Settembre 11, 2026

Germania, Russia e corsa al riarmo: chi sta guadagnando dalla paura della guerra?

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 Il tentato attacco di Lipsia, le dichiarazioni di von der Leyen e Rutte e il sospetto sollevato da Salvini: alcune cancellerie europee vogliono davvero mettere fine alla guerra?

Quello che sta accadendo in Germania non può essere liquidato come un semplice incidente diplomatico. Al tempo stesso, la ricostruzione deve distinguere i fatti accertati, le attribuzioni ufficiali e le informazioni giornalistiche ancora non confermate in sede giudiziaria.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2026, nell’area di sicurezza dell’aeroporto di Lipsia/Halle, venne trovato un drone con un congegno esplosivo nei pressi di aerei cargo ucraini. Le successive indagini hanno indicato la presenza di più velivoli e l’ipotesi che l’obiettivo fosse colpire un Antonov impiegato anche per il trasporto di materiale militare. Il detonatore non funzionò: per questo è più corretto parlare di un tentato attacco, non di un attentato portato a compimento.

L’ordigno non esplose e non provocò vittime. Le indagini, inizialmente condotte dalla Procura generale di Dresda e dal Landeskriminalamt della Sassonia, sono poi passate alla Procura federale, che procede per il sospetto di tentata provocazione di un’esplosione.

Il 1° settembre il governo tedesco ha attribuito ufficialmente il tentato attacco alla Russia. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha dichiarato che questa conclusione deriva dalle indagini delle autorità di sicurezza, dalla configurazione dei droni, dal tipo di esplosivo e di innesco e da informazioni d’intelligence.

Mosca ha respinto le accuse, definendole una provocazione costruita frettolosamente e politicamente motivata.

Il 2 settembre, secondo le inchieste congiunte di NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung, gli investigatori del BKA avevano identificato due sospetti, senza renderne pubblici i nomi: un cittadino bielorusso che avrebbe anche un passaporto russo, e un uomo in possesso di passaporti lettone e russo, al quale vengono attribuiti compiti di logistica e addestramento. Almeno uno dei sospetti avrebbe collegamenti con l’intelligence russa. La Procura federale, interpellata dai media, non ha confermato pubblicamente questi dettagli.

Esiste quindi un’attribuzione ufficiale del governo tedesco, sostenuta da elementi investigativi e d’intelligence, e vi sono due sospetti indicati dai media tedeschi. Non esiste ancora una sentenza né è stata resa pubblica una prova completa che consenta ai cittadini di verificare autonomamente ogni passaggio dell’accusa.

Von der Leyen e Rutte: l’Europa deve rispondere

Dopo l’attribuzione tedesca, Ursula von der Leyen ha assicurato al cancelliere Friedrich Merz la piena solidarietà dell’Unione europea.

La presidente della Commissione ha sostenuto che gli attacchi ibridi russi stanno diventando più gravi e intensi, che l’Europa deve rimanere unita e che simili azioni non resteranno senza una risposta.

Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha parlato di un comportamento russo sempre più pericoloso e sconsiderato, ribadendo la necessità di rafforzare l’unità tra gli alleati, la cooperazione con l’Unione europea e il sostegno all’Ucraina.

Da diversi mesi le istituzioni europee descrivono incursioni nello spazio aereo, interferenze ai sistemi di navigazione, attacchi informatici, sabotaggi e operazioni contro infrastrutture energetiche e logistiche come parti di un’unica campagna ibrida diretta contro l’Europa.

Von der Leyen ha parlato di una “nuova normalità”.

Ma è proprio questa espressione che dovrebbe preoccuparci. Quando la minaccia diventa la nuova normalità, anche il riarmo, le sanzioni, la sorveglianza, le limitazioni diplomatiche e centinaia di miliardi di spesa militare rischiano di diventare permanenti.

La domanda non è se l’Europa debba ignorare la propria sicurezza. La domanda è se ogni incidente venga valutato autonomamente oppure inserito immediatamente dentro una narrazione già costruita: la Russia come nemico inevitabile e una nuova guerra come orizzonte al quale dobbiamo abituarci.

Salvini: “Qualche cancelleria cerca pretesti per vendere altre armi”

Il 2 settembre 2026 Matteo Salvini è intervenuto direttamente sulla nuova escalation.

