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Scuola???

La scuola del futuro è in ostaggio tra legge di bilancio e rinnovo del contratto.

 

Siamo prossimi all’esame della legge di bilancio per il 2021 in Commissione Bilancio della Camera. 

Cosa ne sarà della scuola?

Intanto, partiamo dalla scuola di adesso e dal report di Ancodis.

Il 23 novembre, Ancodis ha proposto un weebinar:

“Riflessioni a scuola: L’emergenza pandemica a scuola e il Referente Scolastico COVID 19″ nel quale si sono confrontati esperti impegnati nella complessa gestione dell’emergenza.

Emergenza che sta mettendo a dura prova modelli organizzativi e didattici anche sotto l’aspetto della tenuta psicologica di tutti gli operatori.

In poco più di sei mesi, dal punto di vista della sicurezza, alla “scuola dell’ANTI” (incendio, sismico, infortunio) si sono aggiunti anche l’ANTI contagio e, potendo, l’ANTI stress.

Ed una “squadra anticovid”, nel rispetto di ruoli e funzioni, giorno dopo giorno, ha dovuto reggere ad un pressing notevole.  

E’ evidente, siamo di fronte ad una emergenza che è stata affrontata con alta responsabilità e competenza dentro la scuola, dai diretti interessati, spesso gli ultimi “della catena”, ma che ha visto negligenze, superficialità e distrazioni in territorio extrascolastico. 

I Collaboratori dei DS e le figure di sistema di Ancodis – alcuni dei quali individuati Referenti scolastici Covid 19 – hanno denunciato purtroppo una sofferente condizione di sconfitta delle squadre anticovid impegnate a far rispettare i protocolli, a monitorare tempestivamente vulnus organizzativi, a mettere “toppe” alle criticità la cui responsabilità è da addebitare ad altri. 

Con il webinar si è fatto un primo bilancio, dando voce ad esperti e protagonisti. L’auspicio è che, almeno, si possa fare emergere la vera condizione nella quale si sono ritrovate le scuole e quali sono le (ir)responsabilità da evidenziare per il corretto funzionamento del sistema di prevenzione, controllo e monitoraggio. 

Ed allora, come redazione di betapress, siamo tornati ad intervistare il Presidente di Ancodis Rosolino Cicero per scoprire insieme i buoni propositi per la scuola del futuro.

 “Tra le misure previste – fa rilevare il Presidente di Ancodis Rosolino Cicero – troviamo il piano pluriennale per l’assunzione in organico di diritto di 25000 docenti di sostegno (con piano di formazione sull’inclusione ed acquisto di ausili didattici); l’assunzione di 1000 docenti di potenziamento (per rispondere alle carenze di organico nella scuola dell’infanzia) e la stabilizzazione degli Assistenti tecnici nella scuola del primo ciclo e dei collaboratori scolastici ex LSU.

Dal punto di vista infrastrutturale, è posta l’attenzione su l’ammodernamento degli edifici, sul potenziamento della digitalizzazione delle scuole (implementata l’attività degli animatori digitali e dei team digitali), sul sistema dei trasporti urbani ed extraurbani (specifico anello debole attuale).

Viene, infine, incrementato il fondo per la formazione e l’apprendistato e recuperata (e speriamo semplificata) la 440, una legge che dà meritata attenzione all’arricchimento ed ampliamento dell’offerta formativa”. 

In linea di principio, dunque, emerge un significativo investimento in risorse umane e in beni materiali, di cui la scuola ha certamente un gran bisogno, a partire dall’attenzione al sistema di istruzione 0-6.

ANCODIS apprezza l’inversione di rotta del governo e del Ministero e condivide l’importanza di INVESTIRE in istruzione e cultura dopo un ventennio di tagli lineari di risorse che hanno profondamente inciso sulla qualità del sistema scolastico italiano.

“Occorre riconoscere – continua Rosolino Cicero – che siamo entrati nella strada giusta ed auspichiamo l’inizio di un processo davvero irreversibile. Suscita ovvio interesse anche l’attenzione alle risorse per il rinnovo contrattuale con la previsione di incrementarne gli attuali stipendi.” 

Il Presidente Cicero sottolinea, però che “Investire in risorse umane e materiali non è sufficiente se poi si lascia invariato il modello scolastico. Occorre anche dare la meritata attenzione al suo funzionamento organizzativo e didattico dal quale deriva la qualità dell’offerta formativa e l’azione che quotidianamente si mette in campo nelle autonome istituzioni scolastiche”. 

Per i Collaboratori dei DS e le figure di sistema di Ancodis, autonomia, offerta formativa e governance scolastica devono integrarsi in una visione unitaria nella quale tra il Dirigente scolastico ed il corpo docente si riconosca l’esistenza insostituibile delle figure intermedie (Middle management scolastico) che devono finalmente godere di una identità giuridica e contrattuale incardinata in una vera carriera professionale. 

“Nessuno – afferma Rosolino Cicero – oggi più che mai può disconoscere che la moderna governance scolastica è la conditio sine qua non per la qualità dell’offerta formativa e per l’efficienza nelle attività didattiche e nei servizi ad alunni e famiglie”.

Ancodis non finirà mai di affermarlo: l’organizzazione gestionale e didattica sta alla base del buon funzionamento ed i DS – senza l’apporto e la professionalità dei loro Collaboratori e delle figure di sistema oggi “strutturate” in tutte le comunità scolastiche – non possono guidare e gestire un sistema che in questi ultimi anni è divenuto sempre più complesso e gravato di numerose incombenze che vanno dalla didattica alla sicurezza, compresa quella covidiana.

Se si guarda alla scuola italiana dei prossimi anni, non si può più escludere dagli obiettivi una innovazione legislativa che porti al riconoscimento giuridico dei Collaboratori dei DS e delle figure di sistema e ad un nuovo modello contrattuale nel quale trovi spazio l’area del middle management scolastico.” 

La seconda proposta di Ancodis riguarda la sostituzione del Dirigente Scolastico: in caso di assenza e/o impedimento del Dirigente Scolastico non è prevista dall’ordinamento scolastico una figura istituzionale che eserciti le funzioni!

“Le ragioni di una innovazione legislativa che copra questo vulnus nella gestione delle I.S. autonome – dichiara il Presidente Cicero – ci sembra ormai giunta: il riconoscimento di diritto di chi può sostituire – entro certi limiti – il DS (per esempio l’Assistant principal anglosassone) ed il distaccamento ex lege dalle attività didattiche è ormai una necessità in tutte le scuole a partire in particolare da quelle in reggenza.”

Ed il tema della modalità di accesso, della permanenza nel nuovo status, della valorizzazione nella carriera professionale, del riconoscimento nelle prove concorsuali compreso quello per l’area dirigenziale, per Ancodis deve essere aperto senza posizioni ideologiche o pregiudizi di categoria. 

La terza proposta – conclude Cicero – riguarda un tema più generale: è il tempo di un patto generazionale e professionale tra tutte le componenti impegnate alla costruzione di un sistema scolastico che, fondato sulla storica ed indiscussa tradizione, si apra a quelle innovazioni culturali e contrattuali capaci di integrare nuovi modelli didattici e moderne azioni organizzative mettendo sempre al centro i bisogni formativi delle nuove generazioni ma andando oltre le arcaiche norme giuridiche e superati schemi contrattuali.”

Infine, il Presidente di Ancodis lancia un appello: “Chi oggi guida il Paese, chi ha la responsabilità di indicare una direzione, chi deve sedere al tavolo del confronto, chi deve rinunciare magari ad antichi privilegi, chi ha a cuore la scuola dei nostri figli, assuma la necessaria responsabilità e faccia un passo avanti.” 

E come redazione di betapress, ci auguriamo che, finalmente, iI Sistema Scuola, a partire dai vertici, riconosca l’esperienza e la professionalità dei Collaboratori dei Dirigenti scolastici.

Ricordiamoci che la scuola è l’ombelico della società civile, ammettiamo, una volta per tutte che bisogna premiare il merito di chi nella scuola ci crede e ci vive!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANCODIS: BASTA CON LE DEMAGOGIE

 

ANCODIS: firmato il contratto docenti, inadeguato!




LE MELODIE DEI CANTORI DEL VIRUS

 

 

SEMPRE PIU’ POLITICI, SEMPRE MENO SCIENZIATI, SEMPRE MENO OBIETTIVI E TERZI.

 

In un’intervista di poche ore fa, il virologo Fabrizio Pregliasco dà manforte ai politici non senza aver assicurato che la situazione “è diversa da prima” poiché “ogni giorno riusciamo a fare più tamponi”: ambizione primaria, in uno all’imposizione delle mascherine, al divieto di socializzare, alla fissazione di sottoporci a vaccinazioni.

Ma aggiunge “Penso sia giusto andare nella direzione di una chiusura netta degli ingressi esterni” perché “dobbiamo essere pronti a quella ipotesi” (del lockdownn: situazione già prevista fin da Giugno, poiché era facile fare i maghi con uno spartito governativo già scritto e che si sta materializzando con puntualità).

