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Quando scrivere ed insegnare sono responsabilità

Insegnanti criminali o giornalisti menzogneri?

“Chi boccia è un criminale”.

Forse, magari, parliamone, comunque, è tutto da dimostrare.

Invece, chi scrive e chi pubblica queste idiozie, è un ignorante, è evidente.

Alex Corlazzoli, maestro e giornalista di” Il Fatto Quotidiano “ha dedicato un intero articolo (odierno) ad insultare i docenti definendoli criminali.

Dopo aver raccontato la storia di Vanessa 13 anni, non ammessa all’esame di terza media, nonostante una “situazione familiare burrascosa a dir poco”, quest’illustre mio collega di stampa e di insegnamento, spara a zero, sull’intera categoria dei docenti, con una supponenza ed una ignoranza clamorose.

Ecco il suo pensiero di fronte al problema bocciature a fine anno scolastico.

“Penso che i professori e i maestri che in questi giorni stanno bocciando (a meno che non vi siano ragioni gravi condivise con i genitori e i servizi sociali) dei bambini tra i 6 e i 10 anni o degli adolescenti siano dei criminali.

Lo dico senza timore: criminali. 

Gente che ammazza le persone con il proprio giudizio, con la superbia, con l’incomprensione, con la presunzione di credere che il loro intervento servirà a qualcosa.

Scriveva in Lettera a una professoressa, il priore di Barbiana: “[…]La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra “scuola dell’obbligo” ne perde per strada 462.000 l’anno. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi (insegnanti) che li perdete e non tornate a cercarli[…]”.

(Ma che dati sono?!?Presi da che fonte?!?In percentuale, nella scuola dell’obbligo attuale, a quanto corrispondono?!?)

E continua, il nostro caro Alex Corlazzoli: “E’ proprio così: gli incompetenti sono i docenti. Anzi aggiungo: sono criminali. C’è ben poca differenza tra chi estrae una pistola e uccide una persona e chi estrae l’arrogante arma della parola e spara sentenze su un ragazzo di undici, dodici anni. A questi professori chiedo: siete mai stati in un carcere? La maggior parte dei detenuti sono ragazzi o uomini che dalla scuola non hanno ricevuto nulla se non una bocciatura.”

Bene, no anzi, male.

E’ VERGOGNOSO, ASSURDO, MANIPOLATORIO ED INQUISITORIO scrivere e pubblicare queste falsità.

Tanto per capirci, sono addetta ai lavori, figlia di insegnanti, docente a tempo indeterminato, referente cyberbullismo, ma soprattutto vivo a scuola, insegno con passione e ci metto l’anima, nel mio ruolo di insegnante.

E chi lo dice? La mia coscienza, ma soprattutto i miei alunni.

Dei miei 56 anni, 50 li ho passati a scuola, fino ai 23 per studiare, dai 23 ad oggi per insegnare.

Ho insegnato in scuole private, pubbliche, medie e superiori, di città e di campagna.

Ogni anno, insegnando francese, ho avuto come minimo 6 classi nelle superiori, e 9, anche 10, classi nelle medie (dove insegno tutt’ora).

In tutti questi anni di esperienza, sia come docente che come commissario di esame, ho sempre considerato la bocciatura, l’ultima soluzione, l’ultima cosa da fare, dopo averle provate tutte, (legali ed illegali…)

Chi vive e lavora nella scuola, sa che, ogni anno, sempre più, si applica un insegnamento costruito sull’individuo, accogliendo il bambino ed accompagnando il ragazzo verso il mondo del lavoro.

La scuola è una palestra di vita, nel bene e nel male.

La scuola è fatta da persone, vizi e virtù, al di qua e al di là della barricata.

Con una differenza, i docenti, non i discenti, sono, (o dovrebbero essere), educatori e formatori, nelle parole, ma soprattutto nei fatti.

Possono sbagliare certo, ma definirli criminali è schifosa propaganda politica e strumentalizzazione mediatica.

Nei fatti, nella scuola dell’obbligo, la bocciatura è pressoché inesistente e gli insegnanti sono tutto, fuorché criminali.

Ci sarà pure qualche docente poco preparato e poco motivato, ma il suo danno è sempre più limitato.

Perché, nei fatti, nella scuola italiana, si accolgono TUTTI, anche i più deboli, sul piano psicologico-affettivo-relazionale.

Perché, nei fatti, in Italia, gli alunni più fragili, stranieri ed italiani, qualunque sia il loro disagio (linguistico, sociale, economico, comportamentale, psicologico…) hanno diritto a un P.D.P. (Piano Didattico Personalizzato).

Se poi presentano una certificazione medica di dislessìa, discalculìa, disortografìa, ancor più, hanno diritto a strumenti compensativi e dispensativi per essere aiutati e supportati nel loro percorso scolastico.

Perché, nei fatti, ogni anno, a scuola, si fanno i salti mortali per far quadrare i conti in segreteria, per avere gli insegnanti in classe, per non perdere gli alunni per strada.

Ogni anno, si mette insieme un cantiere di strategie didattiche, risorse economiche, energie umane e competenze professionali per fare andare avanti il carrozzone burocratico voluto dagli ultimi governi politici.

Prima di parlare, venite a scuola, e guardate con i vostri occhi!

Nella scuola italiana, sempre più, è impossibile bocciare.

E sapete perché? Perché non ci si riesce.

E, non a parole, ma nei fatti.

I dirigenti per primi, ma anche e soprattutto i docenti, fanno di tutto per non bocciare.

Perché, se hai fatto tutto a norma di legge, è matematicamente impossibile.

E, se pur nel pieno rispetto del P.D.P., la sufficienza è una chimera e gli obiettivi non sono stati raggiunti (neanche in parte), è cosa buona e giusta fare finta che l’anno prossimo, promuovendo sempre e comunque, le cose andranno meglio.

E se qualcuno si azzarda ad opporsi, per quieto vivere, per non aver problemi con le famiglie, si manda avanti tutti, chiudendo non uno, ma due occhi.

Come? E’ facile: basta alzare i voti, abbassare gli obiettivi e taroccare i compiti.

Il gioco è fatto, la famiglia è contenta ed il danno è perpetrato.

La scuola riflette ed amplifica la crisi di valori di una società sempre ignorante e succube, ma appariscente ed effimera.

Una società dove si vuole ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Dove alunni, nativi digitali, nati e cresciuti con il tablet in mano, non sanno né leggere un testo, né scrivere una lettera.

Alunni che escono dalle elementari senza saper scrivere in corsivo, inventano le tabelline a loro uso e consumo, ma che arrivano nelle medie con lo zainetto firmato ed il cellulare in mano.

