Settembre 11, 2026

Groenlandia, il petrolio che non c’è e la guerra che è già cominciata

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Il caso Jameson Land tra risorse energetiche, proiezione statunitense e sovranità groenlandese

Il petrolio, almeno per ora, non c’è. O, più precisamente, non sappiamo se esista in quantità commercialmente sfruttabili.

Il petrolio di Jameson Land, almeno per ora, esiste soprattutto nelle stime.

I 13 miliardi di barili evocati non sono riserve accertate, ma un potenziale geologico ancora tutto da dimostrare.

Eppure attorno a quel petrolio incerto si sta formando una contesa molto concreta, nella quale convergono capitale americano, sovranità groenlandese, tutela ambientale e sicurezza dell’Artico.

Il caso di Jameson Land, nella Groenlandia orientale, merita attenzione proprio perché consente di osservare qualcosa di più ampio di un progetto esplorativo: la progressiva convergenza tra interessi economici, sicurezza energetica, infrastrutture, difesa e competizione strategica nell’Artico.

La statunitense Greenland Energy Company, insieme alla britannica 80 Mile, punta all’esplorazione petrolifera del bacino. L’accordo prevede che la società americana possa acquisire il 70 per cento del progetto in cambio del finanziamento di due pozzi esplorativi.

Intorno all’operazione è circolata una cifra considerevole: 13 miliardi di barili.

È però necessario chiarirne immediatamente il significato. Non si tratta di riserve petrolifere provate. È una valutazione preliminare e altamente speculativa del potenziale geologico del bacino, che soltanto attività esplorative potrebbero eventualmente confermare.

La distinzione non è terminologica. È sostanziale.

Più di un decennio fa Cairn Energy investì circa un miliardo di dollari nell’esplorazione petrolifera groenlandese senza arrivare a una scoperta commerciale. La presenza di strutture geologicamente promettenti non garantisce quindi né l’esistenza di un giacimento economicamente sfruttabile né la convenienza della sua eventuale estrazione.

Jameson Land potrebbe contenere una grande risorsa.

Oppure no.

Ma la vicenda ha già prodotto conseguenze politiche.

Nuuk pone il primo limite

Alla fine di luglio 2026 attrezzature e container destinati alle attività esplorative sono stati portati nella Groenlandia orientale prima del completamento delle necessarie autorizzazioni.

La reazione del governo groenlandese è stata netta.

Le autorità hanno rivolto una forte diffida alle società coinvolte, chiarendo che le future attività logistiche avrebbero dovuto essere preventivamente comunicate e autorizzate dalla Mineral Resources Authority.

La questione è particolarmente delicata perché nel 2021 la Groenlandia ha deciso di non concedere nuove licenze per l’esplorazione petrolifera e del gas per ragioni ambientali. 80 Mile dispone tuttavia di diritti esplorativi precedenti relativi a Jameson Land.

Ma un diritto esplorativo preesistente non equivale a un’autorizzazione automatica alla perforazione.

Sono necessari ulteriori passaggi regolatori, comprese le valutazioni ambientali e sociali.

I tempi previsti inizialmente dagli operatori si sono così rivelati incompatibili con quelli dell’iter autorizzativo e il programma di perforazione è stato rinviato almeno all’inverno 2027.

È a questo punto che una vicenda apparentemente industriale assume un significato strategico.

Perché Nuuk non ha semplicemente fermato una trivella.

Ha riaffermato un principio: l’importanza internazionale della Groenlandia non elimina la capacità groenlandese di decidere sulle proprie risorse.

Greenland Energy e l’ambiente Trump

Un secondo elemento richiede altrettanta precisione.

Greenland Energy non è una società di Donald Trump e, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili, non esistono elementi sufficienti per qualificare Jameson Land come un progetto dell’amministrazione statunitense.

Esistono però relazioni con personalità dell’ambiente trumpiano che sono politicamente rilevanti.

Greenland Energy ha coinvolto Phil McGraw, noto come Dr. Phil, sostenitore di Trump e componente della Religious Liberty Commission istituita dal presidente nella realizzazione di una serie documentaria dedicata all’impresa groenlandese.