Soggiunge, l’emulo di Gates e degli amanti del terrore sanitario, di “prepararci psicologicamente a scenari peggiori, ma senza l’ansia e il senso di vuoto di quella notte di pre-lockdown”. 

Bella frase da psico-dramma, che non ci spiega sulla base di quali REALI dati sanitari (numero di ricoverati con sintomi, morti PER coronovirus, se e con quali patologie pregresse, ossia quale complicanza sopravvenuta) e con quali mezzi diagnostici SERI tale diagnosi sia stata formulata (visto che i famosi, anzi ‘famigerati’, tamponi NON sono un mezzo diagnostico e che danno risultati non affidabili al 100%: anzi, forse neanche al 40-50%).

Potrebbe anche spiegare, a noi scientificamente ignoranti, rispetto a lui, come mai due o tre centri di ricerca italiani, a fronte di una specifica ricerca, hanno stabilito che NO: PORTARE LA MASCHERINA NON ARRECA CONSEGUENZE ALLA SALUTE (dato amplificato dalla corte dei cantori del virus attraverso un sistema di comunicazione affatto scrupolosa e accertativa, prima di diffondere una qualche notizia).

Strano che ricerche nella Confederazione Elvetica e in quel CDC negli USA dove il guru Fauci la fa da padrone, sostengano l’opposto.

Portare la mascherina, specie per non brevissimi periodi, espone a rischi consistenti.

L’esperto di scienze mediche Pregliasco (che non nasce scienziato in sociologia, o in etica kantiana o freudiana, oppure esperto dei fenomeni sociali, e che non ha certo frequentato una scuola di politica), sostiene poi l’esigenza che va vada

“sottoscritto un grande patto sociale. Un grande sforzo collettivo per ridurre i contatti al minimo indispensabile. Scuola, lavoro: il resto ora va stornato”.

Un esercizio che esula totalmente dalla sua discrezionalità di sanitario esperto di virologia, che suona come premonizione, ovvero anticipazione di ciò che potrebbe avvenire sabato o domenica o tra qualche giorno.

Forse non un blocco totale, ma tanti blocchi che, in ogni caso, avrebbero la stessa conseguenza: devastare ancor più il tessuto sociale e produttivo di questa nostra amata Italia.

Ma con sofisticata metodologia: non sarebbe il potere centrale a ‘chiudere e bloccare’, ma – guarda caso – le singole Regioni…

L’effetto è lo stesso, ma lo ‘scaricabarile’ è assicurato.

Si dirà, così come è avvenuto fino adesso: lo facciamo per voi, per il vostro bene, per la vostra salute.

Peccato che fino a oggi nessuna risposta sia arrivata ai tanti che hanno sollecitato di avere dati CERTI circa: il numero reale dei deceduti PER coronavirus, se e quali patologie pregresse avessero, perché sia stata data disposizione di non eseguire le autopsie metodo insostituibile per conoscere le vere cause di un decesso, come mai tanta indefettibile volontà circa la necessità di somministrare un vaccino, e perché mai vi sia tanta ostinazione nel procedere così come ad oggi fatto eludendo il confronto aperto e pubblico con chi possa sostenere, e motivatamente, tesi diverse: con ciò seguendo  quel principio di cautela e di opportunità che pur è presidio collaudato e certo specie nei casi di valutazioni e/o interpretazioni tra loro contraddittorie, quando non incerte.

Un medico non potrebbe e non dovrebbe parlare della necessità di un qualche ‘patto sociale’ che possa intercorrere tra ‘carnefice’ e ‘vittima’, ossia tra chi vuole imporre delle misure restrittive e chi tali misure deve subire: quasi che chi dovesse/potesse subirle possa egli stesso sollecitarle!

Se patto sociale deve esservi, e peraltro è di per sé già implicito, è che lo Stato operi nell’interesse ESCLUSIVO dei Cittadini, per il loro benessere fisico, psichico e materiale, oggi messi tanto a dura prova: checché possano dirne guitti e soubrettine nel contesto di un’informazione drogata e tossica, parziale e omissiva, menzognera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Bellantonio

per BetaPress




Bullismo e Cyberbullismo sempre attuali.

La lotta al cyberbullismo ai tempi della DAD.

Niente e nessuno può fermare la lotta al bullismo e al cyberbullismo.

Siamo sempre più consapevoli che un’adeguata informazione ed una pronta divulgazione sono le prime armi contro il bullismo ed il cyberbullismo.

E sappiamo che la situazione emergenziale in corso, ha acutizzato il problema, perché, mai come in questi giorni di lockdown, i nostri figli sono soli davanti ad un computer, in balìa di nemici invisibili, ma prima ancora in balìa di loro stessi.

I nostri figli, sono, a volte, ragazzi pieni di paure non gestite e di istinti non riconosciuti.

Ragazzi vittime di un forte disagio adolescenziale, che li trasforma, a seconda della loro indole (da leader o da gregario) in bullo o in vittima.

Nascono così, gli adolescenti/bulli, pronti ad aggredire, insultare, umiliare, minacciare e ricattare i loro pari.

Adolescenti/cyberbulli che si trasformano in leoni della tastiera, perché nascosti dietro un nickname, si sentono ancor più vigliaccamente spavaldi.

Adolescenti bisognosi di affermarsi, perché si sentono deboli, invisibili nella loro famiglia.

Adolescenti in preda alla necessità di imporsi, di darsi un ruolo come aggressori reali o virtuali.

Adolescenti che per leggerezza, emulazione o disagio fanno del male a tanti altri ragazzi della nostra epoca, ma che in fondo, fanno del male a loro stessi.

Poi ci sono gli altri.

Gli Adolescenti/vittime.

Ragazzi che subiscono, soffrono in silenzio, che non hanno la forza ed il coraggio di agire e di reagire.

Ragazzi che mancano di autostima, che non conoscono il loro merito, convinti di non valere, altrettanto invisibili nelle loro case.

Ragazzi che hanno paura prima di tutto di parlare, di rompere il silenzio, di chiedere aiuto.

Ragazzi che non ce la fanno a ribellarsi. E che proprio per questo fanno il gioco dei loro aggressori, diventando vittime, prese di mira per tutto.

Ragazzi massacrati a parole, a suon di post sui social, dove i like e la di condivisione di video puntano sui risultati scolastici del “secchione”, sulle inclinazioni sessuali dello” sfigato” o del “frocio”, ma anche sulle origini razziali=marchio per l’esclusione e sugli usi ed i costumi sociali=oggetto di scherno.

Lo sanno bene, tutto questo, le Referenti Bullismo dell’ITIS OMAR di Novara, Prof.ssa Ida Angiulli e Prof.ssa Valentina Martes che il 19 novembre u.s., nonostante il lockdown, anzi, consapevoli che la situazione attuale rappresenta un rischio di incremento del bullismo e del cyberbullismo, hanno organizzato un incontro on line.

Una sorta di convegno virtuale per la condivisione di buone pratiche e l’incremento della sinergia tra le scuole della rete sui temi della prevenzione del bullismo e del cyberbullismo.

Come redazione di betapress, c’eravamo anche noi, perché, una nostra giornalista, docente in un I.C. del territorio, referente cyberbullismo della scuola di appartenenza, vi ha preso parte.

Dunque, per chi ancora non lo sapesse, ecco il report delle attività di PEER EDUCATION, cioè i progetti attivi di educazione tra pari, presenti sul territorio piemontese e non solo.

I progetti sono due: il Progetto “Per Tommaso” e il Progetto “Gruppo NOI”.

PER TOMMASO è nato nel 2010, per iniziativa del Rotary Val Ticino da una grande spinta emozionale (scatenata da un fatto di cronaca locale).

Da 10 anni, il progetto vuole combattere il cyberbullismo, ed accompagnare gli adolescenti in una navigazione internet sempre più sicura.

EDUCARE E PREVENIRE le due parole chiave.

Educare all’utilizzo corretto degli strumenti informatici e prevenire l’abuso e i rischi legati alla navigazione in rete.

Il progetto prevede la formazione di gruppi di peer educators selezionati tra gli studenti del triennio degli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore che, una volta preparati, riversano contenuti ed esperienze nelle classi del biennio dell’istituto di appartenenza.

GRUPPO NOI: è un’iniziativa più recente, proposta nell’anno 2014 -15 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Val d’Aosta, condivisa dall’USR e dalla Regione Piemonte, presentata al Tavolo dell’Osservatorio di prevenzione bullismi.

Si tratta di un progetto di formazione di PEER EDUCATORS.

L’idea è di individuare, all’interno della scuola, dei gruppi di studenti che svolgano funzione di auto-mutuo-aiuto tra pari sulle situazioni di disagio giovanile e che siano supportati da risorse esterne del territorio di riferimento (Forze dell’Ordine, esperti esterni, volontariato, servizi del territorio). 

Il Gruppo, denominato “NOI” perché composto da un gruppo di studenti che vive la quotidianità della scuola, è attivo all’ITI OMAR dall’anno scolastico 2016-17 e possiede le seguenti caratteristiche:

-è composto da studenti già entrati in contatto con bullismo o altre forme di disagio o conflitto   giovanile;

-è a composizione aperta e ha un’ottica inclusiva;

-si presenta alle classi e promuove la propria funzione anche al fine di alimentarne un ricambio;

– si pone come “sentinelle della legalità”.

