“La mia voce ti accompagnerà”

C’era una volta …

… Nonna Albina, antesignana del doppiaggio assieme a Tina Lattanzi. Mi sembra di sentire le due donne conversare tra loro in penombra, davanti a un leggìo mentre scorre, sullo schermo, un film in bianco e nero.

Albina avrà una figlia, Tina, che farà dell’arte materna la propria missione. La voce della giovane è quella della tata di colore nei celebri spot che vedono per protagonista l’attore Mimmo Craig … poi ci sono il Gazzettino Padano, La Domenica Sportiva, i listini di borsa, il doppiaggio, le lezioni di dizione …

Anche Tina avrà una figlia: Laura.

E qui ha inizio la storia che voglio raccontarvi.

 

Una figlia amatissima, un’enfant prodige

Figlia d’Arte, Laura respira l’Amore dei suoi genitori per la Cultura, la Bellezza e l’Armonia.

Il papà, Giangiacomo Merli, fa il pittore. La mamma è una delle voci più apprezzate d’Italia.

A cinque anni Laura segue le orme materne negli studi di Radio Rai, a Milano: la sua carriera di attrice, doppiatrice, voice over artist e speaker pubblicitaria, inizia quindi prestissimo.

Accanto ad attori del calibro di Ottavio Fanfani, Franca Nuti, Giancarlo Dettori, Renzo Palmer, interpreta vari personaggi in numerosi sceneggiati radiofonici.

Nel tempo impara a leggere e interpretare qualsiasi testo – dal servizio giornalistico al voice over di interviste a ospiti stranieri, dal doppiaggio di soap opera, telenovelas e cartoni animati, allo speakeraggio di una miriade di spot pubblicitari.

Le Orme, Enrico Maria Papes de I Giganti, I Gemelli Diversi e Simone Cristicchi la vogliono con loro in sala di incisione.

Alla fine, però, saranno tre colossi della telefonia mobile a consacrare la sua voce come Brand nazionale, nelle rispettive segreterie telefoniche.

A Laura questo un po’ dispiace, ma tant’è: è un segno dei nostri – superficiali – tempi.

 

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima …

… la voce è la profonda, atavica vibrazione di ciò che in noi è eterno e prende forma materiale per un tempo.

Di tutte, questa è la parte di storia che preferisco. Laura sceglie la sua strada. La sua mission è fuori dalle sale di doppiaggio.

È ovunque indossi il camice bianco di medico psicoterapeuta.

Ovunque lei accolga i suoi pazienti, li ascolti, parli loro con dolcezza e li accompagni con la voce a ritrovare, o scoprire, la via di “casa”.

Le parole scorrono sommesse, come un tranquillo fluire di metafore alle quali chi ascolta può associare immagini, sensazioni, ricordi. In questo Milton Erickson era un precursore: con o senza trance, il paziente abbandona le difese e si lascia “attraversare”.

Ed è qui che accade la magia: la magia di una voce che, educata a un’eccellente Comunicazione Para Verbale, si fa strada nei meandri della mente di chi l’ascolta. Aggirandone le resistenze, conquistandone la fiducia, immergendosi nelle profondità della Coscienza: lì dove incontra la sorgente di ogni sofferenza.

Per Milton Erickson, invisibile e onnipresente mentore di Laura, ogni persona è un mondo a se stante e il suo dolore è fonte di ispirazione, un dono, un prezioso insegnamento.

 

Un ponte fra terra e cielo

Basta una frase a volte, una parola a guarire l’anima di chi l’ascolta; un libro, un film, il pensiero di un filosofo …

Laura sceglie con cura, di volta in volta, i suoi strumenti. Ciascuno di essi, se usato con saggezza, può aprire le porte di una mente al Cambiamento: morire al vecchio sé, risorgendo a nuova vita.

“La vita – dice Laura – è un continuo cambiamento e il nostro è un continuo adattarci a esso.

In realtà, le persone che arrivano sanno già dove vogliono andare. Si affidano a me e io le guido.

Hanno bisogno di conferme. Hanno bisogno di qualcuno che le prenda per mano, le guidi a capire che valgono, che sapranno affrontare il cambiamento che si accingono a superare.

Io li accompagno con la voce. Anche Milton Erickson diceva: ‘La mia voce ti accompagnerà.'”

Ho incontrato Laura Merli in occasione del Soul Talk di venerdì 12 febbraio 2021 alle 22:30 in Live Streaming sul Canale YouTube “Jasmine Laurenti”.

Ecco il video dell’intervista.

LOve e alla prossima!

Ondina Wavelet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Sostenibilità ecologica,

Il Governo Draghi alla fine è nato e tra la fila dei principali ministeri vi è quello della Transizione Ecologica che esiste già in Francia e Spagna dove centralizza le funzioni dei ministeri dello sviluppo economico, ambiente e trasporti.

Il comico Grillo, improvvisamente riapparso a capo della delegazione grillina ricevuta da Draghi nei colloqui di rito di alcuni giorni fa, ne ha rivendicato il successo per se ed il movimento da lui creato qualche anno fa.

In realtà, il tema della sostenibilità ecologica, fino al tormentone della “decrescita felice”, per dirla con le parole dell’economista Serge Latouche, è un tema caro al Movimento 5 stelle.

Se si tratti di vera sensibilità o di incapacità a gestire il rilancio delle grandi opere civili ed industriali ferme da anni non è argomento che affronteremo in questa sede.

Sembra più centrale, infatti, il nodo sulla portata della transizione ecologica.

Ciò che deve essere compreso è che non si tratta di creare un modello di decrescita quantitativa a vantaggio esclusivo, quindi, di un modello di economia circolare, ecologica e solidale qualitativamente efficente.

L’idea che dovrebbe essere perseguita risiede, infatti, nell’obiettivo di conciliare, attraverso un unica regia, il rilancio di una stagione di crescita economica e la tutela dell’ambiente.

Il punto è che i due obiettivi non sono facili da conciliare a meno che non si accetti di buon grado di rinunciare a modelli di consumo che ognuno di noi considera ormai come acquisiti.

In questo senso non vogliamo riferirci ad opzioni consumistiche più morigerate ma a vere e proprie rivoluzioni sociali.

Pensiamo ai temi del co-housing e del car sharing o piuttosto alla riduzione del tempo del lavoro ed alla conseguente riduzione di redditi che ne derivano.

Una valutazione che non risparmia i paradigmi del mercato del lavoro che dovrebbe assicurare ambiti d’inserimento a qualifiche artigianali che la rivoluzione industriale ha cancellato da oltre 100 anni.

Siamo pronti, in conclusione, a spiegare ai nostri figli che un auto in famiglia sarà più che sufficiente, che in 100 metri quadri possono stare anche 2 nuclei familiari e che dovremo tornare a formare artigiani e non solo ingegneri e manager?

La tutela del pianeta e la svolta green sono ormai opzioni non negoziabili.

La nostra speranza è che i necessari obiettivi di rilancio economico si svolgano in un ambito di sostenibilità ambientale senza divenirne, tuttavia, ostaggio per il gioco dell’una o dell’altra parte politica.

