Settembre 12, 2026

Viaggio nel tempo in val Cavargna con il Presepe Vivente di Sora

La natività di Sora

La natività a Sora

Viaggio nel tempo in Val Cavargna con il Presepe Vivente

Il presepe vivente di Sora, Val Cavargna (Como), atmosfera natalizia di un tempo perduto.

Torna il Presepe vivente di Sora dopo la bellissima edizione del 2023.

Sora, frazione del comune di San Bartolomeo Val Cavargna, in provincia di Como, ci regala l’atmosfera natalizia di una vallata alpina dell’Ottocento.

Il borgo di Sora
Il borgo di Sora (foto di Chiara Bugna).

È considerato uno dei presepi viventi più particolari e suggestivi d’Italia.

Si svolge tra Natale e i primi giorni dell’anno nuovo.

Sora, frazione del comune di San Bartolomeo Val Cavargna, provincia di Como, ci regala la magia del Natale di una vallata alpina di un secolo fa.

Non ci sono addobbi, luci e doni, ma solo stradine adorne di rami di pino, camini fumanti e stufe che tornano a funzionare come 150 anni fa.

Il presepe vivente a Sora
Il presepe vivente a Sora (foto di Chiara Bugna).

Il Presepe Vivente consiste in una suggestiva rievocazione storica e religiosa che trasforma il borgo alpino di Sora in un villaggio del 1800, ricreando mestieri antichi e tradizioni locali con oltre 100 figuranti.

Nella frazione Sora sono pochi gli abitanti rimasti, ma le case, che non sono state mai abbandonate, sono rimaste come un secolo fa.

Dal 1999 queste case prendono vita grazie al Presepe Vivente.

tavola apparecchiata come un secolo fa
Tavola apparecchiata come un secolo fa (Foto di Chiara Bugna).

Si tiene tra Natale e Capodanno, coinvolgendo tutta la popolazione locale e attirando migliaia di visitatori, ed è noto per essere uno dei più autentici della regione.

Panoramica della vallata
Panoramica della Val Cavargna (foto di Daniele Maini).

La vallata alpina e il suo borgo. La storia di Sora

Sora è una piccola frazione di San Bartolomeo Val Cavargna, in provincia di Como.

Dista circa un’ ora e mezza da Milano e un’ora da Lugano (Svizzera). Contrariamente al nome “sora”, che significa “di sopra”, si trova al di sotto del paese di San Bartolomeo.

Il borgo è collocato tra i due rami del fiume Cuccio. Fintanto che la valle non era munita di strada carrozzabile, negli anni 40′ e 50′, l’accesso alla Val Cavargna, partendo da Carlazzo, conduceva a Sora. Tutto, quindi, transitava da quel borgo, a piedi, con muli e raramente con carri, per poi raggiungere gli altri paesi della valle, San Bartolomeo, San Nazzaro, Cavargna.

A Sora c’era il forno del pane, un’osteria, una segheria, il fabbro e altri laboratori artigianali, veri punti di riferimento e approvvigionamento per i residenti in valle e per i viaggiatori che si spostavano.

Sora era anche un punto di riferimento per i contrabbandieri che facevano la spola da e per la Svizzera, dove a partire dagli anni 20′ e fino agli anni 70′, commerciavano illegalmente sigarette. Oppure portavano dall’Italia il riso e altri beni di consumo in Svizzera perchè contingentati a causa delle guerre.

Ecco perchè la scelta di ideare un Presepe Vivente a Sora è stata facile: proprio per la storia di questo borgo e per l’impianto urbanistico rimasto quasi integro.

Ce lo  spiega Lino Mancassola, presidente del Gruppo Folcloristico Val Cavargna e del Corpo Musicale Santa Cecilia, il coordinatore, l’anima del presepe vivente, ma con l’aiuto di tante altre persone, tiene a precisare.

Nel corso degli anni, a partire dagli anni 70′, le nuove generazioni, hanno iniziato a costruire al di fuori del paese.

I motivi sono intuibili, precisa Lino: era più agevole procurarsi l’approvvigionamento dei materiali da costruzione, eseguire le opere di scavo, i terreni erano più esposti al sole, c’era la possibilità di avere a disposizione autorimesse, giardini ecc.

