maggiore, la conosco da molto tempo, da cinque anni.

Era la nostra collega.

Era anche un’avvocatessa, difendeva le persone in vari casi, come Soma o i massacri, ed è per questo che era sotto processo”, spiega un collega della donna.

“Questo Paese deve saperlo: se un avvocato paga la sua richiesta di giustizia con la vita, non c’è più nulla da dire.

Nessuno in questo Paese è al sicuro, dice Musa Piroglu, membro dell’opposizione.

La storia

La 44enne e 17 suoi colleghi erano stati arrestati nel 2019 e accusati di legami con il Fronte Rivoluzionario della liberazione popolare (Dhkp-C), gruppo militante di estrema sinistra considerato “organizzazione terroristica” da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea.

A febbraio, aveva iniziato lo sciopero della fame, contro un processo che la donna e molti membri dei partiti dell’opposizione turca definivano “ingiusto e imparziale”.

La posizione della Corte Costituzionale turca.

Solo pochi giorni fa a Bruxelles, dieci avvocati belgi avevano avevamo manifestato davanti all’ambasciata turca, in segno di solidarietà con Timtik e Ünsal.

Avevano intrapreso lo sciopero della fame.

L’avvocatessa belga Sibylle Gioe aveva detto ai microfoni di Euronews: “Abbiamo deciso di sostenere Ebru e Aytaç in questo modo.

I due stanno facendo lo sciopero della fame, perché sono stati maltrattati dal regime.

Sono stati imprigionati con le peggiori accuse e tutto quello che vogliono è un processo equo, ma non sono stati processati in modo equo.

Le loro vite sono in pericolo.

Vogliamo avvertire il nostro governo, le organizzazioni della società civile e il governo turco”.

Risposta.

Nonostante pesasse meno di 30kg, la Corte di Cassazione turca ha dichiarato che la incolumità fisica dell’ attivista era al sicuro.

Gli altri martiri

Timtik è la quarta persona del processo Dhkp-C morta quest’anno a seguito di un digiuno.

Helin Bölek, solista del gruppo musicale Grup Yorum, è morta il 3 aprile, dopo 288 giorni senza alimentarsi.

Il 7 maggio era toccato al bassista della stessa band, Ibrahim Gökçek, deceduto dopo uno sciopero della fame durato 323 giorni. I

l 24 aprile si era spento il prigioniero politico Mustafa Koçak, che aveva fatto 296 giorni di digiuno.

Ma allora, se quella di Ebru Timtik non è la prima vita spezzata dall’autoritarismo di Erdogan e non sarà purtroppo l’ultima, perché non ascoltiamo le loro storie, perché non ci documentiamo sul loro impegno politico, perché non onoriamo almeno la loro morte?!?

Non possiamo abbandonare queste persone, dobbiamo utilizzare con maggiore efficacia tutti gli strumenti politici e diplomatici per supportare chi lotta per un cambiamento, il nostro disimpegno e la nostra distanza sarebbe la loro condanna.

 

La Turchia del tiranno Erdogan continua la sua inarrestabile caduta verso l’oscura repressione di ogni pensiero e di ogni figura non corrispondente alla sua visione islamista radicale, e noi per quanto tempo ancora, continueremo a non vedere ed a non agire?!?

Come redazione di betapress, vogliamo aderire alla posizione dei suoi amici e colleghi e sottoscrivere questo appello della ASSOCIAZIONE AVVOCATI PROGRESSISTI

“L’ultima parola che ti diremo:

In tutte le circostanze, continueremo a gridare le richieste di Ebru, a continuare la sua lotta e a rivendicare la sua memoria.

Nel cammino che facciamo con Ebru, continueremo ad agire come fautori dei lavoratori oppressi sotto la ruota del capitale, donne abbandonate al loro destino, individui emarginati, il popolo curdo che è sotto l’attacco dello Stato in ogni momento, rivoluzionari, insomma, tutte le classi oppresse.

Abbiamo perso una sorella. 

Uno dei nostri fratelli è ancora sull’orlo della morte. 

Ciò significa che oggi siamo in lutto, soffriamo, ma siamo anche arrabbiati e abbiamo un lavoro molto importante e una promessa di lotta, come fare del nostro meglio per mantenere in vita Aytaç.

