L’Albero italiano ha le radici nella melma…
Ministro della Cultura Italiano, Commissione Europea e Radical Chic, confondono la Cultura con la Propaganda alla “Biennale di Venezia”.
La conferma che ministro della Cultura, Alessandro Giuli, all’apertura della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia non sarà presente, segnala un crescendo delle tensioni istituzionali e diplomatiche tra Italia, Europa e Russia.
La incredibile decisione rappresenta una scelta significativa, che non ha precedenti recenti e che evidenzia la distanza tra la posizione del governo italiano e quella della Fondazione Biennale, presieduta dallo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, in carica dal 20 marzo 2024 su designazione dell’allora ministro Gennaro Sangiuliano.
Per la cronaca ricordiamo che tutto ha avuto inizio quando il ministro Giuli ha espresso all’inizio di marzo la sua contrarietà alla partecipazione di Mosca, essendo emerso il ritorno della Federazione Russa alla Biennale.
Questione che ha visto interventi assai discutibili dalla Commissione Europea, con ”censure” aventi posizioni assimilabili a discriminazioni con effetti simili al “ricattatorio” che hanno poi generato la minaccia, sembra confermata, di non erogare il finanziamento pari a 2,3 milioni di Euro alla Biennale, previsti nel triennio 2025/2028.
Il progetto di apertura alla Russia, presentato e intitolato ‘The tree is rooted in the sky’, coinvolge artisti e intellettuali con l’intento dichiarato di affermare la dimensione universale e non contingente della cultura.
Che l’Ucraina possa aver espresso una netta opposizione alla presenza Russa, sostenendo che eventi culturali di rilievo globale non dovrebbero offrire visibilità a Paesi coinvolti in conflitti armati, risulta comprensibile, essendo questi direttamente in guerra con la Russia.
Incomprensibile e molto propagandistica, invece la posizione di governi europei che hanno manifestato riserve e in almeno due casi come Finlandia e Lettonia, è stata annunciata la mancata partecipazione alle inaugurazioni dei rispettivi padiglioni.
All’inaugurazione saranno presenti circa 50 ministri della Cultura su 100 nazioni partecipanti alla Biennale Arte 2026, la mancata presenza del Ministro Italiano, a fare gli onori di casa, diventa un pericoloso segnale politico e simbolico, non certo giuridico.
La cultura, come lo sport e la sanità, non dovrebbero avere valenza politica ideologica, ma appartenere a tutti i popoli, indistintamente da razze, religioni conflitti ed interessi economici.
La cultura, pur essendo spesso, al servizio della politica, come riscontriamo in varie epoche storiche, diventa importantissima quando riesce ad esprimere la propria indipendenza e svolgere il suo massimo ruolo di elevazione e coinvolgimento capace di garantire quella stabilità che favorisce la pace attraverso il dialogo.
Tutti i periodi Storici che hanno visto coinvolti personaggi pubblici, Re, Dittatori, Capi di Stato, che hanno promosso il dialogo culturale, anche multi etnico, hanno attraversato lunghi momenti di pace.
Il Mediterraneo, mare che sfiora con le Sue Acque popoli assai diversi con culture diverse, è sempre stato un punto di riferimento per quelle città che si affacciano in esso, proprio grazie alla cultura che ha permesso scambi di agni tipo.
Venezia, anch’essa bagnata dal mar Mediterraneo, pur se in quel tratto assume il nome di mar Adriatico, ha un ruolo assai importante, come dimostra l’essere stata una delle 4 “Repubbliche Marinare”, ha infatti il merito di essere ponte e coinvolgere l’alta Europa, più materialista, con culture assai diverse da quelle umaniste mediterranee attraverso la cultura del dialogo.
Ed è certamente i quest’ottica che il Presidente della Biennale, Pierangelo Buttafuoco, Giornalista, Scrittore, intellettuale, ha fatto questa scelta promuovendo il dialogo culturale.
