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CCEditore supporta Al Zawija per la formazione dipendenti

Sì è conclusa la bella esperienza di due dipendenti della società petrolifera libica Al Zawija venuti in Italia per seguire un corso di specializzazione in Gas Processing and Conditioning.

Si tratta del primo di una serie di corsi che i dipendenti della società petrolifera libica verranno a seguire in Italia.

Tra il 2021 e il 2022 si attendono già più di 200 studenti.

consegna attestati
gli studenti con il presidente di CCEditore prof. Corrado Faletti e la tutor dott.ssa Stefania Pagani

Il merito dell’avviamento di questo percorso va riconosciuto anche all’onorevole Ambasciatore dell’ambasciata di italiana a Tripoli ed a tutti i suoi collaboratori  che nei lunghi mesi di organizzazione hanno seguito le richieste di visto e hanno sempre vigilato e verificato con responsabilità.

Il progetto è il frutto dell’accordo tra il gruppo editoriale CCEditore e la Società Petrolifera libica Al Zawija.

La società petrolifera mette a disposizione dei propri dipendenti  cicli periodici di formazione e aggiornamento presso enti di formazione accreditati in Europa ed in tutto il mondo.

Il corso si è svolto a Milano presso i locali di UniTre.

CCEditore grazie alla sua ventennale esperienza ha potuto mettere a disposizione della compagnia un catalogo con oltre 100 corsi professionalizzanti ed un nutrito gruppo di istituti tecnici con i laboratori di riferimento. 

I prossimi corsi si svolgeranno in diverse regioni italiane e vedranno coinvolte aziende e centri di formazione.




Finalmente il CSPI riconosce il ruolo dei DSGA facenti funzione!

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha sentenziato nel suo parere che tutta l’ipotesi di concorso per i DSGA è valida solo se:

In questo quadro, a parere del CSPI, si rende necessario:
• bandire prioritariamente il concorso riservato agli assistenti amministrativi attualmente facenti funzione
di DSGA con almeno tre anni di servizio, ai sensi del DL 29 ottobre 2019 n. 126, convertito nella legge
159 del 20 dicembre 2019. Prevedere l’accesso ad una procedura concorsuale anche di coloro che sono
sprovvisti di titolo di studio specifico modificando quanto previsto dall’art. 22, comma 15 della
L. 75/2017;
• bandire successivamente il concorso ordinario, superando le attuali conseguenze dell’ultimo concorso
che ha lasciato innumerevoli posti scoperti pur se messi a bando.

E finalmente diremmo Noi!!!!

Un’ingiustizia assurda, da Betapress già stigmatizzata più e più volte, viene oggi quantomeno evidenziata in maniera precisa e puntuale dal CSPI.

Era ora che qualcuno osservasse che lo stato non può far lavorare per anni in una funzione delle persone perché gli fa comodo e poi all’improvviso li caccia via e li sostituisce con persone con zero competenza solo perché questi ultimi hanno un titolo di studio!

Come abbiamo sempre osservato, lo Stato non è in grado di valutare le competenze e l’esperienza delle persone, attaccandosi solo ai titoli, senza rendersi conto che ci sono in giro un sacco di laureati ignoranti ed incompetenti, senza alcuna esperienza e, malamente, sono proprio questi che alla fine lo stato assume.

Bravo quindi il CSPI che ha ribaltato questo convincimento che aveva il ministero dell’Istruzione, ovvero che valessero più dei laureati rispetto a persone che da oltre cinque anni svolgono un ruolo importante con passione, ottimi risultati e tante competenze, insostituibili.

Speriamo vivamente che questa indicazione del CSPI venga utilizzata da Ministero, se così non avvenisse noi di Betapress siamo pronti ad utilizzare i nostri avvocati per andare contro ad una decisione che rasenterebbe la stupidità più manifesta.

Tanto si doveva.

Il Direttore Corrado Faletti.

 

Concorso DSGA: diritti negati!!

CONCORSO DSGA, COME SEMPRE UNA VERGOGNA ASSURDA!!!!




No Vax, etica differenziale…

La campagna vaccinale prosegue ed i contagi sembrano ormai diminuire.

La tanto teorizzata immunità di gregge sta guadagnando terreno diventando un certezza sulla quale rilanciare l’economia post pandemica.

Eppure il dibattito che infiamma la scena pubblica, in questi giorni, guarda con preoccupazione all’obbligo vaccinale ed alla raccolta firme promossa dal coordinamento dei “no-vax”per un referendum abrogativo delle norme relative al greenpass.

La divisione degli italiani sulla vicenda pandemica sembra aver raggiunto una dimensione inedita.

Lo avevamo predetto ma non occorre ricordarlo.

In questa sede è, forse, più importante fare il punto sulla campagna referendaria in corso che emancipa le rivendicazioni di parte della comunità civile in rivolta ben distanti dal paradigma del “bene comune” da sempre evocato dalle democrazie occidentali.

Siamo di fronte ad una opposizione strutturata alle decisioni  assunte dal Governo in carica, che sono sostenute da una maggioranza parlamentare senza precedenti.

Lo scollamento tra la Politica ed il Paese reale è sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo vale la pena di ricordare che la vaccinazione non impedisce i contagi ma sembrerebbe contenere le ospedalizzazioni, il lavoro dei reparti di rianimazione e mantenere a livelli adeguati il sistema di prevenzione e di cure per le altre patologie.

Il rifiuto del vaccino in in paese che è prossimo al 90% di somministrazioni veste la divisa della disobbedienza civile ed infrange i totem del liberalismo classico: “la mia libertà finisce dove inizia quella del mio vicino”.

I “no-vax” sembrano aver dimenticato queste regole e appare ormai evidente che sono le adesioni alla campagna vaccinale che hanno ridimensionato la circolazione del virus, non le proteste in piazza.

Costoro non sembrano ricordare che se le unità ospedaliere sono tornate a curare tutte le patologie gravi e non solo l’infezione da Covid 19 è perché la popolazione vaccinata ha reso la diffusione del virus meno agevole.

