Prima dei confini ci sono le persone…..
… Ma l’Europa torna a contarle!
«Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone».
Le parole pronunciate da Papa Leone XIV al Meeting di Rimini arrivano proprio mentre l’Europa sembra soprattutto impegnata a stabilire da quale parte di quei confini debbano rimanere quelle stesse persone.
Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Irlanda hanno ripreso, avviato o annunciato l’intenzione di riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”: richiedenti asilo entrati o registrati inizialmente nel nostro Paese e successivamente spostatisi in altri Stati europei.
È necessaria una precisazione. Non si tratta di rimpatri nei Paesi d’origine, ma di trasferimenti verso il Paese europeo ritenuto responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale. E in molti di questi casi quel Paese è l’Italia.
È altrettanto corretto parlare di sette Paesi europei, non di sette Stati dell’Unione europea: La Svizzera, pur partecipando al sistema Dublino, non è vincolata all’intero Patto nello stesso modo degli Stati membri dell’Unione. Essa recepisce le parti relative ai criteri di competenza, mentre il meccanismo europeo di solidarietà non è per lei obbligatorio. Lo chiariscono le stesse autorità federali svizzere.
Sette governi quasi contemporaneamente. Una semplice coincidenza amministrativa? La rigorosa applicazione delle nuove regole? Oppure il segnale di un’Europa che ha deciso di scaricare con maggiore fermezza le responsabilità sui Paesi di primo ingresso?
Dal 12 giugno 2026 è pienamente applicabile il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Il sistema precedente, noto come Dublino III, è stato sostituito per le nuove domande dal Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione. Per le pratiche anteriori continuano invece a valere le precedenti disposizioni.
Cambiano le procedure, ma non scompare il criterio del primo ingresso. In assenza di elementi prevalenti, come determinati legami familiari, un visto o un titolo di soggiorno rilasciato da un altro Stato, l’ingresso irregolare attraverso l’Italia può continuare a determinare la responsabilità del nostro Paese nell’esame della domanda.
Chi arriva in Italia e successivamente raggiunge la Germania, l’Austria o un altro Stato europeo può quindi essere trasferito nuovamente nel nostro Paese.
Il nuovo Patto prevede anche un meccanismo di solidarietà. Per il 2026 sono stati stabiliti almeno 21 mila ricollocamenti oppure contributi finanziari complessivi per 420 milioni di euro. Italia, Spagna, Grecia e Cipro sono state riconosciute come nazioni sottoposte a pressione migratoria.
Ma è sufficiente dichiarare la solidarietà europea se, contemporaneamente, i Paesi più interni trasferiscono i richiedenti asilo verso quelli affacciati sul Mediterraneo? Il nuovo sistema riequilibra realmente le responsabilità oppure rischia di riprodurre, con procedure più efficienti, le vecchie disparità geografiche?
Il governo italiano ridimensiona l’allarme. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che, su circa cinquanta richieste ricevute dopo l’entrata in applicazione del Patto, soltanto tre persone si sarebbero effettivamente presentate in Italia.
Numeri per ora molto contenuti. Ma la questione è politica prima ancora che quantitativa: perché sette governi hanno avvertito quasi contemporaneamente la necessità di annunciare l’applicazione delle medesime regole?
Una risposta potrebbe trovarsi nel clima che attraversa l’Europa.
La crisi esplosa a Ceuta, enclave spagnola situata in territorio nordafricano, ha riportato improvvisamente il tema migratorio al centro dell’agenda. L’ingresso di migliaia di persone dal Marocco, la pressione sulle strutture spagnole e i dubbi circa un possibile uso politico dei flussi hanno aperto uno scontro che non coinvolge più soltanto Madrid e Rabat.
L’Italia ha temporaneamente reintrodotto controlli mirati e selettivi sui collegamenti provenienti dalla Spagna, con particolare riferimento ai viaggiatori di Paesi terzi, richiamando esigenze di sicurezza connesse alla crisi di Ceuta. Madrid ha reagito criticamente. Piantedosi ha tuttavia precisato che questa decisione non avrebbe alcun rapporto con i trasferimenti dei dublinanti.
Sul piano giuridico, i due dossier sono distinti. La disciplina di Schengen riguarda l’assenza dei controlli sistematici alle frontiere interne e le condizioni della loro temporanea reintroduzione, mentre i trasferimenti dei richiedenti asilo dipendono dalle norme europee che individuano lo Stato competente a esaminare la domanda di protezione internazionale.
