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Lo scenario politico italiano si consuma ormai nei dejà vu e nelle notizie scontate.

Così, il ritorno sulla scena dell’ex premier Conte chiamato a rimettere in piedi le macerie del Movimento 5 stelle, riporta di attualità il forte attaccamento delle casta alle poltrone ed ai privilegi anche quando alle posizioni di potere vi si è arrivati dai percorsi costellati di rissosi insulti gridati brandendo la bandiera dell’antipolitica e del governo dei puri.

Un giudizio sulla scelta di Conte a pochi giorni dalla sua estromissione dalla guida del governo non sarà, tuttavia, oggetto di trattazione in questa sede anche se una sua pausa di riflessione un po’ più lunga sarebbe stata più elegante e maggiormente in linea con il profilo di garanzia che si è più volte voluto attribuire.  

Il punto che, invece, deve far riflettere riguarda i compiti a cui è stato chiamato l’avvocato del popolo.

L’idea, cioè, del Ministro di Maio, sempre più isolato, del signor Grillo e del comunicatore Casalino, di puntellare il Movimento 5 Stelle attraverso una transizione verso una forma strutturata di partito nell’alveo non già della tradizione socialista ma di quella liberale e democratica.

Un’affermazione espressa maldestramente da Di Maio che è passata quasi del tutto inosservata.

L’operazione in atto non deve spaventare per la superficialità dei suoi leader, la confusione dei suoi contenuti e il livello dei suoi obiettivi.

C’è un dramma più ingombrante.

Quello dell’inquinamento della politica italiana già alle prese con istituzioni rappresentative già provate dalle sempre maggiori iniezioni di democrazia diretta poste in essere da movimenti on line, reti social e dalle cifre della comunicazione a colpi di twitter.

L’idea della politica al servizio del bene comune suona strana e sul cammino di Draghi fanno capolino i fantasmi di una campagna elettorale di fatto già iniziata e che potrebbe essere, ancora una volta, sostenuta da programmi populisti ed orientata dal sensazionalismo degli annunci.

Sequenze che ricorderanno sempre di più la parodia dell’attore Antonio Albanese con il suo personaggio politico “Cettolaqualunque”.

Non sarà facile infatti districarsi nella scacchiera della politica dello schieramento progressista che metterebbe in campo le diverse anime del PD, Renzi ed i renziani, il nuovo partito di Conte e magari la parte espulsa dei parlamentari pentastellati anch’essi  tentati di formare un nuovo partito con o senza Di Battista.

Il limite della politica italiana in questo momento è proprio nella partitocrazia, fenomeno teorizzato nella prima repubblica ma di intatta carica espressiva anche nella fase attuale.

Il rischio è che in un mondo sempre più liquido dove i valori perdono di valenza e le ideologie di contenuti, la gestione del potere venga assunta da “partiti impresa” gestiti con mere logiche di consenso da valorizzare nel breve termine senza alcun riguardo al bene comune.

Non ci sarà da meravigliarsi se il dibattito politico riprenderà ben presto il tema della riforma elettorale per un sistema proporzionale puro che garantisca l’accesso in parlamento al più alto numero di rappresentanze territoriali per buona pace della governabilità e della semplificazione del sistema istituzionale e politico.

Il timore in conclusione è che la politica italiana potrebbe essere inadeguata ad interpretare le sfide che attendono il sistema Italia ancora in piena urgenza virale con il risultato di vedere ancora ampliato il distacco tra il paese legale e quello reale.

La domanda, in questo contesto, se il Governo Draghi riuscirà a portare avanti il piano vaccinale e le riforme non più rimandabili, resta di pungente attualità e purtroppo i dubbi prendono sempre più il posto delle certezze.

 

 

LA REDAZIONE DI BETAPRESS

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