Il greenpass e l’idea di una prossima condizione di obbligatorietà nella campagna vaccinale non piacciono a nessuno e restano iniziative della quale si ricorderà il forte impatto sulle libertà individuali dei cittadini.

Anche perché non è da escludere che, le attuali cifre sulla popolazione coperta dal vaccino, siano sufficienti per mettere in atto una strategia  vincente che integri  i tamponi molecolari, le nuove terapie domiciliari, e la distribuzione dei nuovi farmaci  efficaci per la cura delle infezioni da virus.

La questione in questo caso potrebbe ritenersi risolta e i non vaccinati potrebbero restare tali.

Il problema a questo punto è prendere coscienza del fatto che il paese di fronte alle emergenze sanitarie non possa poter contare su un fronte civile coeso.

Ma c’è dell’altro.

I milioni di cittadini che hanno accettato la campagna vaccinale per il bene di tutti non possono essere considerati degli idioti.

Costoro dovranno poter contare su una maggiore attenzione dello Stato con modalità da approfondire e che potrebbero riguardare le graduatorie nei concorsi pubblici, le regole per le nuove assunzioni fino a forme di agevolazione previdenziale.

Il Covid19 purtroppo non ha soltanto seminato morte e paura.

Ha rubato ad ogni generazione il sogno, la prospettiva di un futuro ed ha colpito le fondamenta democratiche degli Stati e il sistema di convivenza civile.

Occorre recuperare al più presto l’idea di uno Stato giusto ed equo capace di governare la complessità.

La pandemia per dirla con le parole del filosofo Edgar Morin ci ha insegnato che l’imprevedibile è un fattore con il quale dobbiamo tornare a fare i conti.

Un monito che ricolloca al centro dell’idea di progresso l’Uomo con le sue debolezze.

Un richiamo all’Etica ed alla responsabilità  individuale per tutti noi.

 

 

La redazione di Betapress




Le maestre che non hanno paura dei libri

Come sarebbe se i nostri figli potessero studiare su dei libri di testo fatti apposta per loro?

Dei libri di testo che rispettino le loro inclinazioni, la loro territorialità, la loro cultura e il loro modo di imparare.

Come sarebbe se i professori, le persone che conoscono gli studenti e sanno di cosa hanno davvero bisogno e come, scrivessero i libri per i propri studenti?

In effetti, da qualche anno, le scuole più all’avanguardia hanno aderito ad un progetto dedicato e si sono trasformate in case editrici per pubblicare i propri libri di testo.

E così ragazzi delle scuole secondarie e superiori hanno scoperto, con profitto, quanto sia diverso e migliore studiare su dei libri scritti apposta per loro; le famiglie, non dovendo pagare tutta la filiera dei libri di testo pubblicati dalle case editrici commerciali, hanno risparmiato fino al 200% delle spese per i libri; i docenti hanno accresciuto le proprie competenze grazie al riconoscimento dei punteggi dovuti alla pubblicazione di un libro e le scuole hanno avuto una ulteriore crescita di prestigio agli occhi della comunità.

La pubblicazione dei propri libri di testo è oggi per molte scuole una svolta positiva e fruttuosa nel proprio percorso formativo e didattico.

Mancava ancora un passo: nessuno aveva avuto l’ardire di scrivere un libro per le scuole primarie.

La principale perplessità era dovuta allo sforzo che le maestre avrebbero dovuto fare per trovare il sistema comunicativo più adatto.

Quest’anno, due maestre dell’Istituto comprensivo “Ildovaldo Ridolfi” – Tuscania (VT) diretto dalla DS Paola Adami, hanno superato loro stesse e i timori di chi non osava e hanno scritto e pubblicato all’interno della collana della propria scuola Bentornati a Scuola, il libro di testo per gli studenti della scuola primaria.

Le due pioniere sono le maestre Elisabetta Corona e  Elisa Buzzi e noi le abbiamo incontrate.

Intervista alle maestre Elisabetta Corona e  Elisa Buzzi

Maestre Elisabetta Corona e Elisa Buzzi
Maestre Elisabetta Corona e Elisa Buzzi

Maestre, qual è il vantaggio di scrivere in prima persona il libro per i propri studenti?

Scrivere un libro di testo rappresenta una sfida che ci ha aiutate a crescere professionalmente, mettendoci in gioco e pensando ad una modalità di fare scuola che ci potesse aprire alla sperimentazione e al continuo confronto.

Il nostro augurio è quello di creare un ambiente (l’Istituto Comprensivo di Tuscania) dove sia possibile sperimentare e “creare cultura” così da essere resiliente verso gli alunni, le famiglie ed il paese tutto.

Il libro ideale a cui abbiamo pensato fin da subito non è un prodotto chiuso e finito, ma una sorta di filo rosso che possa legare diversi argomenti. Rappresenta per docenti e alunni un punto di riferimento e al tempo stesso un punto di partenza.

Non può essere esaustivo, pur contenendo le conoscenze fondamentali (quelle previste dalle ​Indicazioni nazionali​).

È un canovaccio che si scrive con e per gli studenti ed è un modo per comunicare con loro. È un contenitore di informazioni, processi, linguaggi, relazioni; una base modellabile, espandibile; una rete, una piattaforma, un processo di scrittura e di apprendimento.

Inoltre, rispetto al libro cartaceo, permetterà una serie di interazioni e conterrà espansioni costituite da contenuti digitali.

Aderire a quest’idea per noi ha significato credere nella possibilità di ‘scrivere’ assieme ai bambini una parte di quella conoscenza che si apprende nei libri e renderli attivi nella rielaborazione dei contenuti, superando la didattica trasmissiva.

E’ così possibile lavorare sulle competenze e non solo sull’acquisizione di conoscenze con una marcia in più: attualizzare i contenuti, con la trattazione di temi legati al territorio, alla sua storia e alle sue tradizioni, ma anche personalizzarli con temi legati ai bisogni di approfondimento della classe.

Quali elementi ha tenuto in considerazione scrivendolo il libro?

