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Si fa presto a dire” BEATA GIOVENTU’”

Parlo dei giovani, degli adolescenti e dei preadolescenti della nostra epoca, nati tutti nel terzo millennio avanzato.

Sinceramente, come mamma, provo tanta pena nei loro confronti.

Come insegnante, provo preoccupazione per come stanno crescendo male.

E come cittadina, provo rabbia per come le istituzioni si stiano dimenticando di loro.

Siamo sinceri, soprattutto, quelli abbandonati da un anno al loro destino, soggetti ritenuti “forti” e quindi non degni di attenzione, piuttosto criminalizzati come untori e menefreghisti, frivoli e deficienti non appena mettono il naso fuori casa, laddove è consentito.

Mai che qualcuno rifletta davvero su quanto sia stato loro tolto, mai che ci si renda conto, almeno per un attimo, che le uniche parole neutre e senza critica nei loro confronti riguardino solo dati e statistiche sui contagi.

Altro che comunicazione verbale, con un linguaggio assertivo, propositivo ed inclusivo!

Altro che comunicazione non verbale, fatta di contatto visivo, tattile, olfattivo vissuto con la vicinanza corporea!

Ogni giorno, più volte al giorno, sentono una sequela di numeri e percentuali, accompagnati da commenti e previsioni per lo più nefasti, utili a giustificare la deprivazione dei loro sogni, dei desideri di una intera generazione.

Si è riusciti a togliere loro anche la dignità di rimanere studenti per questo ultimo scorcio di anno scolastico, dall’inizio già ondivago di suo, un po’ dentro, un po’ fuori…

Grazie a uno “studio” recente, uno dei tanti, che certifica l’impatto dei contagi nelle scuole, si è finalmente trovata la leva giusta cui affidare “quella” decisione rimandata da mesi, ma sempre lì, sulla graticola, in attesa di essere ben cotta.

Una decisione per togliere di mezzo un problema scottante, appunto, piuttosto che affrontarlo.

Dopo Pasqua, la Dad proseguirà ancora dalla seconda media in poi, ma soprattutto per le superiori, ancora una volta, niente scuola, in presenza, per l’intero gruppo classe.

E non voglio qui ripetere la solita litania dei milioni spesi sui banchi a rotelle, finiti in qualche magazzino di stato, ammaccati e impolverati.

Ne abbiamo le tasche piene.

Tornando allo “studio”, invece, il quadro ora è chiaro, e dopo un anno esso soccorre una narrazione giunta alla perfetta definizione dell’adolescente medio, che si comporta in modo “scomposto” a scuola, ma anche prima e dopo la scuola.

Irrispettoso delle regole, causa di assembramenti, schiamazzi, insomma, cose tipiche della sua età che ora sono diventate oltremodo sconvenienti e riprovevoli.

Da mesi, ad una intera generazione, vengono negati sport, cinema, luoghi di svago, di cultura e di socializzazione…

Da un anno tutto è diventato virtuale, più virtuale di ciò che già era in uso nei loro strumenti quotidiani.

Nel buco nero del “virtuale & smart” sono precipitati valori come l’istruzione, l’amicizia, e anche lo sport.

E ciò che precipita in un buco nero non fa mai una bella fine. Perché come natura insegna, il buco nero annienta e distrugge ciò che ingoia.

L’unica via salvifica del “virtuale & smart” è quella rappresentata da alcune pubblicità buoniste che dipingono il fenomeno come una sorta di magia, un mondo nuovo e soprattutto figo, quindi molto attrattivo per i giovani.

Si studia a distanza, ci si chiama in chat, si mangia con il delivery, si fa sport in cucina… 

Ma davvero?!? Dai, non prendiamoci in giro!

Questa “magia” presenta man mano il suo conto salato.

Non dimentichiamo che Aristotele, già nel IV secolo a.C., aveva definito l’uomo animale sociale, che tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui, a costituirsi in società.

Dunque, l’adattamento virtuale che mal si addice alla natura umana diventa noia insopportabile, allarga le distanze, distorce i rapporti, acuisce odio con un semplice click, provocando una spirale di malessere che corre e dilaga di più del maledetto virus.

Da qui le risse in strada, quale unico squallido momento di incontro/scontro, il venire al “dunque” di mondi distanziati e svuotati, che altro non sono che l’ultimo stadio di una rabbia che non può più essere contenuta virtualmente.

Ma, come si agisce e reagisce a questo scempio educativo e relazionale?

Semplice, evitando di trovare una soluzione alternativa alla chiusura di tutto, soprattutto delle scuole, prima comunità educante di una società civile e democratica.

Perché, certi fatti di cronaca che coinvolgono i giovani in forme di aggressività incontrollata, oltre a riempire per qualche secondo le cronache dei tg ed a trovare spazio in qualche trafiletto di giornale, rimangono lì, irrisolti e non gestiti.

Nei fatti, più che creare clamore, indignazione, per i “soliti” giovani disadattati per i quali pare non ci sia una “cura”, nulla viene fatto.

Quello che è paradossale, è omologare i loro comportamenti, mettendoli sullo stesso piano.

Che si ritrovino per uno spritz in maniera civile, o che si incontrino e scontrino per una rissa in maniera incivile, sono sempre loro la pietra dello scandalo, la causa della degenerazione sanitaria di questo paese martoriato,

Quando sento parlare certi cervelloni della politica e della stampa, mi sembra proprio che siano sempre e solo i giovani i soggetti delle loro invettive di corte e i destinatari delle loro purghe di regime.

Mai per loro parole di comprensione, di tolleranza, vista la deprivazione e l’apatia dilagante, di “speranza”, se questa oggi ha ancora un senso, e, soprattutto, mai una parola di rispetto.

E pensare che proprio da quest’anno scolastico è tornato obbligatorio l’insegnante dell’educazione civica a scuola.

Ma, come ben sappiamo, si impara prima con gli occhi che con le orecchie, dando il buon esempi piuttosto che facendo tante prediche.

Che rispetto vedono applicato i giovani del terzo millennio?

E’ rispetto quello che vivono, sulla loro pelle, i nostri giovani?!?

E’ rispetto quello delle chiacchiere da salotto di molti pseudo-scienziati che vanno in tv, e che con aria superba, dispensano sermoni tanto temibili quanto vuoti e inconcludenti, utili solo al loro cinico narcisismo?!?

E’ rispetto quello dei proclami da comizio di molti politici, pronti a strumentalizzare il disagio dei giovani per aumentare il loro consenso elettorale?!?

E’ rispetto quello di certi organi di stampa che vanno alla caccia all’untore, per caricare di ancor più aggressività questa nostra povera società malata di finta democrazia più che vittima di pandemia?!?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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