La recente nomina di Roberto Cingolani alla guida del nuovo dicastero del Governo Draghi appare molto di più che una scommessa.

Le competenze consolidate del nuovo ministro anche nei settori della robotica e dell’ intelligenza artificiale  offrono un’importante garanzia e rappresentano molto più di un semplice punto di partenza.

 

La redazione di Betapress

 

Rispetto dell’Ecosistema e lineamenti di ecosofia

 




Tutti Dentro!

ATTENZIONE in questo articolo è presente un linguaggio adulto e ne sconsigliamo la lettura ai deboli di cuore, agli epilettici, a coloro che pensano che vada tutto bene, a quelli che mors tua vita mea, a coloro che ancora pensano che la politica sia una cosa seria…

Per prevenire angosce al lettore elenchiamo una serie di parole forti presenti nell’articolo che potrebbero in questi giorni urtare la sensibilità del lettore stesso:

Politica

Governo

Democrazia

Elezioni

Ministri

Partiti

MES

Merkel

 

 

 

Questo articolo è dedicato solo a coloro che hanno un cervello funzionante e che pensano che sia ora che la politica la smetta di prenderci per i fondelli (è possibile anche al posto di fondelli mettere didietro, ma la lascio come scelta del lettore).

Gli altri possono evitare di leggerlo perché in primis non lo capirebbero, poi penserebbero che sono di destra, alla fine mi darebbero del fascista o del complottista e comunque non capendolo continuerebbero la loro misera vita di ignoranti, quindi cari ignoranti siete pregati di fermarvi qui e non leggere oltre.

Per gli intelligenti invece posso dire che se lo volete leggere probabilmente lo riterrete ovvio, ma io credo che qualcuno certe cose le debba pure dire …

Quindi iniziamo, ecco, Draghi ha fatto il nuovo governo.

Genio, ha messo insieme tutti, ma perché Conte non lo ha fatto, cosa ci voleva a fare un governo con tutti (tranne la Meloni a cui per ora va la mia massima stima), e che caspita (è possibile anche al posto di caspita mettere minchia, ma la lascio come scelta del lettore), ero capace anche io di fare un governo così!

Nel mio sogno di cittadino ho sempre pensato che un governo si potesse fare con forze politiche vicinali, che avessero gli stessi obiettivi politici, che non si odiassero fra loro, o che almeno non avessero fatto dichiarazioni di odio una verso l’altra.

Draghi mi ha risvegliato e mi ha fatto capire che la politica non c’è più, altrimenti non si spiega questo governo.

Invece ora abbiamo un governo perfetto con tutti, ora siamo la democrazia dell’assurdo in cui due lupi ed un agnello decidono cosa si mangia per cena la sera.

Ma non vi sembra cari amici che questi qui abbiano un poco rotto gli equilibri? (è possibile anche al posto di gli equilibri mettere i maroni, ma la lascio come scelta del lettore).

Il primo brivido per la schiena mi è venuto pensando che Draghi sa qualcosa che gli altri non sapevano (scusate il verbo ma ormai lo sanno anche gli altri), che abbia fatto a tutti un’offerta che non potevano rifiutare, che abbia mostrato sottobanco, anzi, sottobanca, qualche accordo mondiale a cui tutti hanno dovuto dire si, rimangiandosi la faccia con gli italiani.

Il secondo brivido per la schiena mi è venuto pensando che Draghi, visti i suoi trascorsi, abbia anche, alla Andreotti, fascicoli segreti su tutti e quindi abbia potuto ricattare tutti quanti.

Altrimenti questa compagine la poteva fare anche Conte, senza problemi di nessun genere.

Ta da daaaaa, non ci avevamo pensato!!

Detto questo viene miseramente da pensare che forse era opportuno ricorrere alla volontà popolare, era il momento, era l’occasione, era giusto.

Invece, acciderbolina, (è possibile anche al posto di acciderbolina mettere porca vacca, ma la lascio come scelta del lettore) ci troviamo con una situazione kafkiana mai vista prima, nemmeno al tempo del famoso compromesso storico.

Ora abbiamo una situazione che assume contorni indescrivibili:

MS5 Lega Forza Italia PD Renzi LEU 

8 tecnici di varie estrazioni politiche

Giusto un drago poteva mettere insieme così tante differenze, inutile qui riportare le frasi di tutti contro tutti, o noi mai con loro, o mai con un delinquente, oppure quello è indagato con noi mai, oppure noi siamo diversi e non lo facciamo per le poltrone, ma rimarchiamo come la credibilità di tutti, ma proprio tutti, a partire dai 5 stelle, sia ormai sotto i piedi, forse anche più in basso.

Eppure si dirà lo abbiamo fatto per il paese, per il bene dell’Italia e degli Italiani.

Ma me lo volete chiedere una buona volta?

A me, Italiano, me lo volete chiedere quale sia il bene che io ritengo valido per me?

No, ogni volta fate tutto voi, ma possibile?

O siete così supponenti da poter dire voi quale sia il bene per me?

Va beh, comunque andiamo avanti, ci siamo chiesti come redazione se non fosse invece la situazione troppo ingarbugliata e occorresse fare un passo indietro.

Il Governo Conte II si è trovato a giocare per troppo tempo su due tavoli: quello populista anti Mes e quello europeista.

Una posizione imbarazzante.

Purtroppo costui se da un lato tranquillizzava la Merkel che il Mes sarebbe stato firmato dall’altro evitava il confronto in parlamento perché consapevole che la questione avrebbe fatto esplodere le contraddizioni interne.

Perché?

Perché il Mes è una linea di confine che ha creato nel tempo oppositori dentro e fuori la compagine di governo.

Per capirci: PD più o meno pro Mes, Forza Italia tutta pro Mes, M5s più contro che Pro, Renzi super Pro, Lega contro con eccezioni importanti, Fratelli d’Italia contro.

Conte ha perso di credibilità a Bruxelles ritardando la posizione ufficiale sul Mes.

Ne ha approfittato Renzi che, al soldo, del partito di Ursula, ha aperto la crisi con l’obiettivo di evitare le elezioni e aderire al Mes.

Come?

Attraverso un governo di unità nazionale che accanto al Recovery Plan ci porterà dentro il Mes.

Ci sbagliamo? Forse no.

Ecco perché è arrivato Draghi? Ambasciatore merkeliano di conosciuta astuzia?

Abbiamo ragione? Forse sì.

La cosa però che più di tutte lascia sconvolti sono i voltafaccia, le scarse linee di condotta, l’inesistente linea politica…

E va beh, che ci dobbiamo fare, ce ne ricorderemo alle prossime elezioni, se mai ci saranno più, occorrerà far cancellare l’articolo 48 dalla costituzione, ma quale partito dovremmo votare poi? destra sinistra validi coerenti che mantengono quello che dicono?

Ma dove è la base popolare dei partiti, ma perché non insorge contro questa evidente allucinazione politica?  

Perché sono adesso tutti dentro?

AHAHAHAHAH tutti dentro che bella frase.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corrado Faletti

Direttore Responsabile

 

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I giovani ed il sesso: parliamone liberamente

Parte con questo primo incontro, il 18 febbraio alle ore 21.00, in diretta sul canale YouTube di betapress.it, il ciclo di appuntamenti dedicato alla psicologia.