Piangeremo il nostro dolore in questo modo, facendo fermentare la rabbia e accrescendo la lotta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




DAD E LE MAMME: LA MORTE SUA…LORO!

Per favore, riaprite le scuole!

Una mamma su tre pensa di lasciare il lavoro se continua la didattica a distanza.

Lo svela una ricerca della Bicocca di Milano.

La pedagogista Giulia Pastori, professoressa dell’Università Bicocca di Milano, a capo del team che ha realizzato un’indagine sulla didattica a distanza, ha dichiarato:

“Durante il lockdown le lavoratrici hanno dedicato 4 ore al giorno ad aiutare i figli con i compiti: è un segnale allarmante. Nel resto d’Europa non è così”.

Ma, facciamo un passo indietro, giusto per capire.

La Ministra Azzolina, in un’intervista al Corriere della Sera del 17 aprile 2020, aveva ribadito sostanzialmente tre concetti

1) la didattica a distanza ha funzionato alla grande, la scuola ha chiuso, ma non si è mai fermata.

2) i genitori possono tornare tranquilli al lavoro, perché sono garantiti dai congedi parentali e dal bonus baby-sitter.

3) a settembre si potrebbe anche ripartire con la didattica a distanza perché (vedi il punto 1) ha funzionato alla grande.

Cara Ministra, o mi sono distratta io, o si è distratta lei.

Nel primo caso, non è così tanto grave.

Però, se si è distratta lei, adesso il report delle mamme la pensa come me.

Cioè, non solo la DAD non ha funzionato, ma è stata un incubo per le madri, soprattutto per le madri lavoratrici.

Accogliamo per buone le sue parole e l’affermazione che la didattica a distanza abbia raggiunto il 94% degli studenti.

Diamo per scontato che le piattaforme siano state tutte splendidamente accessibili e che le famiglie abbiano avuto a disposizione più strumenti tecnologici per il magico accesso.

Facciamo anche finta di credere che il rapporto insegnanti-docenti sia stato splendidamente superato dal medium tecnologico.

Non possiamo però fingere di non sapere che per i bambini della primaria e perlomeno per i ragazzi della prima secondaria inferiore, l’accesso alla fantastica didattica a distanza sia stato garantito dalla presenza dei genitori.

E diciamo “genitori”, utilizzando il politicamente corretto, ma perlomeno per il 94% dei casi (esatto la stessa percentuale di cui sopra) ci stiamo riferendo alle madri, alle donne.

Ma, per carità, la sottolineatura non va neppure pronunciata, perché, nella vita reale, è talmente scontato, che ripeterlo sembrerebbe inutile.

Tutto quello che si riesce a dire è che per ovviare alla difficoltà si è messo in atto un sussidio, quando il problema non è stato solamente economico, ma del diritto all’emancipazione femminile, frase che sembra appartenere agli anni ’70.

Infatti, nel giro di una notte, quella del 9 marzo, quando è stato annunciato il lockdown, la figura della donna è stata ricollocata, senza farne menzione ovviamente, nella dolce casella: “angelo del focolare”.

E così, ogni donna lavoratrice, per quattro mesi, ha cucinato, pulito, lavato, ma anche fatto da coadiuvante alle insegnanti, seguito i figli nei compiti, dialogato con la rappresentante dei genitori (donna anche lei), cercato, affannosamente di capire come, quando e perché tutto era così, maledettamente, assurdo.

E la Ministra Azzolina, donna anche lei, ha pensato di cavarsela con il bonus parentale! 

Dunque, come dicevo, adesso abbiamo dei dati che confermano i sospetti, miei, e dell’universo femminile italiano.

Non c’è stato bonus parentale che compensasse il disastro della DAD ed il suo impatto sulle donne, madri e lavoratrici.

I quesiti sono arrivati a 7mila nuclei familiari formati con figli minorenni: solo un genitore avrebbe dovuto rispondere, ma a farlo per il 94% sono state le donne “e già questo la dice lunga sul fatto che la cura dei figli in Italia sia ancora completamente femminile”.