Nel consiglio della società figura inoltre Carol Craig, imprenditrice aerospaziale la cui azienda è coinvolta contrattualmente in elementi del programma statunitense di difesa missilistica Golden Dome.

Il presidente di Greenland Energy, Larry Swets Jr., ha inoltre elaborato un documento di 36 pagine dedicato alla cosiddetta “sealskin diplomacy”: una proposta destinata a Trump e ad alcuni esponenti della sua amministrazione per modificare il divieto americano sull’importazione di prodotti derivati dalla foca.

Secondo Swets, l’iniziativa potrebbe produrre benefici economici per alcune comunità groenlandesi e contemporaneamente contribuire a migliorare i rapporti tra Stati Uniti e Groenlandia.

Esiste tuttavia un particolare fondamentale: non è stato possibile verificare che la Casa Bianca abbia effettivamente ricevuto il documento.

Questi elementi non dimostrano una regia politica americana sul progetto petrolifero.

Descrivono piuttosto una rete privata che cerca interlocuzione politica e sociale mentre investe in un territorio al quale Washington attribuisce crescente importanza strategica.

Ed è proprio questa distinzione a rendere Jameson Land interessante.

Pituffik: la Groenlandia è già parte della sicurezza americana

L’interesse strategico statunitense per l’isola precede di molti decenni l’attuale amministrazione.

Nella Groenlandia nord-occidentale si trova la Pituffik Space Base, precedentemente denominata Thule Air Base, installazione fondamentale della presenza militare statunitense nell’Artico.

Qui opera il 12th Space Warning Squadron, responsabile dell’Upgraded Early Warning Radar.

Il sistema svolge tre missioni principali: missile warning, missile defense e space domain awareness.

Il radar contribuisce all’individuazione e alla valutazione di lanci di missili balistici intercontinentali e di missili balistici lanciati da sottomarini potenzialmente diretti contro Stati Uniti e Canada.

La geografia spiega il valore dell’installazione.

Nell’era dei missili balistici e delle nuove capacità ipersoniche, le regioni settentrionali non costituiscono la periferia del sistema difensivo nordamericano.

Ne rappresentano una delle direttrici fondamentali.

La Groenlandia è quindi già parte dell’architettura attraverso la quale gli Stati Uniti osservano e proteggono il proprio spazio settentrionale.

Golden Dome e la difesa del continente

A questo quadro si aggiunge Golden Dome for America, il progetto di difesa missilistica promosso dall’amministrazione Trump.

L’obiettivo è sviluppare un’architettura integrata e multilivello capace di individuare, seguire e contrastare differenti tipologie di minaccia, comprese quelle balistiche e ipersoniche.

Non esistono elementi che permettano di collegare operativamente il progetto petrolifero di Jameson Land a Golden Dome.

I due dossier devono quindi rimanere distinti.

Sul piano strategico, tuttavia, insistono sullo stesso spazio geografico.

Quanto più aumenta l’importanza delle capacità di sorveglianza e difesa delle direttrici settentrionali del Nord America, tanto maggiore diventa il valore della Groenlandia.

Ed è proprio questa sovrapposizione geografica — non un rapporto causale dimostrato — che merita attenzione.

Il GIUK Gap: la seconda funzione della Groenlandia

La Groenlandia non guarda soltanto verso il continente americano.

Guarda anche verso l’Atlantico.

Il GIUK Gap — Greenland, Iceland, United Kingdom Gap — indica il sistema di passaggi marittimi compreso tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito che mette in comunicazione le acque settentrionali con il Nord Atlantico.

Durante la Guerra fredda rappresentava uno degli spazi fondamentali per il monitoraggio delle attività navali sovietiche.

Quella geografia è tornata strategicamente rilevante.

Nel giugno 2026 il Military Committee della NATO ha nuovamente richiamato l’importanza della situational awareness nel GIUK Gap e della cooperazione alleata nel Nord Atlantico.