Antonella Ferrari, caporedattore scuola di Betapress.it, insegnante referente cyberbullismo, giornalista iscritta all’ordine dei giornalisti inglesi e Giulia Alleva, dott.ssa in Psicologia Clinica e Neuropsicologia nel Ciclo di Vita e Consulente Sessuale, condurranno la prima puntata dedicata all’ADOLESCENZA E SESSUALITA’.

Parleremo insieme di come si sente un adolescente.

Uno, nessuno, centomila, perché, così si sente un adolescente.

Un’identità fisica, sociale, intellettiva continuamente rinnovata.

L’adolescente si sente l’ombelico del mondo, il centro dell’universo, prima viene lui, i suoi bisogni, i suoi ricatti, poi tutto il resto.

In piena tempesta ormonale, ribelle in casa, leader o gregario nel gruppo, è affamato di vita, vorace di conoscenze ed esperienze.

L’adolescente, però, si sente una nullità rispetto agli altri, non conforme alle aspettative genitoriali, non adeguato ai propri sogni, non integrato nel gruppo dei pari, con bassa autostima, con disturbi d’ansia che sfociano, a volte, nell’autolesionismo, nella bulimia, nell’anoressia, nell’uso di droghe e di alcool.

Infine, l’adolescente si sente un caleidoscopio di identità da catturare nei selfie, da postare sui social, da vendere e svendere per una manciata di like.

Basta vedere con che frequenza un adolescente stravolge la propria immagine con look rinnovati ad ogni stagione, con mise trasgressive, tatuaggi tribali, rasta percing e via dicendo.

Proprio perché l’adolescenza è un arco di vita, caratterizzato da una serie di modificazioni somatiche, ma soprattutto un momento chiave per lo sviluppo psicosociale dei caratteri sessuali, abbiamo pensato, noi di Betapress, che ne valga la pena di parlarne insieme, noi adulti e loro, ragazzi, con l’aiuto di specialisti.

Perché, l’adolescente mentre osserva il suo corpo che cambia (spesso senza avere gli strumenti per comprendere e gestire tale cambiamento), vive anche una fase conflittuale con i genitori e così continua ad interrogarsi sulla propria identità sociale e sessuale.

L’adolescente ha bisogno di aiuto, ma, sovente, non chiede aiuto.

Non dimentichiamo che, riguardo alla salute degli adolescenti, la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) stima che in Italia circa 300.000 ragazzi tra i 15 e i 17 anni soffrano di almeno una patologia cronica, che non viene adeguatamente curata probabilmente a causa di un minore monitoraggio da parte dei medici e delle famiglie dovuto all’indipendenza dell’individuo.

Inoltre, secondo il rapporto sulla Strategia Globale per le donne, bambini e adolescenti Salute 2016-2030: guida per sostenere l’azione nei Paesi dell’Organizzazione mondiale della sanità (i cui risultati sono stati riportati da Quotidiano Sanità), nel corso del 2015 si sono registrati circa 1,2 mln di morti nella fascia di età compresa tra 10 e 19 anni per diverse cause.

Infine, secondo la Società Italiana di Pediatria, “gli studi epidemiologici indicano che un adolescente su cinque va incontro ad un disturbo psicopatologico”. 

I più frequenti sono i disturbi d’ansia e depressivi e l’abuso e dipendenza da sostanze, mentre il suicidio è una delle cause di morte più comune tra i giovani. (Si tratta di argomenti complessi gestiti dal neuropsichiatra infantile ma, come si legge ancora sulle pagine della SIP, il pediatra ha un ruolo fondamentale nel riconoscere e comprendere i primi segni della depressione da condividere con lo specialista).

Riguardo poi alla scoperta della sessualità, in un Paese come l’Italia dove la natalità ha raggiunto il record di livelli negativi, il tema della fertilità non è più un tabù, tuttavia, l’informazione in materia è superficiale ed inesatta. 

I giovani sono poco preparati sul tema della fertilità e si affidano al Web per colmare le lacune: per il 37,4% dei ragazzi che nel 2016 hanno preso parte all’indagine dal titolo “I Giovani e la Fertilità”, la Rete è la prima fonte di informazione su questi temi.

Basti pensare, per esempio, che negli ultimi anni la diagnosi precoce in ambito andrologico si è ridotta, probabilmente a causa della scomparsa della “visita di leva” che per i giovani maschi ha rappresentato per anni l’unica forma di screening.

Di conseguenza, si registra un aumento di malattie andrologiche non diagnosticate, ma facilmente prevenibili e curabili.

Non solo, riguardo alla malattie sessualmente trasmesse, queste risultano in continuo aumento nel mondo, mentre si abbassa sempre di più l’età in cui si presentano.

La tendenza, soprattutto dei giovani ad avere più partner sessuali, fa sì che, a livello globale, la popolazione tra i 15 e i 24 anni risulti una delle fasce più esposte a questo gruppo di malattie infettive e che una adolescente su 20 presenti un’infezione batterica acquisita per via sessuale.

Secondo una ricerca Censis “Adolescenti e Millennials: la sessualità e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e dell’Hpv” (2017), non è sempre chiara la distinzione tra contraccezione e prevenzione: infatti, se il 70,7% dichiara di usare il profilattico come strumento di prevenzione, il 17,6% per le stesse ragioni dichiara di fare ricorso alla pillola anticoncezionale, concependola erroneamente, quindi, non come metodo contraccettivo, bensì come strumento di prevenzione.

Infine, riguardo all’aiuto da dare ad un adolescente, il ruolo dei genitori non è semplice.

Non è semplice, perché, figli si nasce e genitori si diventa.

In virtù della complessità del periodo di transizione dell’adolescenza, essere genitori di un adolescente non si improvvisa.

I genitori di un adolescente sono accusati talora di indifferenza, talora di invadenza.

Autoritari, retrogradi se stanno troppo addosso, oppure permissivi ed incoscienti se mollano la presa…

Forse, il “trucco” sta nella ricerca di un dialogo aperto senza pregiudizi né prevenzioni: parlare, capire quali sono le amicizie e le frequentazioni, cercare un punto di incontro mantenendo fermo il gioco dei ruoli genitore/figlio.

Il rapporto tra genitori e figli adolescenti è un terreno lastricato di difficoltà e addossare le colpe esclusivamente a eterni fenomeni biologici o a nuovi comportamenti sociali sarebbe riduttivo.

Così, piuttosto di “navigare a vista” e di “sperare in bene”, noi di betapress, abbiamo scelto di investire sulla formazione dei genitori e sull’educazione dei figli.

Per noi, è importante che gli adolescenti di domani vengano “preparati” a vivere a quella che sarà, seppure transitoria, una nuova condizione, fin da quando sono bambini.

Famiglia, scuola e network di relazioni devono lavorare per tempo nella costruzione di rapporti saldi e solide certezze.

Questo è il nostro intento, per questo vi proponiamo un corso-percorso che vogliamo intraprendere con voi, genitori, figli, direttamente coinvolti, ma anche con educatori, formatori, figure di supporto e con tutti coloro che vorranno essere dei nostri.