Abbiamo ritenuto opportuno elaborare percorsi didattici che, discostandosi dalla linea interpretativa del singolo libro di testo, offrissero approfondimenti più calibrati sui bisogni degli alunni, al contempo valorizzando la professione docente e la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sulla base delle specifiche del contesto in cui operiamo.

Abbiamo cercato così di superare il limite dei manuali scolastici, che spesso vanno bene per una parte della classe, ma che ovviamente non possono tener conto del contesto sociale e culturale in cui vengono utilizzati.

Perché i libri già pubblicati non soddisfavano le vostre esigenze?

Nello scorso anno scolastico abbiamo applicato, tra gli altri, il Metodo Venturelli coniugato con il metodo sillabico per l’apprendimento della letto-scrittura e il Metodo Analogico ideato da Camillo Bortolato per imparare i numeri e il calcolo.

Dato che il libro di testo per la classe prima proponeva differenti metodologie, a volte contrastanti con le linee seguite, lo scorso giugno abbiamo portato in Collegio dei docenti la proposta di adozione per la classe seconda di un testo  più aderente alle nostre esigenze; il Collegio non ha approvato la richiesta, così siamo ricorse alla facoltà (cfr. ​Nota protocollare MIUR n. 2581 del 9 aprile 2014), in virtù della libertà di insegnamento, di adottare un libro autoprodotto in sostituzione dei volumi delle case editrici, in formato sia cartaceo che digitale (art. 6, c. 1, legge n. 128/2013​).

Cosa le è piaciuto del progetto Gutenberg?

Grazie alla collaborazione tra il nostro Istituto Comprensivo e il Gruppo Editoriale Currenti Calamo, Ente di formazione accreditato Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca, abbiamo potuto realizzare il testo didattico autoprodotto e ci è stato possibile fornire alle famiglie un manuale economicamente accessibile e funzionale all’apprendimento.

Con il Progetto Gutenberg abbiamo potuto promuovere la progettazione e la sperimentazione di un percorso formativo centrato sulle competenze, favorire comportamenti proattivi, introdurre gli alunni all’uso del Digitale, motivarli utilizzando una molteplicità di linguaggi, attualizzare i contenuti con la trattazione di temi legati al territorio e alla realtà che li circonda, nonché promuovere un approccio metodologico dell’insegnamento di tipo laboratoriale, che metta al centro dell’attenzione il bambino.

Un ringraziamento particolare va alla nostra Dirigente Scolastica, Prof.ssa Paola Adami, che ci ha sempre sostenute, consigliate ed accompagnate in questo impegnativo ed entusiasmante percorso.

 

 

Agrario Pavoncelli Cerignola: libri alla portata di tutte le famiglie

 

Eccellenza e primati per la scuola IC Ridolfi di Tuscania

 

Pio Mirra, DS Pavoncelli Cerignola: come noi sempre più scuole pubblicano i propri libri

 

La scuola pugliese che pubblica i suoi libri di testo e fa risparmiare le famiglie

 

 




Eccellenza e primati per la scuola IC Ridolfi di Tuscania

 

È di Tuscania la prima scuola che scrive i libri per i propri studenti della scuola primaria.

Ogni anno ogni famiglia spende per ogni figlio in età scolare tra i 300 e i 400 euro per i soli libri di testo.

Con l’arrivo dell’autonomia scolastica, alcune scuole si sono organizzate tramite appositi progetti e si sono “trasformate” in vere e proprie case editrici pubblicando i propri libri di testo.

Questa scelta ha portato notevoli vantaggi per chi la ha adottata.

Chi ha aderito al progetto Gutenberg ha fatto risparmiare alle famiglie fino al 200% della spesa per i libri di testo, ha permesso ai docenti autori dei libri di tesaurizzare punteggi utili per le graduatorie, ha consentito agli studenti di studiare su programmi e metodologie completamente dedicati.

Studenti di scuole medie e licei, istituti tecnici e specialistici hanno goduto dei benefici di questa attività di eccellenza della scuola.

Fino ad oggi, accertato che la scelta di pubblicare i propri libri di testo è la più conveniente per famiglie, docenti, scuola, studenti e comunità, era rimasta una unica perplessità:

è possibile utilizzare questo sistema anche per la primaria?

La risposta è sì e l’ha data l’istituto Comprensivo Statale Ildovaldo Ridolfi di Tuscania (VT) grazie allo spirito di intraprendenza della DS Paola Adami e della dedizione delle maestre Elisabetta Corona e Elisa Buzzi a cui abbiamo chiesto di raccontare la loro scelta.

Il racconto della DS

DS Paola Adami
DS Paola Adami

Dirigente, come è nata la decisione di creare e pubblicare i propri libri di testo?

Grazie alla rete degli istituti ITA senza frontiere sono venuta a conoscenza del progetto Gutenberg: il collega Pio Mirra ha realizzato un’intera collana di libri di testo per le classi del biennio dell’istituto tecnico agrario ed ha condiviso con tutte le altre scuole della rete nazionale.

Mi sono incuriosita e ho iniziato a pensare se non potessimo fare anche noi qualcosa del genere.

Da DS, cosa si prova a pubblicare un libro scritto dai propri docenti?

Da Ds pubblicare un libro scritto dai propri docenti è una vera emozione: comprendi che stai lavorando con professionisti seri che hanno il desiderio ed il coraggio di mettersi in gioco, senza contare il vantaggio di avere un vero valore aggiunto all’interno dell’istituto che dirigi.

Come hanno accolto i docenti l’idea di pubblicare un libro per I propri studenti?

Le docenti coinvolte hanno accolto con vero entusiasmo l’idea di pubblicare un libro che servisse veramente ai loro studenti.

Cosa augura ai suoi studenti per il nuovo anno scolastico?

A tutti gli studenti auguro di iniziare un  bellissimo viaggio alla scoperta della conoscenza  all’insegna della fantasia!

La dirigente scolastica Paola Adami non è nuova all’innovazione, infatti nella sua scuola, l’Agrario F.lli Agosti di Bagnoregio ha avviato progetti importanti come le coltivazioni innovative, i negozi bio-qualitativi, i progetti di scrittura creativa e via dicendo; un vero e proprio vulcano di innovazione.

