“Il Cenacolo del Mediterraneo”: La determinazione della Cultura, dell’Arte e dell’Artigianato di andare Oltre
Si è svolto a Roma, Domenica 12 Aprile 2026, presso il ristorante “La Fraschetta Romanesca”, storico punto di ritrovo di amici, imprenditori, politici, artisti, artigiani, scrittori, intellettuali, ecc. l’incontro denominato “il Cenacolo del Mediterraneo”.
Un incontro multidisciplinare, che ha ispirato la denominazione del “Il Cenacolo”, che mettesse in contatto tutte quelle realtà che sempre più difficilmente hanno la possibilità di incontrarsi, in una società che sembra essere indirizzata ad una visione sempre più settoriale, votata al tecnicismo e al pensiero “monocorda”, incapace di mettere attorno ad un tavolo esperienze intellettuali, di vario tipo e provenienti da tematiche diverse.
Realtà di ogni genere, dalla cultura all’artigianato, dalla gastronomia, all’enologia, dall’arte alla religione e via dicendo, che hanno caratterizzato ed influenzato il mondo intero e che hanno avuto avvio e sviluppo attraverso il “Mediterraneo”, che ne indica la denominazione territoriale, di cui l’Italia, specialmente la parte più a sud compresa tra Lazio, Sicilia, Puglia, ma non solo se si ricordano le “Repubbliche Marinare” che comprendevano anche Genova, Pisa, Venezia e Napoli, sono parte integrante.
L’incontro, che ha destato tanto interesse, è avvenuto di domenica per ovvi motivi, anche se la scelta non è stata facile a causa delle numerose difficoltà imposte da situazioni Nazionali e/o Locali, sotto l’egida di una “discutibile” democrazia.
Democrazia che sempre più infonde nei cittadini la sensazione che si tratti di eventi organizzati per limitare la libertà di circolazione, frutto di una forte identità ideologica, che di effettiva necessità.
Dopo i ringraziamenti di rito e l’esposizione del programma della giornata e prima della presentazione del libro, “Italia Paese Interruptus” da parte dell’Autore, Prof. Corrado faletti, si è avuto un momento di raccoglimento, grazie alla Solenne Sacra Benedizione impartita agli intervenuti, al libro, alle opere esposte, al cibo e alle bevande, da Don Abid Luigi Sid.
Un momento di preghiera e raccoglimento che potesse infondere luce e pace, in questo momento dove gli eventi del mondo sembrano invece volere andare in direzione opposta.
Dopo la solenne benedizione, Corrado Faletti ha presentato il Suo Libro che lascia bene intendere come l’unità d’Italia 1861-1870 ha unito i territori ma non ha certo unito gli Italiani.
Un libro che ha suscitato vivo interesse e curiosità, perché tratta di un tema che poche volte si è affrontato pubblicamente, ma di cui gli Italiani, spesso a margine di tanti fatti, sembrano interessati e consapevoli.
Manca infatti un serio progetto che possa dare una visione di Italia e di Italiani.
Quindi, fare gli Italiani, individuando obiettivi comuni che traccino il futuro che grazie a persone che posseggono, preparazione, competenza e visione, possano individuare le strade per raggiungere quegli obiettivi.
Gli Italiani comunque hanno dimostrato sempre e con i fatti, di avere grande rispetto per la propria Patria, per propria cultura, per le proprie tradizioni, ma anche per la vita umana, cosa assai spesso dimenticata da chi avrebbe il dovere di rappresentare gli Italiani e che invece sembra rappresenti se stesso o altre realtà extranazionali.
E’ in questo frangente, come se fosse tutto programmato, ma si tratta solo di una pura casualità, che il Generale Corrado Pasetti, facendo il Suo ingresso in sala, ritardo previsto da fattori oggettivi, dava la notizia di massacri di Cristiani, avvenuti in Libano ed il Nostro Contingente ltaliano, impiegato nella missione Internazionale UNIFIL e MIBIL (Deliberazione del 23 Dicembre 2019) è impegnato a recuperare le spoglie dei poveri martiri causati dai bombardamenti avvenuti. Contingente che per la cronaca, ha già subito ben due attacchi nelle ultime settimane.
