Dal messaggio nella stanza accanto alla delega del pensiero. La scuola e la società perdono valore.
Nella casa di oggi la voce è stata sostituita dalla notifica.
Per molti adolescenti è normale mandare un WhatsApp ai genitori pur trovandosi nella camera accanto.
La risposta arriva con lo stesso mezzo. Non è pigrizia. È paura: paura dell’indifferenza.
È il sintomo di un problema più grande. Viviamo in una società dove si parla molto, ma non si dialoga. Ci preoccupiamo troppo per cose futili e lasciamo passare inosservate quelle importanti. È calato il rispetto per il prossimo e per le regole. Il risultato è apatia, confusione, velocità.
Lo stesso meccanismo lo vediamo a scuola e nel lavoro. Gli esami di Stato e di maturità hanno portato alla ribalta da anni il problema della meritocrazia, durante e dopo il diploma. La scuola e la società non riescono a tenere il passo di un cambiamento veloce e repentino.
Così generazioni con poca preparazione occupano posti da classe dirigente. Senza competenza. Senza professionalità.
Ci affidiamo anche all’intelligenza artificiale. Se serve ad anticipare la soluzione di un problema complesso, ben venga. È uno strumento. Ma se rischia di crearne altri, usiamo quella umana.
Nessun algoritmo potrà mai restituirci la tranquillità di uno sguardo amico. Quello sguardo che nelle scuole di un passato poco lontano aiutava ad analizzare un problema. Lì il problem solving era strategia d’insegnamento ad alto valore. Gli “algoritmi” erano i vecchi testi regolativi che insegnavano la cronologia sistemica: passaggi chiari per risolvere o per creare. Oggi gli algoritmi sono precostituiti, riciclano soluzioni già viste e non percepiscono il contesto.
Abbiamo normalizzato la distanza più assurda: quella tra due porte.
E ora rischiamo di delegare anche il pensiero.
La domanda resta: perché ostinarci a fare i “capi” invece di diventare leader?Infatti, solo
così potremo restituire valore a una società tecnologicamente avanzata; evitando la perdita di dialogo, di merito e pensiero a favore di velocità Perché abbiamo scelto scorciatoie. La via: tornare allo sguardo, al merito, alla ricerca di essere e non apparire .
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