La DS Paola Adami è inoltre presidente di una delle più importanti reti di scuole italiane, ovvero quella degli istituti agrari, la rete Itasenzafrontiere.

 

 

Bagnoregio e la scrittura creativa

 

Pio Mirra, DS Pavoncelli Cerignola: come noi sempre più scuole pubblicano i propri libri

 

Agrario Pavoncelli Cerignola: libri alla portata di tutte le famiglie

 

Agrario Pavoncelli Cerignola: libri alla portata di tutte le famiglie

 

 

 

 




OSCAR GIAMMARINARO: LA MUSICA MAGICA DI EZIO BOSSO

Il nostro Direttore (Corrado Faletti) ha scritto pochi giorni fa un pezzo che consiglio di leggere in modo approfondito (L’Italiano che non capisce … – Betapress.it).

Nella prima frase dell’articolo Faletti afferma: “Un italiano su tre è analfabeta funzionale, ovvero non capisce quello che legge”, io ritengo che “un italiano su tre non capisca nemmeno quello che ascolta” e per gli stessi motivi che cita Corrado nel suo pezzo, la musica non è compresa nel bagaglio culturale e di crescita della persona, e non solo in Italia.

Si capisce molto bene come due italiani su tre siano attratti da personaggi mediatici incapaci di infilare correttamente in una frase soggetto, predicato verbale e complemento oggetto.

Non è questo il caso dell’amico Oscar Giammarinaro.

L’altro giorno Oscar mi ha chiesto di promuovere il singolo “La musica magica”, brano di cui i lettori di BetaPress hanno già sentito parlare lo scorso anno durante la mia intervista: “Un’ultima domanda Oskar, ci racconti de La musica magica?” “…è ancora presto” beh eccoci qua!

Lunedì 13 settembre Ezio Bosso, amico fraterno di Oscar ed ex bassista degli Statuto, prematuramente scomparso lo scorso anno, avrebbe compiuto 50 anni, Oscar per festeggiare il suo compleanno ha deciso di pubblicare il nuovo singolo e videoclip “La musica magica”, distribuito da Universal e disponibile proprio da lunedì 13 settembre in tutte le piattaforme digitali.

La canzone composta nel 2019 e presentata all’ultimo Festival di Sanremo, era stata apprezzata dallo stesso Bosso prima della sua morte: “Avevo scritto una canzone per “Xico” -commenta Oscar-, (questo il soprannome affettuoso con il quale i Mods di piazza Statuto hanno sempre chiamato Bosso), come regalo per il suo compleanno, a lui era piaciuta molto, al punto che avevo pensato di proporla al Festival di Sanremo (vedi articolo in BetaPress: “PERSA UNA GRANDE OPPORTUNITA’ AL FESTIVAL DI SANREMO”).

Ezio mi disse che se il brano fosse stato scelto, l’avrebbe arrangiato lui stesso per l’orchestra.

A maggio però, Xico ci ha lasciati e la canzone è rimasta lì, come una nostra foto, bella e struggente nello stesso tempo”.

Da qui la decisione di pubblicarla per rendere omaggio alla memoria del musicista e soprattutto all’amico con il quale ha condiviso l’amore per la cultura Mod.

Nel videoclip, realizzato da Erika Grosso, le note e le parole di Oscar scorrono sullo sfondo di una Torino autunnale tra sonorità cool jazz e pop soul.

I protagonisti della storia sono interpretati dai fratelli Julian e Zak Loggia (figli di Alex, storico chitarrista degli Statuto, componenti della band “OMINI” che stanno per pubblicare il loro nuovo singolo), rispettivamente nei panni di giovanissimi Ezio e Oscar.

Avanti e indietro per la città, che per un attimo ritorna a quegli Anni ’80 che fecero da sfondo al loro sodalizio, i due ragazzi si divertono a suonare e cantare condividendo quella passione per la musica che è stata alla base della loro amicizia e delle loro rispettive carriere.

Tra pianoforti, spartiti e contrabbassi le scene si concludono al giardino di piazza Statuto, che da pochi mesi, porta proprio il nome di Ezio Bosso.

Tutti i diritti d’autore del testo saranno devoluti in beneficenza a Radio Parkies – Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani, realtà internazionale già supportata da Bosso negli ultimi mesi di vita.

Il nuovo singolo sarà presentato dal vivo nei prossimi giorni in tre incontri dedicati:

  • martedì 14 settembre ore 21, presso Il Circolo dei Lettori Torino
  • mercoledì 15 settembre ore 19.30, presso Gallery16 Bologna
  • domenica 3 ottobre ore 21, presso Arci Bellezza Milano

Ringrazio Oscar e Luca Bramanti dell’Ufficio Stampa per la foto inedita con Xico al basso elettrico.

 

VIDEO CHE SI ATTIVA LUNEDI 13 SETTEMBRE:

OSCAR GIAMMARINARO “LA MUSICA MAGICA” – YouTube

 

PERTH

 

 

 

 

Il mondo della musica, e non solo, piange Ezio Bosso

EZIO BOSSO, UNO DEI MODS: Intervista a Oskar degli Statuto.




“Non sono una ‘Contessa'”.

L’ennesimo regalo di Clubhouse.

Quante cose sono successe da quel fatidico San Valentino, giorno in cui, consigliata da più amici, ho fatto il mio ingresso in “Clubhouse”!

All’epoca l’applicazione era disponibile solamente per i possessori dell’iphone, e ci voleva l’invito di qualcuno per iscriversi, così come per accedere al “corridoio” sul quale si affacciano le chat, una volta che si è entrati.

Oggi questi passaggi non sono più necessari e chiunque può, in qualsiasi momento, visitare l’app e fare una capatina nelle “room” dedicate a questo o a quel topic.

All’inizio la consideravo né più né meno di uno sfizio. Poi, col tempo, è diventata qualcosa di più: un luogo virtuale in cui fare degli incontri interessanti con persone appassionate degli stessi argomenti.