Non fa niente se hanno il cervello vuoto, la loro pancia è piena, anzi, sono già in sovrappeso…

La grammatica è un optional, l’ortografia non esiste, la storia è noiosa e la geografia non serve (tanto c’è google maps!).

Chi se ne frega, basta mandarli avanti, senza fatica, né sogni, senza regole, né limiti, tanto il mondo che li aspetta là fuori li vuole così, stupidi, ignoranti e deboli.

Dunque, a ragion veduta, mi indigno di fronte ad una strumentalizzazione fuorviante e sentenziosa.

Mi indigno e ribatto.

Di cosa stiamo parlando? Di Insegnanti criminali o di giornalisti menzogneri?!?

 

NdD: sarebbe il caso di riprendere l’affermazione di Alex Corlazzoli parafrasandola in 

“Penso che i giornalisti che in questi giorni (ma direi sempre) stanno scrivendo su argomenti senza il doveroso approfondimento siano dei criminaliLo dico senza timore: criminali. Gente che ammazza le persone con il proprio giudizio, con la superbia, con l’incomprensione, con la presunzione di credere che il loro intervento servirà a qualcosa.”

e forse anche più criminali di un professore, perché chi scrive sui giornali senza verifiche ed approfondimenti fa più danno e per un periodo più lungo di una semplice bocciatura.

Veniamo poi agli alunni ed alle bocciature: a questo punto la mia domanda è, ma a cosa serve la scuola, trasformiamola in in grande centro di babysitteraggio e non in un luogo in cui gli alunni si devono mettere alla prova per prepararsi alla vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutti Promossi! La Scuola perde il suo significato…




Tutte le risposte sui concorsi scuola

Che ne sarà dei precari del mondo scuola?
Come si svolgeranno i concorsi per la scuola?
Quando?

Da mesi docenti, abilitati e precari di ogni tipo seguono le notizie più svariate nella vana speranza di capire quali saranno le posizioni definitive del governo:

  • ci sarà il concorso?
  • Quando?
  • Quali saranno le prove?
  • Entro quando si dovranno conoscere i risultati?
  • E gli abilitati?
  • L’anno scolastico 2021/2022 come sarà organizzato?

Finalmente abbiamo le prime risposte decisive.

Il neo approvato decreto sostegni bis del governo Draghi, affronta le misure semplificate per i precari,  regolarizza i concorsi per l’insegnamento e le misure sul precariato scuola.

Lunedì 24 maggio alle h 18,00 sul canale YouTube BetapressTV, Chiara Sparacio intervisterà  l’avv. Maurizio Danza.

L’avv. Danza, Prof. Diritto dell’istruzione e Ricerca Internazionale Università Isfoa, spiegherà il decreto sostegni bis e risponderà alle domande del pubblico.

Per essere sicuri di non perdere la diretta, è possibile impostare il pro memoria

 

 

Concorso a Cattedra, ridicolmente infernale…

 

 

 




ANPE: Laurea in pedagogia inutile, cancelliamola!

                                                             

 

COMUNICATO STAMPA del 20.05.2021

 

Con i recenti provvedimenti, ultimo dei quali è il Decreto Sostegni bis, approvato il 20 maggio 2021, la necessità di un intervento primariamente pedagogico, per cercare le soluzioni al disagio giovanile, è stata ulteriormente ignorata dal Governo ed in particolare dal Ministero dell’Istruzione, con il quale nell’agosto scorso le associazioni rappresentative dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici, ha sottoscritto un apposito Protocollo d’intesa.

Il recente stanziamento di venti milioni di euro a sostegno dei servizi di psicologia, fondi che si aggiungono a quanto stanziato già in precedenza, indica come la “sanitarizzazione” sia impropriamente ritenuta dalla classe politica la via elettiva per la soluzione dei problemi educativi e formativi che vengono espressi nei vari contesti, in particolare nella scuola.

Di fatto, con tali provvedimenti, la pedagogia ed i pedagogisti vengono estromessi dalla società e dalla scuola, quest’ultima sempre ritenuta il loro àmbito elettivo.

Questo peraltro significa che le lauree magistrali in scienze dell’educazione e della formazione sono pressoché inutili, in quanto le opportunità lavorative indicate dai piani di studio universitari nella realtà sono concesse ad altri professionisti, privi delle necessarie competenze. Quindi, i corsi di laurea magistrale in scienze dell’educazione e della formazione perdono la loro ragione di essere e il perdurare di tale situazione induce a proporne la cessazione.

Va inoltre sottolineato come a tale punto si sia giunti anche “grazie” al disinteresse, al silenzio e all’accondiscendenza da parte di molti docenti universitari, alcuni dei quali peraltro privi di laurea in Pedagogia o Scienze dell’Educazione.

Disattenzione in alcuni casi millantata come fattivo interesse al riconoscimento della professione di Pedagogista, quando unico atto utile e necessario dovrebbe essere il suo ordinamento mediante la costituzione dell’Ordine e del relativo Albo.

Le risorse e la capacità di resilienza dell’essere umano indicano che i processi educativi e formativi non possono e non devono essere considerati alla stregua di meri eventi patologici e dimostrano che la strada da seguire non è quella imboccata.

 

La Presidente nazionale ANPE

Maria Angela Grassi

 




“Il Miracolo del Mattino”

Galeotto fu Clubhouse …

Alle sei e trenta del mattino, nel corridoio di Clubhouse, si apre una stanza che può cambiarti la vita.

La “Room”, che prende ispirazione dal libro “The Miracle Morning – Trasforma la tua vita un mattino alla volta” di Hal Elrod, è il punto di incontro per Esseri Umani che desiderino condividere il “segreto per trasformare ogni ambito della loro vita, molto più velocemente di quanto si possa immaginare …  l’approccio più semplice che si possa adottare per imparare a vivere la vita che si è sempre desiderata”.

Il tutto all’insegna della Condivisione di Conoscenza, Saggezza e Amore, in tutte le sue forme e in ogni area dell’Esistenza.

Ma facciamo un passo indietro. Nato nel mese di marzo dello scorso anno, Clubhouse – da molti definito anche come “social audio” e “social network vocale” – è il social network basato unicamente sul potere della voce.

Qui nascono ogni giorno – per iniziativa di Imprenditori, Artisti, Autori, Esperti nei rispettivi ambiti – delle “Room” che accolgono, a qualsiasi ora del giorno e della notte, migliaia di utenti in tutto il mondo.

E veniamo al 4 maggio 2021.

Riparto da qui

Chi mi segue abitualmente sui social e in particolare sul Canale YouTube “Jasmine Laurenti” sa che ho un Progetto di valore sociale, ‘Ondina Wavelet World’, il cui Scopo è creare una Cultura basata sui Valori e sull’uso consapevole di un Linguaggio “High Vibes”, per innalzare il proprio stile di vita a un’ottava superiore.

