Luglio 17, 2026

Edvard Munch e il suo grido interiore sono protagonisti di una mostra a Palazzo Bonaparte a Roma

Edvar Munch (1863-1944), Angoscia, 1896, Xilografia stampata a colori

Edvard Munch e il suo grido interiore sono protagonisti di una mostra a Roma

 

“MUNCH. Il grido interiore” è il titolo dell’esposizione che in corso a Roma a Palazzo Bonaparte.

Edvard Munch (Norvegia, 1863 -1944) viene celebrato con una grande mostra.

A distanza di oltre 20 anni dall’ultima mostra dedicata a Edvard Munch a Roma, quella a Palazzo Bonaparte, dall’11 febbraio 2026, sarà la più grande mostra mai realizzata prima.

 

Grande retrospettiva per Edvard Munch a Roma

L’artista viene celebrato con una grande retrospettiva, con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma, in collaborazione con il Museo MUNCH di Oslo. L’esposizione, curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo di Munch, racconta in maniera esaustiva l’universo dell’artista, dal suo percorso umano, ai suoi traumi.

In mostra sono esposte più di cento opere, tra cui una delle versioni litografiche custodite a Oslo de L’Urlo (1895), ma anche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–19249), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901) e Danza sulla spiaggia (1904). E quindi, dall’urlo, al vampiro, alla madonna e al bacio.

Munch tra simbolismo, espressionismo e futurismo

Si tratta di una ricostruzione degli affetti del contesto storico emotivo e sociale in cui l’artista ha vissuto.

Protagonista indiscusso nella storia dell’arte moderna, Munch è considerato un precursore dell’Espressionismo e anche del futurismo.

Uno dei più grandi esponenti simbolisti dell’Ottocento, nonché l’interprete per antonomasia delle più profonde inquietudini dell’animo umano.

La vita tormentata di Munch tra nevrosi e tentativo di capire la vita

Munch è uno degli artisti che ha saputo meglio interpretare sentimenti, passioni e tormenti della sua anima.

È l’interprete per antonomasia delle più profonde inquietudini dell’animo umano.

La vita di Munch è stata segnata da grandi dolori che lo hanno trascinato ai limiti della follia: la perdita prematura della madre e della sorella, la tragica morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen.

Munch fu per tutta la sua vita condizionato dalla sofferenza e dalla mancanza che conobbe già da bambino, quando subì la perdita scioccante della madre e della sorella, malate di tubercolosi.

Tutto questo ha contribuito a formare la poetica di Munch, quasi come precursore di Freud.

Un messaggio per tutti

I suoi volti senza sguardo e i potenti paesaggi, riescono a raggiungere tutti.

Le sue opere sono in grado di trasmettere messaggi universali, attraverso la comunicazione del malessere esistenziale che affligge la vita moderna.

Ciò ha determinato la grandezza di Munch, rendendolo uno degli artisti più rappresentativi del Novecento.

Inizialmente fu seguito ed incoraggiato dal naturalista norvegese Per Lasseu Krohg, col quale iniziò la carriera pittorica nel 1880, si trasferì a Parigi per la prima volta nel 1885.

Nella capitale francese subì le influenze impressioniste e postimpressioniste che gli suggerirono un uso del colore più intimo, drammatico ma soprattutto un approccio psicologico.

A Berlino contribuì alla formazione della Secessione Berlinese e nel 1892 si tenne la sua prima personale, che non solo non fu apprezzata, ma fu anche reputata scandalosa.

Fu da quel momento che Munch incarnò senza eguali la figura dell’artista eversivo e maledetto.

Una vita precaria e vissuta sempre border line, tra alcolismo e crisi psicologiche, internamenti nelle case di cura tra il 1908 e il 1909.

Dopo che Munch ebbe lasciato la clinica del Dott. Jacobson a Copenhagen, fece ritorno in Norvegia e si sistemò in una proprietà che si affacciava su Kragerø, una cittadina balneare dell’Oslofjord, dove rimase tra il 1909 e il 1916.

Costruì uno studio all’aperto abbastanza grande da ospitare i dipinti per l’Aula, che furono tra l’altro ispirati dal panorama che circondava Kragerd, in particolare l’immagine del sole che risplendeva tra le estese montagne di granito. La vista di Kragerø coperta di neve è caratterizzata dalla presenza delle case costiere bianche e strette. Anche il porto commerciale e le attività agricole e forestali fornirono a Munch motivi di ispirazione durante i suoi anni di permanenza.

Scelse in seguito l’isolamento, rifugiandosi nella sua proprietà di Ekely a Oslo fino alla sua morte nel 1944, dopo un mese dal suo ottantesimo compleanno.

 

 

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