Con alcune di queste sono nati importanti sodalizi … come la Room “Il Miracolo del Mattino”, ad esempio: appuntamento mattutino delle 06:30 che ha, di fatto, stravolto le mie abitudini quotidiane, costringendomi a mettere due sveglie per alzarmi al sorgere del sole.

La stanza nasce da un’idea di Silvia e di suo marito Massimiliano, entrambi imprenditori, per condividere temi valoriali di grande ispirazione.

Dal lunedì al giovedì e per novanta minuti, dopo il nostro intervento iniziale cediamo la parola a ciascuno degli ospiti “parlanti”.

O come “Il Giardino Incantato degli Eroi” con il musicista e cantante Fabio Gómez: punto di riferimento notturno per gli Eroi dei nostri giorni, porto di pace, sereno approdo per riposare dalle fatiche del giorno appena trascorso, ritemprando l’anima con parole “high vibes”.

 

Buongiorno, Cristina!

… E poi un giorno arriva lei con la sua “erre” arrotata, un fiocco rosso gigante a mo’ di cappello e i suoi frammenti di viaggio e di avventure in giro per il mondo.

Ascoltarla narrare le sue storie così cariche di pathos, con la stessa nonchalance di chi ha vissuto davvero di tutto, ha acceso in me il desiderio di incontrarla di persona e intervistarla.

“Cri” ha accolto con piacere la mia proposta e, cosa ancora più gradita, mi ha inviato il pdf del suo ultimo libro, la cui uscita è prevista per la fine di quest’anno o l’anno prossimo. Un vero privilegio, per me, averlo in anteprima assoluta!

Così, ho messo da parte le mie letture in corso per leggermi, tutto d’un fiato, “Aristocrap”.

Il titolo è il risultato della fusione delle due parole inglesi “Aristocrat” – aristocratico – e “crap” – merda.

Insomma, niente male come aperitivo. Il resto è un susseguirsi di episodi di vita in ordine temporale sparso – ma con una sua logica!

Questo libro, a detta dell’Autrice, è l’ingombrante biglietto da visita da porgere a chi le chieda del suo passato.

Sorrido e penso a quando un nuovo amico mi chiede: “Che personaggi hai doppiato?”.

Serafica rispondo: “Vai su wikipedia. Lì c’è tutto. Anche quello che non so”.

“È così … è proprio così” direbbe il nostro comune amico Max, founder e moderatore della Room “Il Miracolo del Mattino”: è giunto il momento di starsene in silenzio, lasciando che sia un libro a parlare per noi.

È anche il modo, assai efficace, di voltare pagina. Ricominciare da capo.

Regalo di compleanno.

Il nostro incontro, previsto per le 07:30, è stato anticipato di mezz’ora perché Cri si alza prestissimo e, veloce come il vento del deserto – che tanto le ha insegnato e tanto ama – è già pronta per l’intervista: truccata, vestita di verde smeraldo, fresca di messa in piega. Non so come faccia. È bellissima. Alle sette meno dieci del mattino!

Il suo sguardo azzurro e aperto si apre in un sorriso. Siamo pronte per registrare!

Sono certa che ascoltare la sua voce e quella “erre” birichina che fa molto chic, susciterà in voi le stesse emozioni che ho provato io.

Cri è un Essere Umano bello, dentro e fuori.

Nata in un contesto nobiliare, nel lusso di una Villa familiare nel cuore di Milano, con un papa tra i suoi avi e un titolo ingombrante da gestire, “Contessa”, Cri ha passato l’inferno.

Anzi, “Contessina”, per i compagni di scuola che la schernivano, attribuendole un ruolo che detestava e percepiva stretto e angusto come una cella senza finestre. I bimbi a volte sanno essere crudeli. Del resto, come potevano sapere quello che stava realmente attraversando?

Maria Cristina Margherita Savoldi D’Urcei Bellavitis ha vissuto almeno due vite: quella all’Ombra del male, annidato proprio dove non te l’aspetti, e quella alla Luce del sole nel deserto: lo stesso sole che ha illuminato il suo cammino verso una nuova identità di donna consapevole, umile e integra.

Il Soul Talk, in versione video su Tele Ondina, è qui.

In versione podcast su Radio Ondina, invece, è disponibile qui.

Alla prossima avventura e al prossimo Eroe!

La vostra Ondina Wavelet (Jasmine Laurenti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




L’Italiano che non capisce …

Un italiano su tre è analfabeta funzionale, ovvero non capisce quello che legge.

Siamo i peggiori in Europa, ça va sans dire.

Però non ci dobbiamo meravigliare, questa è una conseguenza di un percorso socio-educativo che dura da 50 anni; non diamo la colpa ai social perché quelli esistono in tutti i paesi, compresi quelli in cima alla graduatoria.

E allora? come abbiamo fatto ad arrivare a questo bel risultato?

Beh, una ragione c’è, e si chiama la via più breve.

La via più breve assieme a abbiamo sempre fatto così sono le locuzioni verbali più dannose ed infettive che il nostro paese abbia mai subito, dal dopoguerra ad oggi.

La prima è una mortale tendenza elucubrativa che è stata inculcata nella testa degli italiani sull’altare della cosa più veloce.

Anni di televisione ci hanno insegnato che la cosa più veloce è la migliore, ma non solo la tv, tutto il nostro modo di vivere dell’ultimo trentennio ha visto nel risparmio di tempo una sorta di premio divino, quasi che a risparmiare tempo si facesse la strada verso il paradiso.

Che poi, ma cosa ci abbiamo fatto con tutto il tempo che avremmo risparmiato?

Se siamo, come siamo, i più stupidi d’Europa il tempo risparmiato lo abbiamo proprio buttato.

Dove è il Vulnus educativo?

In cosa abbiamo fallito?

Le risposte son tante, ma credo che ci sia una verità diffusa in tutte le risposte che è legata a due temi principali: l’incapacità di approfondire gli argomenti e la collegata incapacità di vederne l’utilità.