Il vicepresidente del Consiglio ha innanzitutto riconosciuto la responsabilità iniziale della Russia:

“La Russia ha invaso e ha scatenato una guerra e non c’era necessità.”

Subito dopo, però, ha sollevato un sospetto politico molto preciso:

“Ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia mettere fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto, magari per vendere altre armi.”

Salvini ha parlato di una crescente “ansia anti-russa” e ha aggiunto:

“Non ho l’ansia che i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca.”

Non è la dichiarazione di qualcuno che nega l’invasione dell’Ucraina. Salvini riconosce esplicitamente che la Russia ha cominciato la guerra, ma contesta il modo in cui una parte della politica europea sta utilizzando il conflitto.

La domanda politica sollevata da Salvini è se alcuni governi europei stiano davvero cercando la pace oppure abbiano maturato interessi politici, strategici e industriali favorevoli alla prosecuzione dello scontro. È un’ipotesi politica, non una conclusione dimostrata: va distinta dal dato documentabile dell’aumento di ordini, investimenti e opportunità economiche per l’industria della difesa.

Tajani: “Mosca non attaccherà l’Europa, perderebbe”

La posizione di Antonio Tajani presenta una sfumatura differente rispetto a quella espressa da von der Leyen e Rutte.

Il ministro degli Esteri ha definito estremamente gravi i fatti avvenuti in Germania e ha espresso piena solidarietà a Berlino. Ha però escluso che l’attacco ibrido dimostri l’imminenza di un’invasione militare russa:

“Non credo che la Russia, al di là delle provocazioni, al di là di questi attacchi ibridi, possa fare qualcosa contro l’Europa.”

Tajani ha aggiunto che Mosca valuta la forza complessiva dell’Occidente e che non le converrebbe attaccarlo, perché ne uscirebbe sconfitta.

Si tratta di un’affermazione importante. Il ministro degli Esteri italiano riconosce il rischio rappresentato dagli attacchi ibridi, ma allo stesso tempo ridimensiona lo scenario di un’imminente guerra convenzionale tra Russia ed Europa.

Perché allora ai cittadini viene ripetuto continuamente che dobbiamo prepararci alla guerra?

La guerra in Ucraina è diventata la leva di una trasformazione militare permanente dell’Europa?

Dal 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa su vasta scala, l’Europa ha sostenuto l’Ucraina con aiuti economici, umanitari e militari.

L’invasione è un fatto e costituisce una violazione della sovranità territoriale ucraina. Ma, dopo più di quattro anni, è necessario porre una domanda politica.

L’Ucraina resta una nazione aggredita. La domanda da porre è un’altra: la guerra è diventata anche la leva attraverso cui l’Europa sta realizzando una trasformazione economica e militare destinata a durare nel tempo?

Ci era stato detto che le armi servivano a permettere all’Ucraina di difendersi. Oggi, però, non si parla più soltanto della difesa ucraina. Si parla di preparare l’intera Europa, riconvertire l’industria, facilitare gli investimenti militari, aumentare la produzione di munizioni e organizzare grandi acquisti comuni.

Se ora dobbiamo prepararci direttamente contro la Russia, dove finisce l’aiuto all’Ucraina e dove comincia la costruzione di un’economia europea di guerra?

Questa domanda non attribuisce all’Ucraina o al suo popolo un ruolo strumentale né una responsabilità nel processo. Interroga invece le scelte dei governi europei e il modo in cui una tragedia reale può rendere politicamente accettabili decisioni che, in condizioni diverse, avrebbero incontrato una maggiore opposizione pubblica.

La Russia vuole invadere l’Europa?

Affermare che la Russia non abbia mai attaccato un paese europeo sarebbe inesatto: l’Ucraina è un paese europeo ed è stata invasa dalla Federazione Russa.

Diversa è la questione dell’esistenza di un piano russo per attaccare militarmente l’Unione europea o uno Stato della NATO.

Non è stata resa pubblica una prova conclusiva dell’esistenza di una decisione del Cremlino di lanciare un’invasione convenzionale contro la NATO. Esistono minacce, operazioni ibride, attività d’intelligence, esercitazioni e valutazioni dei servizi occidentali. Ma una valutazione del rischio non equivale alla prova che sia già stato impartito un ordine di attacco.

