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Il Coronavirus è entrato nelle nostre vite ed ha cambiato in pochi mesi abitudini e certezze.

La crisi virale e l’emergenza che ne è scaturita ha fatto emergere una parte della coscienza civile sinora, forse, sopita.

Di fronte alla paura della morte il bivio si fa più vicino e si sceglie la strada da seguire: unione o solitudine, sopravvivenza o sopraffazione, solidarietà o conflitto.

È uno stato dell’anima che si coniuga al singolare ma anche al plurale.

Riguarda Stati, comunità civili ed economiche fino a ciascuno di noi.

Nelle ultime settimane il divampare della pandemia ed il dibattito politico sulle misure di sostegno da applicare in ambito europeo hanno finito per dividere le comunità locali piuttosto che unirle in una comune lotta.

Il Consiglio d’Europa, con la pausa di riflessione imposta di fatto ieri ai Paesi più colpiti dal Virus dalla spirale recessiva e cioè Italia e Spagna principalmente, non ha fornito un’immagine unita e solidale.

Così, la guerra all’untore italiano o il blocco dei dispositivi di protezione diretti in Italia alla frontiera tedesca di qualche settimana fa tornano a far rumore, acquistano rilevanza e fanno male alla coscienza collettiva.

Si litiga per interessi contrapposti, per una visione diversa del vivere quotidiano di comunità separate, in realtà, da distanze spesso contenute.

Una lettura critica delle misure di sostegno adottate fino ad oggi non può che rinsaldare i nostri timori.

Nelle ultime ore, il provider finanziario Bloomberg ha pubblicato i dati, denominati in dollari usa, relativi alle politiche di stimolo adottate nei giorni precedenti dai principali paesi del mondo.

La Cina, l’economia che per prima ha dovuto confrontarsi con l’epidemia ha stanziato oltre 718 miliardi di dollari che rappresentano quasi il 6% del suo Prodotto Interno Lordo.

Gli Stati Uniti hanno dato corso ad un’operazione senza precedenti ovvero un’iniezione di liquidità para a 2158 miliardi di dollari, equivalente circa al 10% del Pil attraverso stimoli diversi estesi ad assegni per le famiglie e copertura delle spese sanitarie.

La situazione in Europa, purtroppo, non è stata la stessa.

La Germania ha varato a stimoli per oltre 611 miliardi di dollari, vicini al 16% del proprio Pil.

La Francia si è impegnata ad immettere sul sistema economico 380 Miliardi pari al 14% del Pil.

L’Italia è riuscita finora a varare misure di sostegno per circa 27,8 miliardi di dollari che rappresentano l’1,4% del Pil.

L’unione Europea, ha preso la decisione di assistere l’Eurozona con 41 miliardi di dollari attraverso operazioni a favore delle banche (Quantitative Easing e TILTRO Facility).

Il confronto tra i dati è disarmante.

Il sistema dei due pesi e delle due misure rischia di ritardare in modo significativo l’avvio delle misure di sostegno indispensabili per le famiglie e l’imprese soprattutto in Italia.

Senza un Nuovo Piano Marshall a difesa dell’Europa non sono soltanto a rischio le fondamenta politiche delle istituzioni comunitarie.

Senza interventi immediati è a rischio la pace sociale dei paesi più esposti alla crisi pandemica ed economica.

Senza interventi, dell’Europa per l’Europa, sono a rischio le alleanze internazionali poste in essere dal secondo dopo guerra.

Nei prossimi giorni la politica italiana dovrà essere unita e procedere nelle richieste formulate senza indugi e senza cedere alle condizioni imposte dal Meccanismo Europeo di Stabilità.

È un impegno per il nostro paese ma anche per il futuro stesso dell’Unione Europea, politica e monetaria.

 

 

 

5 thoughts on “Italexit?

  1. I recenti eventi generano panico in quanto la UE con i leader che si trova a Bruxelles ed a Francoforte non potrà mai funzionare per dare equità di garanzie nell’interesse di tutti i paesi, essa è in pratica a guida tedesca per la presidenza della commissione UE ed a guida franco – quasi tedesca – per la BCE. Le due signore che sono al comando di queste istituzioni hanno dimostrato con le loro recenti affermazioni, l’una di non conoscere i compiti che spettano all’Eurogruppo, o perlomeno di non volerli riconoscere nell’esercizio delle sue funzioni, affermazione in seguito corretta; la seconda di non esercitare un ruolo di piena autonomia della istituzione che guida (per la ripetizione di quanto voluto dalla Germania) o almeno così pare vista la coincidenza dell’affermazione relativa ai coronabond o eurobond con la posizione sempre espressa dalla Deutsche Bundesbank. Il pericolo più grave però è a venire, e cioè quando la Francia avrà interesse a sostenere la posizione tedesca, fatto possibile visto il passato a volte ondivago francese. A quel punto i paesi del Sud non avranno più vie di uscita, dovranno solo seguire il volere tedesco; se così avverrà la EU altro non sarà che un dominio tedesco. Le exit non sono una soluzione, ad eccezione di una eventuale exit di gruppo dei paesi del Sud , e la creazione di un euro di second’ordine per i paesi del gruppo; questi avrebbe come punti forti una moneta debole che favorirebbe le esportazioni e limiterebbe le importazioni dai paesi con moneta forte, Germania in primis, ed una economia, senza la Francia pari al 68% circa della Germania, mentre con la Francia raggiungerebbe circa due volte il PIL della Germania. Questo rapporto di economie è indicativo del forte interesse della Germania a mantenere la UE e l’euro. Ne consegue che la Germania non avrebbe e non ha interesse a perdere l’Italia dalla UE e con molta probabilità troverà, nell’interesse reciproco, una soluzione valida anche per i paesi del Sud.

  2. Io penso che restare in Europa a queste condizioni non è produttivo. Mi sembra di capire che ci sono figli e figliastri. L’Europa ci può togliere tutto ma non la nostra posizione geografica che a mio avviso è strategica . Conseguentemente le condizioni le potremmo dettare anche noi.

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