Sul piano politico, però, è difficile immaginare che le due vicende esistano in universi completamente separati.
Ceuta ha ricordato quanto rapidamente una frontiera possa trasformarsi in uno strumento di pressione geopolitica. Ha anche mostrato ai governi europei che una crisi in Spagna o in Italia può ripercuotersi sugli altri Paesi attraverso i cosiddetti movimenti secondari.
Ciò non dimostra l’esistenza di una rappresaglia organizzata contro Roma. Sarebbe scorretto sostenerlo senza prove. Ma è legittimo chiedersi se i sette governi abbiano reagito allo stesso clima: timore di nuovi arrivi, pressioni elettorali interne, crescita dei partiti contrari all’immigrazione e volontà di dimostrare ai propri cittadini che le regole verranno applicate senza eccezioni.
Non serve necessariamente immaginare un ordine impartito da qualcuno. A volte è sufficiente che sette governi abbiano contemporaneamente la stessa preoccupazione e lo stesso interesse politico.
Resta una contraddizione di fondo. L’Europa continua a discutere di “flussi”, “quote”, “trasferimenti”, “Paesi sicuri” e “Stati competenti”. Un linguaggio tecnicamente necessario, ma che rischia di cancellare ciò che viene prima della pratica amministrativa: la persona.
È qui che le parole di Leone XIV acquistano un significato profondamente politico, pur non indicando una soluzione tecnica.
Affermare che prima dei confini ci sono le persone non significa negare l’esistenza dei confini, né impedire agli Stati di controllarli. Significa ricordare che nessuna politica europea può dirsi realmente comune se trasforma esseri umani in pratiche da trasferire da una frontiera all’altra.
La domanda, allora, non è soltanto perché sette Paesi europei abbiano deciso di rimandare in Italia i richiedenti asilo dei quali il nostro Paese viene considerato responsabile.
La domanda è un’altra: l’Europa sta finalmente costruendo una politica migratoria comune oppure sta soltanto organizzando meglio il modo in cui ogni Stato trasferisce il problema al proprio vicino?
Perché, se prima dei confini ci sono le persone, dopo i confini dovrebbe esserci almeno una responsabilità condivisa.
FONTI
- Commissione europea, “Questions and answers on the Pact on Migration and Asylum”, aggiornamento 2026.
- Commissione europea, “Pact on Migration and Asylum enters into application on 12 June”, 10 giugno 2026.
- Consiglio dell’Unione europea, “Asylum and migration management”, aggiornamento 10 giugno 2026.
- Consiglio dell’Unione europea, Decisione di esecuzione UE 2025/2642 sul Fondo annuale di solidarietà per il 2026, 22 dicembre 2025.
- Commissione europea, “State of play on the implementation of the Pact on Migration and Asylum”, COM(2026) 196, 8 maggio 2026.
- ANSA, “Anche l’Irlanda rispedisce i dublinanti, a ottobre il report Ue”, 22 agosto 2026.
- ANSA, “Si allarga il caso dublinanti, anche Finlandia e Svezia li trasferiscono in Italia”, 20 agosto 2026.
- ANSA, “Piantedosi all’ANSA: sui dublinanti polemiche sterili, solo tre in Italia”, 21 agosto 2026.
- Sky TG24, “Migranti, sette Paesi chiedono i trasferimenti in Italia”, 22 agosto 2026.
- Euronews, “L’Italia ha sospeso Schengen e ora molti Paesi del Nord Europa vogliono rimandare indietro i migranti”, 21 agosto 2026.
- Il Post, “Chi sono esattamente i dublinanti”, 22 agosto 2026.
- Reuters, “In Spain’s Ceuta, hundreds of migrants stage protest and demand asylum”, 16 agosto 2026.
- Associated Press, “Moroccan security forces arrest nearly 300 migrants trying to reach Spain’s Ceuta”, 17 agosto 2026.
- Euronews, “Il governo italiano unito sul respingimento dei migranti, gelo diplomatico con Spagna e Germania”, 14 agosto 2026.
- Corriere di Bologna, “Leone XIV: Prima dei confini ci sono le persone, il Meeting non è un’enclave”, 22 agosto 2026.
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