Nel borgo antico di Sora tutto questo non poteva essere attuato, a causa delle stradine strette e delle case addossate l’una all’altra.

Le vecchie abitazioni sono rimaste come erano tra il 1800 e il 1900 e comprendono edifici abitativi, stalle, essicatoi per le castagne, la latteria (purtroppo lasciata in disuso), cortili, orti e pollai, l’abbeveratoio per le mucche e il lavatoio pubblico.

Alcuni proprietari hanno lasciato intatte le proprie case, altri hanno realizzato qualche trasformazione.

Le diverse aree ed edifici vengono comunque utilizzate dai proprietari come depositi, magazzini e, chi le possiede, usa le cantine per la stagionatura dei salumi e del formaggio.

In passato ogni famiglia di Sora possedeva bestiame e quasi tutti avevano il maiale, poi con l’arrivo del frontalierato verso la Svizzera, l’agricoltura e l’allevamento del bestiame è diminuito in modo preponderante.

Ad oggi le persone che vivono nel vecchio nucleo di Sora sono 13.

La rievocazione storica coinvolge la popolazione e le associazioni di tutta la valle e del Porlezzese da più di 25 anni.

Il presepe vivente a Sora. un interno

(Foto di Chiara Bugna)

Il Presepe laborioso

Ogni casa di Sora ospita personaggi differenti: con artigiani che svolgono mestieri dimenticati, come lo stagnino, l’arrotino, la lavorazione della lana, del burro, del legno.

Le massaie preparano cibi tradizionali, i bambini gioiosi si divertono con i giocattoli di cento anni fa.

Si tratta infatti di un presepe laborioso: tutti i personaggi svolgono un mestiere dimenticato e sconosciuto ai più giovani, ma descritto con tanto entusiasmo ai visitatori dai più anziani.

Interno di una casa
Interno di una casa (Foto di Chiara Bugna)

Oltre alla  rievocazione di antichi mestieri e la preparazione di cibi tradizionali, si riscoprono usi e costumi locali.

Ogni figurante indossa infatti l’abbigliamento della fine dell’800 e l’arredo delle case viene rigorosamente adattato al tempo che fu.

Sora, un interno del presepe vivente
Sora, un interno del presepe vivente (Foto di Chiara Bugna).

E naturalmente ci sarà la rievocazione della Natività.

Sora, la Natività
Sora, la Natività (foto di Chiara Bugna).

Il Presepe della Val Cavargna riesce a coinvolgere in questa suggestiva rievocazione tutta la popolazione della Valle.

Gli abitanti, orgogliosi, accolgono i turisti curiosi che entrano in quelle vecchie case ritornate calde e accoglienti come un tempo.

 

interno del Presepe vivente
(Foto di Chiara Bugna)

“I primi anni ho fatto il pifferaio”, racconta Chiara, “poi, quando il presepe ha preso piede, sono arrivate zampogne e bombarde suonate da professionisti. Anche se non ho più un ruolo attivo, è innegabile che questa manifestazione è per noi tutti motivo di orgoglio.

Visitare il nostro presepe significa immergersi in una atmosfera magica capace di coniugare tradizioni popolari e religione. Trovare il calore di un caminetto acceso dopo aver percorso i vicoli al freddo, l’odore dei cibi di una volta che si mischia con il fumo delle stufe, il rumore dei campanacci, degli zoccoli e dei mestieri antichi.

I vicoli del borgo diventano un teatro, dove le vecchie case sono il palcoscenico e i figuranti gli attori di una commedia di un tempo che non esiste più. Le persone parlano, cantano, ridono; ma basta girare l’angolo per trovare la Natività ed entrare nella grotta in punta di piedi per non disturbare il sonno del bambino.

Questa rievocazione non è solo un viaggio nel tempo a scopo rappresentativo.

Il nostro presepe vuole essere un ponte tra generazioni, dove si mescolano sentimenti di nostalgia e curiosità ma, soprattutto, si cerca di garantire una continuità storica”. “Quest’ultima, conclude Chiara, resta alla base del nostro senso di appartenenza al territorio e allo spirito di adattamento ad un luogo tutt’altro che facile”.

I preparativi iniziano a novembre tra pulizie e allestimenti, con una logistica non indifferente.

Con molta cura vengono preparati i cibi tipici locali. In quei giorni non è possibile utilizzare l’auto e ci sono quattro pulmini che fanno avanti e indietro tutto il tempo dal paese alla frazione.