Anche l’idea che la Russia potrebbe “spazzare via l’Europa in un secondo” rischia di essere controproducente.

La Russia è una potenza nucleare dotata di una capacità distruttiva enorme. Ma anche la NATO possiede arsenali nucleari, forze armate avanzate e risorse economiche complessivamente superiori. Una guerra diretta non produrrebbe una facile vittoria russa: potrebbe produrre una distruzione reciproca.

Proprio per questo la diplomazia non dovrebbe essere descritta come una forma di debolezza. Tra potenze nucleari, impedire l’escalation è una componente essenziale della sicurezza.

Chi guadagna dalla nuova normalità?

La domanda decisiva rimane: chi trae profitto da questa situazione?

Ursula von der Leyen sostiene gli acquisti militari comuni, l’aumento della produzione, l’accesso dell’industria della difesa ai finanziamenti e la mobilitazione di capitali pubblici e privati.

SAFE mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro di prestiti dell’Unione agli Stati membri per investimenti comuni nella sicurezza e nella difesa. Gli ‘800 miliardi’ associati al piano ReArm Europe/Readiness 2030 non costituiscono invece un unico fondo europeo direttamente versato alle aziende: sono una capacità potenziale di mobilitazione composta soprattutto da quasi 650 miliardi di maggiore spazio fiscale nazionale in quattro anni, ottenibile attraverso la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, e dai 150 miliardi di prestiti SAFE. Il piano comprende inoltre il sostegno della Banca europea per gli investimenti e misure per mobilitare capitali pubblici e privati.

Il 12 maggio 2025 von der Leyen ha presieduto il primo dialogo strategico con l’industria europea della difesa. La Commissione ha indicato tra i partecipanti Airbus, Diehl, Helsing, Leonardo, MBDA, Naval Group, Navantia, Thales e altre imprese del comparto, e ha presentato l’incontro come uno strumento per discutere l’aumento della capacità produttiva, gli acquisti congiunti, l’accesso ai finanziamenti e la semplificazione delle regole.

Parliamo di aziende che producono missili, velivoli militari, radar, sistemi navali, munizioni, droni e tecnologie utilizzate in guerra.

È documentato che queste politiche ampliano domanda, credito e opportunità d’investimento per i produttori europei di armamenti e, quindi, generano per il settore un beneficio economico. Da questo dato non discende però la prova che alcune cancellerie intendano prolungare la guerra: quella resta l’ipotesi politica formulata da Salvini e richiede riscontri autonomi.

Il beneficio economico del settore e l’eventuale interesse personale di singoli decisori sono questioni diverse.

Le società collegate alla famiglia von der Leyen

La dichiarazione d’interessi firmata da Ursula von der Leyen il 6 gennaio 2026 non riporta partecipazioni personali in aziende della difesa. La presidente dichiara di non possedere azioni, obbligazioni o altri investimenti rilevanti e di non avere ricoperto, negli ultimi dieci anni, incarichi negli organi di società private.

Il marito Heiko von der Leyen è invece dirigente medico di Orgenesis Inc. e dispone di 14.168 opzioni, non esercitate, per acquistare azioni della società.

Orgenesis è classificata nei documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission statunitense come impresa farmaceutica e biotecnologica. Il suo rapporto annuale descrive attività nelle terapie cellulari e geniche, nella medicina rigenerativa, nei servizi di laboratorio e nelle forniture ospedaliere.

Le controllate elencate operano nello stesso settore. Non risulta una divisione dedicata alla produzione o alla vendita di armi, munizioni o sistemi militari.

Bisogna inoltre evitare di confondere Orgenesis con Organogenesis, una differente società statunitense specializzata in prodotti per la cura delle ferite. La somiglianza dei nomi sta alimentando collegamenti impropri.

Heiko von der Leyen possiede anche il 100% di Visonamora Asset Management UG, una piccola società tedesca costituita nel 2019 con un capitale dichiarato di 500 euro.

Su questa società rimane una disponibilità limitata di informazioni pubbliche sul patrimonio e sulle eventuali partecipazioni.