E’ emerso che sono state le mamme, praticamente soltanto loro ad occuparsi dei figli, ma, soprattutto che la ricaduta sociale della didattica a distanza è stata molto pesante sulle donne, madri e lavoratrici.

Addirittura, dal sondaggio della Bicocca, è risultato che “Il 65% delle madri ritiene che la didattica a distanza non sia compatibile con il lavoro”.

Inoltre, alla domanda diretta se abbiano valutato di lasciare l’occupazione nel caso che i bambini non ritornino in aula al completo a settembre “oltre il 30%ha risposto chiaramente di sì”. 

Secondo Pastori, pur comprendendo la difficoltà dei provvedimenti presi in emergenza Covid, “si è ragionato troppo poco sull’importanza dell’apertura delle scuole dal punto di vista della tenuta sociale e del lavoro femminile” e si rischia di fare lo stesso errore in vista del nuovo anno scolastico e nel caso di una seconda ondata. 

Durante il lockdown, infatti, le mamme hanno dedicato in media “4 ore al giorno ad aiutare i figli: praticamente un secondo lavoro part-time che si è aggiunto a quello vero e alla cura della casa”.

A rispondere alla ricerca sono state donne, il 98% di nazionalità italiana, con almeno un diploma superiore (41%), oppure una laurea (38%), o anche un master post laurea (13%).

Da considerare che le intervistate si trovano mediamente in condizioni di relativo benessere ed abitano soprattutto al Nord.

Il 67% di loro ha continuato a lavorare dall’8 marzo in modalità smart-working, il 62% lo ha fatto avendo un lavoro dipendente (il 18% erano partite Iva e il 4% circa ha anche affrontato la cassa integrazione).

Si tratta di madri mediamente di 42 anni che hanno 1.4 figli, in linea con il dato nazionale: per la maggioranza bambini da scuola elementare: 2855 su 7mila.

Quello che irrita, leggendo questi dati, è la facilità, la noncuranza, la superficialità, con cui si è agito.

Cioè, è evidente, che, con la DAD è stato dato per scontato che la donna, quasi per ordine divino, dovesse rinunciare alla sua indipendenza, abdicando, nel contempo, ad ogni idea di emancipazione, non solo economica, ma soprattutto civile.

E’ ovvio dunque che, sempre nel sondaggio le mamme abbiano definito la DAD, brutta, inefficace, difficile, demotivante, spiacevole, impossibile.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare da chi ha fatto, acrobazie quotidiane nella gestione della famiglia con lo smart-working, annullando i confini tra la vita privata e quella lavorativa e non concedendosi mai riposo né recupero?!?

La difficoltà di tutte è stata tenere insieme i pezzi dell’angelo del focolare!

E adesso, avvertono: la chiusura della scuola non può essere l’unica soluzione anche in caso di seconda ondata o ne va della tenuta delle famiglie e del Paese”.

La situazione italiana – commenta inoltre Pastori – “non ha paragoni col resto d’Europa: solo in Italia la chiusura è stata completa, per tutti gli istituti e fino a fine anno scolastico. Questo dovrebbe farci riflettere”.

Per il nuovo anno la prima preoccupazione delle mamme sono le strutture e le infrastrutture: non tutte sono convinte che nei plessi dei figli ci siano gli spazi adeguati o si riesca a ricavarli, per mantenere il distanziamento sociale.

Subito dopo c’è il protocollo di igiene e la propensione dei figli a seguirlo.

Infine “la preparazione tecnologica delle scuole e la formazione degli insegnanti”.

Anche in questo non siamo messi bene al confronto con il resto d’Europa: “Le strutture sono ridotte all’osso, e questo porta con sé una concezione didattica e pedagogica vecchia.

Il grande assente nel periodo del lockdown secondo la ricercatrice – che ha lavorato con una squadra di psicologi del lavoro e dell’educazione – è stato il malessere dei bambini, ma soprattutto dei ragazzi: si pensa che soprattutto quelli del liceo abbiano affrontato meglio la situazione, ma in realtà proprio loro soffrono l’assenza di vita sociale, perché sono in una fase della vita in cui hanno voglia di immergersi nel mondo”.

“Durante il confinamento sono aumentati nei ragazzi la scarsa concentrazione e la noia, i sentimenti malinconici, di solitudine e di rabbia”.

