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Sardegna: sempre più bella grazie alle bonifiche minerarie

SARDEGNA, Si parte con le vere bonifiche minerarie in Sardegna e precisamente ad Iglesias nel Sulcis Iglesiente.

Un progetto ambizioso che sarà trainante anche per altri progetti attualmente in fase preliminare su un territorio martoriato nei secoli da estrazione metallifera senza regole.

Durante la conferenza stampa sulla presentazione del progetto, che vedrà in questo bando in primis la costituzione di un equipe di esperti delle bonifiche a cui sarà poi demandato il coordinamento dei lavori, è emerso l’ingente capitale messo a disposizione pari a € 43.685.722,76. 

Un importo che secondo il sindaco di Iglesias Emilio Gariazzo “vedrà il risanamento ambientale come presupposto dello sviluppo lavorativo territoriale ma allo stesso tempo potrà essere l’esempio e la fucina di nuove tecnologie per altre bonifiche minerarie non solo sarde”.  

Le zone interessate dall’intervento sono limitrofe alla città di Iglesias e attraverso l’utilizzo di impianti mobili atti al trattamento delle scorie minerarie si otterrà una minimizzazione dei contaminanti sul terreno e soprattutto nelle falde acquifere.

La discarica utilizzata per la bonifica sarà poi piantumata e resa green rendendo irriconoscibile l’intervento effettuato.

Un territorio ricchissimo di storia e località incantevoli che potrebbe con queste bonifiche vedere rinascere la sua economia attraverso il connubio risanamento ambientale – turismo – archeologia mineraria.

Un modello che cerca di riprendere quello tedesco della Ruhr ed Iglesias crede nella scommessa, dove un tempo c’erano le miniere ora deve esserci cultura, un territorio che riconvertito e bonificato, trasformato potrà sicuramente essere ancor di più uno straordinario punto d’attrazione turistica non solo d’estate ma durante tutto l’anno.

 




Perché l’integrazione è ancora solo un riempitivo nelle bocche dei politici

E’ inutile girarci intorno: la scuola italiana non è preparata ad accogliere i ragazzi stranieri.

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Ormai da diverso tempo numerosi ragazzi , provenienti da vari paesi, vengono gettati nelle classi in base alla propria età anagrafica, senza nemmeno tentare di capire chi sono, cosa hanno fatto fino a quel momento.

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Abbandonati al buon cuore degli insegnanti, dei dirigenti, di chi tenta di occuparsi di loro, sfruttando le poche risorse che il ministero concede.

E allora che si fa? Immaginatevi per un attimo nei panni di uno di questi ragazzi, diciamo un africano, magari senegalese, che magari non ha frequentato altro che la scuola coranica, dove si impara a scrivere e leggere l’arabo e poco altro.

Immaginatevi di arrivare in una città che non è la vostra, dove si parla una lingua che non è la vostra, in mezzo a ragazzi che non vi capiscono e che non capite.

Immaginatevi di dover stare seduti ad ascoltare una lingua che non comprendete, materie che non capite per 5/6 ore ogni mattina dal lunedì al sabato.

Immaginate che il docente vi rivolga la parola, vi chieda di scrivere e voi non ne siete capaci, immaginate che vi trattino con disprezzo perché non capite quello che vi viene detto, oppure che vi diano pagine da leggere, ma voi non sapete leggere quei segni grafici così diversi da quelli che siete abituati a decodificare. 

Immaginatevi tutto questo e chiedetevi: è giusto?

No non lo è, per loro, per noi.

Solo il governo Letta si è occupato un po’ di questo aspetto, che però è un fenomeno in crescita, verso il quale dobbiamo focalizzare il nostro sguardo.

Non possiamo affidarci al buon cuore di qualche insegnante che, nelle ore buche, nelle ore di sostegno, aiuta questi ragazzi a progredire, neppure possiamo aspettarci che , dirigenti illuminati, mettano a disposizione le risorse scarse che hanno per colmare le lacune di un ministero che guarda oltre e mai in profondità.

