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Dopo che il Santo Padre ha parlato delle crisi nel mondo anche il Presidente della Repubblica italiano si è espresso.

Permettetemi una battuta irriverente, “quando il gioco si fa duro, i saggi (non i duri) scendono in campo” ed è una fortuna per i popoli occidentali.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando il 15 marzo, a Cassino, durante la cerimonia commemorativa dell’ottantesimo anniversario della distruzione della città, ha dichiarato che l’art 11 della Costituzione afferma che “l’Italia repubblicana ripudia la guerra sia come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli sia come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, frase riportata dall’agenzia Ansa.

Questo è avvenuto il 15 di marzo, sarà un caso, ma è una data particolarmente evocativa essendo il giorno delle Idi di marzo.

Giorno, quello delle Idi di marzo, in cui veniva festeggiato il dio della guerra Marte ma non solo, dato che è entrata nella storia forse ancora di più, perché vide l’assassinio di Giulio Cesare, dittatore e pontefice massimo del tempo.

Tempi e leaders diversi quelli di allora, ma il desiderio del “fare da soli” a Roma non è mai mancato.

“La nostra Costituzione ci chiede, e questo resta il ruolo dell’Italia, di costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo perché la guerra non sa arrestarsi sulla soglia della barbarie”  dichiarato dal Presidente a Cassino.

Affermazioni di taglio opposto rispetto a quelle del leader francese Macron.

Ad essere onesti, parole assai diverse anche a quelle della Premier Meloni rispetto al ruolo dell’Italia nel mondo, scenario ucraino incluso.

Postura interventista quella della Premier, postura più “strutturata” quella del nostro Presidente.

Parole assai più sagge quelle del Presidente Mattarella, parole di un uomo politico che, in questa occasione, ha dimostrato di essere adeguato a gestire con esperienza e saggezza le attuali, pericolosissime, complessità internazionali.

Correttamente il presidente della Repubblica, attraverso le sue parole, non nasconde la preoccupazione per le sempre più alte tensioni fra la Federazione Russa e l’occidente, senza dimenticare l’altro grave scenario mediorientale.

Due situazioni di guerra che dovevano, e potevano, essere evitate, gestite assai meglio.

Chiare le colpe della politica dell’amministrazione Biden in entrambi i fronti.

Una amministrazione “ideologica” e non “pragmatica” quella statunitense di oggi.

Una amministrazione cinica e molto interessata a rilanciare l’interventismo americano nel mondo ed ad esportare un predefinito modello democratico, forse anche interessata a rilanciare certi affari da sempre legati agli scenari di guerra.

A qualcuno questo non piacerà leggerlo, ma è un fatto che la stabilità regnava in tutto il mondo prima che Biden entrasse alla Casa Bianca e rivoluzionasse la politica estera statunitense tornando a quelle logiche Obamiane di cui molti in occidente non sentivano la necessità.

Stabilità che portava serenità e benessere non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa.

Eppure i rapporti fra l’amministrazione Trump e le altre due superpotenze, Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese, erano assai complessi.

Trump, colui che viene definito da molti radical chic l’amico di Putin, non ridusse mai le sanzioni verso la Russia pur ritenendo che dovessero essere sostituite da nuovi e stabili accordi bilaterali fra le due potenze nucleari.

Altrettanto dure furono le politiche dell’amministrazione americana a guida repubblicana nei confronti della Cina finalizzate a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalla produzione industriale del paese asiatico, in particolare modo rispetto a farmaci ed alte tecnologie strategiche.

Da italiani non possiamo che apprezzare la diversa cifra delle parole del Presidente italiano rispetto a quelle del presidente francese, Emmanuel Macron, che ha voluto drammatizzare lo scontro proponendo l’invio di truppe occidentali in Ucraina.

Parole pericolose, parole dal sen fuggite e mal ponderate quelle di Macron, fortunatamente isolate in Europa.

Dichiarazioni che hanno permesso al ministero degli Esteri di Mosca di sbeffeggiarlo attraverso queste parole: “folli sogni paranoici”.

Da “grandeur francese” diremmo noi che dai cesari, e non dai Galli, proveniamo, appunto.

Per fortuna, almeno su questo dossier, gli italiani possono contare sul “pragmatismo siciliano”.

Terra complessa la Sicilia, terra piena di influenze e culture diverse, terra di templi greci e case arabe … e non solo.

Sarà per questo che in Sicilia la “complessità” non è altro che una parte del tutto.

Ed oggi il “tutto” va gestito perché, proprio come si dice in quella terra del mediterraneo “tutto si tiene”.

Ignoto Uno

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