La stanza “Il Miracolo del Mattino”, prendendo ispirazione dall’omonimo libro, è in perfetta risonanza con il “Big Why” della nostra acquatica Eroina: una cassa di risonanza in cui Valori come Integrità, Autenticità, Coraggio, Perseveranza, Amore – e l’elenco potrebbe continuare all’infinito – trovano la loro libera espressione.

Come in ogni altra Room di Clubhouse si interagisce con la voce, e lo si fa assumendo il ruolo di Creatore della Stanza, Moderatore, Speaker o semplice ascoltatore.

Chi è nell’audience può alzare la mano quando si sente pronto a intervenire e i moderatori hanno facoltà di accoglierlo sul “palco” degli speaker. Semplicemente geniale.

 

Due sveglie e un caffè all’americana

Devo a Clubhouse e a questo gioioso appuntamento mattutino, l’aver sovvertito le mie abitudini da artista.

Sono (quasi) sempre andata a dormire alle quattro del mattino per alzarmi alle 11:00.

Consideravo la notte un tempo sacro: il tempo della creatività, dell’ispirazione, della meditazione.

Ora mi corico a mezzanotte – massimo l’una – per alzarmi alle 06.25.

Mi ci sono volute due sveglie e un caffè all’americana per instaurare questa nuova, radicale abitudine!

E, cosa alquanto sorprendente, ci sto prendendo gusto a respirare il fresco profumo del mattino, mentre ammiro il primo raggio di sole riflettersi sul lago, ammantando d’oro il golfo della “mia” Lugano.

Ancora non ci credo: sto rinascendo a me stessa.

 

Vivo un Miracolo ogni Mattino

Chi si alza presto la mattina, specialmente se deve autodisciplinarsi per farlo, ha una mente predisposta al Cambiamento.

Chi ha il coraggio di cambiare ha il coraggio di rimettere in discussione la propria Identità, le proprie Convinzioni, le scelte fatte fino a quel momento … a costo di ripartire da zero!

Chi è pronto a ripartire da zero attribuisce alla parola “errore” il significato di “opportunità di apprendimento”, “sfida con se stessi”, “resurrezione a nuova vita”.

Chi è disposto a rinascere a se stesso, infine, non dà retta ai giudizi di chi non osa fare altrettanto: è libero di essere chi è e di perseguire il proprio Scopo, “no matter what”.

Per quanto mi riguarda, l’aver fatto finora tredici traslochi mi ha insegnato che il “nido” più sicuro è quello creato da Esseri Umani che scelgono liberamente di amarsi e, nel rispetto delle loro differenze, decidono di perdonarsi, proteggersi e valorizzarsi. Ogni giorno.

Agli inevitabili marosi della vita ho imparato a non reagire opponendo resistenza, ma a “fluire” nel riposo della Fede, sicura come sono che, nei suoi modi e tempi, l’Esistenza ristabilirà l’Equilibrio.

Sarà forse per questo che, fin dal mio primo ingresso nella Room del Miracolo del Mattino, mi sono sentita “a Casa”?

 

… e inizio al meglio la giornata!

Non credo nel caso. Credo che a ogni stadio del nostro Percorso evolutivo ci sintonizziamo su diversi livelli di “Realtà”, più o meno vicini alla Luce – nostra comune Sorgente di Provenienza, nostro comune Oceano di Destinazione.

Solo un mese fa dormivo, alle sette. Oggi invece faccio colazione con Esseri Umani inclini all’Eccellenza come Stile di vita: un gruppo di Pari dove chiunque trovi il coraggio di alzare la mano e dire la sua, è il benvenuto.

Obiettivo comune: ritrovarci per libera scelta, stare insieme per Amore, crescere insieme fino a che, per il principio dei vasi comunicanti, ciascuno di noi abbia acquisito Parole, Pensieri, Convinzioni, Valori e Atteggiamenti tipici degli abitanti del Regno dell’Abbondanza come Stile di Vita.

In questo Regno è assente il falso valore della “competitività”: qui, a manifestarsi, è la Frequenza della “Condivisione” di strategie, supporto e know how tra menti ri-programmate per il Successo e la Felicità.

Qui, “Successo” vuol dire: scoprire Chi noi siamo e quale sia la nostra Mission, il nostro Contributo di Valore.

Qui, “Felicità” vuol dire: vivere il Presente come “Dono” (lo dice la parola stessa!). Ringraziare in ogni tempo e per le più piccole cose, non dando nulla per scontato. Condividere, con chi ne ha bisogno, quel che la Saggezza ci ha lasciato in tanti anni di esperienza. Cogliere ogni buona occasione per migliorarci, imparando da chiunque. Soprattutto, amare: prendendo esempio dal sole che brilla su noi tutti o dalla pioggia, che cade su noi tutti a prescindere da titoli o meriti.

La Buona Notizia è che questo Regno non è da qualche parte, “là fuori”: il Regno dell’Abbondanza è in ciascuno di noi! Ciascuno di noi può, guardandosi dentro, “accorgersi” di avere, dentro di Sé, l’intero Universo.

 

Nel Palinsesto di Tele Ondina, c’è una novità

Ci sentiamo dal lunedì al venerdì alle 06:30, Amici. Su Clubhouse, nella Stanza dedicata al Miracolo del Mattino!

Ad accogliervi nella Room Massimiliano Mazia (imprenditore e mental coach), la moglie Silvia Matesic (imprenditrice), Massimo Russo (stilista di moda) e altri virtuosi Eroi: Edoardo Noferi, Giorgia Morosi Visentin, Gianni Di Nardo e … la sottoscritta!

Per rendere visibile e operativa la virtuosa Liaison tra il Fantastico Mondo di Ondina e il Miracolo del Mattino abbiamo inaugurato il Talk Show “Born 2 Win”, trasmesso in Live Streaming ogni due giovedì alle 20:30 sul Canale YouTube “Jasmine Laurenti”, Patreon, Twitch, LinkedIn e, in differita, su Rumble e Lbry.

A ogni puntata, in diretta concorrenza con il tiggì delle non buone notizie, si parla di Valori e di Parole belle e buone.

In pratica, è la versione video della virtuosa Room mattutina.

Il primo episodio è qui.

Con Amore,

Ondina Wavelet (Jasmine Laurenti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




I Malvoluti: provocazione allo stato puro con Nessuno

I Malvoluti, un nuovo complesso di giovani studenti universitari bolognesi, sta spopolando sul  Darkweb con Nessuno, un pezzo di provocazione allo stato puro, formato da un motivetto musicale che potrebbe essere il nuovo tormentone estivo.