Molto suggestiva è la fiaccolata con la recita del Santo Rosario accompagnata dalla statua di Gesù Bambino che verrà deposto nel presepe della chiesa, salendo per curve e tornanti fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo alle ore 24.00 dove viene celebrata la Santa Messa.

È partita decenni fa come un’iniziativa per il paese, oggi arriva a migliaia di visitatori da tutta la provincia e dal Ticino.

Le foto non rendono l’atmosfera tra fiaccole, antichi lavori, profumi e cibi tipici offerti.

Il presepe vivente a Sora
Uno scorcio del borgo (foto di Chiara Bugna).

La sera di Natale è la migliore e la più vivibile. Ma il presepe c’è anche i giorni successivi, Il 26-27-28 anche di pomeriggio. Ma non ha lo stesso fascino della sera.

Gli abitanti di Sora prestano volentieri le loro case ai personaggi del presepe e altri prestano anche i loro animali: la mucca, il vitellino, gli asini, le pecore e le capre, i cavalli.

Si farà un tuffo nel passato, in una ambientazione tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900.

I vecchi camini e le consumate stufe sono riaccesi, l’antico lavatoio torna alla pulizia originaria.

Le case abbandonate rivivono a Sora
Le case di Sora addobbate (Foto di Chiara Bugna)

Il Presepe alpino

Sora ci offre la cornice di un vero e proprio Presepe alpino.

Camini che fumano, rumori di pentole, il fabbro che batte, l’arrotino che gira la ruota, il falegname che sega il tronco, i cestai con mani abili che intrecciano, il casaro che fa burro e il formaggio, un giovane che fa bollire la gallina per ricavarne un brodo bollente da servire con un pizzico di pepe e per chi lo desidera aggiunge un goccio di vino…

La maestra severa con la bacchetta in mano (no! non la usa più… ma la fa vedere), archi di pino, corone di agrifoglio, bacche rosse, profumo di polenta, costumi tradizionali femminili neri, ma con grembiuli e foulard colorati, gli uomini con pantaloni di velluto o fustagno, ghette e calze confezionate con lana di pecora, filo grosso, come i maglione e i gilè, zoccoli e scarponi…

Come nasce il Presepe di Sora?

Ma come nasce l’idea del Presepe vivente?

Ce lo spiega sempre Lino Mancassola, presidente del Gruppo Folcloristico Val Cavargna e del Corpo Musicale Santa Cecilia.

La prima edizione del 1999 e la lezione di teologia di don Erminio Brambilla

Ci racconta Lino che “Nel 1997 è stato fondato il Gruppo Folcloristico Val Cavargna e, dopo qualche partecipazione a raduni e feste tra la Lombardia e il Canton Ticino (Svizzera), abbiamo iniziato a ideare piccole manifestazioni in valle.

Tra queste l’idea del Presepe Vivente.

Questa iniziativa è stata appoggiata fin da subito dall’allora parroco don Erminio Brambilla, non solo appoggiata e condivisa, ma anche aiutata a nascere e crescere.

Infatti Don Erminio ci ha indirizzati, ad esempio per la scelta dei testi da mettere sugli striscioni che vengono posizionati in paese o lungo la strada che sale la valle, l’installazione del Sepolcro di Gesù all’interno dell’area del presepe.

E’ stata una vera lezione di teologia.

Ci ha messo a disposizione il suo pulmino per fare il trasporto dei visitatori dal paese fino alla frazione.  Per ben due volte ha celebrato la messa della notte di Natale presso il Presepe Vivente, nella grotta della natività, all’aperto, a differenza di oggi che posizioniamo la Sacra Famiglia in una stalla”.

(Foto di Chiara Bugna)

Aggiunge Lino che “Le prime edizioni si sono svolte con la sola partecipazione del Gruppo Folcloristico, alcuni musicanti del Corpo Musicale (la Banda) e dall’allora gruppo Amici di Sora. Poi man mano che passavano gli anni si sono aggiunti altri gruppi e associazioni fino ad arrivare ad oggi dove la manifestazione è ambita e partecipata da tutte le associazioni della valle”.