La dichiarazione europea la descrive come non operativa, mentre il registro societario la indica ancora giuridicamente attiva. Le due qualificazioni non sono necessariamente incompatibili: una società può continuare a esistere nel registro pur non svolgendo attività concreta. Il suo oggetto comprende la gestione di patrimoni propri e partecipazioni societarie, ma i documenti gratuitamente accessibili non consentono di ricostruirne integralmente il portafoglio.

Non è emersa alcuna partecipazione documentata di Visonamora in Rheinmetall, Airbus, Leonardo, Hensoldt, MBDA, Thales o in altri produttori di armamenti.

La composizione non completamente pubblica del patrimonio costituisce un limite informativo che è legittimo segnalare; non prova però investimenti nell’industria bellica né una contraddizione già accertata fra dichiarazione e registro.

La distinzione essenziale è dunque questa:

è documentato il rapporto politico e istituzionale tra la Commissione von der Leyen e l’espansione dell’industria europea della difesa, così come il vantaggio economico che il settore ricava dall’aumento della spesa e degli investimenti. Sulla base dei documenti pubblici disponibili, non vi sono invece prove che Ursula von der Leyen o la sua famiglia ricevano un vantaggio personale dalla vendita di armi.

Sono due questioni differenti. Confonderle indebolirebbe la critica. Distinguerle permette invece di concentrare l’attenzione sul vero problema: l’influenza dell’industria della difesa sulle decisioni politiche europee e l’impiego di enormi quantità di denaro pubblico.

Il precedente del Ministero della Difesa tedesco

Quando von der Leyen guidava il Ministero della Difesa tedesco, il Bundestag aprì un’inchiesta sull’impiego di consulenti esterni e sulle irregolarità nella gestione di alcuni contratti.

La commissione esaminò più di 4.700 fascicoli e ascoltò 41 testimoni. Il rapporto conclusivo del 2020 accertò violazioni compiute da dirigenti e funzionari del Ministero.

La maggioranza parlamentare non formulò accuse personali contro von der Leyen. Le opposizioni contestarono questa conclusione, sostenendo che la responsabilità politica della ministra fosse stata esaminata in maniera insufficiente.

L’inchiesta non dimostrò che von der Leyen avesse ricevuto denaro proveniente dalle vendite di armamenti. Mostrò però quanto sia difficile ricostruire le responsabilità quando potere politico, consulenti privati, apparati amministrativi e grandi contratti pubblici si sovrappongono.

I limiti della trasparenza europea

Le dichiarazioni patrimoniali europee non permettono di conoscere tutto.

Devono essere dichiarati gli investimenti superiori a 10.000 euro e quelli che potrebbero creare un conflitto d’interessi. Ma alcuni fondi gestiti autonomamente, investimenti inferiori alle soglie e gli interessi economici di figli adulti o familiari non dipendenti possono non apparire nel documento.

Anche il registro europeo dei rappresentanti d’interessi presenta delle lacune. La Corte dei conti europea ha rilevato che telefonate, incontri non programmati ed e-mail possono sfuggire agli obblighi di pubblicazione.

Queste lacune non dimostrano automaticamente una corruzione. Ma giustificano la richiesta di controlli più severi, soprattutto quando le istituzioni decidono come indirizzare centinaia di miliardi di euro.

Il richiamo al 1939: un’analogia da maneggiare con cautela

Il paragone con il 1939 non offre una chiave univoca e non dovrebbe trasformare la guerra in un esito inevitabile.

L’Europa di oggi non riproduce quella precedente alla Seconda guerra mondiale. Le differenze storiche, istituzionali e militari sono profonde; inoltre la stessa analogia può sostenere letture opposte.

Da una parte, la storia invita a vigilare sulla progressiva normalizzazione del linguaggio militare, sulla compressione degli spazi diplomatici, sull’uso politico della paura e sull’intreccio tra potere pubblico e industria bellica.

  • Dall’altra, il 1939 ricorda anche che una deterrenza insufficiente e la mancata opposizione delle democrazie possono incoraggiare l’espansionismo dei regimi autoritari.
  • Il punto non è scegliere meccanicamente una delle due lezioni, ma evitare che il riferimento storico sostituisca l’analisi dei fatti presenti.
  • Preparare una difesa credibile e mantenere aperti i canali diplomatici non sono necessariamente obiettivi incompatibili.
  • La sicurezza richiede capacità di deterrenza, ma anche proporzione, controllo democratico e valutazioni trasparenti delle minacce.
  • Ogni incidente deve essere esaminato per le sue prove specifiche, senza diventare automaticamente la conferma definitiva di una guerra futura.
  • Allo stesso modo, l’incertezza non può essere usata per ignorare aggressioni, sabotaggi o rischi documentati.
  • La lezione storica più prudente è rifiutare tanto il fatalismo bellico quanto la sottovalutazione delle minacce.