Allora, appuntamento, giovedì 18 febbraio alle ore 21, al primo incontro di Parliamone Insieme.

 

Fonti:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sesso a colazione

Le Chat: estensioni della fuga dal matrimonio…




CyberBullismo, indigniamoci finalmente.

Come redazione di betapress, vogliamo ritornare su quanto accaduto lunedì scorso durante il Convegno “I GIOVANI E I SOCIAL NETWORKS”, celebrativo della Giornata Nazionale del Bullismo e del Safer Internet Day 2021.

Come a tutti chiaro e come espressamente denunciato, nel nostro precedente articolo “Far West digitale”, alcuni studenti, nel corso dell’evento, hanno saputo esprimere “il peggio di sé” e lo hanno fatto, purtroppo, proprio in occasione di un incontro che voleva essere di formazione e di sensibilizzazione su temi di estrema importanza.

E’ superfluo precisare che l’USR Ambito Territoriale di Novara si è immediatamente attivato per riuscire a dare un nome e un volto ai responsabili dei gravissimi comportamenti messi in atto e che gli stessi saranno naturalmente sanzionati e, soprattutto, invitati a riflettere sulla gravità delle loro azioni.

Vogliamo invece, esprimere e condividere con i nostri lettori, la preoccupazione per la “violenza digitale”, espressione di un fenomeno, il cyberbullismo, la cui pericolosità ha assunto portata e dimensioni ancora più spaventose nel difficile periodo che stiamo attraversando.

Nelle azioni scorrettissime degli allievi possiamo pure leggere paura, confusione, rabbia di ragazzi che probabilmente (anzi quasi certamente) non possiedono gli strumenti per riconoscere, dare un nome e gestire emozioni complesse.

Spesso troppo complesse per un giovane adolescente.

Tutti noi sappiamo bene, per esperienza e formazione, come le emozioni, se non gestite e incanalate, possano essere distruttive e come il senso di impotenza e le fragilità possano sfociare in comportamenti sbagliati, talvolta prevaricatori e assolutamente irrispettosi di regole, situazioni e persone.

Ma qui non si cercano alibi e motivazioni a comportamenti inaccettabili.

Qui, urge sottolineare la priorità del compito della SCUOLA, come ISTITUZIONE.

La Scuola deve individuare strategie e interventi al fine di prevenire, scoraggiare e contrastare fenomeni di prevaricazione, di violenza e, più in generale, di evidente disagio come quelli che vi abbiamo raccontati.

Fatti ancor più gravi se pensiamo che sono avvenuti addirittura alla presenza di figure istituzionali rilevanti per ruolo, prestigio e merito.

E allora, cosa si può fare?

Primo. Serve indignarsi, noi adulti e con noi, i nostri studenti, per non restare indifferenti dinanzi a comportamenti ai quali, loro e nostro malgrado, hanno dovuto assistere.

Secondo. È fondamentale proseguire nei percorsi di educazione alla legalità, al riconoscimento e alla gestione delle emozioni, al rispetto e alla costruzione della persona in relazione all’altro, al corretto utilizzo della parola.

Terzo. Chiedere aiuto alla politica (e qui viene il bello!)

Di sicuro, affinché la Scuola possa realizzare il suo ideale democratico e formativo, occorre porre al centro la persona.

I problemi della comunicazione in rete non si possono risolvere solo in termini di controllo e di protezione. 

La famiglia e la scuola devono rinnovare ed intensificare il loro forte impegno educativo per la crescita e lo sviluppo delle capacità critiche, intellettive ed etico-sociali dei giovani.

Ma i nostri cari politici, almeno loro, dovrebbero darci il buon esempio!

Ed invece, che esempio ci danno nella loro comunicazione in presenza, ma soprattutto sui social?!?

Come possiamo noi genitori e docenti far riflettere i nostri figli ed alunni sull’etica della comunicazione, quando, ogni, giorno, in tv e on line  essi assistono alla prevaricazione verbale, al sopruso personale, all’ingiuria collettiva?!? 

Caro nuovo Ministro, Le chiedo, può cercare insieme ai suoi nuovi colleghi di governo di dare un’etica alla comunicazione politica?

Questa è la prima competenza richiesta, comportarci da persone civili, voi, noi e loro, i nostri giovani.

Questo è davvero il compito urgente, quello che oggi dobbiamo continuare a sentire ancora più forte.

Noi adulti, saremo con loro, giovani, e recupereremo la loro e la nostra fiducia, solo così, imparando a rispettarci, nei gesti e nelle parole.

A partire da oggi, attivandoci, concretamente, per realizzare percorsi di responsabilizzazione e di rispetto, utilizzando tutti gli strumenti di cui disponiamo, nelle nostre case, nelle nostre scuole, ma anche nelle vostre aule di governo.

Visto che da quest’anno l’Educazione Civica è ritornata nei programmi scolastici, noi di Betapress, ci auguriamo il vostro buon esempio, cari politici, per riuscire a promuovere sul piano concreto l’elevazione del costume civico e democratico dei nostri studenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bullismo e Cyberbullismo sempre attuali.

Far West digitale

Cyberbullismo: sempre più giovane il Cyber Bullo

 




Mattarella, fu vera gloria?

L’attuale politica italiana e le istituzioni democratiche sembrano vivere una fase difficile nella quale si mescolano luci ed ombre, nuovi totem e vecchi tabù.

Purtroppo un giudizio equilibrato sulla situazione contingente è difficile per diverse ragioni.

Vi è dapprima un fenomeno di socializzazione della politica reso più agevole dalla diffusione  delle reti “social” che ha permesso iniezioni di democrazia diretta.

Vi è poi una crisi agonizzante dei partiti politici tradizionali che per decenni hanno regolato e gestito il consenso elettorale rendendolo coerente con il funzionamento del gioco democratico.

È evidente che la nascita e lo sviluppo di movimenti politici, fondati sulla denuncia piuttosto che sui programmi, ha scomposto lo scenario politico rendendolo più volatile.

Una tendenza che, sebbene con contenuti diversi, ha funzionato anche a ritroso con il divenire “movimento” di  partiti politici di tradizione consolidata: pensiamo alla Lega ma anche allo stesso Partito democratico.

Il fenomeno delle “sardine” degli ultimi mesi rappresenta forse l’emblema del movimentismo rancoroso e privo di contenuti politici che può condizionare, in un modo o nell’altro, la vita democratica di un Paese.

Per questo una valutazione di ampio respiro della situazione politica non può prescindere dalle osservazioni appena enunciate e la posizione del Quirinale, in questo particolare momento storico, dovrebbe essere letta con profondità di campo.

Il Presidente Mattarella, eletto nel 2015 con una votazione sofferta, è stato testimone della nascita della politica “liquida” e di movimento, sostenuta anche da nuove cifre e strumenti della comunicazione, che ha unito insieme rottamatori (Renzi..) e urlatori (Grillo) ma anche intenti eccessivamente populisti da un lato o pericolosamente antieuropeisti dall’altro.