Lino precisa che, già a partire dalla prima edizione, alcuni edifici che sono stati riaperti, erano intatti. “C’erano camere da letto con gli scomparti degli armadi ancora pieni di indumenti e biancheria. Scaffali  e credenze con le stoviglie e le padelle, anche le stalle erano come lasciate dopo l’abbandono delle attività contadine: in quel caso è stato facile organizzare una postazione”.

In alcuni casi hanno invece trovato gli edifici o parte degli edifici vuoti, e questo succede tutt’ora. In questi casi è il Gruppo Folcloristico che se ne occupa, a fine manifestazione viene tutto riposto presso i loro magazzini.

Nel corso dei suoi quasi trent’anni di attività gli organizzatori hanno raccolto attrezzatura, indumenti e suppellettili in grande quantità, anche grazie a ricerche e donazioni spontanee.

(foto di Daniele Maini)

Il Presidente del Gruppo Folcloristico elenca, raggiante, anche quali sono state le sue più grandi soddisfazioni.

(Foto di Daniele Maini)

Innanzitutto lo spirito di corpo delle varie associazioni e  lavorare insieme.

Poi far riviere le tradizioni della vallata nel modo più vero e assegnare i compiti e i lavori, individuando le persone idonee anche per l’accoglienza dei visitatori, il coinvolgimento di altri figuranti, il coinvolgimento degli abitanti della valle per l’aiuto nelle installazioni, la ricerca dei volontari, il ricordare cosa stiamo facendo e cosa vogliamo far cogliere ai visitatori: il Mistero del Natale.

L’allestimento del Presepe

L’allestimento del  Presepe Vivente richiede, dunque, molto lavoro e dedizione.

Innanzitutto bisogna pensare alle risorse finanziarie, da assicurarsi  attraverso le istituzioni, gli sponsor e le donazioni volontarie. Poi, si pensa al recupero di materiali e beni di consumo per l’accoglienza, l’assegnazione delle strutture, del tema da rappresentare e i vari ruoli e, naturalmente, aggiunge Lino “la sicurezza, prima, dopo e durante la manifestazione: seguire e far rispettare il Piano di Sicurezza Ufficiale emanato dagli organi competenti e di responsabilità del sindaco e mia”.

(Foto di Daniele Maini)

Gli abitanti di Sora

Precisa Lino che “Nelle prime edizioni era ancora attivo il gruppo Amici di Sora, composto da abitanti locali, questi erano molto attivi e ci hanno aiutato moltissimo perchè conoscevano ogni angolino di Sora e ci indirizzavano a colpo sicuro, sia per l’utilizzo delle strutture, sia per il confronto con i vari proprietari, da loro ho imparato tanto.

Anche se ora questo gruppo non è più attivo, qualcuno di loro ci da ancora una mano e per questo gliene siamo molto grati. Per quanto riguarda la popolazione in generale di Sora, quindi anche le persone al di fuori del vecchio nucleo, devo dire che sono davvero molto gentili, mettendoci a disposizione le loro strutture, sopportando con pazienza più di un mese e mezzo il nostro via vai, le nostre chiacchere e i nostri rumori di lavorazione”.

(Foto di Daniele Maini)

La logistica e le installazioni

I lavori di montaggio iniziano a fine novembre e procedono fino al 24 dicembre. Si inizia con l’approvvigionamento dei rami di pino e la raccolta della legna per alimentare caminetti, stufe e bracieri esterni, fino ad arrivare alla vigilia di Natale dove vengono fatti gli ultimi addobbi

(foto di Chiara Bugna)

compreso le candele, le torce e la messa a dimora degli animali.

Viene consigliato e raccomandato di procedere prima con i lavori all’esterno e poi dedicarsi alle postazioni, per portare avanti il lavoro senza la presenza di neve, in caso di nevicate ci si concentra con i lavori interni.

Per le installazioni e gli allestimenti ci sono diverse squadre: i carpentieri per eseguire le strutture pesanti, gli addetti alla legna, quindi gli uomini pratici con la motosega, le donne per la posa dei teli in iuta e i vari addobbi, i ragazzi e le ragazze che si inseriscono dove necessita

Un lavoro enorme da fare riguarda l’istallazione elettrica e l’impianto audio, lavori che vengono affidati ad una ditta locale.