Dobbiamo seriamente riflettere sulle opportunità da offrire a questi ragazzi, che hanno bisogno in primis di apprendere la nostra lingua per poter socializzare con gli altri e imparare qualcosa della nostra civiltà.

Invece per il nostro ministero essi sono pari a studenti italiofoni e come tali devono affrontare ad esempio le prove invalsi, il tema di italiano, lo scritto di matematica.

E’ giusto? No non lo è.

Arrivano in fondo alle medie?

Di solito si perché i docenti si spendono perché possano conseguire il titolo. 

Che fine fanno dopo?

Dato che l’obbligo scolastico è sino ai 16 anni, bivaccano abbandonati in qualche scuola professionale, fino al compimento dei 16 anni, poi non so, ma temo che spendano male la loro vita.

Certo non sono tutti così, qualcuno, dotato di grande e pronta intelligenza, con molta voglia di fare, con genitori che comprendono la necessità dell’istruzione, riesce, nonostante l’oblio del ministero, a farsi strada a recuperare almeno in parte i fondamenti dell’istruzione, ma sono pochi e rari.

La maggior parte si trova a disagio, un disagio che viene alimentato talvolta purtroppo anche dalla scuola, dai compagni, dai docenti, e poi si perde…

E’ chiaro che questi ragazzi di 12, 13 anni non possono essere inseriti in una classe di prima elementare, dove potrebbero apprendere la scrittura, l’aritmetica, ma si dovrebbe cominciare a pensare a un tempo scuola articolato in modo diverso, fatto di molte ore di lingua italiana e matematica e qualche ora di socializzazione in classe  magari durante materie più pratiche, come scienze motorie o musica.

Si dovrebbe pensare ad accogliere questi ragazzi e dare loro una vera opportunità di integrazione, perché non possiamo continuare a girarci dall’altra parte e sperare che qualcosa arrivi, che qualcosa cambi.

 

Paola Delibra

Cronista Freelance




UDIR, Dirigenti Scolastici da tutta Italia a Palermo per dire basta alla mancata tutela del ruolo!!!

Nasce oggi l’UDIR, sindacato dei Dirigenti Scolastici, che come prima mossa rivendica diritti ormai accantonati da anni, sommersi dalle responsabilità addossate sulle spalle dei Presidi.

“io non capisco” esordisce Marcello Pacifico, Presidente del Sindacato Anief, all’apertura del seminario di formazione lanciato dall’UDIR alla sua prima apparizione pubblica “avete dei diritti cari Dirigenti Scolastici e non li andate a difendere??”

La domanda dopo aver spiegato che un Dirigente Scolastico oggi non riceve circa 20.000 euro di compensi pregressi che gli spettano per legge.

Oggi erano presenti al convegno più di 200 dirigenti scolastici provenienti da tutte le parti d’Italia, Lazio, Lombardia, Calabria, Campania, Veneto, Emilia Romagna ed ovviamente Sicilia, un grande successo che lascia presagire spiragli di grande futuro per questa azione nuova e fresca in un panorama sindacale che non è mai stato favorevole ai Dirigenti Scolastici, specie perchè la rappresentanza pesa circa lo 0,1 % rispetto agli iscritti di una normale forza sindacale generalista.

Difficile che in un mondo dove la rappresentanza dei Dirigenti pesa così poco e dove i sindacati generalisti (leggasi CGIL, CISL, UIL, etc. NdR) si trovano nella ridicola situazione di dover difendere un professore dal suo datore di lavoro, che è il Dirigente Scolastico, e ove entrambe le figure sono iscritte allo stesso sindacato, difficile si diceva che il sindacato possa essere obiettivo se il peso del docente vale il 30%sugli iscritti e quello del Dirigente lo 0,1%.

“UDIR” continua Pacifico nel suo incisivo intervento “non nasce per porsi come alternativa politica agli altri sindacati, ma per intervenire nelle reali problematiche legate al ruolo della dirigenza, e soprattutto per sistemare l’annosa questione della differenza di retribuzione tra Dirigenti Scolastici e tutto il resto della Dirigenza Pubblica.”