Praticamente, la squadra Gruppo NOI si mette a disposizione degli studenti: accoglie, ascolta, intercetta e contrasta il disagio giovanile, le varie forme di bullismo e rischio, si confronta con i pari, organizza eventi di discussione o interventi di peer education in classe, attività esterna anche di volontariato, diffonde fiducia nel lavoro di rete tra pari, tra adolescenti e adulti, tra scuola e territorio;

-beneficia delle risorse esterne della rete locale di prossimità (organi di polizia, esperti esterni, volontariato, servizi del territorio);

supportato da uno o più docenti di riferimento, con cui si interfaccia lavorando principalmente sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva e dell’educazione all’affettività.

 

Durante l’incontro, inoltre, la prof.ssa Elena Ferrara dell’USR ha informato i referenti sulle novità relative al Progetto “Un Patentino per lo Smartphone” ed al relativo Corso di formazione per docenti formatori di formatori “Essere cittadini digitali e sulle novità relative ad un Bando della Regione Piemonte relativo alla prevenzione del bullismo e cyberbullismo.

Un Patentino per lo Smartphone per le scuole secondarie di primo grado è un progetto didattico nato nel Verbano – Cusio – Ossola, all’interno della collaborazione fra l’Ambito Territoriale, l’ASL VCO e l’associazione Contorno Viola.

Successivamente è stato adottato da tutte le ASL del Piemonte ed inserito nei cataloghi dell’offerta formativa per le scuole.

Si tratta a tutti gli effetti di un progetto interistituzionale che vede coinvolti gli operatori delle ASL, gli operatori di ARPA Piemonte, i docenti degli ambiti territoriali e le forze dell’ordine (in genere la Polizia postale).

Il progetto è stato adottato dalla Regione Piemonte con la Legge 2/18 e quindi dalle ASL che lo hanno inserito nel loro catalogo di prevenzione.

Il progetto era partito lo scorso anno scolastico con un primo incontro tenutosi il 17 febbraio 2020, ma si era poi interrotto a causa del lockdown dovuto all’emergenza sanitaria. La Prof.ssa Ferrara ha informato i colleghi sulla ripresa del progetto in modalità da definire, con la riproposizione anche dell’incontro iniziale già svolto. Tale ripresa delle attività sarà comunque comunicata ufficialmente dall’Ufficio Scolastico Provinciale.  

Corso di formazione per docenti formatori di formatori “Essere cittadini digitali: il patentino per lo smartphone come risposta al cyberbullismo e altri rischi della rete”.

Nell’ambito del progetto e della collaborazione tra gli Assessorati Sanità e Istruzione della Regione Piemonte, l’Arpa Piemonte, Polizia di Stato – Compartimento Polizia Postale e delle Telecomunicazioni e l’Ufficio Scolastico Regionale sul tema in oggetto, nel mese di gennaio 2021 avrà luogo un’importante opportunità di formazione per i dirigenti scolastici ed i docenti delle scuole piemontesi finalizzata alla formazione di Docenti esperti. Sono previste tre giornate di formazione online nel corso delle quali, oltre a riflettere sugli accordi interistituzionali e sulle normative vigenti per la prevenzione dei rischi legati agli usi impropri delle tecnologie, si entrerà nel merito delle azioni che hanno permesso al progetto, grazie ad un approccio multidisciplinare e alla metodologia attiva, di ottenere un positivo impatto nell’uso creativo, critico e consapevole dello smartphone.

Al termine della formazione-formatori, i partecipanti riceveranno un patentino oltre un regolare attestato di partecipazione valido ai fini dell’iscrizione all’albo regionale di esperti in materia, albo che sarà realizzato in seguito ad una chiamata tramite nota regionale.

La formazione al predetto corso comporta la possibilità di essere nominati come formatori a livello territoriale attingendo dall’albo regionale sopramenzionato.

Infine, è stato illustrato il Bando della Regione Piemonte Contributi per formazione docenti su prevenzione del bullismo e del cyberbullismo: è pervenuto avviso per la presentazione di domanda di contributo per la realizzazione di percorsi di formazione per docenti sulla tematica della prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo per l’A.S. 2020/2021 rivolto alle scuole polo regionali per la formazione, con scadenza 11 dicembre 2020.

Le proposte progettuali dovranno approfondire la tematica del bullismo e del cyberbullismo, al fine di:

tutelare e valorizzare la crescita educativa, psicologica e sociale di minori, proteggendo in particolare, i soggetti più fragili;

-valorizzare il benessere tra pari;

prevenire il rischio nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza;

supportare i soggetti che, a vario titolo, ricoprono un ruolo educativo con i minori.

Le progettualità dovranno prevedere particolare attenzione anche alla capacità integrativa rispetto agli alunni con bisogni educativi speciali. Le attività progettuali formative dovranno essere strutturate, vista la situazione di emergenza sanitaria, garantendo comunque la formazione a distanza, là dove non fosse possibile prevedere incontri in presenza. 

Certi di fornire un servizio utile a tutti coloro che fossero interessati a queste tematiche, vi segnaliamo i link delle iniziative sopra citate:

http://www.arpa.piemonte.it/news/il-patentino-per-lo-smartphone-partono-i-corsi-pilota-per-docenti

http://www.istruzionepiemonte.it/corso-di-formazione-regionale-essere-cittadini-digitali-il-patentino-per-lo-smartphone-come-risposta-al-cyberbullismo-ed-altri-rischi-delle-tecnologie-gennaio-2021

https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/contributi-formazione-docenti-prevenzione-bullismo-cyberbullismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritorno a Scuola!!! Ovvero ritorno ai problemi di sempre…




DAD e DDI, il danno per i docenti

Non ne posso più, di Dad e di falsità.

Tutti a parlare dei danni provocati dalla DAD nella didattica e nella psicologia degli studenti.

Tutti a preoccuparsi dei minori e dei loro genitori.

Quasi nessuno si preoccupa del disagio degli insegnanti.

In questi giorni, ha fatto notizia la protesta di diversi studenti (ma di pochi insegnanti) contro la chiusura effettiva delle scuole e il ricorso obbligatorio ai “device” per fare lezioni doppiamente faticose e minimamente efficaci.

La televisione e gli organi di stampa si compiacciono a divulgare l’immagine di una Scuola che, malgrado tutto, funziona, grazie alle meraviglie della tecnica. 

Ma per favore!!!

Venite a scuola e vedete con i vostri occhi!!!

Solo i docenti e gli studenti sanno davvero come stanno andando le cose.

Anzi, come NON STANNO ANDANDO.

Basti ricordare il tempo perduto ad ogni ora di lezione per fare l’appello, cioè per verificare che tutti gli alunni siano presenti in audio, collegati in video (“spegni il microfono, attiva la telecamera”, è diventato un mantra quotidiano).

Una volta verificato che tutti gli alunni sono fuori dal letto e, possibilmente, non ancora in pigiama, inizia il “toto scommesse” in attenzione, concentrazione, motivazione…

Eh, sì, perché se uno è attento, non è concentrato, se uno è concentrato, non è motivato.

Ogni docente continua a ripetere infinite volte le stesse parole, magari alzando la voce, per poi farsi ripetere altrettante volte le parole dai discenti.

Certi alunni, sinceramente, ci mettono l’anima per farsi capire, ti girano il libro contro la telecamera per farti vedere che i compiti li hanno fatti, ma, spesso, “non riescono a rendere” a causa delle inadeguatezze delle medesime tecnologie.

Tecnologie arretrate, altro che adeguate.

Supporti e strumenti digitali legati a fibre regionali o connessioni locali.

Che sia ben chiaro, oggi, in Italia, ai tempi del Covid, la DAD, va e viene a corrente alternata, a seconda di dove ti trovi.

Altro che bel paese, l’Italia!!!

E in Italia, ti conviene pure non dire che fai l’insegnante, perché, per ben che ti vada, sei compatito, se non denigrato.

I docenti, lo si sa, in Italia, da un trentennio, non vengono considerati come meriterebbero, né rispettati e stimati per il loro lavoro.

L’ Italia non appartiene a quei Paesi, civili e civilizzati, in cui, chi educa e istruisce le giovani generazioni, è onorato e ben pagato!!!

Qui, da noi, dietro le dichiarazioni ufficiali dettate dal BON TON/GOSSIP MEDIATICO, si cela spesso un profondo disprezzo verso chi insegna.

Anzi, siamo onesti, la professione di un insegnante, non è neppure considerata un lavoro da buona parte dell’opinione pubblica.

È questo il frutto avvelenato di 30 anni di campagne mediatiche diffamatorie.

30 anni di politiche scolastiche miranti all’aziendalizzazione delle istituzioni scolastiche.

30 anni dedicati all’impiegatizzazione e proletarizzazione (anche economica) degli insegnanti.

Decenni di autentiche calunnie ai danni della categoria, pronunciate con leggerezza, anche da politici importanti.

