Brogli Elettorali
… tutti ne parlano, ma nessuno approfondisce, ma non è un caso solo Italiano. Così Berlusconi, nel 2000 predispose un “libretto interno” contro i “brogli.
L’avvio delle operazioni di voto che porteranno circa 800 Comuni Italiani, piccoli e grandi, a scegliere i loro sindaci e rappresentanti del popolo, consiglieri ed assessori, eletti democraticamente, ci danno l’opportunità di poter trattare un tema, i brogli elettorali, che da sempre hanno suscitato interesse e posto grandi dubbi, sulla regolarità delle elezioni.
Per scelta abbiamo preferito trattare questo tema per queste elezioni piuttosto che per il referendum o per le elezioni politiche, l’effetto mediatico per eventuali strumentalizzazioni avrebbero effetti locali, quindi ridotti.
Tuttavia il tema è “scottante, temuto dai cittadini e sentito, ma mai affrontato apertamente, dai media, se non in rare occasioni e molto marginali.
A contribuire poi al “sospetto” che i “Brogli” possano essere determinanti per evitare che elezioni democratiche potessero alterare ciò che esprimere il vero voto dei cittadini, si aggiungono leggi elettorali, continuamente modificate, spesso quasi sul finire delle varie legislature, affinché, a torto o ragione, il vincitore possa essere diverso da quello che effettivamente potrebbe risultare dalla consultazione popolare che si fosse svolta in maniera regolare.
Quasi a confermare il famoso detto popolare: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
Infatti non c’è tornata elettorale in Italia, dove il “sospetto” di eventuali, ma mai conclamati, “brogli”, non venga posto. Le uniche eccezioni si hanno quando il divario tra vincitori e vinti è talmente elevato che il problema sembra non porsi, fatto che avviene raramente, in Italia. Ma che non sia solo un fenomeno Italiano, lo dimostra il fatto che all’estero, in qualche caso, si sono ripetute le elezioni. Tipico l’esempio di Berlino nel 2021, quando, avendo il tribunale tedesco stabilito che un quinto delle sezioni elettorali, 455 su 2256, furono riscontrate irregolarità, furono ripetute le elezioni. Ma non è l’unico caso.
Anche in Italia, ma solo per le amministrative, proprio quelle cui si svolgeranno i lavori in questi giorni, si è avuto qualche caso in alcune sezioni.
Quindi il “sospetto” è sempre lì, dietro l’angolo.
Uno tra il “sospetto di brogli” più eclatanti, risale al referendum del 1946, quando gli Italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica.
Un referendum che cambiava sostanzialmente l’ordinamento dello Stato Italiano.
Le contestazioni furono sollevate dai sostenitori della monarchia in seguito al Referendum istituzionale del 2-3 giugno, che sancì la vittoria della Repubblica.
La storiografia vicina al mainstream considera il voto sostanzialmente regolare, tuttavia il tema delle presunte irregolarità è ancora oggi oggetto di un dibattito, più propagandistico che reale, di fatto però non si è mai chiarito cosa realmente fosse accaduto.
Senza entrare nel merito, rileviamo sinteticamente alcuni aspetti riguardanti le principali ombre e critiche inerenti quella consultazione.
-Esclusione di massa: Circa 3 milioni di italiani furono esclusi dal voto, inclusi prigionieri di guerra, “epurati” dal fascismo e gli abitanti della Venezia Giulia (sotto occupazione jugoslava) e della provincia di Bolzano, creando malcontento sulla rappresentatività del corpo elettorale.
-La questione dei “votanti”: La Corte di Cassazione stabilì che per determinare la maggioranza si dovessero conteggiare solo i “voti validi”, escludendo schede nulle e bianche. Secondo i monarchici, conteggiando tutte le schede (come da prassi precedente), la Repubblica non avrebbe raggiunto il 50% più uno dei voti.
-Ricorsi e caos nei seggi: A fronte di circa 35.000 seggi, furono presentati oltre 20.000 ricorsi per presunte irregolarità, errori di trascrizione o conteggi alterati.
Il responso ufficiale: Il 10 giugno 1946, la Corte di Cassazione proclamò la vittoria della Repubblica con uno scarto di circa 2 milioni di voti (12.672.501 contro 10.718.502), respingendo le denunce di frode su larga scala.
Se quel responso ancora oggi fa discutere, nonostante siano trascorsi, tanti anni, il tema “brogli” non è stato certo mai risolto e meno che meno realmente affrontato. Spesso nonostante una “censura” mediatica, indotta o volontaria, impossibile da definirsi, si ripropone regolarmente ad ogni tornata elettorale.