Ripercorriamo la storia del processo educativo delle nuove generazioni soffermandoci a osservare che la specializzazione è stata spostata sempre più verso il basso, ovvero prima si studiava per capire e per avere una visione completa fino almeno a 18 anni, calcolando che già da 14 si sceglieva comunque un “indirizzo”, licei o scuole tecniche (ma negli indirizzi anche tecnici c’era ancora un filone umanistico, storico e filosofico importante).

Dopo il percorso era o universitario o lavorativo, ma comunque entrambi i mondi riconoscevano e davano valore alla formazione fatta.

Oggi invece i percorsi di specializzazione entrano già nella scuola primaria, ma fatto ancor più grave nessun mondo aspetta i nostri giovani per riconoscergli il percorso fatto, infatti il valore del titolo di studio è oggi pari alla carta straccia, se non per un valore etico personale che però è anche questo ai minimi termini.

In parole povere la scuola non aiuta più i giovani a costruirsi un modello interpretativo oggettivo e personale lasciando l’esercizio della comprensione agli strumenti esterni all’individuo che diventa pertanto soggetto estremamente influenzabile.

“La scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento.” Margherita Hack.

Un punto significativo è anche il fatto che coltivare l’ignoranza è un sistema di controllo delle masse: ma l’ignoranza subdolamente non è non sapere le cose, ma non capirle.

Oggi siamo proprio in questa situazione, non capiamo le cose perché negli ultimi anni non ci sono stati dati gli strumenti per farlo, ed ancora di più siamo stati drogati con una droga che è la più pericolosa di tutte, perché si nasconde nella saturazione delle informazioni, ovvero la finta libertà di una democrazia che in realtà non lo è affatto.

Infatti oggi crediamo di essere liberi ma siamo nella peggiore delle prigioni, perché viviamo in un iperuranio di informazioni senza lo strumento per discernere quelle buone da quelle cattive e, in aggiunta, senza che nessuno ci abbia fatto capire la qualità degli strumenti che ci portano questa marea di informazioni e nozioni.

Ma come è potuto succedere tutto questo? possibile che nessuno abbia avuto il benché minimo sospetto?

Come dicevamo all’inizio è stata utilizzata la fregatura della via più breve.

Ma cosa è questa via più breve in realtà?

Beh, in parole povere, è la convinzione che lo stato ci ha inculcato negli anni che esistesse una via più breve per fare le cose.

L’esempio più simpatico che posso farvi è quello dei telequiz: da un rischiatutto ai pacchi.

Da: devi sapere le cose e se le sai vinci, a: se hai fortuna puoi vincere.

Ovviamente semplifico, ma tutto passa per la via più breve.

Anche nella scuola non si boccia più nessuno, la via più breve; nell’università c’è la triennale, la via più breve; vuoi fare il giornalista apriti un blog, la via più breve; votate noi perché siamo meglio degli altri, la via più breve insomma abbiamo avviato il tutto per non fare più fatica, con nulla.

Le materie umanistiche sono inutili, certo perché costringono ad un ragionamento più autonomo che quelle scientifiche, rette invece da regole ben precise, la via più breve.

Nella scuola storia, filosofia, lettere, hanno perso terreno, volutamente, mentre le materie tecniche sono state impostate molto in modo mnemonico.

Ovvero il libero pensiero, quello cioè che ci permette di ragionare sulla realtà, di confrontare quello che accade con quello che è già accaduto, è ormai morente.

Per non parlare poi della capacità di astrarre i fatti per trasformarli in valutazioni, della capacità di analizzare una notizia per verificarne la sussistenza, della capacità di valutare chi governa sulla base della verità, del comportamento, della coerenza, del bene fatto al popolo ed alla nazione.

Il vero problema è drammatico: se chi ci governa è un italiano che non capisce perché è analfabeta funzionale, non cambierà mai nulla ed allora il baratro è vicino, se invece chi ci governa ha ben presente la cosa allora è uguale, perché questa situazione è stata voluta e cercata proprio da lui, con leggi ottuse, con l’impoverimento della scuola e dei sui metodi educativi, con l’assurda mortificazione della classe docente di questo paese e di conseguenza della scuola tutta.

Solo una scintilla di consapevolezza che scoppiasse nella testa del popolo, che illuminasse anche poco la mente ottenebrate dell’italiano che non capisce, potrebbe salvarci, si perché l’italiano ha dentro di sé i germi della sua grande storia, sono solo sommersi da un mare di immondizia pseudo culturale, che forse un poco di luce spazzerebbe via.

Ecco perché continueremo a scrivere queste cose, nella speranza di una luce.

Queste parole sono dirette all’italiano che non capisce, ma anche a quello che ancora capisce qualcosa, perché in lui la colpa di tutto questo è ancora più grave!

Svegliati o popolo Bue, perché il tuo giogo oggi non serve più l’aratro della fertile terra, ma l’oscura notte dell’ignoranza!

 

 

 

 

 

 

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Carismi anche tu?

 

Come redazione di betapress lo abbiamo chiesto a Barbara Suigo, autrice del manuale, Interviste Carismatiche – come fare delle interviste carismatiche e far crescere la tua reputazione digitale”, che è il primo libro di una trilogia – unica, attualmente in Italia – interamente dedicata al carisma, se si è o si diventa carismatici?

Pensavamo fosse facile avere una risposta, ma ci si è aperto un mondo.

Come? Vediamolo insieme.

Betapress– Dott.ssa Suigo, per i nostri lettori, un ‘esperta di comunicazione come Lei, di che cosa si occupa precisamente?

Suigo– Conseguita la Laurea in Lingue e Comunicazioni, ho lavorato per aziende italiane ed estere occupandomi, sostanzialmente, di gestire il flusso della comunicazione, in entrata ed in uscita.

Nel tempo, ho approfondito l’intelligenza linguistica, una disciplina strategica ai fini dell’eccellenza nella comunicazione, eppure ancora così poco esplorata anche tra i Communication Manager anche affermati.

Mi sono inoltre dedicata anche alla formazione in ambito di soft skills, ovvero tutte quelle competenze trasversali definite “soft” che chiamano in causa gli strumenti dell’intelligenza linguistica, di quella emotiva, sociale e relazionale, perché la comunicazione con l’altro possa essere efficace, armoniosa, persuasiva e rispettosa. 