Il testo parte quasi in sordina con una forte provocazione sull’omosessualità fino ad arrivare alle molestie clericali.

Semplice ed efficace, ogni strofa tira un forte colpo al perbenismo che circola oggi, arrivando dritta al cuore con ogni ritornello dove siamo tutti pronti a parlare di accoglienza ma alla fine … nessuno vuole un negro in casa

Basta con questa facciata in cui tutti parlano e sbraitano, in cui tutti credono che a parole si risolvano le cose, non è così, occorre essere coerenti, decisi, certi e coscienti.

Nessuno raccoglie in poche strofe alcuni dei principali motivi di malvagità del mondo, buttando in faccia ai finti buonisti la verità: parole tante fatti pochi.

Troppo comodo parlare di accoglienza ma non accogliere nessuno, di malattie ma di non curare, di diversità ostentandola come se fosse un traguardo mentre invece è una partenza.

Bravi Malvoluti, avete dimostrato che basta una canzone per dare messaggi chiari e spesso nascosti dietro a fiumi di parole.

Occorre pensare ad un nuovo modo di ragionare sia sulle diversità che sull’accoglienza, non si può in continuazione pensare a risorse infinite, non è possibile continuare a buttare soldi senza ottenere risultati, fomentando spettri di razzismo quando qualcuno osserva che in un tavolo da dieci non ci si può stare in cento.

 

E poi, diciamolo, questo paese non è venuto dal nulla, ma dalla fatica di generazioni di Italiani, che peraltro hanno costruito anche altri paesi, mica solo questo, ed ora pensiamo che tutti ne hanno diritto, così, semplicemente perché esistono?

Ma non si pensi che in questo modo aiutiamo gli altri, se distruggiamo quello che c’è perché lo disperdiamo in modo indiscriminato, facciamo il male di tutti, anche dei non italiani.

La canzone dei Malvoluti ci è piaciuta molto perché rappresenta la fiaba del re nudo, nessuno lo dice tutti lo sanno molti fingono i Malvoluti NO.

Bravi.

 

 

 

Nessuno – I Malvoluti – CCEditore musical edition




TUTTO IN UN PURCHE’, DDL ZAN E DINTORNI…

Art. 4.
(Pluralismo delle idee e libertà delle scelte)

1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte,

purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

 

Il DDL ZAN è tutto qui, tutto nell’articolo 4, la sua vera assoluta pericolosità è solo in questo articolo.

Gli altri articoli in pratica non fanno altro che inserire nel codice di procedure penale art. 604 bis e ter  dopo la parola religioso le parole “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.”.

Chi oggi, nella nostra società pluralista, potrebbe non essere consapevole che non può esserci più discriminazione razziale, religiosa o sessuale?

Frange impazzite, destre idiote, assurdi retrogradi ormai ai limiti del patologico, forse loro, ma certo in una società equilibrata no, non è più pensabile discriminare qualcuno per differenze di qualsiasi natura esse siano.

Ovvio che poi non deve essere accettato l’estremo da nessuna parte, lo sviluppo del pensiero deve essere adeguato all’età dai fanciulli agli adulti e quindi deve esistere una correttezza etica che tutela chi ancora deve crescere nello sviluppo mentale ed “ideologico”.

Detto tutto questo la pericolosità vera del ddl zan è tutta scritta in una sola parola: “purché”.

Le persone intelligenti mi hanno già capito, inutile per esempio citare i maiali di Orwell o i capponi di Renzo, quel purché diviene la nuova spada di Damocle in una socialdemocrazia virtuale.

Certamente chi ha scritto quel DDL non voleva mettere nelle mani di un giudicante la libertà di opinione, ma così ha fatto, perché Bruto è un uomo d’onore, e quel purché così realizza, messo in mezzo come se fosse un divisorio tra il giusto e lo sbagliato, come uno spartiacque tra i buoni ed i cattivi, già identificati, già conosciuti, già certi.

Ma Bruto è uomo d’onore.

Ma il fatto ancora più grave è che oggi il vento delle convinzioni è sottile come quello della calunnia, inesistente e labile come ghiaccio al sole, oggi l’opinione pubblica è sempre scritta al plurale.

Come è possibile allora inserire quel purché, sulla fiducia di quale organismo giudicante, di quale illuminata mente giuridica?

Ma poi da quando la magistratura interpreta la morale? e anche volendo su quali parametri stabilisce cosa è quel purché?

Voglio ricordare il bellissimo film di Alberto Sordi e la divertente canzone di Buscaglione che posto a fine articolo, ma non posso non stigmatizzare questo punto del DDLZAN perché è su questo punto che si poteva dire qualcosa al concerto del primo maggio, ma di questo ne parleremo in altro articolo.

Pertanto possiamo solo sperare che cessi qualsiasi forma di discriminazione purché rimanga la liberta di opinione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MORALISTA

Due vite
Vivo perché
Due voci
Io sento in me

Se ti parlo di ideali
Se ti parlo di virtù
Non mi credere
Sono frottole
Parole e nulla più!

Non ti fidare di me
Perché, perché ti ingannerò
Moralista, mi sa dire la morale che cos’è?
È una favola per i semplici
Ma non è fatta per me!

Polemizzo
Stigmatizzo
E condanno
Il mondo inter!
(Oh, che scandalo davver!)

Non ti fidare di me
Perché, perché ti ingannerò
Moralista, mi sa dire la morale che cos’è?
È una favola per i semplici
Ma non è fatta per me!
No, no, no, no, no, no, non è fatta per me!

FRED BUSCAGLIONE




LA FOLLA

Il tema della folla è sempre stato ampiamente trattato dagli scrittori di tutti i tempi.

Seneca riteneva che la folla provocasse un turbamento nell’uomo.

Manzoni vedeva la folla come qualcosa di negativo per i comportamenti irrazionali messi in atto e, a questo proposito, così si esprimeva: “Ne’ tumulti popolari c’è sempre un certo numero d’uomini che, o per un riscaldamento di passione, o per una persuasione fanatica, o per un disegno scellerato, o per un maledetto gusto del soqquadro, fanno di tutto per ispinger le cose al peggio, propongono o promuovono i più spietati consigli, soffian nel fuoco ogni volta che principia a illanguidire: non è mai troppo per costoro; non vorrebbero che il tumulto avesse né fine né misura”.

Anche in Verga ritroviamo la folla con riferimento ad una rivolta contadina poi repressa dall’esercito di Garibaldi.     

Secondo lo studioso Le Bon, pioniere della psicologia delle folle, “l’uomo della folla ridiventa primitivo” e l’individuo immerso nella folla non è più se stesso.  