La Groenlandia svolge quindi una doppia funzione geografica.

È una piattaforma avanzata per la sicurezza settentrionale del Nord America e, contemporaneamente, una componente della cerniera strategica che collega Nord America ed Europa.

Arctic Sentry: la NATO guarda nuovamente a Nord

La trasformazione della regione è ormai entrata formalmente anche nella postura della NATO.

Nel febbraio 2026 l’Alleanza ha lanciato Arctic Sentry, un’attività multidominio finalizzata a rafforzare la sicurezza nell’Artico e nell’High North, integrando esercitazioni, forze e capacità degli Alleati.

La NATO collega esplicitamente questa scelta all’aumento dell’attività militare russa e al crescente interesse cinese verso la regione.

L’Artico sta infatti attraversando una trasformazione che modifica contemporaneamente economia e sicurezza.

La progressiva maggiore accessibilità di alcune aree settentrionali può favorire navigazione, ricerca di risorse e sviluppo di infrastrutture.

Ma ciò che diventa maggiormente accessibile alle attività economiche diventa inevitabilmente più accessibile anche a quelle militari.

L’Artico perde così parte della funzione di barriera naturale che per decenni ne aveva limitato l’utilizzo operativo.

Russia e Cina: interessi differenti

La Russia rappresenta l’attore militare inevitabile dell’equazione artica.

Possiede la più estesa costa artica e considera il Grande Nord essenziale per la propria sicurezza e per la propria postura strategica.

La Cina presenta caratteristiche differenti.

Non è uno Stato artico, ma ha manifestato nel tempo interesse economico, scientifico e logistico per la regione.

Non esistono elementi che colleghino Russia o Cina al progetto petrolifero di Jameson Land.

Il problema strategico è differente.

Per Washington e per la NATO, l’eventualità che infrastrutture, risorse o asset sensibili dell’Artico possano diventare strumenti di influenza di potenze concorrenti costituisce ormai una questione di sicurezza.

La stessa Groenlandia riconosce questa trasformazione.

Nel gennaio 2026 il governo di Nuuk ha espresso sostegno a una maggiore presenza NATO nell’Artico e alla cooperazione volta a impedire che avversari dell’Alleanza possano acquisire influenza sull’isola.

Ma contemporaneamente ha posto delle linee rosse.

Sovranità. Integrità territoriale. Autodeterminazione.

Il paradosso groenlandese

Qui emerge il nodo centrale.

La Groenlandia ha interesse alla sicurezza occidentale.

Ha bisogno di investimenti e infrastrutture.

Può avere interesse allo sviluppo delle proprie risorse naturali.

Ma non vuole che la propria crescente importanza strategica comporti una diminuzione della propria capacità politica di decidere.

Il presidente del Naalakkersuisut, Jens-Frederik Nielsen, lo ha sintetizzato nel gennaio 2026 con una formula inequivocabile:

“Greenland is not for sale.”

Nuuk ha contemporaneamente ribadito la propria collocazione nel sistema occidentale e il proprio rifiuto di essere incorporata negli Stati Uniti.

Non siamo quindi davanti a una scelta tra Washington e i suoi concorrenti.

La questione è più complessa.

La Groenlandia cerca sicurezza senza subordinazione e investimenti senza perdita di sovranità.

Più aumenta il valore strategico dell’isola, più questa posizione diventa difficile da mantenere.

Dalla geopolitica alla geoeconomia

È a questo punto che occorre tornare a Jameson Land.

Greenland Energy potrebbe trovare petrolio.

Potrebbe non trovarlo.

Potrebbe scoprire che l’eventuale risorsa è tecnicamente o economicamente troppo complessa da sfruttare.

Ma il caso conserva comunque valore strategico.

Perché mostra capitale privato americano che cerca accesso a una risorsa groenlandese mentre gli Stati Uniti attribuiscono alla stessa Groenlandia crescente importanza per la propria sicurezza.

Non è necessario ipotizzare una regia occulta per osservare il fenomeno.

È sufficiente analizzare la convergenza degli interessi.