A volte, ci si mettono pure i Ministri dell’Istruzione a far perdere di prestigio la categoria degli insegnanti!!!

Ecco perché dello STRESS dei docenti — adesso costretti (anche grazie all’accordo contrattuale siglato da CISL, ANIEF e CGIL) a insegnare attraverso uno schermo — nessuno si preoccupa.

Tutto è dovuto, da parte di professionisti “invisibili”.

Eroi e martiri che il sentire comune non considera nemmeno veri lavoratori.

Nella scorsa primavera, almeno, nelle scuole, si permetteva ai docenti di scegliere tra didattica sincrona e asincrona, limitando il numero di lezioni “in diretta” davanti al videoterminale.

Ora, col pretesto dell’emergenza ormai istituzionalizzata, si pretende da loro una DAD che fotocopi la vita di classe (con risultati tra il comico e il tragico).

Voglio solo aggiungere due parole, per chi crede di conoscere il lavoro del docente.

Manca il contatto umano: è questo il primo motivo di stress.

Insegnare non è mettersi in modalità “macchina da fiato” e ripetere a memoria le proprie conoscenze. 

Se fosse così, si potrebbe far lezione anche al citofono, e la potrebbe fare chiunque.

Insegnare è entrare in relazione col discente, con OGNI DISCENTE (e per questo le classi dovrebbero essere di 15 alunni).

Ogni alunno andrebbe motivato, coinvolto.

Sarebbe bello, farlo ridere o, almeno sorridere, mentre impara.

Un insegnante che si rispetti, sa cosa vuol dire ACCENDERE UN ALUNNO, iniziarlo al piacere del dialogo conoscitivo, renderlo partecipe di una scoperta reciproca.

Ditemi voi, come si può realizzare tutto questo, mediante uno schermo che non ti permette nemmeno di guardare una persona negli occhi?!?

L’insegnante in Dad fa la fatica di Sisifo (raddoppiata dalle “nuove tecnologie”)

La fatica è fisica e psichica.

Stare quattro o cinque ore seduti davanti al p.c. la mattina, e altrettante il pomeriggio — peraltro in un momento in cui palestre e piscine sono chiuse — espone l’apparato muscoloscheletrico (e non solo) degli attempati prof a patologie gravi e croniche, che nessuna amministrazione si sogna nemmeno di risarcire.

La mente si affatica il doppio che in aula, inducendo alla depressione, alla rabbia, al senso di inadeguatezza.

Nessuno parla dell’incremento del burnout degli insegnanti in DAD.

Anzi ti senti dire” Ma di cosa ti lamenti, che le scuole sono chiuse, che è da febbraio che non fai niente!!!”

Coordinare il lavoro sugli allievi è difficile, faticoso, avaro di soddisfazioni.

Cercar di motivare alunni già solitamente distratti (ed ora più assenti e annoiati che mai) è una fatica di Sisifo, quale nessun’altra professione conosce.

Si aggiunga lo sforzo immane che molti docenti hanno improvvisamente dovuto sostenere per acquisire le competenze digitali necessarie all’utilizzo di piattaforme mai viste prima.

Si riconosca il disagio di molti insegnanti obbligati a gestire problemi di telematica che nulla hanno a che fare con la loro cultura e con la loro didattica.

Il tutto nell’improvviso oscurarsi di qualsiasi rapporto affettivo, sia con gli alunni, sia con i colleghi.

Ogni comunicazione passa ormai per lo schermo: e persino nei Collegi dei Docenti è impossibile parlar liberamente, giacché, col pretesto di far parlare tutti, ognuno deve limitarsi a dichiarazioni brevi, senza incrociare gli sguardi altrui, senza interazione umana.

Tanto che varrebbe la pena di interrogarsi sulla effettiva legittimità di organi collegiali ridotti così. 

Il linguaggio non verbale (ossia il 90% della comunicazione umana) si perde irrimediabilmente per strada.

In conclusione, il digitale può aiutare la Scuola: però non deve, mai e poi mai, sostituirla. Dovrebbe saperlo chi da otto mesi inonda i docenti di leggi, norme, circolari, regolamenti per regolamentare, normare, circoscrivere, irreggimentare la “nuova” didattica digitale.

E’ ora di finirla di creare nei docenti ancor più stress e incertezza per il futuro.

Ed è davvero incredibile che qualcuno sia contento dei “passi avanti” fatti dalla Scuola grazie alla pandemia che rappresenta un’opportunità per innovare e rinnovare la didattica!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disastro DAD: docenti e personale ATA fanno ricorso

Chi ha paura del DPCM?

Digiscuola negata.

 




Il fil rouge della dipendenza: dall’alcol al computer   

      

Benjamin Rush (1746 – 1813), medico e docente all’Università di Philadelphia, si interessò alla dipendenza da alcol e la definì come una “malattia della volontà” caratterizzata dalla perdita di controllo e dall’incapacità della persona di astenersi.

Sosteneva che bere alcolici è inizialmente una scelta libera che può poi trasformarsi in una necessità.

Rush pubblicò un opuscolo, i cui criteri sono ancora oggi attendibili, nel quale evidenziò la sua visione medica di tale dipendenza .

Il suo contributo fu fondamentale per l’affermazione del modello medico delle dipendenze in generale.

Rush mise in luce anche fattori predisponenti ed interpretò l’alcolismo come una malattia caratterizzata da un comportamento compulsivo e dalla perdita di controllo.

Precedentemente la dipendenza da alcol era considerata come un comportamento vizioso; infatti la persona affetta da una dipendenza comportamentale o da sostanze era considerata trasgreditrice di una norma morale.

La persona dipendente era colpevole di non sapersi e di non volersi controllare.

Fondamentale in questa visione era il concetto di intenzionalità, infatti l’assunzione della sostanza acquisiva le connotazioni di trasgressione anche a livello giuridico.

Oggi assistiamo alla presenza di forme di dipendenza nuove che si manifestano con un meccanismo assimilabile a quello descritto dal Dottor Rush in riferimento all’alcolismo.

Tra le dipendenze più conosciute e più frequenti, soprattutto tra i giovani, c’è quella da computer.

Quest’ultimo, in quanto strumento che permette l’accesso ad uno spazio meramente virtuale, può trasmettere alle persone un senso di apparente sicurezza, un po’ come avviene con l’assunzione della sostanza alcolica.

Per questo nel mondo online risulta facilitata la disinibizione verbale, emotiva e sessuale ma anche l’espressione e l’azione aggressiva in maniera analoga alla dipendenza da alcol.

Numerosi sono gli studi sull’uso del computer e sulle ripercussioni che ha sulle persone, con particolare riferimento alla capacità di indurre a vivere una regressione ed un distacco dalla realtà, a dire menzogne e ad assumere atteggiamenti manipolativi e false identità.

Mentre la dipendenza da computer fa riferimento ad uno strumento considerato estensione virtuale del mondo reale, quella da alcol rappresenta un passaggio dal mondo reale ad una situazione di isolamento che inizialmente appare come un possibile momento di socializzazione. In entrambi i casi ci troviamo di fronte ad una regressione.

Al centro della regressione vi è la tendenza ad umanizzare il computer, confondendolo con un amico fidato o un compagno di gioco, e ciò è simile all’investimento, altrettanto umanizzante, che l’alcolista attua nei confronti dell’alcol. Infatti anche in quest’ultimo caso si parte da una scelta libera che crea poi dipendenza.

Dipendenza da alcol e dipendenza da computer mettono in campo dinamiche simili e richiamano al grave problema che coinvolge oggi molti giovani studenti che spesso associano questi due tipi di dipendenze.

Se è lecito sostenere che internet si propone come un apparato che attrae, affascina e promuove molte fantasie, al tempo stesso l’alcol viene vissuto come modalità di  rifugio da situazioni vissute come problematiche e spesso ingestibili.

L’arte ha sovente rappresentato il tema della dipendenza alcolica.

Citiamo come esempio Diego Velasquez con “Trionfo di Bacco” (1628 – 1629).

Il pittore immagina che l’antico dio Bacco sia giunto sulla Terra nella Spagna dell’epoca e l’assunzione del vino si inserisce nella cultura di quei tempi come modalità per dimenticare la miseria.

Un altro artista, Edgar Degas, con la sua opera “L’assenzio” (1876) mostra la pericolosità di questa bevanda molto diffusa nella Parigi bohémien.

Egli propone nel suo capolavoro una donna seduta al tavolino di un bar ed intenta a contemplare il veleno verde.

Accanto a lei siede un clochard con lo sguardo smarrito nel vuoto. I due personaggi, nonostante siano seduti uno accanto all’altro, sono immersi in una disperata solitudine dovuta all’abuso di alcolici.

La dipendenza da computer è stata invece da me rappresentata in un alcune opere d’arte create su input di un’esperienza pratica di osservazione in ambito di contesti scolastici dove si è affrontata questa tematica.

Tra queste ricordiamo ad esempio “Ragazzo computer-dipendente” e “Ragazza computer-dipendente”, due quadri gemelli ed entrambi rappresentanti una persona intrappolata in una stanza, le cui pareti richiamano le sbarre di una prigione, davanti allo schermo del proprio computer.