Ci dice Lino che “avendo circa 35 postazioni e magari con più locali e tutte le strade e gli angoli da illuminare, l’impianto elettrico necessita tante ore di lavoro, un lavoro che deve essere fatto a regola d’arte specialmente per quanto riguarda la sicurezza”.

(Foto di Daniele Maini)

Una volta conclusasi la manifestazione pubblica si procede allo smontaggio accurato delle cose più preziose e delicate: quadri, disegni, icone, mostra di presepi, cesti, statue, sculture in fieno.

In seguito ci si dedica allo smaltimento, allo stoccaggio nei vari magazzini di Sora, alla riconsegna delle strutture ai privati, alla consegna attrezzature alle varie associazioni, gruppi, privati, noleggiatori, allo spostamento degli animali alla loro regolare dimora.

(Foto di Daniele Maini)
(Foto di Daniele Maini)

Le associazioni coinvolte sono innanzitutto della Val Cavargna, del porlezzese e dintorni. Aggiunge Lino che collaborano la Croce Azzurra di Porlezza, che svolge il servizio di picchetto sanitario e di pronto intervento, l’associazione nazionale dei carabinieri per il servizio d’ordine in paese e il Gruppo Intercomunale di Protezione Civile della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, che è composto da volontari che vengono anche da fuori valle.

Momenti magici

Lino afferma che “durante i giorni di montaggio consumiamo il pranzo tutti insieme a Sora in una casa un po’ più grande delle altre.

Questo avviene durante i fine settimana, ma durante la settimana, quando i volontari sono di meno e per lo più sono pensionati, andiamo in un’altra casa più piccola e ci deliziamo con le cose ricavate dalla mazza del maiale, eseguita dagli abitanti di Sora, con cotechino e polenta, risotto con il brodo delle ossa del maiale, fegato, salsicce di sangue, formaggio dell’alpe. Non manca qualche dolce e un buon bicchiere di vino”.

(Foto di Daniele Maini)

L’accoglienza e l’ospitalità di tutto il paese

Lino ci tiene a comunicarci lo stato d’animo di un interno paese:

“Non è la Palestina…ma si sente che è Natale, ci si convince e convinciamo il pubblico che è Natale. Soprattutto perchè  Sora predilige l’Attesa già in fase di costruzione, il Mistero di come sarà il risultato, come verrà il presepe in questa edizione.

Non ci sono disegni e schizzi, ma solo mani libere, mani di volontari, mani semplici che montano, modellano, creano; per accogliere, per rendere il visitatore dentro Sora, immedesimandosi in quello che era Sora,  facendo rivivere chi c’era a Sora e cosa facevano in quel borgo quelli che ci hanno preceduto. A loro il nostro Grazie”.

La poesia del presepe vivente

“Quasi sempre,  a Natale dedico qualche verso ai componenti del Gruppo Folcloristico Val Cavargna, qui di seguito quelli di questa edizione 2025 che figurava sul retro della cartina del Presepe Vivente”, dice Lino. Ed ecco la poesia.

Il Natale ha vinto 

Il Celeste cielo di Sora illumina anche i nostri cari avi che ci hanno preceduto e l’arrivo di Gesù Bambino ci ricorda la loro bontà e l’immenso amore che da essi abbiamo ricevuto.

I rami di pino e i tronchi abilmente modellati appoggiati alle pietre d’angolo delle vecchie case,

ci ricordano il cammino di Gesù sotto la croce e il suo sacrificio per gli uomini;

Gesù è diventato uomo come noi, per aiutarci anche nel Presepe Vivente, perchè a Sora abbiamo capito che l’amore vince, che le tenebre si dissipano nella notte Santa di Natale, ma non perdiamo di vista questi doni nei nostri passi successivi.

Il Natale ha vinto anche a Sora, poi è vero che tutto passa, Cristo invece regna, resta e ci accompagna anche oltre, nella vita eterna.

I fuochi, le candele e le luci dentro le case e le stalle, sono tutte alimentate dalla culla del Bambino Redentore, che ci consola e ci conferma la sua misericordia per tutti noi.

La sensazione che ci pervade è l’autenticità dei sentimenti che animano il Presepe vivente di Sora e il forte senso di comunità che lo animano.

Perchè l’incanto di questa valle alpina  ci offre non solo un vero viaggio nel tempo, ma anche il calore autentico della magia del Natale.

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