Betapress– Nel suo libro parla di Arte del Carisma. Di cosa si tratta?

Suigo-La mia passione per l’intelligenza linguistica mi ha portato, negli anni, ad interessarmi all’Arte del Carisma, un tema che, diversamente dal mondo anglofono, non è stato ancora così ben esplorato in Italia.

Il carisma, infatti, viene spesso confuso con lo stile, con il fascino e con il fare colpo: nulla di tutto ciò.

Betapress– Lei parla di Intelligenza Linguistica. Cosa significa e cosa ci insegna?

SuigoLa prima cosa che l’intelligenza linguistica ci insegna è che essenziale andare a ricercare il significato delle parole, la loro etimologia e la loro radice più profonda perché le parole, per citare il celeberrimo Sigmund Freud: “… erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico… Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente…”.

Siamo dunque in un territorio magico e potente: quello delle parole.

 

Betapress– Allora qual è l’etimologia della parola Carisma?

Suigo– Il carisma deriva dal greco “cháris” che sta ad indicare un dono, una grazia, una parola dunque preziosa che andrebbe custodita ed usata con ponderazione, con cura, con discernimento.

Il carisma è quindi un dono di grazia.

Chi lo possiede è in grado di modificare positivamente l’ambiente, portando una vera e propria trasformazione in un’ottica virtuosa, creando intorno a sé una sorta di “campo”; campo in cui si crea condivisione di alti valori comuni, campo in cui nasce risonanza fra il portatore del “dono” e coloro che ruotano nel suo perimetro, più o meno ampio.

Betapress– Qual è il rapporto tra carisma e valori?

SuigoCarisma e valori, dunque, vanno a braccetto, valori tra cui spicca l’integrità della persona e il suo sapersi mettere letteralmente al servizio dell’altro.

Esattamente quello che fecero persone come Gandhi, Nelson Mandela, Martin Luther King, Madre Teresa, canonizzata poi in Santa Teresa di Calcutta.

Sono loro i grandi simboli universali del carisma.

 

BetapressUn uomo di valore che domande si pone per essere carismatico?

Suigo– Robert Dilts, uno fra i più grandi esperti di carisma al mondo, afferma: “I santi hanno qualcosa da insegnare anche alle aziende: la storia, infatti, dimostra che i santi incarnano un valore che, oggi, è trascurato da molti manager, ed è la dedizione ad un fine più alto dei propri interessi personali.

I leader spirituali, infatti, non puntano ai risultati di breve termine oppure ai vantaggi contingenti. Sono spinti da una visione che guarda lontano, una visione che risponde a domande superiori quali “Che contributo voglio dare al mio gruppo, alla comunità, al mondo intero?” oppure “Quale eredità voglio lasciare?””

(nota: le parole sono tratte dall’intervista di Raul Alvarez a Robert Dilts, sulla rivista Media Key: https://www.mediakey.tv/fileadmin/assets/img/MK283/MK283-ROBERT_DILTS.pdf).

 

Betapress– Allora chi è un leader carismatico?

Suigo– Partendo da queste riflessioni che chiamano in causa una scala di valori di altissimo livello, mi sono dunque chiesta se l’utilizzo della definizione di “leader carismatico” per un manager, fosse realmente appropriata o se bastasse, semplicemente, definirlo leader, sulla scorta della riflessione di Philip Kotler: “Molti ritengono che i leader debbano avere carisma. Tuttavia, per essere efficaci non occorre carisma. Molti grandi leader non si affannano a costruirsi un’immagine carismatica; sono amabili, spesso semplici, e mostrano un reale interesse per clienti e dipendenti”.

 

La mia esperienza professionale diretta, a contatto con diversi manager con cui ho collaborato, è andata, invece, in una direzione diametralmente opposta e contraria a tutto ciò: ho spesso avuto a che fare con i cosiddetti “ leader dissonanti” – per citare Daniel Goleman, il padrino dell’intelligenza emotiva – manager contrassegnati dall’incapacità di gestire il flusso delle proprie emozioni che confluivano in subitanei scatti d’ira senza controllo, con accuse ad hominem nelle quali veniva toccata e pesantemente violata l’identità della persona, uno fra gli errori più comuni e, contestualmente, gravi e fuorvianti che ho visto commettere.

 

Più approfondivo i miei studi e le mie ricerche, più scoprivo che il “leader dissonante” – e dunque nulla carismatico – era una figura molto presente e radicata in tante realtà aziendali, causa primaria di disagio, insoddisfazione e sofferenza.

 

Mi sono dunque messa alla ricerca di grandi manager che, contrariamente al dire comune, cantassero fuori dal coro e fossero, essi stessi, gli esempi viventi di quella scala di valori a cui accennava Robert Dilts, parlando di “santi e manager”.

 

Betapress– Quali Leader carismatici ha incontrato?

Suigo– Ho così fatto l’incontro sincronico con Marco Pesaresi (allora Direttore Commerciale di Coca Cola Italia, ora Direttore Generale di Ferrarelle) e di Marco Mossuto, attuale Direttore HR del famoso cioccolatificio Lindt.

Il loro garbo estremo, la loro gentilezza nell’eloquio e la loro indiscussa umiltà ed umanità mi hanno portata a indagare questi tratti carismatici e a chiedere loro di farsi intervistare, in un’intervista che fosse, tuttavia, molto lontana dall’ordinario, che nemmeno toccasse gli argomenti consuetudinari per i quali un grande manager viene normalmente intervistato, ma che mettesse al centro della loro managerialità i loro valori, il loro mettersi al servizio dell’altro, la loro integrità e di come tutto questo impattasse positivamente nelle aziende presso le quali operavano.

 

Da lì in poi, ho fatto una serie di altri incontri con manager portatori dei valori del carisma: Giampaolo Grossi (General Manager Starbucks Italia), William Griffini (CEO Carter & Benson), Antoine Mangona (CEO SAATI), Sergio Borra (CEO Dale Carnegie Italia), Marcello Mancini (CEO Performance Strategies), Milena de Padova (HR Director Regal Beloit Italy) ed altri virtuosi capi di impresa e pensatori di spessore le cui interviste sono visibili sul canale YouTube chiamato “The School of Charisma”.