Ancora una volta a farne le spese sono state le madri, improvvisate psicologhe oltre che insegnanti, e in difficoltà a gestire i figli a casa per tante ore al giorno: “La frustrazione è dilagata anche in loro, mentre parallelamente nei figli aumentavano la dipendenza e il bisogno d’aiuto”.

Mi si dirà che non si potevano fare miracoli, che è stata solo una misura temporanea.

Va bene, ma visto che il tema è stato stato derubricato a mero incidente di percorso, anzi ad una vecchia pretesa del Novecento, adesso, BASTA, non c’è più il silenzio sottomesso ed accudente dell’angelo del focolare.

Le mamme adesso gridano. “Ministra Azzolina, visto che è donna anche lei, non pensi di cavarsela con il bonus parentale!

Ormai siamo a settembre.

Che non le venga in mente di ripartire con la favolosa didattica a distanza”

“Rinforzate la scuola. La chiusura sia ‘l’extrema ratio”.

Non cerchiamo di risolvere tutto gettando il peso sulle spalle delle famiglie e soprattutto delle donne” questo è dunque l’appello finale che emerge dall’indagine.

E speriamo tanto che venga ascoltato…
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

gi.it/cronaca/news/2020-08-11/mamme-lasciano-lavoro-se-continua-didattica-distanza-9391897/

Sdidatticamente parlando… ovviamente a distanza.

Ritorno a Scuola!!! Ovvero ritorno ai problemi di sempre…

 

 




Il Ministro Azzolina, verso l’infinito e oltre

Ci stupisce sempre ogni volta pensiamo che abbia toccato il punto massimo e ogni volta supera sé stessa.

Il Ministro Azzolina verso l’infinito e oltre.

Premessa.

La redazione i Betapress è vicina a tutti gli insegnati e ai cittadini che quotidianamente devono confrontarsi con i soprusi e le leggerezze del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Il concorso a dirigente scolastico del 2017

Il tema del concorso a dirigente scolastico del 2017 è uno degli argomenti che, negli ultimi mesi, porta alla nostra redazione più sollecitazioni.
Non c’è giorno che in redazione non ci arrivi una segnalazione di una persona che ha fatto il concorso e vuole raccontare la sua storia o che non ci mandino degli aggiornamenti sui ricorsi in atto.

Del concorso abbiamo parlato già diverse volte (e ancora abbiamo da dire) e in calce all’articolo riportiamo una bibliografia minima interna ed esterna.

Per dovere di narrazione, però, riportiamo una velocissima cronistoria.

Cronistoria

Nel 2017 la professoressa Lucia Azzolina si iscrive al concorso per dirigente scolastico (lecito)

Nel 2018 si svolge il concorso nelle sue varie e travagliate vicissitudini (rocambolesco)

Il 1 Agosto 2019 vengono pubblicate le graduatorie del concorso e la professoressa Azzolina si classifica 2542 esima su 2416 posti richiesti da bando per risultare vincitrice e 2900 per figurare tra gli idonei (qui cominciano le magie ma lo vedremo più avanti)

l 13 settembre 2019 Lucia Azzolina viene nominata Sottosegretario di Stato al MIUR durante il governo Conte II (congiunzioni astrali )

Il 28 dicembre 2019, durante la conferenza di fine anno, il premier Giuseppe Conte annuncia l’imminente sua nomina a ministro dell’Istruzione (inizia il Kali Yuga del mondo scolastico italiano).

Tra colpi di scena, dichiarazioni, decreti e pandemie,  nel mondo di chi chiede  l’applicazione delle regole si susseguono ricorsi al TAR di varia natura per segnalare una serie di illeciti riscontrati durante il concorso e dei quali è possibile avere cognizione attraverso gli articoli sotto citati.

Il punto è che il 4 agosto 2020, alla fine della fiera, per una serie di motivi che possono essere più o meno ragionevoli il ministro ne ha fatto un’altra delle sue.

Il Ministro Azzolina, nel pieno delle sue facoltà istituzionali, con un avviso firmato dal capo dipartimento Marco Bruschi,  ha deciso di abilitare tutti i figuranti in graduatoria fino ad esaurimento.