Deve quindi far riflettere l’azione “ricattatoria” che la Commissione Europea ha posto.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a margine del Vinitaly di Verona, martedì 14 aprile, ai giornalisti che le chiedevano se ci potessero essere conseguenze per la riapertura del Padiglione russo, ha specificato che “ci sono diverse prese di posizione, anche della comunità internazionale con rischi di definanziamenti” e che “è una cosa che la Biennale deve calcolare”.
Sempre la Meloni: “La politica estera la fanno il governo, il Parlamento, il presidente della Repubblica e non le fondazioni autonome”.
Questa ultima affermazione pone quesiti importanti.
- La politica Estera correttamente la fa il Parlamento, il Governo e non le fondazioni, ma la cultura, la impone la politica?
- Può l’Europa decidere e “ricattare”, attraverso pressioni economiche la cultura di uno stato?
- Perché, attraverso la cultura, e gli incontri culturali, non vengono creati spazi per una trattativa di pace?
- Forse l’Europa e purtroppo anche l’Italia, spinge verso la guerra in maniera occulta, vietando o facendo si che stati esteri possano vietarci di accogliere stati con cui direttamente non abbiamo conflitti come la Russia?
L’ultima domanda che ci si è posti, viene rafforzata dalla “notizia” di un ulteriore “prestito” da ben 90 Miliardi di Euro che la Commissione ha stanziato a favore dell’Ucraina, non per la ricostruzione, come sarebbe doveroso.
Ad aggravare la pressione politica, sulla biennale di Venezia, la notizia: giuria esclude Russia e Israele dai premi: “Niente a chi è accusato di crimini contro l’umanità”.
Secondo questo principio dovrebbero essere in molti gli stati ad essere esclusi dal ricevere il premio, di cui alcuni anche Europei, non solo quindi la Russia e Israele,
La commissione annuncia che non prenderà in considerazione Paesi i cui leader, come Putin e Netanyahu, sono accusati dalla Corte Penale Internazionale.
Biennale Venezia: “Giuria agisce in piena autonomia e indipendenza”
La posizione è stata resa pubblica oggi, 23 aprile, subito dopo la nomina della giuria tutta al femminile, presieduta da Solange Farkas, fondatrice di Videobrasil.
Strano una commissione tutta al femminile, discriminazione del maschile?
Sono pertanto esclusi dalla competizione per conquistare i Leoni d’oro e d’argento anche la Russia e Israele. La decisione è stata adottata dalla giuria della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia: saranno esclusi dalla valutazione per i massimi premi, che saranno consegnati il 9 maggio, i Paesi i cui leader sono attualmente accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità.
Pericolosa e ideologica la posizione della giuria, tutta al femminile, che si attribuisce arbitrariamente “una responsabilità verso il ruolo storico della Biennale come piattaforma che connette l’arte alle urgenze del suo tempo”.
Il comunicato della giuria della Biennale, definisce il proprio orientamento valoriale indicando come principio guida la “difesa dei diritti umani”, in continuità con la visione curatoriale della direttrice artistica Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio del 2025.
“Di conseguenza, questa giuria si asterrà dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale”
Nel documento della giuria firmato dalla presidente Solange Farkas, Chair Zoe, Butt Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, si legge: “Noi, membri della giuria internazionale di ‘In Minor Keys’, siamo onorati di essere stati scelti da Koyo Kouoh, direttrice artistica.
Ricordiamo tuttavia che la Corte Penale Internazionale non è riconosciuta da tutti gli stati, ma solo da alcuni.
Forse la guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente hanno trasformato la Biennale in uno spazio dove l’arte diventa inevitabilmente terreno di scontro simbolico tra stati, civiltà, culture e “generi”?
Se così fosse, sarebbe la fine della Cultura, quella cultura che ci ha dato quella libertà intellettuale che oggi viene messa in forte discussione da politiche, ideologie e pressioni economiche che si avvicinano sempre più a dittature e unicità di pensiero.
Difendere l’ultimo baluardo, quello culturale, di libertà è un dovere sovrano che ci appartiene.
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