Possiamo osservare che la persona, nel momento in cui si unisce alla folla, subisce un cambiamento in quanto percepisce un senso di potenza ed assume – come afferma Le Bon – comportamenti simili a quelli di un individuo ipnotizzato ed irresponsabile.

Anche Freud si è occupato di psicologia delle masse, approfondendo la tematica della coesione sociale, e concordava con Le Bon sul fatto che le folle fossero più disinibite dei singoli individui.

Freud riteneva che le folle e i gruppi fossero tenuti insieme dalla libido e spiegava come l’individuo che si immerge nella massa si liberi di tutte le sue inibizioni.

Una dimostrazione di ciò è data, ad esempio, dalla folla che ha festeggiato il 2 maggio 2021 per la vincita dello scudetto da parte dell’Inter, riversandosi in Piazza Duomo e violando le regole del distanziamento sociale previste per il Covid.

Le immagini che abbiamo visto dei tifosi che si accalcavano in Piazza Duomo ci riportano indietro nel tempo, anche se in questo caso c’è una differenza perché si tratta di una folla che esprime felicità e non rabbia come quella di svariati autori del passato.

La folla dei tifosi dell’Inter, in una situazione non problematica sul piano sanitario, sarebbe stata vista in senso positivo perché rappresentativa di un’unica anima espressione di unità e di gioia. Il contesto situazionale condizionato dal Covid ha capovolto il senso di tale evento, trasformando la folla in una specie di mostro.

Si nota, per altro, una significativa perdita del controllo da parte di questa folla: i tifosi dell’Inter si sono riversati per le vie del centro di Milano mettendo in scena comportamenti disinibiti quali ad esempio il togliersi le mascherine e l’ostacolare il distanziamento sociale.

Questo ci fa riflettere su come la folla, che si riunisce con intenti positivi per festeggiare un evento, possa assumere connotazioni negative.

Potremmo parlare, a questo proposito, di una “patologia della folla” che genera negli individui una mancata percezione delle possibili conseguenze delle azioni messe in atto e spesso anche una violenza incontrollabile.

 




GIOVENTU’ INVISIBILE, SCUOLA E PROMESSE…

              PROSPETTIVE SERIE O SI VA VERSO IL PRECIPIZIO?

La Scuola riprende (o ‘dovrebbe riprendere’) quasi a pieno ritmo, consentendo un parziale ritorno di studenti e docenti nelle aule, così riprendendo la didattica in presenza, pur se con una certa alternanza. Questo, ad ascoltare i proclami lanciati dai compartimenti interessati.

Ma i dubbi sulla concretezza pratica delle misure adottate, non sono pochi: anche perché le perplessità e le voci di contrappunto sono molte e peraltro prossime, quando non interne, proprio a detti compartimenti. Ne faccio un elenco sommario: “sì, si riprenderà di presenza, ma la DAD (didattica a distanza) non sarà accantonata”; “sì, però potrebbero esserci problemi con l’affollamento dei mezzi di trasporto”; “sì, ma i docenti chiedono assicurazioni ai Dirigenti Scolastici: vogliono garanzie perché hanno paura temendo il contagio dagli studenti”; “sì, ma gli studenti hanno paura, temono le ‘verifiche’ dopo tanti mesi a casa e pensano che il rientro possa rappresentare un vero e proprio trauma”.

Notate le ultime due dichiarazioni: sono state rese da un rappresentante sindacale (esistono ancora i sindacati? E gli interessi di chi sostengono?), e sono state dominate dall’utilizzo della parola – e quindi – del concetto di ‘paura’.

Parola e concetto distruttivi, quello della ‘paura’, che vanno a incidere principalmente su studenti già seriamente provati da una DAD priva di contenuti di rilievo e di quella energia propria delle aule scolastiche, e segnati da una limitazione delle proprie libertà personali: di espressione, di socialità, di incontro con i coetanei, di confronto, di critica e di contraddittorio.

E soprattutto una macroscopica menomazione di quei diritti che fanno capo alla Costituzione della nostra Repubblica: diritto allo studio in primis, al pari di altri diritti fondamentali menomati da una ‘emergenza’ sanitaria che, in vigore da oltre 15 mesi, non è più ‘emergenza’ (ossia: situazione negativa improvvisa cui si deve far fronte in modo immediato) ma condizione patologica e sofferta, peraltro marchiata da tesi e antitesi sempre più contrastate, profonde e laceranti, e atroci dubbi sempre più vividi.

E – a distanza di più di 15 mesi – insegnanti, famiglie e studenti ancora una volta devono assistere al teatrino di chi accampa l’alibi dei ‘trasporti’ e dei presunti timori, di fronte a una certa qual ripresa della normalità? Evocare ancora una volta allarmismi e patemi, facendo leva sul facile refrain dell’emergenza, insistere sul nero tasto della paura, è da furbastri ed è cartina di tornasole di quel pernicioso scaricabarile che da troppo tempo segna la PA! Incredibile e persino intollerabile, proprio per la gravità della situazione contingente.

Ma questo non è il solo punto dolente: oggi, le esigenze legate all’insegnamento – da un lato – e all’apprendimento – dall’altro – sono radicalmente mutate, e ritengo che ci sia una forte, e fors’anche interessata, miopia al riguardo.

Lo scenario di tipo pandemico ha messo a nudo discrasie, insufficienze, lacune concettuali e programmatiche, umane e tecniche, il prevalere di pulsioni ideologiche (anche devastanti: quali l’imposizione dell’ideologia gender nelle scuole, con letture e tecniche consone più alla pornografia che alle aule scolastiche) su quella che è sempre stata la corretta missione dell’insegnamento: anche perché il ‘nuovo che avanza’ non sempre è degno di ciò che lo abbia preceduto.

Il problema non è tanto riaprire e iniziare con energia a ripristinare i circuiti virtuosi dell’istruzione, quanto il dover prendere atto che gli studenti hanno perso in termini di apprendimento due anni scolastici, e che quel che avevano appreso prima – non alimentato e incrementato da successivi, progressivi, apprendimenti – ha subìto un notevole depauperamento.

Quindi, fin da subito va impostato a tutti i livelli un programma complessivo che – anche con tempistiche serrate, anche chiedendo aiuto a quegli insegnanti in pensione che sentono di poter ancora mettere a disposizione le loro competenze – possa consentire un consolidamento delle basi pregresse, cucendole ai successivi livelli.

Ma vi è anche un aspetto squisitamente sanitario: in ogni plesso scolastico, e a lungo, dovrà intervenire uno psicologo che incontri tutti i giovani al fine di accertare se la situazione abbia segnato qualcuno, disturbandone la psiche e la personalità specie nella percezione della realtà.