Oggi il mondo politico e della formazione grida allo scandalo.

 

Dettagli

Prima di andare avanti torniamo indietro una una cosa successa circa un anno fa e sopra riportata:
Il 1 Agosto 2019, con pubblicazione della graduatoria, risulta che la professoressa (già pronta per la nomina a sottosegretario di stato) è risultata (attraverso un conteggio di punti che appare fantasioso ma sul quale aspettiamo pronuncia ufficiale dallo Stato) 2542 esima su 2416 (che diventeranno poi 3400.

Insomma, il ministro, dopo tanta fatica riesce ad avere un posto dignitoso in graduatoria.

L’unica particolarità è che secondo quella graduatoria, lei risulta idonea ma non abilitata.

Idoneità e  Abilitazione sono nei concorsi pubblici due stati differenti: l’abilitata è senz’altro idonea ma l’idonea può anche non essere abilitata potremmo dire con un gioco logico.

Ciononostante il ministro dell’Istruzione facendo finta di niente vuole, come hanno detto alcuni “assumersi da sola” e lasciare che la graduatoria scorra fino al suo nome fino a ricoprire il ruolo di dirigente scolastico.

Abbiamo detto che la decisione del Ministro riportata nell’avviso del 4 agosto 2020 ha senza dubbio delle ottime ragioni.

Laddove le ragioni non sono circostanzialmente dichiarate però, ognuno può trarre le proprie e ognuno le trae a seconda della propria indole e della propria esperienza.

I malpensanti potrebbero pensare che, nel dubbio per incerti tempi moderni o forse anche per un gesto di amore per la scuola,  il Ministro stia pensando ad assicurarsi un lavoro da fare dopo la carica attuale.

I benpensanti potrebbero pensare che sia tutto solo casuale e che il fatto che il nome del ministro sia in quella graduatoria e che lei certamente gioverà della sua attuale decisione, sia solo una fortunata coincidenza di avvenimenti.

E sempre i benpensanti saranno convinti che non ci sia assolutamente nessun legame tra i muri di sbarramento e gli ostacoli che il Ministro dell’Istruzione frappone continuamente ed indefessamente tra chi chiede verità sul concorso e l’accesso a tutti gli atti.

L’ingiustizia del Ministro

In molti, a proposito di questo fatto, hanno parlato di abuso di potere, conflitto di interesse e abuso di ufficio, in buona parte a ragione.

Oltre a tutto questo, però,  il vero problema di cui il Ministro nella sua spensierata ingenuità sembra non tenere conto, è che le cariche pubbliche conquistate attraverso concorso, possono essere ricoperte solo e unicamente dai candidati idonei e non dai candidati abilitati.

Insomma, è una svista indegna di chi conosce bene la giurisprudenza.

Sì perché, stando a quanto ci è stato detto dalla commissione che l’ha esaminata, sulle domande di giurisprudenza, al concorso del 2017, era andata più forte.

Quello che pensiamo, con ragionevole e accondiscendente logica, è che a forza di dedicarsi alla politica nel suo partito e nel suo ministero, la dottoressa Azzolina abbia trascurato lo studio e dimenticato anche le materie che prima conosceva meglio.

Forse vuole andare avanti nel suo intento anticostituzionale perché, di fronte un ulteriore esame, avrebbe delle difficoltà a mettersi a studiare.

In bocca al lupo.

 

Betapress sostiene la battaglia contro un certo modo di fare le cose,  perché è veramente assurdo e pazzesco che nessuno insorga davanti a questo modo di agire.

Come è assurdo e pazzesco quello che sta succedendo per l’avvio della scuola, sempre che non ci sia un altro lock down, dove gli unici che prenderanno un sacco di mazzate saranno i presidi, visto che nessuno si prende la briga di fare le cose in maniera logica.

Sinceramente ci sembra accanimento, tutto in smart working tranne le scuole, dirigenti scolastici con la massima responsabilità per il rientro degli alunni, banchi con le rotelle, insomma, non era meglio riflettere un attimo di più ed invece che buttar via tutti questi soldi dare alle famiglie i soldi necessari per trovare dei tutor che affiancassero i figli e far momentaneamente ripartire le scuole in DAD?