Un quadro politico che ha sdoganato, nel 2018, l’idea stessa che si potesse procedere alla messa in stato di accusa, per alto tradimento, del capo dello Stato per il veto sulla  nomina di un ministro nella formazione del primo governo Conte.

Protagonisti del dibattito furono i rappresentanti del Movimento 5 Stelle ai quali fecero eco altri esponenti, anche del centro destra.

L’articolo 87 della Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il ruolo di rappresentante dell’unità della nazione.

Un’unità che la rivoluzione digitale in atto e la seduzione di temi populisti possono contribuire, pur involontariamente, a diluire nell’alveo di un facile qualunquismo.

La scelta di non sciogliere le Camere, nella sofferta crisi politica ancora in corso, deve  essere, pertanto, letta come estremo tentativo non già di negare un voto elettorale che quasi sicuramente consegnerebbe il paese al centro destra,  visibilmente in vantaggio nei consensi, ma piuttosto di scongiurare un esito elettorale che vedrebbe  esplodere le forze politiche attuali, movimentiste e non, in favore di un correntismo multidirezionale che difficilmente aiuterebbe a generare un assetto politico stabile.

Certo anche che la posizione scelta dal presidente ulteriormente favorisce il centrodestra che si ritiene osteggiato dalla scelta e pure il cittadino normale fatica a comprendere invece il tentativo di mitigazione, giusto o sbagliato, che lo stesso Mattarella ha posto in atto.

È sufficiente una lettura critica delle tensioni in atto, all’interno delle forze politiche, per rendersene conto.

Soltanto la storia farà forse chiarezza sul periodo storico che stiamo vivendo.

Crediamo tuttavia che sulla posizione del Presidente Mattarella, alla fine, saranno le luci a prevalere sulle ombre.

 

La Redazione di Betapress




Far West digitale

Ma non prendiamoci in giro…

Il Safe Internet Day, la teoria e la realtà.

Sono insegnante referente cyberbullismo in un I.C. di Novara.

Ieri, in occasione della Giornata Mondiale del Bullismo e del Safe Internet Day, le mie classi hanno partecipato al Convegno on line

“I Giovani e i social network” coi ragazzi della CPS Novara.

La teoria.

Il coordinamento e la progettazione curati dalla prof ssa Gabriella Colla, referente Cyberbullismo e Bullismo dell’Ambito Territoriale di Novara, con presenti, on line, la Dott ssa Rosanna Lavezzaro Questore di Novara, il Prof Andrea Crivelli Consigliere per l’Istruzione della Provincia di Novara, la Dott ssa Patrizia Grossi ASL Novara e la Prof ssa Elena Ferrara, USR Piemonte.

La crème della crème, per dirla alla francese.

La pratica.

Alle ore 11, in classe, con presente i miei alunni, mi collego al link.

Così fanno i miei colleghi, ciascuno controlla i propri studenti, presenti a scuola. Siamo impazienti di vedere cosa succede.

Si collegano tutti gli alunni delle scuole medie e superiori che hanno aderito al progetto ed è subito evidente che il link è stato condiviso con alunni responsabili e corretti, o per lo meno controllati, perché in classe con il prof. presente e, soprattutto, senza in mano uno smartphone per fare danni.

Ma che il link è stato condiviso anche con ragazzi scorretti, per niente responsabili, di sicuro non controllati, perché in classe da soli (almeno spero che non fosse presente un insegnante mentre facevano quello che sto per raccontarvi), o perché a casa, da soli, davanti al computer.

In questo periodo, a Novara, la didattica è in presenza al 100% per le medie e al 50% per le superiori.

Bene, anzi no, male.

Alcuni dei ragazzi che si sono collegati da casa, soli, senza controllo, oppure, può anche essere, qualche ragazzo a scuola, che si è sottratto ad ogni controllo, ha dato il meglio, anzi no, il peggio di sé.

Ma andiamo con ordine.

Subito, sin dall’inizio, è stato evidente, non sono state rispettate le elementari forme di netiquette digitale.

Per chi ancora non lo sapesse, quando ci si collega bisogna tenere il microfono spento e la telecamera attivata.

Non solo, chi da mesi, come la sottoscritta, cerca di confrontarsi con le trappole della DAD, sa benissimo che è assolutamente necessario il controllo delle impostazioni da parte dell’insegnante, per impedire che un alunno possa giocare a silenziare il microfono della prof che parla o a spegnere la telecamera quando si è interrogati.

Dunque, mi chiedo, possibile che gli organizzatori dell’evento non abbiano pensato che prevenire è meglio che curare, dando in mano a degli esperti digitali la gestione informatica del convegno?!?

Ieri, invece, era tutto un grande show, microfoni accesi con un inventario di rumori in diretta, alunni che accendevano e spegnevano le telecamere nelle loro stanze, studenti che riapparivano mascherati, che ridevano, scherzavano, e che poi interagivano tra di loro scrivendo in diretta delle grandi stupidaggini sulla chat della piattaforma.

Ma soprattutto, studenti, abili disturbatori dell’evento che strategicamente, a tavolino, direi, ne boicottavano la riuscita.

Come?

Semplice, applicando quello che imparano nei video di Scuola Zoo, un inventario di giochi informatici per “congelare” l’immagine di chi sta parlando, oppure per disturbare con apparenti problemi di interferenza audio, la connessione di chi parla.

E così gli interventi di tutto rispetto di questo enorme impegno collettivo e sforzo sociale si è disperso in un mare magnum di anarchia e mancanza di rispetto in diretta.

Ma per correttezza li riportiamo:

Noi Nativi Digitali di Luciano Fiorenza Politecnico di Milano Facoltà Cybersecurity; I pericoli dei Social Networks di Andrea Pensotti ITIS “Fauser” Novara-CPS Novara; Social Networks e Internet : come tutelarsi dal punto di vista giuridico di Viola Albertinazzi – Luiss Roma Facoltà di Giurisprudenza; L’Importanza del Relazionarsi in Presenza e a Distanza della Dott Barbara Camilli Associazione Psicologia Utile; l’Importanza della Comunicazione e dell’Ascolto Peer to Peer delle Prof sse Ida Angiulli e Valentina Martes referenti Cyberbullismo ITI “Omar” Novara; Comunicare ai bambini ai ragazzi i pericoli della Rete con Bruno Testa fumettista ed infine Il Battello del Rispetto con Vittoria Lorenzetti fotografa.

L’acme è stato raggiunto quando, in tempo reale, sulla chat della piattaforma, mentre i relatori parlavano, venivano postati giudizi irrispettosi, commenti volgari e persino bestemmie in un’escalation di violenza digitale.

I miei alunni, prima divertiti, poi stupiti ed attoniti, erano inchiodati alla lim per vedere in tempo reale, fino a che punto gli altri, i bulli, potevano arrivare.

Erano persino eccitati dallo spettacolo, finché, ho deciso di spegnere il computer ed ho cercato di gestire l’emergenza.

Ho detto loro che gli irresponsabili verranno individuati e puniti, che fare in diretta su una piattaforma digitale delle cose simili, significa firmare la propria condanna, che l’evento era registrato e che rimane traccia di tutto quanto scritto in chat.

Che la polizia postale rintraccerà i bulli e punirà a dovere.