Un momento di tensione che ha riportati tutti alla realtà attuale e che, non può che farci ricordare un Italiano, Fabrizio Quattrocchi Nato il 9 Maggio del 1968 a Catania, in quella Sicilia che è del Mediterraneo, e barbaramente ucciso a Baghdad il 14 Aprile 2004.
Lo ricordiamo, oltre che per il barbaro omicidio avvenuto insieme ad altri prigionieri, è rimasta impressa nella memoria di tutti, la Sua frase carica di Orgoglio Italiano, pronunciata mentre gli assassini compivano il loro crimine:
“Adesso vi faccio vedere come muore un Italiano”.
Ma il “Cenacolo del Mediterraneo”, pur nella consapevolezza del momento storico cui viviamo, deve guardare avanti, fornendo spunti di riflessione e guardare oltre ai disastri che l’essere umano compie.
Storicamente è proprio l’arte che nella sua armonia, ci indica la strada, della “rinascita” rappresentando la bellezza del Creato, come ha saputo ricordare, durante la “benedizione” del dipinto “Il Cenacolo del Mediterraneo” di Elena Drommi e le relative Stampe d’Autore, Don Luigi Abid.
Così, mentre sul dipinto, dedicato proprio al “ll Cenacolo del Mediterraneo” vi rimandiamo all’articolo già pubblicato :
Per le Stampe d’Autore, numerate 1/100 e autenticate dall’artista, desideriamo rilevare che per la loro realizzazione è stata utilizzata una tecnica artigianale assai complessa che prevede più passaggi su appositi rulli dove vengono applicati i vari colori (5), fino a raggiungere quelle tonalità che rappresentano quelle dell’opera originale.
Tecnica di alto profilo artigianale che “DB Stampa SRL”, di cui Paolo di Biagio è l’amministratore unico, ha utilizzato per la realizzazione dell’Opera, grazie alla elevata professionalità dei suoi collaboratori che con grande maestria ne hanno seguito con meticolosa attenzione, tutte le fasi, dalla rilevazione dell’immagine alla successiva lavorazione monitorando e calibrando il colore fino ad ottenere l’effetto desiderato, rullo per rullo.
Un motivo in più che eleva la qualità delle stampe che riproducono un’opera, già ritenuta preziosa e che ha avuto un elevato gradimento sia del pubblico che nelle varie gallerie d’arte internazionali, dal momento che fin da subito hanno ritenuto di quotare ogni stampa al prezzo di € 680.
Ma vi erano altre opere dell’artista, poche per la verità, non essendo una esposizione personale, che avverrà presto, ma assai rappresentative nell’evidenziare la facilità con cui la Drommi sappia comporre la sua arte pittorica su materiali anche assai diversi.
Così, oltre al dipinto “Il Cenacolo del Mediterraneo”, anche un quadro che dedicato ad un altro libro, precedentemente proposto, “Ne uccideva più la Penna che la Spada”. Ma anche delle splendide miniature in materiale particolare, da lei stessa realizzato, raffiguranti temi medievali.
Distratti forse da tanti “tesori artistici”, o forse all’approssimarsi di un certo languore, vista l’ora prossima al pranzo, è passata in secondo piano la stola che indossava, anch’essa dipinta dalla Drommi e facente parte di una collezione privata assieme ad altre, ha destato interessi internazionali ogni volta che queste sono state presentate.