Le competizioni contemporanee non si sviluppano soltanto attraverso la presenza militare.

Possono procedere attraverso investimenti, infrastrutture, concessioni, porti, aeroporti, telecomunicazioni, miniere, energia e rapporti economici con le comunità locali.

La presenza economica può produrre interessi politici.

Gli interessi politici possono generare esigenze di protezione.

E la protezione di asset considerati importanti può trasformarsi, nel tempo, in interesse strategico nazionale.

È la logica della geoeconomia.

Valutazione strategica: tre scenari

Nel medio periodo si possono individuare almeno tre possibili evoluzioni.

Scenario 1 – Integrazione occidentale controllata

Nuuk utilizza la crescente competizione per attrarre investimenti statunitensi ed europei, trasformando la propria centralità geografica in infrastrutture, occupazione e sviluppo economico, mantenendo però il controllo politico delle risorse.

È lo scenario maggiormente compatibile con l’attuale collocazione groenlandese nella NATO e nel Regno di Danimarca.

Scenario 2 – Crescente pressione strategica

L’interesse statunitense verso l’isola aumenta più rapidamente della disponibilità groenlandese a concedere accesso economico, infrastrutturale o politico.

Risorse, sicurezza e sovranità inizierebbero allora a sovrapporsi, creando tensioni tra Washington, Nuuk e Copenaghen all’interno dello stesso sistema occidentale.

Scenario 3 – Competizione geoeconomica

La Groenlandia cerca una maggiore diversificazione degli investitori per evitare una dipendenza eccessiva da un singolo partner.

L’eventuale ingresso di capitali riconducibili a potenze considerate strategicamente concorrenti dagli Stati Uniti in infrastrutture o settori sensibili potrebbe però trasformare una decisione economica di Nuuk in una questione di sicurezza per Washington.

La competizione per la Groenlandia assumerebbe allora una dimensione pienamente geoeconomica.

Indicatori da monitorare

Nei prossimi dodici-diciotto mesi alcuni elementi permetteranno di comprendere quale scenario stia acquistando maggiore probabilità.

Il primo sarà l’iter autorizzativo di Jameson Land e l’eventuale effettiva perforazione nel 2027.

Il secondo riguarderà la composizione del capitale e delle partnership americane coinvolte nelle attività energetiche e minerarie groenlandesi.

Il terzo sarà l’evoluzione della presenza NATO e statunitense nell’Artico, compreso il rapporto tra Pituffik, nuove capacità di sorveglianza e sviluppo dell’architettura di difesa nordamericana.

Un quarto indicatore sarà costituito dalla politica di Nuuk nei confronti degli investimenti stranieri nei settori strategici.

Infine occorrerà osservare la risposta europea e danese: quanto maggiore sarà la capacità europea di offrire capitale, infrastrutture e sicurezza, tanto minore sarà il rischio che la Groenlandia debba scegliere tra dipendenze alternative.

La risorsa più importante non è necessariamente il petrolio

Non sappiamo ancora se sotto Jameson Land esista un giacimento commercialmente sfruttabile.

Sappiamo però che la Groenlandia possiede una risorsa che nessuna perforazione deve dimostrare: la propria posizione geografica.

È collocata sulle direttrici settentrionali del Nord America.

Ospita una componente fondamentale dell’architettura americana di allerta missilistica.

È parte dello spazio strategico del Nord Atlantico.

È inserita nel sistema di sicurezza NATO.

Possiede risorse minerarie ed energetiche potenzialmente rilevanti.

E si affaccia su un Artico la cui importanza economica e militare continua ad aumentare.

Il caso Greenland Energy non dimostra che Donald Trump abbia inviato una compagnia petrolifera a conquistare economicamente la Groenlandia.

Non lo dimostra e sostenere il contrario significherebbe andare oltre le evidenze disponibili.

Mostra però qualcosa di strategicamente più interessante: capitale privato, risorse naturali, infrastrutture, difesa e politica estera stanno progressivamente convergendo sullo stesso territorio.