Che ci sarà una sanzione disciplinare per gli alunni coinvolti.

Che è previsto un coinvolgimento penale dei ragazzi o dei loro genitori, qualora fossero minori…

Ma manco mi ascoltavano.

Se volevamo verificare in diretta a che punto siamo arrivati, bene, ci siamo riusciti.

Credetemi, non avrei voluto scrivere quest’articolo.

Ma come insegnante referente cyberbullismo ho il dovere morale di prendere posizione.

E come giornalista, il diritto di cronaca e di critica mi obbliga a dire quanto siamo in pieno FAR WEST digitale.


Nota del Direttore: resta evidente che indipendentemente dall’ambiente oggi i ragazzi sono maleducati, cafoni e pure un poco (tanto) ignoranti, e questo non dipende dal digitale.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonella Ferrari

 

Bullismo e Cyberbullismo sempre attuali.

Il Digital Divide

 




Safer Internet Day

Dal 2004 il 9 febbraio di ogni anno si celebra in Europa il Safer Internet Day (SID), evento nato con il Safer Internet Action Plan che fu elaborato per il periodo 1999-2004.

Il piano aveva l’obiettivo di incoraggiare la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo dell’industria connessa ad Internet promuovendo l’uso sicuro di Internet e lottando contro i contenuti illegali e nocivi.

Il programma (1999) si articolava su tre piani:

  • creazione di un ambiente più sicuro mediante l’istituzione di una rete europea di linee dirette (hotline), incoraggiamento dell’autoregolamentazione e dell’elaborazione di codici di condotta;
  • sviluppo di sistemi di filtraggio e di classificazione;
  • iniziative di sensibilizzazione.

Nel corso degli anni, l’Europa ha comunque continuato a promuovere iniziative (Safer Internet Plus) con la finalità di realizzare Internet come un luogo sicuro per i ragazzi.

Anche quest’anno, quindi, il 9 febbraio si celebra il Safer Internet Day 2021, giunto alla sua 18ma edizione, e il tema è “Together for a better internet” (insieme per un internet migliore).

L’iniziativa è gestita dai Safer Internet Centres esistenti in ciascuno Stato membro.

L’iniziativa è finanziata dall’Unione Europea e la giornata viene celebrata online in più di 170 paesi del mondo.

Mariya Gabriel, Commissario europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù, ha dichiarato: “I giovani hanno bisogno di sentirsi sicuri e responsabilizzati quando navigano nel mondo online per poter godere appieno del mondo digitale. Con il Piano d’azione europeo per l’alfabetizzazione digitale, mettiamo l’alfabetizzazione digitale al centro del panorama educativo europeo, promuovendo l’alfabetizzazione digitale per combattere la disinformazione online, sostenendo educatori e insegnanti e assicurando un e-learning di qualità“.

Il Commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton ha dichiarato: “La crisi del coronavirus ci ha costretti a spostare la maggior parte delle nostre attività quotidiane online e quando lasciamo i nostri figli navigare in internet, vogliamo che siano protetti. Siamo determinati a garantire che la trasformazione digitale porti benefici a tutti in modo sicuro. Ciò che è illegale offline dovrebbe essere illegale online. Ora ci aspettiamo che l’industria tecnologica faccia la sua parte nel rendere internet più sicuro senza indugio e in linea con le regole dell’UE“.

La Commissione europea con il comunicato stampa dell’8/2/2021 precisa che la Direttiva sui servizi di media audiovisivi (Audiovisual Media Services Directive – AVMSD) richiede alle piattaforme di condivisione video online di limitare l’accesso dei bambini a contenuti dannosi e le regole per le piattaforme digitali.

Inoltre, la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali, proposte nel dicembre 2020, includono obblighi specifici per le grandi piattaforme per affrontare rischi significativi per il benessere dei minori.

Il Safer Internet Day, comunque, è l’occasione per evidenziare quanto la protezione dei dati personali e la privacy siano importanti unitamente, ovviamente, agli aspetti di sicurezza informatica.

Le piattaforme digitali online, quali titolari del trattamento, sono obbligate al rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali e precisamente del Regolamento UE 2016/679 e del codice privacy italiano (D.Lgs. 196/2003, così come modificato dal D.lgs. 101/2018).

Per la Repubblica di San Marino la disciplina in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è la L. 171/2018 che è in vigore dal 5/1/2019.

Tuttavia, quando si parla di minori non si può fare riferimento unicamente alle norme.

La famiglia è il nucleo primario della società e resta il principale contesto all’interno del quale i minori si relazionano con i propri genitori.

I genitori, da parte loro, esercitano la responsabilità genitoriale sui figli minori e sono tenuti a svolgere il controllo sebbene senza una profonda interferenza sulla loro sfera personale.

Tale controllo dovrebbe essere esteso anche alle attività che i minori compiono online.

Del resto, ciò è espressamente indicato nel citato GDPR, ove si fa riferimento al consenso “prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale” sul minore di anni 13 (questa l’età minima per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione, ma dipende dal singolo Paese; in Italia è fissata a 14 anni).

La questione può apparire semplice, ma in realtà non lo è affatto in quanto è molto difficile controllare l’età effettiva e, ancora di più, la vera identità di colui che chiede l’accesso ad una risorsa online.

Sarebbe necessario un intervento legislativo sulla identità digitale che – al di là dello SPID italiano – sia valida quanto meno a livello europeo e anche interoperabile tra gli Stati membri.

Sono allo studio alcune proposte sulla identità digitale, ma il problema, comunque, per i minorenni resta.

Il discorso è ampio e meriterebbe maggiori spazi di approfondimento.

Bisogna investire su campagne di informazione e sensibilizzazione per accrescere nei minori la consapevolezza del valore che hanno dati personali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nicola Fabiano




Data Protection Day 2021

 

Il 28 gennaio 2021, si è celebrata la 15ma Giornata della protezione dei dati personali – Data Protection Day.

Infatti, il 26 aprile 2006, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha deciso di lanciare una Giornata della protezione dei dati, da celebrare ogni anno il 28 gennaio.

La Convenzione 108 è stato il primo trattato internazionale vincolante sulla protezione dei dati e un modello per molti altri regolamenti sulla protezione dei dati.

Quest’anno, poi, si è celebrato anche il 40mo anniversario della apertura alla firma della Convenzione 108 del Consiglio d’Europa per la protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati personali.

Infatti, il 28 gennaio 1981 a Strasburgo veniva aperto il Trattato n. 108 (riferimento è ETS No.108) del Consiglio d’Europa alla firma degli Stati membri e all’adesione degli Stati non membri.

Il titolo del Trattato n. 108 è “Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale”.

La Convenzione 108 (ETS n. 108) è entrata in vigore l’1 ottobre 1985 con 5 ratifiche. L’Italia l’ha firmata il 2 febbraio 1983 e ratificata il 29 marzo 1997, ma la data dell’entrata in vigore è l’1 luglio 1997.

Questa Convenzione rappresenta il primo strumento internazionale obbligatorio che ha per scopo la protezione delle persone contro l’uso abusivo del trattamento automatizzato dei dati di carattere personale, e che disciplina il flusso transfrontaliero dei dati.