 

Betapress– Dott.ssa Suigo, questa è la genesi del suo libro?

Suigo– Sì, da queste interviste che hanno riscosso un certo apprezzamento, in primis, dagli intervistati stessi per la modalità con le quali sono state realizzate, nasce dunque l’idea, proposta da Wide Edizioni, di scrivere un manuale, “Interviste Carismatiche – come fare delle interviste carismatiche e far crescere la tua reputazione digitale”, che è il primo libro di una trilogia – unica, attualmente in Italia – interamente dedicata al carisma.

Betapress– E le finalità del libro, quali sono?

Suigo– Interviste Carismatiche” (https://amzn.to/3jTKuX0) nasce dunque, come dicevo, dall’apprezzamento ricevuto, prima di tutto, dagli intervistati stessi, alcuni dei quali hanno definito la preparazione all’intervista un momento di riflessione profonda.

 

Betapress– Dott.ssa Suigo, che cosa avevano, di diverso dalle altre, queste interviste che questi Manager le avevano rilasciato?

 

Suigo– In primo luogo, come già accennato, ho deliberatamente chiesto loro di spostare il focus dalle loro competenze manageriali ai loro valori umani che diventavano, dunque, fondanti e centrali e che fossero questi i veri protagonisti del loro successo.

Questo spostamento del baricentro ha obbligato entrambi (me e loro) a formulare, da una parte, una serie di domande che fossero completamente diverse rispetto a quelle che di solito venivano fatte loro, mettendo dunque i miei intervistati nella condizione di aprirsi ai loro valori più profondi, pur mantenendo un’elevatissima misura della loro professionalità.

 

In secondo luogo, per realizzare delle “interviste carismatiche” che facessero la differenza rispetto al mare magno di interviste circolanti su YouTube, ho studiato e, successivamente, utilizzato, le strategie di quei grandi intervistatori che lo fanno su scala mondiale e con un successo senza precedenti: Oprah Winfrey, per esempio. Un’intervista, infatti, perché acquisti valore, dev’essere un momento di scambio intenso tra l’intervistato e l’intervistatore, una sorta di danza a due, laddove l’intervistatore, esattamente come insegna la grande Oprah, saprà abilmente mettere in campo una serie di strumenti che vanno dal tono della voce, alla postura, all’ascolto e allo sguardo carismatico, passando dalla magia della scelta delle parole giuste.

Senza dimenticare l’abbigliamento e l’ambientazione fisica in cui si svolge l’intervista.

BetapressIl libro si propone come un manuale, perché?

Suigo– Manuale perché offre un insieme di strategie mutuate alla psicologia, all’intelligenza linguistica ed a tutti miei studi fatti in tema di comunicazione efficace, per ottenere un’intervista unica, con degli intervistati entusiasti e di altissima levatura umana e professionale e, in ultimo, con un investimento minimo in termini di tecnologia e infrastrutture.

 

Beh, allora, cari lettori, scusate se è poco…

Per fortuna che, noi di betapress, volevamo solo saper se il carisma è un dono di natura o di cultura…

Le sorprese di Barbara Suigo (e del suo carisma!) non sono finite qui.

Allora, appuntamento alla prossima, perché, finora non abbiamo ancora capito se carismatici si nasce o si diventa…

 

 




Il Fine Vita diritto civile?

La raccolta per il referendum sul diritto ad una morte assistita ha superato le 700.000 firme.

La soglia prevista dalla Costituzione per le iniziative referendarie è già stata traguardata.

Un successo per l’Associazione Coscioni e per il suo Presidente Marco Cappato fautori della campagna.

Il referendum, se non verrà bloccato dalla Consulta (non rientrerebbe nei casi censurabili …), porterebbe gli italiani a decidere sull’abrogazione delle legge (Art.579 cp) che regola “l’omicidio del consenziente”, punibile con l’arresto da 6 a 15 anni, dando il via alla necessaria riforma legislativa su questo importante asse del vivere civile.

L’eutanasia e l’assistenza al suicidio, in determinate circostanze, rappresentano una delle libertà civili al centro delle campagne radicali e riformiste che hanno già sdoganato con successo, il diritto al Divorzio ed all’Aborto negli anni ’70.

Con una legislazione condivisa sul fine vita si potrebbe finalmente completare il carnet dei diritti civili e rendere lo Stato più liberale e moderno.

Purtroppo, quello che ancora colpisce è tutto racchiuso nella strana rappresentazione morfologica della politica e della classe dirigente del nostro paese.

La prima, infatti, sembra unicamente intenta a combattere la pandemia con un unica regia: quella dell’obbligo vaccinale e delle costrizioni liberticide.

La seconda, tra sfondoni e gaffe dei suoi beniamini, cerca soltanto di restare a galla, magari assicurandosi, per il futuro, un posticino piccolo, piccolo, in qualche consiglio comunale (comunque ben pagato…).

In questo contesto distopico stride la dialettica che ha come protagonista Marco Cappato e l’eco governativo che giunge dall’attuazione dei limiti imposti dal Green pass.

Come conciliare la volontà popolare dei sostenitori dei diritti sul fine vita con la politica che vieta, non informa, nega e assume misure da apartheid sul tema della salute pubblica?

Le risposte sono complesse e forse, non facili.

Al centro della questione permane la necessità di una riforma dello Stato, della Politica e delle istituzioni democratiche.

Certo, la gaffe di Grillo, l’implosione del Movimento 5Stelle e delle Sardine (ormai organiche del PD) hanno tradito l’idea che un’auto riforma della politica sia percorribile.

Occorre, dare spazio ad una nuova coscienza collettiva in grado di far decollare una nuova stagione di riforme.

E, a questo punto, non ci resta che sperare …

 

LA REDAZIONE DI BETAPRESS

 

 

Il rischio del suicidio e la risposta di Leopardi