In conclusione possiamo sostenere che la dipendenza rappresenti un problema di tutti i tempi e la radice comune che porta ad assumere questo comportamento è il senso di vuoto, spesso incolmabile, che fa scegliere ad alcune persone la bevanda alcolica o il computer come amici fedeli e sempre disponibili in qualsiasi momento della giornata. 

Alla luce di quanto esposto si rende necessario attivare in ambito scolastico e comunitario in genere campagne di prevenzione volte ad arginare il fenomeno delle dipendenze.




Fare e disfare è tutto un lavorare…

Ritorno a scuola. Due mesi di Carosello scolastico.

 

E torniamo a parlare di scuola per un primo report a due mesi dall’inizio di un altro rocambolesco anno scolastico.

 

A metà settembre, tutti insieme appassionatamente a scuola.

Eh, vai, è finito l’incubo della DAD, si ritorna in classe.

Ma attenzione!

Dentro la scuola, durante tutto l’orario di servizio, distanziamento sociale, sanificazione degli ambienti e rigidi protocolli anti covid.

Appena fuori, già all’ingresso e all’uscita, “il selvaggio west” dei mezzi di trasporto ed “il carnevale di Rio” della movida di fine estate.

Così, basta una settimana, per constatare un’impennata dei contagi.

E dire:” No, scusate, abbiamo scherzato”.

Praticamente, “Ciak si gira”, l’incubo Covid ritorna.

Ma, attenzione, cosa fa il Miur?

Passa la patata bollente della gestione della rinnovata emergenza sanitaria e sociale ai Presidenti delle Regioni.

Altro show!

Di tutto e di più.

Scuole aperte, scuole chiuse.

A macchia di leopardo, a seconda delle regioni.

E, persino nelle stesse regioni, diverse soluzioni.

Lezioni in presenza a giorni alterni, oppure, a settimane alterne.

Lezioni a distanza per le classi intermedie delle superiori, ma non per i più piccoli o i più grandi.

Comunque, isolamento fiduciario per docenti e discenti di tutte quelle classi con casi di contagio (vero? falso? supposto? Prima, dopo, durante il risultato del tampone?)

Per più di un mese, siamo andati avanti così, con delle conclamate idiosincrasie.

Per esempio, a metà ottobre, in Sicilia, con l’ultima Ordinanza del Presidente Musumeci abbiamo capito una cosa, per certi aspetti molto eloquente, nell’Italia contemporanea: prima il piacere e poi il dovere!

Eh sì! Perché, se ai nostri alunni delle scuole superiori è stato subito negato il diritto allo studio in presenza, agli stessi non è stato negato quello al relax psico-fisico.

Poveri adolescenti!

Avevano così bisogno in questa rinnovata emergenza pandemica di pensare alla cura del corpo, al piacere di andare in palestra o in un centro commerciale, al piacere di frequentare una sala bingo (seppur vietata ai minorenni) o di fare un happy hour con gli amici…

Avevano così bisogno gli alunni, (ma non solo loro) di dimenticare, di distrarsi dalla condizione di costrizione e di limitazione della libertà nella quale si trovavano a vivere.

Così, prima dell’ultimo D.C.P.M., con diverse ordinanze regionali “alla spera in Dio”, si è sancita una scelta culturale: prima chiudiamo la scuola e poi tutto il resto.

Perché, nel “tutto il resto” c’è di mezzo l’economia, con “il dio denaro”.

Mentre nella scuola, c’è di mezzo “la dea cultura”.

E della DEA CULTURA, in presenza poi, si può fare pure a meno…

Invece, che cosa si poteva o si doveva fare, già dalla fine del primo lock down?!?

Semplice.

Quello che non si è voluto fare, per tutti questi mesi.

Cioè, potenziare i mezzi di trasporto utilizzando anche quelli privati.

Potenziare i sistemi di prevenzione.

Controllare e monitorare con presidi medici e sanitari i luoghi di maggiore contagio lavorativo.

Intensificare i controlli in tutti i luoghi pubblici di aggregazione sociale indiscriminata.

Potenziare, potenziare, non proporre delle soluzioni stupide e delle risposte contraddittorie. 

Ed invece è stata fatta la scelta più facile, ma anche la più sbagliata.

Cioè, richiudere le scuole.

Prima le superiori.

E poi le medie, tranne le prime, giusto per salvare la faccia e riempirsi la bocca dicendo “La scuola non si ferma!”.

Ma, per favore!

Una scelta infelice, che più infelice non si può!

Perché la scuola NON è luogo di diffusione del contagio, ma luogo VITTIMA del contagio e della scellerata inerzia di chi avrebbe dovuto fare scelte, strategiche e lungimiranti.

Nel frattempo, però, dulcis in fundo, sono arrivati i banchi con le rotelle.

Perché questa è stata la risposta del Miur al problema del ritorno a scuola in sicurezza.

Ed ironia della sorte, i banchi sono arrivati proprio nei giorni dell’entrata in vigore delle ultime misure restrittive del D.C.P.M. del 6 novembre.

Nelle nostre scuole vuote, dove sono rimasti più insegnanti che alunni, dove i muri sono ancora decrepiti, dove manca la connessione per fare lezioni on line e dove non c’è la carta igienica nei bagni, (ma non manca il dispenser di gel sanificante), nelle nostre scuole, dicevo, ecco che sono arrivati i T.I.R. dei banchi con le rotelle.

E’ proprio così!

Basta fare un giro per le scuole d’Italia di metà novembre che si può vedere, con i propri occhi, che nei corridoi, giacciono ancora confezionati, interi scatoloni di banchi con le rotelle.

Banchi mai usati.

Soldi completamente sprecati.

Vergognosa non risposta istituzionale.

Delirio collettivo dei cervelloni del Miur.

Non si è voluto capire che i problemi vanno affrontati, gestiti e possibilmente risolti con competenza e professionalità.

Ancora una volta non si è capito che, chiudendo la scuola in presenza, non si riduce il contagio, ma si compromette il futuro dei nostri figli.

Perché, che lo si sappia, con le scuole chiuse, magari, avremo pure dei giovani apparentemente non contagiati, in perfetta forma fisica, soddisfatti nei loro hobby o piaceri, ma, questi giovani sono sempre più ignoranti, lasciatemelo dire, ignoranti come delle capre.

Perché, sfido chiunque, voglia assistere a una lezione on line, per vedere cosa significa fare una specie di seduta spiritica a suon di “Ci sei? Mi vedi? Mi senti?”

Cosa significa tentare di lavorare con dei ragazzi abbandonati a se stessi dietro un monitor oscurato.

Cosa significa ridurre i contenuti e regalare i voti a degli alunni a corto di conoscenze, in deficit cognitivo e relazionale, senza più né competenze, né abilità.

Alunni che crescono così, tirando a campare ed aspettando un futuro incerto.

Un futuro incerto, a norma di legge, però !!!

 

 




“Nutrire La Vita Per Non Morire Di Cibo”

Manifesto.

“Non c’è guarigione vera senza cambiamento, non c’è vita vera, e non c’è futuro, senza lo sviluppo della coscienza umana.

Essere ‘VITARIANO’ significa riconoscere e favorire la vita in tutte le sue connessioni e potenzialità per imparare a nutrirla su tutti i piani.”

cit. Corrado Ceschinelli

Un Fiume in piena che ritorna alla Sorgente.

È un fiume in piena, Corrado Ceschinelli.

E come un fiume impetuoso va lasciato fluire, così il suo eloquio ricco di perle di saggezza, buon senso e libertà.

Una libertà che ci conduce oltre la “dieta” come “lista di cose da fare” e guai a trasgredire, dieta che diventa ossessione e si traduce in un atteggiamento di giudizio nei confronti di chi non ha ancora capito che “belli è meglio”, “magri è meglio”, “in forma è meglio”.

Certo che è meglio, il punto è: è per te? Ti rende felice? Ti aiuta a prendere contatto con la parte più vera di chi tu sei, aprendo un dialogo costruttivo con le zone d’ombra di cui prenderti cura?

Una cosa è certa: sei unico nell’Universo. E funzioni bene solo se ti allinei con le leggi che muovono lo splendido teatro in cui la tua vita si svolge.

È un viaggio esplorativo quello che va fatto, dentro di te.

Alla ricerca di chi sei e del tuo splendido potenziale che attende solo di essere scoperto, risvegliato e valorizzato.

Molto probabilmente, è il viaggio più importante della tua vita.

Soprattutto, il più necessario.

Guardati intorno.

La natura sa esattamente come comportarsi per essere … se stessa.

… E ogni essere vivente svolge il suo compito senza chiedersi se sia giusto o sbagliato: non ha alternative che esistere e svolgere la propria funzione al meglio.

L’Universo è intelligente. La Coscienza che lo anima, comunque tu la voglia chiamare, ti ha dato forma, respiro, pensiero.

Un pensiero corrotto dalle informazioni che il sistema, giorno dopo giorno, ti ha spacciato per vere, necessarie, addirittura piacevoli.

Nel tempo, ti sei allontanato dalla Verità.