L’ascesa in politica, nel 2000 dell’Imprenditore Silvio Berlusconi, fece si che il “sospetto” che i risultati, frutto dell’espressione popolare, potessero essere “manipolati” stravolgendone i risultati, era talmente “tangibile” che Forza Italia, Il partito dell’Illustre imprenditore nato per condurlo alla guida dell’Italia, interrompendo una deriva ideologica opposta e contraria a quella dominante, predispose un “libretto” ufficiale o manuale operativo per i rappresentanti di lista di Forza Italia.
Questo “libretto”, proposto a Silvio Berlusconi dal’ Onorevole Nicola Rivelli, poi diventato il più grande artista scultore in Cina, tanto da dedicargli un francobollo con il Suo volto, E’ stato utilizzato durante le elezioni politiche del 13 maggio 2001.
Era una guida pratica interna distribuita dal partito per formare e preparare i delegati alle operazioni di voto e scrutinio, rappresentanti di lista, questa fu distribuita su tutto il territorio Nazionale.
Il vademecum racchiudeva le istruzioni organizzative e le norme giuridiche di riferimento, tra cui
-Le credenziali: l’atto di nomina cartaceo firmato dagli organizzatori del partito.
-La presenza al seggio: le tempistiche per assistere all’apertura delle urne, alle operazioni di voto, allo scrutinio e alla verbalizzazione dei risultati.
-La tutela del voto: le procedure per contestare le schede nulle o bianche e per sporgere reclamo in caso di irregolarità durante le elezioni.
Un focus importante di prevenzione e di rispetto del voto del cittadino.
Un di questi libretti noi lo abbiamo ritrovato e vi daremo, in un altro articolo dedicato, un ampio resoconto. Anche a Roma fu distribuito a tutti i rappresentanti di lista.
Libretto, oggi di grande valore collezionistico, composto da una parte descrittiva, con norme e regole di comportamento ed una parte vignettistica, a firma di una Grande artista che ha ideato e realizzato e firmato ogni singolo disegno. Fu la allora giovanissima Elena Drommi, nota poi all’estero per la Sua ecletticità e duttilità artistica. Tra le sue capacità, che in seguito l’hanno resa nota, anche quella di trasferire espressioni interiori, rendendo vive le figure dei suoi dipinti, o attraverso i disegni, come in questo caso, pur utilizzando tecniche diverse.
Sicuramente questo “libretto” contribuì a “blindare” con successo il risultato elettorale di allora, dove il Partito di Berlusconi e la coalizione “la Casa della Libertà” vinse incondizionatamente, ottenendo il 45,34% dei voti alla Camera ed il 42,54% al Senato. Sconfiggendo di fatto e senza possibilità di ipotizzare “brogli”, la coalizione di centrosinistra dell’Ulivo, guidata da Francesco Rutelli.
Alla tornata successiva del 2006, la sconfitta di misura, appena 900.000 voti, subita dalla coalizione di Silvio Berlusconi, riaccese le discussioni sui “brogli”.
Le narrazioni di “corridoio” e le leggende metropolitane, quindi nulla di comprovato, vorrebbero lasciare intendere che spesso le elezioni siano frutti di “brogli “e gli eletti, già “predestinati”.
La mancanza tuttavia di denunce precise e circostanziate, ha fatto si che alle illazioni non fosse mai seguito un effettivo riscontro.
Da rilevare tuttavia che mai nessuno ha approfondito la questione con inchieste di alcun genere, anzi ci si è operati affinché tutto cadesse nel dimenticatoio, lasciando sempre più sempre più in essere il dubbio, contribuendo così all’indifferenza degli elettori verso il sistema.
Anche l’ultimo referendum, quello sulla giustizia, ha sollevato serie polemiche ed un diffuso immaginario di possibili “brogli” ma anche questa volta, non avendo oggettivi riscontri, non può che rimanere che chiacchiericcio.
Ma è sicuro chiacchiericcio o sotto sotto può esserci un fondo di verità?
Questo è lo scenario, che coinvolge l’Italia e di cui si parlerà non ufficialmente tra qualche giorno, speriamo di no, alla chiusura della tornata elettorale per le amministrative, appena conosciuti i risultati.
Fin quando tuttavia parliamo di fenomeni che riguardano l’Italia, come è ovvio i panni sporchi si lavano in famiglia, siamo noi che dobbiamo assumerci le responsabilità.
Diverso è il caso quando i “brogli” coinvolgono altri stati, addirittura extraeuropei e per di più uno Stato Nostro alleato, USA.
Il “caso” mai chiarito ad oggi, risale alle mancate elezioni di Trump alla presidenza, nelle elezioni USA del 2020, dove secondo alcune fonti qualcuno in Italia potrebbe aver contribuito a non fare eleggere il Presidente Donald Trump, favorendo di fatto Joe Biden e ritardando di 4 anni la sua rielezione.
Ingerenza che, se dimostrato, avrebbe delle pesanti ed inimmaginabili ripercussioni.
Comprensibile quindi, da parte di tutti gli attori, Trump incluso, sulla delicatezza nel promuovere serie indagini che possano chiarire, a torto o ragione, il caso.