Ovviamente, questo potrà essere fatto nel corso del prossimo anno scolastico, che, con idonei interventi del legislatore, potrebbe coincidere con il prolungamento di un anno di tutti i corsi di studio, di ogni ordine e grado: sempreché si voglia dare seguito allo spirito e alla lettera della Costituzione.

Diversamente, queste generazioni di studenti subiranno danni profondi al loro percorso di acculturamento e crescita.

Ma occorre intervenire subito, perché oggi è già domani.

Già il recuperare giusti e consapevoli livelli di attenzione e di concentrazione, non sarà questione risolvibile con un colpo di bacchetta magica, e anche gli insegnanti – pur mobilitatisi al loro meglio – devono riconvertire ritmi e presenze alla ritrovata ‘normalità’, alle nuove esigenze: anche se per fare ciò dovessero approfondire il loro bagaglio professionale.

Peraltro, si tratta di una ‘normalità’ o pseudo tale che non si sa se e quanto potrà durare, se dovessimo continuare a essere imbottigliati nell’attuale girone infernale, preda di un meccanismo perverso cui pare non volersi dare definitiva soluzione.

Se è vero che la politica intende investire nella ‘transizione ecologica’ (un termine caramelloso e pomposo: ma per ora abbiamo solo un nuovo colossale inquinamento derivato da tutti i supporti sanitari e tecnici adoperati per affrontare la c.d. pandemia, cui segue il nuovo, pesante, inquinamento derivato dalla svolta green nel settore dell’energia e dell’autotrazione, al netto dei milioni e milioni di tonnellate di rifiuti urbani che continuano ad ammucchiarsi),  e nella ‘digitalizzazione’ (altro oggetto misterioso: come si può pensare di digitalizzare – sinonimo di ‘progresso’ – il sistema della PA, che annaspa nei mille lacci e lacciuoli di un procedere farraginoso e sedimentato, e di una burocrazia persino sfrontata arrogante nella propria pachidermica lentezza e inefficienza; prima occorre riformare, disincrostare, eliminare, snellire, rendere agile ed efficace un sistema oggi feudale e incongruo.

Dopo, e solo dopo, si potrà procedere alla digitalizzazione del nuovo, snello ed efficace sistema: diversamente sarà come digitalizzare i pittogrammi rupestri dell’epoca preistorica con gli stessi strumenti che ci consentono di andare sulla Luna o su Marte.

Avremmo una preistoria ammantata di modernità, che farà diventare ferrovecchio anche la modernità stessa); se è vero che si deve investire nella sanità pubblica per recuperare il tempo e l’efficienza perduti (altro non-sense: proprio i distruttori della sanità pubblica, coloro che hanno eseguito gli ordini della UE di chiudere ospedali e ridurre posti letto, vogliono gestire i fondi di tali investimenti…), è altrettanto vero che si deve investire anche in tutti i livelli del comparto dell’istruzione (ma di questo, salvo vaghe enunciazioni, non se ne parla proprio: così che il comparto scuola pare destinato a patire l’ennesimo gap, andando a costituire ulteriore elemento discriminante tra i nostri studenti e gli studenti di altre nazioni), al fine di mettere i nostri giovani in reali condizioni di poter apprendere, di poter acquisire solide basi culturali e tecniche, di poter aspirare a inserimenti nel mondo del lavoro dignitosi e tali da consentire di alimentare quel circuito virtuoso che si chiama ‘progresso sociale ed economico’ di una Nazione, e soprattutto in grado di poter reggere il confronto con i loro coetanei negli altri Stati del mondo.

I giovani, che stanno vivendo lo sfascio – a ogni livello: umano, morale e sociale, economico e finanziario – loro e delle loro famiglie; che sono sottoposti ancor più – essendo ‘lavagne bianche’ – a pressioni e ad un virale, martellante, costante, soffocante e non casuale ‘lavaggio del cervello’; che ascoltano preoccupati e inermi i discorsi preoccupati dei genitori; che non hanno la possibilità oltreché le capacità per poter formulare una pur minima programmazione, avviluppati anch’essi nei tempi scanditi da quelle complesse, indecifrabili, bizzarre, contraddittorie decretazioni che consentono una pseudo-vita con tappe quindicinali o mensili; che si sono visto negare di poter pensare al loro futuro, d’esercitare la fantasie e di sognare senza incubi;  i giovani, dunque, oggi non vedono elementi utili a incoraggiarli, anzi pensano a un futuro colmo di incognite  (il che è proprio l’opposto alla loro indole di ‘giovani’ cui è la Natura stessa a delegare il ruolo generazionale di ‘futuro’ prossimo venturo).

Giovani persi nelle mille pieghe di giochini elettronici perlopiù pericolosi e dove la violenza/il cruento la fa’ da padrone, giovani i cui insegnanti colmi di ideologie e carenti di ideali non sono stati capaci di insegnare come si regge correttamente una penna, di come si debba ‘leggere’, di ‘scrivere’, di ‘come si studia’ stimolando l’attenzione, approfondendo e ricercando attraverso la consultazione di libri, così stimolando la curiosità e l’apprendimento indirizzandolo verso la lettura e l’approfondimento.

Gli insegnanti, in nome di concetti simil-liberali, in realtà da anni hanno lasciato i giovani a sé stessi non insegnando loro un ‘metodo di studio’.

E Internet, direte? Internet è un ottimo strumento di ricerca e quindi di approfondimento, cui poter attingere per rendere più completo e significativo ciò di cui già si abbia nozione. Studiare in rete abbandonando il cartaceo, invece, ha altri e diversi presupposti e mette in ballo altre capacità, di cui la più parte degli studenti è carente.

Loro guardano e copiano ciò che trovano, senza porsi molti problemi: 10 minuti e il compito è fatto, 10 minuti e la ‘ricerca’ è completata! Assurdo!!!

Oggi c’è bisogno di veri professori con esperienza e soprattutto ‘voglia’ di insegnare, dedicando tempo e passione: non un occupato, un impiegato statale.

L’insegnante del dopo-caos deve avere la capacità di informare ed educare allo studio, deve saper incuriosire, affascinare e stimolare con le sue spiegazioni di scienze e conoscenze.

Si deve insegnare ai ragazzi a volare alto, a non avere paura (la paura non esiste; si impossessa solo di chi è insicuro e timoroso anche di sé stesso), a non obbedire a regole di un idealismo coercitivo, ad amare la propria intelligenza perché tramite essa assorbono la cultura nel senso più nobile della sua accezione e tramite la cultura ameranno il mondo: e così se stessi, e così gli altri.