Oltre alle garanzie previste per il trattamento automatizzato dei dati di carattere personale, la citata Convenzione 108 bandisce il trattamento dei dati «delicati» sull’origine razziale, sulle opinioni politiche, la salute, la religione, la vita sessuale, le condanne penali, in assenza, di garanzie previste dal diritto interno.

Il 18 maggio 2018, dopo 7 anni di intenso lavoro e negoziati, viene adottato dalla 128a sessione ministeriale del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, tenutasi a Elsinore, in Danimarca il Protocollo (CETS n. 223) che modifica la Convenzione 108.

Essa, quindi, viene rinnovata in una versione modernizzata denominata Convenzione 108+.

La Convezione 108+ si compone di complessivi 31 articoli ed entrerà in vigore con la ratificazione da tutte le Parti del Trattato STE 108, oppure l’11 Ottobre 2023, se a tale data ci saranno 38 parti del Protocollo.

Allo stato attuale risultano 10 ratifiche e 33 firme non seguite da ratifica. L’Italia l’ha firmata il 5 marzo 2019 e non ancora ratificata; San Marino l’ha firmata il 16 luglio 2019 e non ancora ratificata.

Il mese di maggio del 2018 ha visto anche l’applicazione del Regolamento UE 2016/679, meglio noto come GDPR (acronimo di General Data Protection Regulation), che costituisce la disciplina europea sulla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Al citato regolamento, per l’Italia, si aggiunge la disciplina del codice privacy (D.Lgs. 196/2003).

A chi forniamo i nostri dati personali e perché?

È necessario acquisire consapevolezza.

Il salto di qualità può essere fatto unicamente con una consapevolezza adeguata al tema che affrontiamo o che ci proponiamo di affrontare.

Quali sono le sfide da affrontare?

Tra le principali sfide, va menzionata certamente la pandemia da COVID-19, i quali effetti sono sotto gli occhi di tutti: questa, tuttavia, non è solo valutabile da un punto di vista medico e sanitario e presenta diverse questioni legate proprio alla protezione dei dati personali.

Da un lato, è innegabile che dall’inizio della pandemia ci sia stato un incremento esponenziale dell’uso delle tecnologie e delle risorse digitali disponibili, ma si è parlato poco dei rischi collegati alla privacy e alla protezione dei dati personali.

Dall’altro, il trattamento di grandi quantità di dati sulla salute delle persone fisiche va effettuato nel pieno rispetto della legislazione vigente e con l’adozione di tutte le opportune misure di sicurezza.

Inoltre, in questi ultimi tempi si parla molto di vaccini e il contesto internazionale si sta interrogando sulla liceità di soluzioni quali il vaccine passport o immunity passport.

Altra sfida è quella dell’Intelligenza Artificiale (AI).

La Commissione europea da tempo ha creato il gruppo di esperti denominato “AI High Level Group” e il CoE ha creato il Comitato ad hoc sulla Intelligenza Artificiale (CAHAI).

Inoltre, proprio il 28 gennaio il Consiglio d’Europa ha pubblicato le linee guida sul riconoscimento facciale, affermando la necessità di una regolamentazione rigorosa per prevenire le violazioni dei diritti umani.

Ulteriore sfida, come ho già detto in diverse occasioni e da ultimo nel mio libro, è quella relativa alle Neuroscienze.

In particolare, esiste un allarme legato all’impatto che le tecnologie adottate nell’ambito delle neuroscienze possono avere su protezione dei dati personali e privacy.

Si tratta di un aspetto che negli USA stanno osservando da tempo, ma – in ragione dell’approccio alla privacy di quel Paese – con risultati aderenti al loro impianto costituzionale.

Questi fenomeni vanno valutati attentamente; senza dubbio l’etica è un elemento fondamentale.

Il mio approccio, basato sul modello relazionale denominato DAPPREMO (acronimo di Data Protection and Privacy Relationships Model), potrebbe essere utile per approfondire questi aspetti.

Il tema delle neuroscienze in relazione all’impatto su protezione dei dati personali  e privacy, senza dubbio, potrebbe essere quello di maggiore importanza per i nostri tempi, tanto che – provocatoriamente – ho lanciato l’idea di una nuova categoria di diritti che ho definito “neuroprivacy rights”.

 

 

 

 

 

 

 

Nicola Fabiano

Privacy e azienda: la chimera della non applicabilità.

Cyber Psicologo e la privacy




Fuga da whatsApp

Un messaggio sibillino di WhatsApp e un tweet di Elon Musk: et voilà, in tantissimi hanno deciso di passare a Signal, abbandonando la più famosa app di messaggistica.

Ma attenzione: è o non è una bufala?

WhatsApp negli scorsi giorni ha diramato un messaggio di avviso sull’aggiornamento privacy per il 2021.

Questo ha seminato il panico tra molti utenti, complice anche un tweet di Elon Musk che telegraficamente ha scritto: “Use Signal” (usate Signal).

La convinzione (vera o sbagliata?) di molti utenti è che Signal non richiederà un aggiornamento sulla privacy e nuovi termini entro l’8 febbraio, diversamente da quanto impone WhatsApp.

In tutta questa vicenda, anche WhatsApp ci ha messo del suo, va detto: il messaggio arrivato agli utenti era tutto fuorché chiaro e il team si è mosso davvero tardi per cercare di riparare all’errore.  Numerosi giornali, tra cui anche The Indipendent, hanno rassicurato che la nuova privacy WhatsApp 2021 non influirà in alcun modo sull’utilizzo dell’app in Italia e nel resto d’Europa.

Ma intanto continuano i download di Signal che, per inciso, lavorano con gli stessi standard di sicurezza e con la stessa crittografia end-to-end.

Di tutta questa confusione sta approfittando Signal, che in questi giorni sta registrando un boom di download, al punto che si stanno registrando numerosi ritardi sull’invio del codice di verifica.

A questo punto sia chiaro che ognuno è libero di usare l’app di messaggistica che preferisce, ma quello che è bene sottolineare è che alla base della situazione scoppiata negli scorsi giorni c’è disinformazione e strumentalizzazione.

Basta dire che, come ha precisato anche Facebook, che possiede WhatsApp, i protocolli di privacy a cui le due piattaforme devono attenersi sono gli stessi, essendo imposti dalla normativa europea.

Ma, giusto per capirci un po’ di più, incominciamo a documentarci ed andiamo a vedere cosa dicono gli esperti, per esempio, Luca Accomazzi, programmatore, divulgatore, insegnante, ma soprattutto esperto di  GDPR (General Data Protection Regulation). 

Ha letto e commentato il GDPR per la prima volta nel 2014.

(Luca Accomazzi, tanto per dirne una, ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980. Ha insegnato informatica prima alle superiori e poi all’università tra il 1988 e il 2014. Su Internet dal 1992, da fine 1997 con la sua Accomazzi.net si dedica principalmente alla creazione di commerci elettronici sul web e, di recente, soprattutto a portare su Amazon le medio-grandi imprese italiane. Ha pubblicato circa trenta libri di divulgazione, principalmente per Feltrinelli ma il più recente con crowdfunding su Kickstarter).