Di sicuro, i brogli elettorali sono una gravissima alterazione della democrazia, da qualunque parte arrivino.
Se può sembrare ovvio parlare di “brogli” quando la differenza tra due fazioni contrapposte è minima risulta meno comprensibile il fatto che siano quasi sempre i partiti di quell’orientamento politico di destra a lamentare di essere vittime di questo antipatico fenomeno, e proprio perché la differenza risulta essere minima.
Deve far riflettere tuttavia il fatto che in Romania la Corte Costituzionale ha annullato venerdì 6 dicembre 2024 il primo turno delle elezioni9 Presidenziali che
avevano visto vincitore il 62° Calin Georgescu, candidato indipendente di estrema destra e critico dell’Occidente, superando con il 22,59% di voti la candidata filo-Europea.
Non entriamo nel merito, rileviamo, per la cronaca che in seguito le elezioni, svoltesi nel maggio 2025 sono state vinte da Nicusor Dan, fortemente europeista e che ha vinto al ballottaggio con il 53,6% delle preferenze, sconfiggendo l’avversario ultranazionalista George Simion che ha ricevuto il 46,4% di preferenze, ed invertendo il primo turno che vedeva l’estrema destra in Vantaggio.
Lasciamo al lettore ogni possibile interpretazione.
Considerazione del direttore di Betapress
Il broglio più grave, forse, non è quello che si compie dentro l’urna.
È quello che si consuma prima, quando la politica abitua il cittadino a pensare che le regole non siano sacre, ma disponibili.
La politica italiana dovrebbe avere almeno un pudore: non stupirsi della sfiducia che essa stessa ha generato.
Per anni ha modificato leggi elettorali come si spostano sedie in una stanza, cercando la posizione più comoda per il proprio schieramento.
Ha trasformato la rappresentanza in calcolo, la competizione in ingegneria parlamentare, il consenso in occupazione di spazi.
Poi, quando il cittadino guarda il risultato elettorale con sospetto, la stessa politica si scandalizza e invoca il rispetto delle istituzioni.
Ma il rispetto delle istituzioni non si pretende. Si merita.
Il comportamento anti-etico della politica italiana non consiste soltanto negli eventuali illeciti, che devono essere provati nelle sedi competenti e non agitati come bandiere di parte.
Consiste soprattutto nell’avere ridotto la democrazia a tecnica di sopravvivenza del potere.
È anti-etico cambiare le regole quando la partita è già iniziata moralmente, anche se non ancora formalmente.
È anti-etico costruire sistemi elettorali incomprensibili al cittadino comune e poi accusarlo di populismo quando non si fida.
È anti-etico invocare la volontà popolare soltanto quando coincide con il proprio vantaggio.
È anti-etico trasformare il voto in una cerimonia formale mentre le decisioni vere vengono spesso preparate altrove, nelle segreterie, nei tavoli di coalizione, nei compromessi di convenienza.
La democrazia non vive di proclami. Vive di credibilità.
E la credibilità non nasce dalla conferenza stampa del vincitore, ma dalla pulizia del procedimento, dalla trasparenza dello scrutinio, dalla dignità dei rappresentanti di lista, dalla possibilità reale di controllare, contestare, verificare.
Una politica seria dovrebbe desiderare questo controllo, non temerlo.
Dovrebbe pretendere più garanzie, non meno. Dovrebbe sapere che ogni ombra lasciata sul voto non danneggia solo lo sconfitto, ma delegittima anche il vincitore.
Il problema italiano è che da troppo tempo la politica tratta l’etica come un ornamento, una parola buona per i convegni, per i manifesti, per le frasi solenni pronunciate nei giorni della memoria civile. Poi, nella pratica, prevale la furbizia.
E la furbizia, quando entra nelle istituzioni, diventa una forma elegante di corruzione morale.
Non diciamo che ogni elezione sia falsata.
Sarebbe grave e ingiusto affermarlo senza prove.
Diciamo qualcosa di diverso e forse più pesante: la politica italiana ha fatto troppo poco per impedire che il sospetto diventasse normale.
Ha lasciato che la fiducia pubblica si consumasse lentamente, come una candela dimenticata in una stanza chiusa.
E oggi, davanti a ogni risultato incerto, a ogni scarto minimo, a ogni scheda contestata, torna la stessa domanda: chi controlla davvero il controllore?
Una democrazia non può vivere eternamente sotto il ricatto del sospetto.
Ma una politica senza etica non può pretendere cittadini fiduciosi.
Prima di chiedere agli italiani di credere nelle urne, la politica dovrebbe tornare a credere nella propria responsabilità morale.
Perché il voto è sacro solo se chi lo amministra, lo racconta e lo utilizza conserva ancora il senso del limite.
E in Italia, purtroppo, il limite è spesso la prima vittima della convenienza.
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