Ricevere un’educazione passa dalle famiglie e dalle scuole: ma mentre la scuola può parzialmente sopperire alle carenze famigliari – sempre che lo studente abbia la volontà di istruirsi, di guardare al futuro -, la famiglia non ha armi per sopperire alle carenze della scuola (salvo il farsi carico di altri oneri oggi difficilmente sopportabili).

I giovani di oggi, sottoposti a limiti inimmaginabili solo un anno fa, sono fragili e impreparati, delusi, confusi, scarsamente motivati allo studio, appiattiti da una cultura monca, da un vocabolario approssimativo e modesto e da una grammatica superficiale non hanno né cercano lavoro (con il cattivo esempio di uno stato che con mance e paghette stimola più l’inoperosità che non la ricerca di un lavoro).

Ma l’equazione è perdente, poiché più sono mantenuti, più accantonano l’idea di cercarsi – o almeno tentare di cercarsi – un (sicuramente più faticoso) posto di lavoro.

I teen agers sono sfiduciati e demotivati, hanno paura di diventare adulti e rimandano le decisioni importanti, quelle che prevedono l’assunzione di una qualche responsabilità; nella migliore delle ipotesi il loro futuro sarà segnato dal precariato, sempre più dilagante, consegnandoli a una vita fatta di incertezze.

Giovani che si ritengono sconfitti già in partenza, carenti di una cultura di base (frammentaria, priva di un quadro organico sulla cui base poter formare un qualche valido costrutto, una qualche loro personale idea, incapaci di partecipare a una cultura collettiva e quindi sociale, carenti della cultura comportamentale e morale (assistono al cattivo esempio di un palese permessivismo e di una sempre più scarsa cultura familiare).

Giovani da recuperare, da stimolare, da incentivare, da non far smarrire e da non consegnare al piattume esistenziale: cui far ritrovare interesse alla vita per poter diventare cittadini, membri di un consorzio civile vivo e pulsante, da sottrarre alla massa degli invisibili.

Una gioventù invisibile – quella dei giovani tra i 15 ed i 29 anni, nullafacenti – che in Italia coinvolge milioni di soggetti e che è destinata a crescere, moltiplicandosi in modo esponenziale, se sono vere le tragiche stime che la crisi sanitario-economico-produttiva lascia intravedere.

Quanto pessimismo, potrà dire il Lettore. No, crudo realismo: mi permetto di sostenere; il male, per poterlo combattere, va chiamato con il suo nome e guardandolo, sfidandolo.

E nel sostenerlo, rendo onore a tutto quel corpo docente che quotidianamente, con competenza, abnegazione e anche sacrificio, svolge con competenza e puntualità la propria missione, il proprio compito.

Vi sarà capitato di leggere dei NEET, ossia, riferito alla popolazione giovane, dei not (engaged) in education, employment or training. Termine che si riferisce a quella massa di giovani (dai 15 ai 29 anni: ormai un vero e proprio esercito di invisibili), improduttiva: c’è chi ha abbandonato qualsiasi tipo di educazione scolastica o universitaria, chi non lavora né cerca lavoro né è inserito in un corso di formazione.

Ma il neologismo anglosassone (in Italia ribattezzato con l’onomatopeico ‘Né-Né’ – né questo, né quello – non fotografa un qualche ‘nuovo fenomeno’: costituisce un semplice trucco dialettico per reinventarsi il concetto di ‘disoccupazione giovanile’, quasi che dandole un nome esotico il problema si edulcorasse!

Tutti costoro sono stati posti su un patibolo dove sarà per loro difficile chiedere clemenza a un possibile giustiziere senza volto. Troppe generazioni hanno subito e subiscono le crisi, spesso piegate su sé stesse e preda di uno sconforto profondo che purtroppo – per pudore o inesperienza – spesso non riesce a superare l’uscio di casa, se non quando esplode in forme di aggressivo autolesionismo o rabbiosa violenza.

Tutto il peso di una società dalle molteplici e lampanti incapacità amministrative e gestionali di vertice sta ricadendo sui veri soggetti più fragili: i giovani e gli anziani, due soggetti che rappresentano il passato e il futuro di una nazione.

Due soggetti senza i quali esisterebbe solo un ‘presente’ grigio e vuoto, dove i peggiori incubi si perderebbero nelle grida mute delle anime urlanti.

È il momento del fare senza attendere che ‘qualcuno’ possa o debba fare: è il momento dei fatti, piuttosto che non delle tante parole, giova una vera e propria ‘rivoluzione interiore’ che liberi la mente e consenta all’animo di risollevarsi.

Dobbiamo far sentire socialmente importanti e seguiti i giovani, dobbiamo accudire il nostro stesso futuro, consegnando loro una ‘casa’ pulita e degna di essere abitata; una casa con un solido tetto e dalle quattro solide mura: FAMIGLIA, GIUSTIZIA, SCUOLA e LAVORO, con al centro il più solido dei pilastri di sostegno, senza il quale tutto sarebbe traballante e incerto.  La LIBERTA’!

Roma, 25 Aprile 2021                                                                                Giuseppe Bellantonio

 




Giovanna Boda: sbatti il mostro in prima pagina!

E ci risiamo!

Girolimoni, ancora non ha insegnato nulla!

Diritto di cronaca? Tutela del cittadino? Libertà di stampa?

E’ ormai notizia passata il caso di Giovanna Boda, dirigente del Ministero dell’Istruzione, stimata e rispettata, che in seguito di indagini della magistratura sul suo operato, ha tentato di togliersi la vita con un salto nel vuoto.

Noi di Betapress lo sapevamo già, avevamo avuto già la cosiddetta soffiata, ma non ne abbiamo parlato subito perché il nostro giornale non fa del sensazionalismo il suo stile, ne cerca a tutti i costi di sollecitare pruriginosi interessi sulle notizie, ma piuttosto ama fare delle riflessioni che servano ai lettori per vedere o trarre spunti dai fatti, e soprattutto noi non scriviamo mai se non abbiamo le prove di quello che scriviamo.

I fatti: Giovanna Boda è un alto dirigente del Ministero dell’Istruzione, stimato e rispettato, io stesso lo posso dire visto che nel passato ormai remoto ho avuto modo di conoscerla.

I fatti: un’indagine della magistratura la coinvolge per un sospetto caso di corruzione che la vedrebbe parte di un pericoloso liaison tra lei e Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta, rappresentante legale dell’istituto italiano di ortofonologia ed amministratore della Come – Comunicazione & editori, ossia l’agenzia Dire, che avrebbe corrotto la Boda.

I fatti: la finanza ha perquisito la casa e gli uffici della dirigente, che non reggendo ha poi tentato il suicidio gettandosi dal terrazzo del palazzo del suo avvocato.