Ed è a questo punto che la Sommelier, Docente di lettere Antiche e scrittrice, oltre che giornalista, Elvia Gregorace, nel presentare i primi vini che avrebbero accompagnato i ricchi antipasti, ci illustrava anche la sua ultima opera letteraria “Ermione. Vite&vite. Fermenti femminili”, di cui vi rimandiamo ad una Nostra positiva interpretazione.
https://betapress.it/ermione-la-voce-dimenticata-del-mito-che-torna-a-interrogare-il-nostro-tempo/
La competenza e la elevata sapienza storica/culturale in aggiunta alla eccellente preparazione tecnica da Sommelier, di Elvia, ha permesso ai commensali di apprezzare i vari vini propost, che accompagnavano i vari piatti tipici romani, di cui con grande diletto da parte di tutti, venivano fornite quegli aneddoti storici che hanno portato la cultura e la tradizione a renderli piatti tipici e caratteristici dell’area Romano/laziale, pur avendo origini lontane.
Due le Aziende vinicole che hanno voluto accompagnare questo bellissimo percorso Enogastronomico.
La prima, con la linea, 36 Casali “Custodi della Tradizione” che ci ha accompagnato nella degustazione degli antipasti, dei primi e dei secondi, prodotti dell’azienda Agricola Via dei Mulini di Caruso Elisabetta, Azienda che ha sede in Via S. Antonio a Vitulano (Benevento).
Ci ha consentito di gustare, per gli antipasti, “Falanghina del Sannio” e pre i rimi ed i secondi due tipi di Rosso “Aglianico del Taburno” “Aglianico del Sannio”
Tutti vini provenienti dalle tenute di quel luogo che vanta 36 casali e che affonda le radici nella valle Vitulanese, terra incontaminata vocata all’agricoltura ed alla pastorizia.
Per i dolci ed il desser, in pieno spirito di “Mediterraneo”, come il “Cenacolo del Mediterraneo” tende a voler fare, sono stati offerti per la degustazione, due pregiatissimi vini provenienti da un’area assai nota e storica: Marsala.
E’ con la “Passione e Amore per il Vino” che da oltre 70 Anni la famiglia Alagna dalle uve pregiate prodotte nei propri vigneti, porta il sapore della natura, del sole e della terra si Sicilia, fino bicchiere.
Così, il Baglio Baiata Alagna, Marchio Storico, ci ha proposto “Duzì”, uno Zibibbo vino liquoroso e un Marsala Superiore Garibaldi Dolce.
Vini di eccellenza, quindi, che hanno accompagnato l’intero percorso enogastronomico.
Ma che le eccellenze non fossero finite, in questa primo ufficiale incontro del “Cenacolo del Mediterraneo”, lo si era intuito già dall’inizio, quando durante la presentazione del programma, era stato presentato uno dei più importanti Maestri Orafi Artigiani, Ciro Esposito, che per l’occasione è venuto direttamente da Napoli.
Il Grande maestro ci ha voluto ricordare come l’artigianato Orafo, pur essendo molto richiesto, trova grande difficoltà a causa della mancanza di scuole adeguate che dessero “Preparazione, Competenza, Manualità” e giovani che con sacrificio, dedizione ed amore, hanno voglia di intraprendere un percorso, certamente remunerativo, ma ricco di attenzione, passione e sacrificio, evidenziando tutte le innumerevoli lacune che la scuola i oggi, nessuna esclusa, forniscono una quantità di nozioni tecniche che tuttavia trovano poco o nessun riscontro con la reale e manuale esigenza dell’arte poiché la teoria se non stimolata e supportata dalla pratica, tende a standardizzare ed impoverire il lavoro, trasformando l’arte artigianale in comune e banale catena di montaggio…
Problematica che due eccellenti Orafe, creatrici artigiane di gioielli con pietre e metalli preziosi, Stefania Sciacquatori “Matera Gioielli” e Silvia Limiti “Tessiti Gioielli”, hanno condiviso.
La consegna delle Stampe d’Autore, Numerate e firmate in presenza dall’Artista Elena Drommi, insieme ai saluti e alla volontà di riproporre questo incontro, allargando anche ad altre realtà, Alta moda di artigianato Sartoriale, giusto per fare un esempio, ha dato l’avvio alla chiusura di questo interessante evento.
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