La guerra non è inevitabile: proprio per questo deterrenza, diplomazia e controllo pubblico delle decisioni devono procedere insieme.

 

 

Non è la guerra delle persone comuni

Per la maggioranza dei cittadini europei la minaccia quotidiana non è rappresentata dai carri armati russi davanti alle proprie abitazioni.

Sono il costo della vita, il lavoro precario, la sanità in difficoltà, l’emergenza abitativa, le bollette, la scuola e la perdita del potere d’acquisto.

Questo non significa ignorare la sicurezza. Significa chiedere proporzione, prove, trasparenza e controllo democratico.

Mentre ai cittadini viene domandato di accettare sacrifici in nome della difesa, i produttori di missili, munizioni, droni e sistemi militari ricevono ordini, finanziamenti, garanzie pubbliche e prospettive di crescita senza precedenti.

Come già chiarito, non vi sono prove pubbliche di un vantaggio personale per Ursula von der Leyen o la sua famiglia.

È invece documentato che l’aumento della spesa, degli ordini e degli investimenti avvantaggia economicamente l’industria europea della difesa.

Le parole di Salvini meritano quindi discussione come ipotesi politica da verificare, non come fatto già provato:

“Ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia mettere fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto, magari per vendere altre armi.”

Chi decide quali minacce giustificano centinaia di miliardi di spesa?

Quali prove vengono mostrate ai cittadini?

Quali interessi industriali partecipano alla definizione delle politiche europee?

Perché la diplomazia viene rappresentata come debolezza, mentre l’acquisto di armi viene presentato come l’unica forma possibile di realismo?

La richiesta di prove non è propaganda filorussa. Volere un negoziato non significa giustificare l’invasione dell’Ucraina. Controllare gli interessi economici non significa inventare una corruzione che non è stata dimostrata.

Significa impedire che la guerra dei grandi diventi, ancora una volta, la tragedia delle persone comuni.

 

 