I fatti: siamo ancora in fase di indagini, non c’è stata nessuna condanna nemmeno in primo grado.

Eppure la stampa ha scritto la notizia con nome e cognome, foto e tutta la sua vita privata marito compreso.

Ecco la nostra riflessione: cui prodest?

per i lettori dove poteva essere l’interesse vero nella notizia?

A nostro avviso l’unico interesse che ci poteva essere in questa notizia era che la magistratura stava indagando e che il cittadino poteva stare tranquillo proprio perché gli organi di giustizia funzionano.

quindi il titolo che avevamo predisposto noi era:

Ministero dell’Istruzione: la magistratura indaga su casi di corruzione.

all’interno di indagini della magistratura sembra trovare spazio l’ipotesi che un alto funzionario del Ministero possa essere implicato in una rete di favori incrociati con delle ditte per la fornitura di servizi e la partecipazione a bandi pilotati. La finanza continua nella sua opera di analisi e verifiche anche con ispezioni presso gli stessi uffici del ministero.

Notizia data, cittadino tranquillo, nessuno accusato prima di essere colpevole.

Certo, forse in questo modo le migliaia di click che invece gli altri articoli hanno ricevuto non ci sarebbero stati, certo, forse gli inserzionisti del giornale sarebbero stati meno contenti, ma la nostra linea è questa.

Ma forse ora Giovanna avrebbe avuto il tempo ed il diritto di difendersi.

Il giustizialismo mediatico è a nostro avviso un atto criminoso, vile ed indegno di una società civile, così come l’utilizzo della magistratura ad orologeria.

Ma poi dove sono finiti i vecchi nome punto cognome punto? e perché mettere la foto, a che serve?

Ci siamo passati anche noi, ed infatti ci rimane un sottofondo di dubbio, un amaro presentimento che tutta questa faccenda in realtà nasconda giri politici al ministero, intrighi nelle nomine e nei poteri, intrallazzi bassi e spregevoli così caratteristici di quei palazzi dove la politica diventa una strisciante linea di pensiero del sotterfugio e del più bieco utilitarismo personale.

Noi sappiamo per certo di un Dirigente miur che con i suoi progetti fece guadagnare oltre 80 milioni di euro alle scuole e fu invece trattato come la povera Giovanna.

Il Linciaggio, anche mediatico, è per sua stessa definizione un atto illecito.

E non dite, ma anche voi adesso avete messo nome e cognome, si vero ma lo abbiamo fatto apposta adesso, proprio per cercare di essere a sostegno di una persona che anche ammesso che risultasse colpevole, non meritava certo questo modo di fare giornalismo.

E continueremo a farlo, anche se nessuno ci inviterà mai in televisione a dire la nostra, anche se nessuno comprerà mai pubblicità sul nostro giornale, continueremo a difendere il diritto dei lettori di sapere la verità ed il diritto degli innocenti di essere tutelati dalla liberta di stampa.

Giovanna Girolimoni Boda, anche se tra qualche anno dovessi essere condannata per quanto adesso ti stanno scaricando addosso, la tua condanna l’hai già scontata in questi ultimi cinque giorni, e comunque per noi e per tutti quelli che ti hanno conosciuto resterai la persona gentile e premurosa che eri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La libertà di stampa

 




Mitologia e complessi

Affrontiamo il tema dei complessi, argomento particolarmente significativo nell’ambito della riflessione psicoanalitica.

I complessi in alcune persone sono espressione di preoccupazioni molto forti che creano uno stato di angoscia.

Esiste una vasta gamma di complessi che ci riportano a temi della mitologia classica come ad esempio il complesso di Narciso, il complesso di Giocasta, il complesso di Edipo ed il complesso di Elettra.

Il complesso di Narciso ci trasporta in un mondo idilliaco in cui un giovane di bellissimo aspetto girovaga per i boschi alla ricerca della sua interiorità. Narciso riesce ad innamorarsi solo della sua persona e la sua fine sarà tragica.

Oggi questa immagine ci ricorda molti soggetti, sia maschi sia femmine, che non riescono ad instaurare relazioni affettive costruttive in quanto proiettati su di sé e – come si suole dire – “innamorati solo di se stessi”.

Anche il complesso di Giocasta e quello di Edipo sono degni di attenzione.

Giocasta, madre attaccata in modo morboso ai propri figli, è un esempio attuale.

La mitologia narra che Laio, re di Tebe, sarà ucciso dal figlio Edipo che sposerà poi la madre Giocasta.

Questo complesso è ascrivibile a tutte quelle madri che esprimono un amore morboso per i propri figli viziandoli e rendendoli poco autonomi.

Lo psicologo Reik vede Giocasta come una donna adulta, insoddisfatta della propria vita affettiva e iperprotettiva nei confronti del figlio. Ella è considerata dall’autore una fonte primaria generatrice di comportamenti nevrotici.

Nel complesso di Edipo invece si assiste all’identificazione del bambino col genitore del proprio sesso e al desiderio del bambino stesso nei confronti del genitore del sesso opposto.

Possiamo ritenere che l’interpretazione freudiana di Edipo sia da considerarsi oggi non più attuale e privilegiamo l’interpretazione di Lacan che vede nel complesso di Edipo una modalità del bambino per accedere al processo di socializzazione.

Da ultimo, il complesso di Elettra ci rammenta una storia che mescola insieme i temi dell’amore, dell’odio e della vendetta.

Agamennone, capo supremo dei Greci, viene ucciso da Egisto, amante della moglie Clitennestra.

Elettra, figlia di Agamennone, esprimerà tutto il suo odio contro la madre e insieme al fratello Oreste si vendicherà contro quest’ultima che verrà uccisa.

Questo complesso è interpretabile come il desiderio di una bambina di possedere il padre e di competere con la propria madre per il possesso del genitore.

Vengono dunque analizzati i rapporti tra figlia e padre evidenziando l’attaccamento esagerato alla figura genitoriale maschile.

Il mito, permettendo l’analisi delle dinamiche sottese ai complessi, diviene modalità per comprendere meglio la realtà disfunzionale che crea disagi ad un soggetto.

Si tratta di problemi principalmente relazionali dove prevalgono emozioni quali la solitudine nel complesso di Narciso, la possessività nel complesso di Giocasta ed in quello di Edipo, la vendetta nel complesso di Elettra.

Chi è portatore di tali complessi incontrerà difficoltà nella costruzione di un futuro appagante in quanto non riuscirà a vivere in modo armonico con se stesso e con gli altri.

Non essere portatori di questi complessi o essere in grado di superarli significa invece abbracciare uno stile di vita armonico e proiettato allo sviluppo del sentimento sociale.