Hai perso il naturale equilibrio tra mente, cuore e pancia.

Hai perso la tua coerenza interiore, il meraviglioso allineamento tra il tuo mondo interiore – Chi sei e il tuo Scopo – e quella che chiami “realtà”.

Per essere sani, felici, longevi, si parte da qui.

Si parte da un risveglio della tua coscienza all’amore di cui sei fatto e che devi, prima di tutto, dare a te stesso.

A quel punto il cibo acquista un nuovo Valore: al suo significato conviviale, sociale, culturale si aggiunge la Consapevolezza del cibo come vibrante risorsa per aumentare la tua energia vitale, come dono d’amore a te stesso non auto imposto dalla dieta di turno, ma scelto perché sai che ti fa bene, andando a nutrire la tua vita a livello fisico, animico, spirituale.

Quando il tuo corpo è al massimo della sua energia, la tua mente è lucida e performante, gestisci al meglio il tuo stato emotivo e sei in grado di prendere le decisioni più utili per giungere alla tua completa realizzazione come Essere Umano.

Forse, la felicità è proprio questo.

 

Un Educatore alla Vita.

Ricevo con gioia nel salotto virtuale del Soul Talk, Corrado Ceschinelli: Sociologo e Naturologo, Counselor e Life Coach, Terapeuta del BenEssere e Stile di Vita, tra scienza e spiritualità.

La sua Mission è educare gli Esseri Umani alla Vita: trasformarli da inconsapevoli prigionieri di se stessi e del sistema che li ha nutriti fin dal loro concepimento a persone libere, in grado di esprimere al meglio la loro vera Essenza e il loro Potenziale.

Così che possano ritrovare o mantenere un ottimale stato di salute a tutti i livelli: fisico, mentale ed emotivo.

Vivere più a lungo. E, perché no, essere felici.

Corrado è Autore di diversi libri, di cui l’ultimo è “Codice Vitariano” (Anima Edizioni).

Un libro che nasce per rivelare i Codici della Vita, della materia e dell’energia che ci costituiscono e interagiscono fortemente tra di loro.

Un Manuale per pensare, intendere, praticare la vita tra Fisica Quantistica, Neuroscienze, Epigenetica, Spiritualità e comune Buon Senso.

Un ricco Vademecum per ritrovare se stessi, aiutare gli altri, cambiare il mondo.

Dopo aver letto il suo articolo “Vegetariano? Vegano? No! ‘Vitariano’” – Manifesto di un Codice di Vita riscoperto, metabolizzato e agito nel quotidiano – gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo in versione integrale.

Non c’è infatti descrizione migliore che possa esser fatta della sua Opera di ricerca e divulgazione, se non quella che lui stesso ha scritto di suo pugno.

 

“Vegetariano o vegano?” “No! ‘Vitariano'”.

Quando mi chiedono se sono ‘vegetariano o vegano o se seguo un regime ‘fruttariano’ o, comunque, quale dieta io pratichi, reagisco sempre con un po’ di stizza e di ironia e dico di essere ‘vitariano’ …

Poi spiego il senso di questa mia affermazione che è anche l’argomento di questo articolo. Cominciamo con il tranquillizzare tutti i ‘naturalisti’ menzionati: dal punto di vista strettamente nutrizionale, hanno sicuramente più ragione che torto.

E non lo dico solo io. Lo dicono gli studi più autorevoli e l’incidenza delle patologie correlate agli stili alimentari.

Per cominciare a farvi capire in che direzione si muoverà il mio ragionamento vi racconto un episodio recente.

Chiamato a fare una conferenza in una serata macrobiotica, ho esordito dicendo: ‘Ma per mangiare macrobiotico bisogna essere così tristi?’.

 

Una religione chiamata “dieta”.

Effettivamente, molto spesso, dietro ad una scelta nutrizionale c’è lo spettro dell’identità, dell’ideologia, del modo di essere e di atteggiarsi voluto da quello stile e dal suo stereotipo, con declinazioni, a volte, che rasentano il fondamentalismo e la maniacalità.

In trent’anni che mi occupo di educazione alimentare e di stile di vita, posso dirvi che, finalmente anche in questo campo, l’attenzione si sta spostando oltre la manipolazione e il delirio dietologico, o prescrittivo, e si comincia a considerare l’uomo a partire dalla sua totalità e potenzialità.

Ed è proprio da questa osservazione che si scopre che la prima e la più significativa compromissione per la vita (qualità e durata) è nelle nostre idee e nelle nostre convinzioni, in una esperienza che struttura comportamenti e provoca stati d’animo talmente ‘offensivi’ e dis-funzionali da essere la causa originaria di tutti i nostri mali.

Essendo compromessa la vita nei suoi fondamentali ed essendo questa civiltà soprattutto impegnata a ‘curare’ i mali che questa stessa compromissione provoca, ci si rende conto che quello che occorre fare, prima di tutto, è favorire proprio un cambio di mentalità capace poi di tradursi in altrettanti comportamenti e stati d’animo ma questa volta coerenti e funzionali alla nostra costituzione e alla nostra natura.

Le 3 “Chiavi” della Libertà: Consapevolezza, Cambiamento, Conoscenza

Quello che posso dirvi con certezza, essendoci arrivato dall’esperienza e praticando questo approccio educativo da molto tempo, molto prima che fosse spiegato e argomentato dagli studi di oggi, è che non vi è soluzione (guarigione) senza questo processo di cambiamento.

Un cambiamento che deve coinvolgere la persona, la sua percezione di vita, capace di riattivare e recuperare risorse inimmaginabili, inespresse e mortificate da un vissuto e da un modo di vivere fortemente debilitante e invasivo.

Le nuove frontiere della medicina, grazie ai contributi delle nuove scienze, parlano di olismo e di integrazione, cominciano a considerare l’influenza delle emozioni e degli stati energetici sulla funzionalità generale e sistemica, riconoscono l’importanza del cambiamento quale processo fondamentale sia per la guarigione che per la conservazione della salute a lungo termine.

Per darvi un’idea, uno degli ultimi convegni al quale ho partecipato si intitolava ‘Anima e cancro’ ed erano presenti relatori medici e oncologi di grande profilo professionale, oltre che una moltitudine di testimonianze significative.

Occorre quindi mettere mano laddove le cose sono accadute e accadono senza che siamo presenti a noi stessi per liberarci da una ‘schiavitù’ di cui non abbiamo nessun sentore, ma soprattutto nessuna considerazione.

Quel mondo è pieno di luoghi comuni, di ansie e di bisogni inespressi. È lo stato inconsapevole dell’essere teso più alla compensazione che alla soluzione dei suoi disagi, alla dieta più che all’idea di imparare a mangiare, a rivendicare il diritto delle proprie convinzioni più che a riconoscere obiettivamente la realtà, alla legittimazione della propria rabbia, paura, colpa, più che a capirne la natura e l’origine.

Sani, belli, felicemente longevi.

Allora, per tornare da dove siamo partiti, io sono ‘vitariano’, il che significa che riconoscendo la vita in tutte le sue connessioni e potenzialità, sono impegnato a nutrirla su tutti i piani.

Si perché se il cibo è nutrimento del corpo, le emozioni e i pensieri sono nutrimento della mente e dell’anima, e insieme all’attività fisica, sono nutrimento di quell’insieme indissolubile che siamo e che è costituito proprio di corpo, mente e spirito.

Una delle conferenze che porto in giro, non a caso si intitola: ‘Nutrire la vita, per non morire di cibo’ e forse adesso ne capite il senso.

Quindi l’obiettivo del cambiamento, del processo di consapevolezza, non è nient’altro che riconoscere e favorire l’evoluzione di coscienza, perché legato a questo c’è lo sviluppo della personalità, della libertà, dell’autonomia, del talento, dell’amore incondizionato, ma anche quello della salute e del benessere psico-fisico; in una parola, di quello che siamo, che possiamo e che dovremmo essere veramente, secondo le leggi di Madre Natura e dell’Universo intero.

Sono le stesse leggi, secondo il principio di compatibilità, di costituzione e di funzionalità che, guarda caso, non ci portano lontano da vegani, vegetariani, fruttariani, macrobiotici, ecc.

Quello che cambia semmai è arrivarci dal cammino evolutivo e dalla presa di coscienza invece che come forma di compensazione o di esaltazione perché, in questo modo, per bene che ci faccia, l’anima sarà sempre inquieta e noi saremmo ‘sani’ a metà.

Dobbiamo riconoscere questa trappola per liberare quel ‘divino’ che è in ognuno di noi e per riprendere il cammino della forza e dell’integrità vera. È ora di tornare ad essere felici! È l’unico dovere che abbiamo, nei nostri confronti e nei confronti del nostro prossimo.

Corrado Ceschinelli

Grazie, Corrado!

Non mi rimane che ringraziare il mio Ospite per le perle di saggezza che ci ha donato.

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Il Canale YouTube “Jasmine Laurenti” è una finestra aperta sul Progetto di Valore Sociale “Ondina Wavelet World”, il Progetto di Informazione, Educazione e Intrattenimento che, servendosi del potere creativo delle parole, ispira le persone alla ricerca di uno scopo ad aprirsi al cambiamento per scoprire chi sono, i valori che le guidano, il loro messaggio al mondo.