Fonti e collegamento con i fatti citati

  1. Attacco con droni ed esplosivo del 4 agosto 2026 e attribuzione ufficiale tedesca alla Russia
    Reuters, Germany says Russia responsible for drone attack at Leipzig airport, 1 settembre 2026.
    https://www.reuters.com/world/europe/germany-says-russia-responsible-drone-attack-leipzig-airport-2026-09-01/
  2. Ritrovamento del drone esplosivo e apertura dell’indagine federale
    Reuters, German prosecutor says airport drone was fitted with explosive device, 6 agosto 2026.
    https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/german-prosecutor-says-airport-drone-was-fitted-with-explosive-device-2026-08-06/
  3. Accuse del governo tedesco, risposta di Mosca e misure adottate da Berlino
    ANSA, Berlino attacca Mosca per i droni di Lipsia. Europa e NATO: “Risponderemo”, 2 settembre 2026.
    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/01/berlino-attacca-mosca-per-i-droni-di-lipsia.-europa-e-nato-risponderemo_d5e0ef57-89b6-4937-b679-a8050d3a0077.html
  4. Solidarietà di von der Leyen alla Germania e incontro con Mark Rutte
    ANSA, Ministro dell’Interno tedesco: la Russia è responsabile dell’attacco ibrido a Lipsia, 1 settembre 2026.
    https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/nazioni/germania/2026/09/01/ministro-interno-tedesco-la-russia-e-responsabile-dellattacco-ibrido-a-lipsia_d9c389ca-c6b7-40a6-adb7-10c571675b7a.html
  5. Incontro del 2 settembre 2026 tra Rutte e von der Leyen
    NATO, NATO Secretary General to meet the President of the European Commission.
    https://www.nato.int/en/news-and-events/events/media-advisories/2026/09/01/nato-secretary-general-to-meet-the-president-of-the-european-commission
  6. Dichiarazione di Matteo Salvini sulle cancellerie europee e sulla vendita di altre armi
    La Sicilia, Salvini: “Qualche cancelleria europea non vuole mettere fine alla guerra”, 2 settembre 2026.
    https://www.lasicilia.it/news/cronaca/3070129/asset-russi-congelati-per-lucraina-tajani-il-nodo-e-giuridico-salvini-qualche-cancelleria-europea-non-vuole-mettere-fine-alla-guerra.html
  7. Dichiarazioni di Tajani sul rischio di un attacco militare russo all’Europa
    ANSA, Tajani: “Gravi i fatti in Germania, ma Mosca non attaccherà, perderebbe”, 1 settembre 2026.
    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/09/01/tajani-gravi-i-fatti-in-germania-ma-mosca-non-attacchera-perderebbe_f39d0fb7-f87a-40d2-8a08-274f98b65e5c.html
  8. Dichiarazione patrimoniale e d’interessi di Ursula von der Leyen, comprese Orgenesis e Visonamora
    Commissione europea, Transparency – Declaration of Interests of President von der Leyen, dichiarazione firmata il 6 gennaio 2026.
    https://commission.europa.eu/about/organisation/transparency_en
  9. Attività, controllate e ricavi di Orgenesis Inc.
    Securities and Exchange Commission, Orgenesis Inc. – Annual Report 2024, Form 10-K.
    https://www.sec.gov/Archives/edgar/data/1460602/000149315226012845/form10-k.htm
  10. Costituzione, capitale e amministrazione di Visonamora Asset Management UG
    Registro societario tedesco, scheda Visonamora Asset Management UG.
    https://openregister.de/company/DE-HRB-P2408-206276
  11. Obblighi e limiti delle dichiarazioni finanziarie dei commissari europei
    EUR-Lex, Codice di condotta dei membri della Commissione europea.
    https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32018D0221%2802%29
  12. Inchiesta del Bundestag sui consulenti del Ministero della Difesa tedesco
    Bundestag, Untersuchungsausschuss – Beraterverträge.
    https://www.bundestag.de/webarchiv/Ausschuesse/ausschuesse19/a12_Verteidigung/a12_Untersuchungsausschuss
  13. Lacune del registro europeo dei lobbisti
    Reuters, EU auditors say lobbyists can easily slip under bloc’s radar, 17 aprile 2024.
    https://www.reuters.com/world/europe/eu-auditors-say-lobbyists-can-easily-slip-under-blocs-radar-2024-04-16/

Comunicazione iniziale delle autorità sassoni sul ritrovamento e sull’avvio delle indagini
Generalstaatsanwaltschaft Dresden e Landeskriminalamt Sachsen, Ermittlungen nach Sprengstofffund am Flughafen Leipzig/Halle, 5 agosto 2026.
https://medienservice.sachsen.de/medien/news/1099150

Identificazione dei due sospetti secondo i media tedeschi
Tagesschau (inchiesta NDR/WDR/Süddeutsche Zeitung), Versuchter Drohnenanschlag – Ermittler identifizieren mutmaßliche Täter, 2 settembre 2026.
https://www.tagesschau.de/investigativ/ndr-wdr/leipzig-drohne-russland-100.html

Composizione ufficiale del piano ReArm Europe/Readiness 2030
Commissione europea, Agire sulla difesa per proteggere gli europei – Piano ReArm Europe/Prontezza per il 2030.
https://commission.europa.eu/topics/defence/future-european-defence_it

Dialogo strategico del 12 maggio 2025 con l’industria europea della difesa
Commissione europea, Strategischer Dialog mit der europäischen Verteidigungsindustrie nimmt Arbeit auf, 13 maggio 2025.
https://germany.representation.ec.europa.eu/news/strategischer-dialog-mit-der-europaischen-verteidigungsindustrie-nimmt-arbeit-auf-2025-05-13_de

 

Autore

  • Katiuscia Vella è professionista nel settore della ricerca clinica e della gestione sanitaria. Clinical Research Coordinator presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – Istituto Dermatologico San Gallicano e Direttore Scientifico ANAMEL, si occupa di ricerca, prevenzione, formazione e divulgazione scientifica. È autrice di articoli e del libro L’altra parte della storia.


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