Avremmo anche aumentato il lavoro per i giovani, per gli educatori, avremmo affrontato il problema con più calma, perché non vorrei che da un accanimento contro la scuola si finisse a vilipendio di cadavere!

(N.d.D.)

 

 

Chiara Sparacio

Bibliografia

Concorso dirigenti scolastici, ecco la graduatoria nazionale. Inclusi vincitori e idonei

Il ministro Azzolina e il concorso del 2017

Concorso DS 2017 – il TAR concede l’accesso ai codici sorgente

 

 

Concorso dirigenti scolastici, idonei inseriti in graduatoria. Nel triennio potranno essere assunti

 

LA AZZOLINA SI E’ AUTONOMINATA DIRIGENTE SCOLASTICO? Un concorso MOLTO STRANO di cui vogliamo parlarvi.

 

 

 

 

 

 

 

 




Distanziamento A-sociale

Il distanziamento sociale non è cosa nuova, viene dal passato, e fu usato per i casi di lebbra, e viene già descritto nel libro del levitico nel VII secolo avanti cristo.

Quindi nulla di nuovo, semplicemente un metodo che è utile quando non ce ne sono altri, come si direbbe l’ultima spiaggia.

Ma c’è un prezzo da pagare, un costo sociale che è ancora da comprendere e che mostrerà la sua luce non a breve.

Ancora oggi, con la parola lebbroso identifichiamo qualcuno da tenere alla larga, pericoloso, da rinchiudere.

Sicuramente ci sarà un impatto economico, la distruzione di un benessere raggiunto negli ultimi anni che certamente non sarà più alla portata di questa società, e questo a mio avviso porterà ad una rivolta sociale che oscurerà il futuro di questa generazione.

Vi è però un altro prezzo che pagheremo, più oscuro e nascosto, meno visibile perché poco percepito, ma comunque gravissimo: la perdita della emotività sociale.

L’uomo è un animale sociale, il suo io è imperniato sul concetto di appartenenza, di accettazione, di gruppo.

Lo scambio sociale permette all’individuo di relazionarsi con se stesso, costruendo pertanto un io equilibrato.

Il prolungarsi del distanziamento come metodo antivirale porterà sicuramente, e già lo ha fatto, ad una riduzione della capacità degli individui di crearsi un mondo interiore stabile.

Infatti senza confronti e senza gestione del vicinale sarà difficilissimo modellare la propria dimensione personale verso una dimensione sociale.

Cosa perderemo?

Sicuramente la capacità di confronto, ma di più la fiducia, questa ci è minata dalle continue dichiarazioni in cui appare che nessuno possa essere considerato sicuro.

Questo approccio molto nichilista ha un’influenza negativa sulla psiche dell’individuo, perché mina in lui, già alla base, le certezze e le sicurezze relazionali individuali.

Il danno di queste scelte sarà visibile nei prossimi anni, e anche nelle prossime generazioni che soffriranno di covidmania, ovvero una paura diffusa della relazione, un profondo, inconscio, motore di insicurezza.

Problema di struttura della emotività sociale del paese, gravissimo perché impercettibile, ma devastante come il virus da cui ci si è voluti difendere.

Invece che pensare ai banchi a rotelle sarebbe utile prevedere dei programmi specifici per recuperare i danni del distanziamento, e certo smettere con la teoria del terrore che a ben poco serve, se non ad instillare paure più nel livello inconscio che in quello conscio.

Evidente il comportamento di tutti in questo periodo, una ricerca delle vecchie modalità di vita, allentato il momento si cerca di riprendere quello che inconsciamente si sa di aver perso.

Inutile continuare a terrorizzare perché ormai non si agisce più sulla leva cosciente della massa ma su quella inconscia, quindi la più pericolosa.

Siamo ormai entrati in un momento in cui l’uso del distanziamento diviene sempre più strumento A-sociale, i messaggi sono ormai subliminali, non toccano più la parte cosciente dell’individuo, che ormai anela alla normalità precedente, che mai ci sarà più, ma quella parte che genera e stimola le paure e le insicurezze.

Credo sia il caso di fermarsi, anche se ormai potrebbe essere troppo tardi…

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sdidatticamente parlando… ovviamente a distanza.