Così che, esprimendo al meglio la loro autenticità, possano vivere nella pace, nell’amore e in piena libertà.

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Alla prossima Ondina!

Ondina Wavelet (Jasmine Laurenti).

 

 

 

 

 




Presentazione Libro Covid-19 – Redazione Betapress




Betapress aiuta la protezione civile: 20% del ricavato del libro COVID-19 sarà donato.

Lodevole iniziativa del gruppo editoriale verrà illustrata durante la presentazione del libro della redazione di Betapress.it

Sabato 14 novembre 2020 alle h 10,00 verrà presentato sui canali social di betapress.it il libro “Covid 19 – parole, opere ed omissioni di un periodo pandemico ancora oscuro”.

Betapress, nasce nel 2016 su iniziativa di un gruppo di intellettuali scontenti dalla situazione politica italiana decisi a creare una voce critica e apartitica.

Dal 2016 ad oggi Betapress si è imposto come voce fuori dal coro su argomenti importanti del mondo della scuola.

Ha varato importanti iniziative come #iocihoprovato per la difesa di coloro che vengono mobbizzati sul lavoro, o “salute donna” contro la violenza sulle donne, “la generosità circola” iniziativa di negozianti di tutta Italia che hanno raccolto fondi per enti locali impegnati nel fronteggiare l’emergenza Covid; ha preso inoltre posizioni contro i concorsi dsga e ds della scuola promuovendo una “class action”.

Betapress è completamente gratuito, non ha pubblicità, chi legge i suoi

articoli non viene mai distratto da adv o banner, ma può usufruire del

giornale senza essere disturbato.

Betapress è un esperimento giornalistico nuovo che ha come valori

fondanti la verità e la chiarezza, su Betapress tutte le idee trovano asilo e

riparo, il nostro “focus” è la tutela della “notizia”.

Noi di Betapress ci riserviamo il lusso di poter dire la verità liberi da

qualunque tipo di ingerenza esterna.

Il libro intende conservare la memoria storica del primo periodo pandemico sforzandosi di parlare non solo del covid.

Lo scopo della pubblicazione è quello di non perdere il filo logico di questa era storica  per poter, un giorno di un futuro non troppo lontano, poter iniziare a capire questo periodo storico complicatissimo.

Per creare un senso di continuità con una delle azioni promosse da betapress.it, la redazione partecipa all’iniziativa “la generosità circola” iniziativa di negozianti di tutta Italia che hanno raccolto fondi per enti locali impegnati nel fronteggiare l’emergenza Covid.

CCEditore devolverà il 20% dei proventi della vendita del libro alla protezione civile in favore del supporto per l’emergenza COVID.




Sesso a colazione

Dopo l’amore ai tempi del colera, il sesso ai tempi del covid.

Alzi la mano chi tra noi non si sente addosso il marchio a fuoco del covid.

Chi tra di noi è rimasto quello che era ed ha mantenuto quello che aveva.

Alzi la mano chi non ha perso qualcuno o qualcosa.

Salute, lavoro, soldi, ruoli, abitudini…

Ma anche persone, affetti, legami, rituali…

Oggi però, come redazione di betapress, non vi parleremo della crisi sanitaria o di quella economica o di quella sociale.

Vi parleremo della crisi psicologica, relazionale, affettiva, ma soprattutto sessuale.

In tal senso abbiamo avuto il piacere di intervistare la Dott.ssa Giulia Alleva, laureata in psicologia, specializzata in sessuologia.

Betapress- Buongiorno Dott. ssa, ci parli un attimo della sua formazione Alleva- Eccomi, sono Giulia Alleva, laureata in Psicologia con una tesi che mi ha appassionato moltissimo: ho svolto una ricerca sulla sessualità femminile e sulla presenza delle disfunzioni sessuali più diffuse. Ho riscontrato che la sessualità è molto legata anche ad alcuni tratti di personalità, come l’autostima sessuale e il perfezionismo sessuale

Appena dopo la laurea, ho deciso di dare spazio a un’altra delle mie grandi passioni: il viaggio. Muoversi, con occhi nuovi e scoprire qualcosa che è altro da te.

Con questi presupposti, ho passato due settimane di studi antropologici in India sud occidentale con l’idea di svolgere la mia stessa ricerca di laurea sulle donne di quel luogo.

Purtroppo, gli organizzatori mi hanno sconsigliato di farlo: gli strumenti utilizzati per indagare la sessualità erano prima di tutto pensati per le donne occidentali e, in più, il contesto dei villaggi in cui ci siamo mossi era ancora molto arretrato, sia per la condizione femminile delle donne indiane che per la loro difficoltà ancestrale ad aprirsi nel parlare di sessualità. 

Dopo questo viaggio, forte, scottante e significativo, ho iniziato una full immersion di tirocinio di un anno per imparare come realmente nella pratica funzionasse il lavoro di psicologa.

E’ stato estremamente formativo, e nel frattempo ho iniziato un corso di perfezionamento in cui ho conseguito il titolo di consulente sessuale.

Adesso, non vedo l’ora di continuare i percorsi di sessuologia clinica e psicoterapia!

Betapress- Allora, Dott.ssa Giulia, partiamo dalla nostra situazione attuale, cioè la sessualità ai tempi del covid, come gestire il desiderio sessuale durante il lockdown in Italia, e più in particolare quali sono i problemi sessuali e/o i disagi psicologici specifici di questo periodo.

Alleva- La pandemia globale Covid-19 ha, probabilmente, influenzato la sessualità di ognuno, in modi certamente diversi, anche in base alla situazione relazionale e abitativa della persona.

Partiamo, ad esempio, dalle coppie monogame e non monogame conviventi, che potrebbero trovarsi a lavorare a casa insieme in smartworking h24.

Per queste coppie, i risvolti possono essere duplici: da un lato, più tempo disponibile per avere contatti sessuali, dall’altro, invece, si può verificare un calo del desiderio sessuale.

La diminuzione del desiderio può avvenire quando, stando sempre insieme, diventano infrequenti le situazioni erotiche misteriose o sorprendenti, praticamente la quotidianità forzata, può spegnere il desiderio e l’attrazione reciproca.

Betapress– Una sorta di saturazione sessuale, diciamo. Dott.ssa, ci sono delle strategie per riaccendere il desiderio in queste coppie H/24?

Alleva– A queste coppie, consiglierei di ritagliarsi dei momenti specifici per dedicarsi all’altro mettendo da parte il lavoro una volta terminato e pensando a dei piccoli gesti che possano risvegliare l’erotismo: immagino, ad esempio, un bagno erotico a due, un massaggio che possa coinvolgere i cinque sensi, con candele profumate per esempio, oppure una cena afrodisiaca con gli abiti preferiti dal partner.

Betapress– E le coppie che invece sono lontane e vivono il divieto di incontrarsi?

AllevaPer le coppie monogame non conviventi attualmente in zona rossa, potrebbe essere invece un periodo complesso a causa dell’impossibilità di vedersi.

Viene a mancare il contatto sessuale fisico, quello fatto di corpo e di sensazioni forti.

Certamente, non è possibile sopperire alla mancanza del contatto fisico, ma ci possono essere alcune strategie utili per migliorare i propri contatti sessuali in questo periodo.

 

Betapress– Immagino che non potrà consigliare ai nostri lettori di eludere alla sorveglianza e di produrre una certificazione falsa con la dicitura “validi e comprovati motivi sessuali”?!?

 

Alleva– Tutt’altro! Per queste coppie che devono gestire il loro desiderio sessuale non vissuto in presenza, ho ben altri consigli da dare…

 

Betapress– Per esempio?

 

Alleva– Per esempio, è possibile usare il sexting, o praticare autoerotismo in videochiamata con il partner raccontandosi le stimolazioni preferite, così da poterle poi replicare una volta riuniti.

Ma c’è di più…Esistono anche sex toys che possono essere azionati a distanza dall’altro partner, che può decidere di iniziare la stimolazione “all’insaputa” del partner, creando un coinvolgente gioco erotico.

 

Betapress– Il discorso si fa piccante…E per chi è solo, senza una relazione stabile, né in presenza, né a distanza?

 

Alleva– Per le persone che non hanno una relazione fissa o sono single, forse in questo momento incontrare un* nuov* partner può essere davvero complesso. Soprattutto per chi già vive da solo in zona rossa, non poter avere contatti con l’esterno può far crescere sentimenti di isolamento e solitudine.Questi sentimenti sono del tutto normali, ma è possibile effettuare, per chi lo desidera, degli incontri sessuali virtuali.

Le videochiamate, ormai molto utilizzate sia per lavoro che per mantenere i contatti familiari, hanno iniziato a essere utilizzate come vere e proprie piattaforme di incontri sessuali online.

Anche in questo caso, nulla può sopperire al contatto fisico, però esistono certamente degli stratagemmi per mantenere attiva la propria vita sessuale.