Ecco quanto scrive su QUORA, Luca Accomazzi, rispondendo alle perplessità della gente comune, come me…

Perché Elon Musk ha proposto Signal come alternativa di WhatsApp? Cosa c’è dietro?

Non è una questione tecnica e neppure tanto di sicurezza (anche se Signal è più sicuro di WhatsApp e questo si dimostra facilmente: se io chiamo Pinco Pallo su Signal non lo sa nessuno tranne me e Pinco Pallo. Se lo chiamo con WhatsApp lo sa anche Mark Zuckerberg — e tutti quelli a cui Mark Zuckerberg lo dice).

È una questione di privacy.

Mark Zuckerberg ha comprato apposta WhatsApp e lo usa per profilarmi, scoprire chi sono i miei amici, quando li chiamo, per quanto li chiamo… Non cosa gli dico — questo no.

Quali sono le applicazioni per smartphone poco conosciute che usate giornalmente?

Il mondo è pieno di ingenui che per chattare usano WhatsApp (il programma che è stato usato per violare lo smartphone dell’uomo più ricco del mondo[1] ).

E anche di altrettanti ingenui che usano Telegram, una app sulla cui sicurezza gli esperti hanno forti dubbi da diversi anni[2].

In pochissimi invece per le chat e le chiamate in voce usiamo Signal, un programma sicuro e protetto al punto che che un sacco di governi di destra a cominciare dall’amministrazione Trump stanno facendo pressione per vietarne l’uso[3] .

 

[1] Guardian: Saudi prince’s account used to hack Jeff Bezos via WhatsApp

[2] https://pdfs.semanticscholar.org/93fe/3a5e70d64964e775ea77dcfaee218b8e62e1.pdf

[3] The broken record: Why Barr’s call against end-to-end encryption is nuts

 

Queste le FAQ.

“Ma senti, io sono una persona onesta e non ho segreti, perché devo preoccuparmi della sicurezza”.

Ah, va bene, se non hai mai scritto in vita tua un messaggio del tipo “stasera usciamo?” (il che informa gli svaligiatori di case che hanno campo libero), se tutte le volte che scrivi un messaggio ti fermi per cinque minuti a pensare come un malvivente potrebbe usarlo contro di te, non ho altre obiezioni.

“Ma sono una suora di clausura, non possiedo niente, non ho attività sessuale, mando un messaggio all’anno in chat per augurare buon santo natale di resurrezione a mio fratello”.

Usa Signal per farlo e sarà opera buona. Se anche i messaggi più innocenti viaggiano in Signal, il volume di messaggi Signal sarà così grande che delinquenti, ficcanaso e dittature troveranno impossibile trovare i segreti che vorrebbero violare in mezzo a questo mare di comunicazioni cifrate.

“Ma Accomazzi, tutte le mie amiche del club della canasta usano WhatsApp!”

Convincile a cambiare, visto che non costa niente. Ma qualcuno dovrà pur cominciare.

“Ma chi lo dice che è davvero sicuro?”

Lo fanno i migliori crittanalisti dell’accademia di tutto il mondo.

Ma siccome i loro discorsi sono estremamente tecnici e li capiscono solo quelli che ne masticano, fatti bastare questa citazione.

Usate Signal e qualsiasi cosa venga prodotta dalla casa Open Whisper Systems. — Edward Snowden.

Perché per vedere un sito si è obbligati ad accettare i cookies, se è in tutela della mia privacy, non dovrei deciderlo io?

Come dicono i poliziotti, tutte le volte che non capisci una cosa concentrati sul flusso dei soldi.

Ma innanzitutto diciamo che esiste una cosa chiamata “cookie tecnico” dalla normativa che è quello che mi permette di riconoscere un visitatore registrato.

Un ipotetico sito senza cookie tecnici è un sito dove non puoi fare login.

O, per dirla in altre parole, è un sito dove ogni volta che vuoi fare una operazione che lascia traccia (come mettere un prodotto in un carrello, o vedere cosa c’è in quel carrello) devi contestualmente rimettere username e password — il che sarebbe ovviamente scomodissimo.

Ma questi cookie non danno fastidio né destano preoccupazione.

Nel resto di questa risposta ci concentriamo invece sugli altri cookie, a volte chiamati “cookie di profilazione”.

Su tutto quello che paghi, ovviamente, decidi tu.

Quando entro sul sito di Amazon Prime Video per guardarmi un filmetto, una volta che mi sono autenticato come cliente pagante non ho nessun problema.

E ti garantisco che se entri come cliente pagante sul sito della mia azienda per commissionarmi una cosa qualsiasi non c’è mezzo cookie di profilazione.

Se però pensi ai sistemi informatici dove ottieni servizi ma non paghi quattrini (per esempio Facebook, Instagram, motore di ricerca Google, Google Docs, e mille altri…) allora devi renderti conto che, non essendo cliente pagante, tu sei invece merce.

Quei siti sono cibo per pesci — nessuno pensa che il pesce paghi il mangime che il pescatore butta in acqua per attirare le prede. E come un salmone vieni pescato, pesato, misurato e venduto a tranci.

L’avviso “stiamo per profilarti” è una pallida protezione che i legislatori europei hanno costretto gli autori del sito a mettere, per difendere un po’ l’elettore.

Siamo ancora, non averne dubbi, in tempi di Far West, dove gli sceriffi sono pochi e presidiano come meglio possono poche grandi città, ma ricchi possidenti, bandidos e ladri di bestiame la fanno da padrone quasi dappertutto.

Quell’avviso di cui ti lamenti dice “stiamo per vendere la tua anima ai pubblicitari, e non c’è nulla che tu possa fare per impedircelo, ma purtroppo l’Unione Europea ci obbliga ad offrirti di non venire pesato e misurato in ogni più minuscolo orifizio.

Ti offriamo dunque il sistema più scomodo possibile, il minimo per rientrare nel lecito, per farlo.

Se lo farai, a malincuore ti venderemo come pesce generico e non come esemplare della tua razza, sesso, età, dimensione eccetera”.

Non sei convinto? Guarda allora qui, dal primo gennaio 2021 Apple ha introdotto l’obbligo per gli autori di app di dichiarare se catturano i dati degli utenti, e se si quali; e cosa ne fanno.

 

Facebook sta litigando con Apple — hanno comprato a loro spese milioni di dollari di paginoni sui quotidiani per protestare contro l’iniziativa appena descritta[1] [2] — perché a far così si spaventano i pesci che poi non abboccano più. 

Oh, hanno usato parole diverse: “Apple è contro l’internet free (parola che in inglese significa anche “libera” ma stavolta nel contesto significa “gratis”).

E “i siti saranno costretti a introdurre forme di pagamento”!

Ma il senso è quello.

Note a piè di pagina

[1] Facebook criticizes Apple’s iOS privacy changes with full-page newspaper ads

[2] Facebook hits back at Apple with second critical newspaper ad

Lo so, l’articolo era lungo, ma la questione è spinosa, ed io per prima voglio essere consapevole di quello che faccio, e ve lo dico già, vi assicuro non finisce qui…