La domanda diventa allora diversa:

cosa accade quando gli interessi economici di soggetti privati americani si sviluppano nello stesso spazio geografico che Washington considera essenziale per la propria sicurezza nazionale?

Jameson Land rappresenta un primo caso attraverso il quale osservare questa dinamica.

Il petrolio resta da trovare.

La competizione strategica per l’Artico, invece, è già in corso.

 

 

FONTI E RIFERIMENTI

Financial Times, Greenland oil wildcatters delay controversial drilling plan, 12 agosto 2026.
Accordo Greenland Energy–80 Mile; partecipazione prevista del 70%; finanziamento di due pozzi; diritti esplorativi di 80 Mile; diffida delle autorità groenlandesi; iter autorizzativo; precedente Cairn Energy; rinvio delle perforazioni all’inverno 2027.

Financial Times, Art of the seal: Trump-aligned oil group touts “sealskin diplomacy” on Greenland, 20 agosto 2026.
Larry Swets Jr.; documento sulla sealskin diplomacy; rapporti con esponenti dell’ambiente Trump; Dr. Phil; Carol Craig e Golden Dome; precisazione sull’impossibilità di verificare la ricezione del documento da parte della Casa Bianca.

Government of Greenland – Mineral Resources Authority, documentazione istituzionale relativa al Mineral Resources Act e alle procedure di autorizzazione delle attività minerarie e di sfruttamento delle risorse.

Naalakkersuisut – Government of Greenland, comunicazioni ufficiali, gennaio 2026.
Posizione groenlandese sui rapporti con Stati Uniti, Regno di Danimarca e NATO; sovranità, integrità territoriale e autodeterminazione; sicurezza dell’Artico.

NATO, NATO Secretary General outlines new activity – Arctic Sentry – ahead of Defence Ministers meeting, 11 febbraio 2026.
Istituzione di Arctic Sentry; rafforzamento della sicurezza nell’Artico e nell’High North; attività militare russa e crescente interesse cinese.

NATO, Arctic Security, aggiornamento 18 giugno 2026.
Postura dell’Alleanza nell’Artico, deterrenza, difesa e Arctic Sentry.

NATO Military Committee, NATO Military Committee visits Iceland, 3 giugno 2026.
Sicurezza del Nord Atlantico; cooperazione alleata nel Grande Nord; situational awareness nel GIUK Gap.

U.S. Space Force – 12th Space Warning Squadron, documentazione istituzionale relativa a Pituffik Space Base.
Upgraded Early Warning Radar; missile warning, missile defense e space domain awareness; rilevamento di ICBM e SLBM diretti verso Stati Uniti e Canada.

U.S. Space Force – Pituffik Space Base, documentazione istituzionale.
Funzioni strategiche della base e presenza statunitense in Groenlandia.

The White House / U.S. Administration, documentazione ufficiale relativa a Golden Dome for America.
Architettura statunitense di difesa contro minacce missilistiche avanzate.

Danish Ministry of Defence, accordi per il rafforzamento della difesa nell’Artico e nel Nord Atlantico.
Investimenti e sviluppo delle capacità di sorveglianza, presenza militare e infrastrutture strategiche nell’area artica.

The Guardian, Greenland issues “strong warning” as Trump-linked oil firm prepares to drill, 8 agosto 2026.
Ricostruzione indipendente dell’arrivo delle attrezzature, della diffida groenlandese, dei rapporti societari e dello stato delle autorizzazioni.

The Guardian, Greenland forces Trump-linked US oil firm to delay drilling, 12 agosto 2026, aggiornato il 17 agosto 2026.
Rinvio del progetto, iter ambientale e regolatorio, rapporti Greenland Energy–80 Mile e collegamenti con personalità dell’ambiente Trump.

 

Autore

  • Katiuscia Vella è professionista nel settore della ricerca clinica e della gestione sanitaria. Clinical Research Coordinator presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – Istituto Dermatologico San Gallicano e Direttore Scientifico ANAMEL, si occupa di ricerca, prevenzione, formazione e divulgazione scientifica. È autrice di articoli e del libro L’altra parte della storia.


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