Praticare autoerotismo può essere, in questo periodo, un modo per scoprire sé stessi e il proprio piacere, ma anche per rilassarsi, per scaricare la tensione dovuta spesso alla difficoltà della vita quotidiana e alle frequenti brutte notizie riportate dai telegiornali.

 

Betapress– Ma, Dott.ssa, non è pericoloso ricorrere al sexting?

 

Alleva– Per quanto riguarda l’uso del sexting o il sesso online: è importantissimo avere il consenso della/e persona/e con cui si sta facendo sexting sulle pratiche sessuali da utilizzare e, inoltre, bisogna sincerarsi che le proprie immagini erotiche non siano diffuse online. Per chi pratica sexting con persone che non conosce un consiglio può essere quello di non mostrare il proprio volto, intrigando il partner attraverso una narrazione orale che possa accendere la fantasia. Sesso sicuro sì…anche online!

 

Betapress-Dottoressa, sesso a parte, in questi ultimi mesi si è registrato un incremento di forme depressive, ed in generale, viviamo un po’ tutti una sensazione di disagio collettivo. Come possiamo stare meglio?

Alleva– Ha ragione, bisogna lavorare sul benessere psicologico in generale, non solo sessuale, della persona.

Provare sentimenti negativi come tristezza, ansia, isolamento e solitudine può essere davvero molto comune: è importante “stare” in queste emozioni, non rifuggirle ma dare loro un significato.

Un suggerimento per affrontare queste emozioni negative può essere quello di ritagliarsi dei momenti specifici nella giornata per coltivare il proprio benessere personale.

Stare bene in questo periodo così complesso può significare ripartire dalle piccole cose: prova a pensare a quali “cose” hai sempre desiderato fare ma non hai mai avuto tempo. Imparare una nuova lingua? Seguire un corso di cucina? Seguire un corso di educazione sessuale? Fare sport? In questo periodo il web pullula di iniziative che puoi seguire da casa e possono essere il tuo momento di benessere quotidiano. 

Betapress– A proposito di corso di educazione sessuale, abbiamo scoperto che Lei è l’autrice di “Parliamone a colazione”. Di che si tratta?

Alleva– “Parliamone a colazione” è il mio primo progetto di educazione sessuale, che tanto mi ha fatto battere il cuore.

Un giorno ho sentito dire: “non si parla a tavola di sessualità, è sconveniente!”.

Io, allora, ho cercato con tutte le mie forze di sfatare questo tabù: la sessualità non è una “cosa sporca” e se ne può parlare insieme, con i dovuti modi…anche a colazione!

Ho deciso, quindi, di portare avanti questo progetto con un percorso pensato per abbattere i tabù sulla sessualità femminile, un percorso per co-costruire insieme, tutte insieme, una nuova narrazione della sessualità.

Non si tratta di “semplici” webinar, ma sono veri e propri incontri partecipativi in cui ci si confronta, si parla e ci si muove insieme verso nuove prospettive, senza mai giudizi o pregiudizi.

Betapress– Ma sono corsi on line o in presenza? E con che tappe di percorso?

Alleva– Il corso è stato on line nel primo lockdown, in presenza quest’ estate, ed ora sarà ancora on line.

Parliamone a colazione si articola in cinque incontri. Nel primo corso attualmente attivo, si parte per un viaggio che comincia dal corpo: conoscersi è la base per provare autostima e piacere sessuale. Ci muoviamo, poi alla scoperta di come il corpo e la mente reagiscono allo stimolo sessuale: parliamo di desiderio, eccitazione e di orgasmo. Infine, nelle ultime due lezioni affrontiamo i due binari importanti della sessualità che si alimentano vicendevolmente: la sessualità in relazione e quella “da sole”, quella masturbatoria che può accompagnarsi ai sex toys!

Betapress– Qual è il Profilo medio dei suoi iscritti età, livello culturale, argomenti preferiti… 

Alleva – Il bello di “Parliamone a colazione” è che è aperto a tutti. Dato che gli incontri sono molto partecipativi e si cerca di creare nuove narrazioni tutti insieme, è davvero per me illuminante e stimolante quando si incontrano i pensieri di persone con le loro unicità: età diverse, livelli culturali diversi, orientamenti sessuali differenti, identità di genere differenti.

E’ grazie alla “diversità” che c’è la possibilità di sviluppare un pensiero creativo e avere un reciproco scambio di narrazioni, è proprio questo il bello! 

Generalmente, gli argomenti che suscitano maggiore interesse sono i motivi per cui nelle coppie di lunga data avviene un fisiologico calo del desiderio, la costante dialettica tra orgasmo clitorideo e vaginale e, forse il tabù dei tabù: la masturbazione femminile. Molto interessante è anche l’approccio all’incontro sulle modalità relazionali, che spesso è in grado di smuovere molto la prospettiva dei partecipanti rispetto alle relazioni monogame e non monogame.

Betapress– Feedback ottenuto positivo riscontro/ criticità?…

Alleva– Sono davvero contenta dei feedback ottenuti dalle partecipanti delle prime due edizioni del corso: tutte si sono sentiti davvero a loro agio nel raccontare di sé, proprio come in una colazione tra amiche! Mi ha fatto particolarmente piacere che anche persone che già mi conoscevano prima del corso si siano sentite a proprio agio e mai giudicate.

Al secondo corso, infatti, moltissime ragazze del primo hanno convinto amiche, sorelle e conoscenti a intraprendere lo stesso percorso! 

Una criticità che posso evidenziare è che, spesso, è difficile decidere di mettersi in gioco in prima persona, probabilmente per l’intimità degli argomenti trattati. Di frequente, infatti, le partecipanti mi raccontano delle loro amiche molto curiose delle informazioni trasmesse al corso, ma che non decidono, forse per timidezza, di intraprendere il percorso. Tanti sono ancora purtroppo i tabù verso questi argomenti. 

 

Betapress– A quanto pare, un’iniziativa vincente, ma non è difficile il corso on line?

Alleva– Visto il grande successo delle prime due edizioni, rispettivamente online su Zoom nel periodo di maggio e giugno 2020 e di persona a Novara nel periodo di settembre-ottobre 2020, ho deciso di riproporre il corso online in partenza il 18 novembre 2020.

Ho riscontrato che il corso online nulla toglie a quello di persona: se, in apparenza si può pensare che lo schermo possa creare una barriera invalicabile, spesso aiuta a dare coraggio e a esporsi su argomenti così intimi, amplificando, al contrario, la partecipazione.

 

Betapress– Per il nostro pubblico femminile, Dott.ssa alleva ha un messaggio esclusivo per le ragazze che vivono le prime esperienze, per le donne che devono giostrarsi tra sessualità e maternità, per affrontare la questione menopausa, per la sessualità in tarda età…

Alleva– “Parliamone a colazione”, cioè il coraggio di mettersi in gioco in prima persona ed affrontare il tema della sessualità fa bene, comunque alle donne in primis.

“Parliamone a colazione”, non è un corso, ma un percorso.

E’ un percorso che può far bene alla sessualità ad ogni età in quanto porta alla luce diversi tabù e dà l’occasione di ottenere nuove consapevolezze. Con ciò, non si intende certamente eliminare le peculiarità che avvengono nella sessualità durante ogni fase del ciclo di vita, anzi.

Spesso, queste peculiarità emergono tramite il confronto con gli altri e arricchiscono la narrazione condivisa. 

Mi sento di dare un piccolo consiglio per le persone che si apprestano a vivere le prime esperienze sessuali: informarsi è il primo passo per vivere serenamente e consapevolmente le prime esperienze. Il consenso sulle pratiche sessuali che ci va di attuare è davvero fondamentale: se non vi va di fare qualcosa, è importante saper dire di no e al contempo accettare il “no” del/della partner. 

Anche la gravidanza può essere un momento peculiare nella vita sessuale: è normale che nei primi tempi dopo il parto possa esserci un calo del desiderio ma è importante mettere in gioco una buona comunicazione con il partner su come potersi riavvicinare non solo come coppia genitoriale ma ancora come partners sessuali, con i desiderati modi e tempi.

Infine, un grandissimo tabù è quello della sessualità durante la menopausa e dopo: questo momento particolare non significa un’interruzione forzata della sessualità, anzi. Anche in questo caso, con una buona comunicazione con il partner, una diversificazione delle stimolazioni sessuali che possano portare novità alla vita sessuale, la sessualità può vivere addirittura una seconda rinascita. Questo momento, infatti, porta con sé maggiori consapevolezze e può essere possibile vivere la sessualità in modo ancor più libero e felice.

Betapress– La ringraziamo moltissimo, Dott.ssa Alleva per il tempo che ci ha dedicato e per i preziosi consigli forniti ai nostri lettori.

E certi di fornire un servizio al nostro pubblico, anticipiamo che come redazione di betapress, avremo l’onore di avere la Giulia Alleva, come consulente psicologa e sessuologa, nella nostra rubrica on line “Storie di donne”.

A proposito, scriveteci la vostra storia, e nel pieno rispetto della privacy, ne parleremo in diretta con la nostra Dottoressa e vedrete che le parole, vostre e nostre, ci/ vi aiuteranno a formattare i pensieri e a schermare le paure. 

info@betapress.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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