“Basta, Basta, Basta” riprende Pacifico ” è il momento di capire che la Dirigenza Scolastica ha tenuto per troppo tempo un comportamento da martire pur di far andare avanti le scuole! è ora di dire davvero basta all’iniqua diseguaglianza che si è creata negli anni addirittura tra dirigenti prima 2001 e dirigenti dopo 2001!!!”

Can che abbaia non morde, ma UDIR da subito ha morso il centro del problema, mostrando idee chiarissime ed efficaci, prevedendo tre linee di azione immediata, quella normativa e di accompagnamento alla politica, quella di unità forte dei dirigenti su un primo tema importante quale quello della retribuzione, e quella legale, tipica di Anief che negli anni ha fatto recuperare milioni di euro ai suoi iscritti di mancate erogazioni stipendiali, che vuole essere il primo supporto concreto agli iscritti.

“Nessuno di quelli che abbiamo accompagnato nei ricorsi ha mai dovuto pagare nulla di spese legali!” Tuona ancora Pacifico in risposta ad una mail che proprio in questi giorni è stata fatta girare ed in cui si sosteneva che ricorrenti aiutati da Anief avessero dovuto pagare ingenti spese legali in caso di mancata riuscita del ricorso stesso.

Abbiamo inoltre notato che proprio nell’ultimo mese, quando cioè ormai era nota la nascita di UDIR e la sua battaglia per la retribuzione, tutte le altre sigle sindacali hanno iniziato a parlare di retribuzione dei Dirigenti, ma possibile che per far muovere i sindacati su un diritto occorra fondare un nuovo sindacato??

Se va ha le gambe dicevano i nostri nonni, ed UDIR sembra proprio avere due poderose gambe da corsa.

 

 

 

 

 

 




Burnout? occorre guarire giorno per giorno

Burnout? occorre guarire giorno per giorno

 

 

Figlia di insegnanti e madre di studenti, sono stata per 17 anni sui banchi di scuola e poi sono passata “dall’altra parte della barricata” in cattedra…

Da 28 anni, infatti, insegno nella scuola secondaria. A chi mi chiede cosa faccio nella vita, preferisco dire con chi vivo: a scuola, con i miei alunni, e qui sta il problema…

E sottolineo vivo, non insegno.

Perché nella scuola, o vivi ed evolvi, o muori. Sì, di BURNOUT.

La prima volta che ho sentito questo strano termine, così cacofonico, ho pensato: “ Ma perché non lo dicono in italiano che forse si capisce ?!?”. Poi, ho capito…in inglese rende meglio l’idea dell’essere senza energie, fuso, fuori di cranio, con il cervello spappolato “senza neanche farti le canne” come dicono i miei alunni…

La letteratura scientifica definisce il burnout un particolare affaticamento fisico ed emotivo, un atteggiamento distaccato ed apatico nei rapporti interpersonali con un profondo sentimento di frustrazione per mancata realizzazione delle proprie aspettative; ecco che, già, si profila il candidato ideale del burnout

E’ di sicuro un insegnante che ha investito davvero tanto nella sua professione, che ci ha creduto fino in fondo.

Un individuo che vive per la scuola e non riesce ad accettare che la scuola sia finita così in basso.

La scuola ha per lui assunto un’importanza smisurata nell’ambito della sua vita di relazione, perché il soggetto in questione non riesce a staccare mentalmente, si porta i problemi a casa, non ne parla con nessuno e, talvolta, si lascia andare a reazioni emotive, impulsive e violente.

Per chi non è addetto ai lavori è difficile da capire, lo so. Ma, di disagio, tra gli insegnanti, ce n’è parecchio.

Per esperienza diretta, ho conosciuto colleghi “fusi “ perché, dopo una vita da insegnante, hanno avuto una bella sorpresa dai loro alunni: un filmato sparato in rete in cui il loro volto era incollato ad un corpo che balla con indosso solo un perizoma leopardato.

Ho incontrato prof scoppiati perché, nel fare l’appello, hanno avuto come risposta un rutto.

Prof bruciati perché, ad un passo dalla pensione, hanno ricevuto in faccia una sonora bestemmia e, già che ci siamo, un bel commento sulla rispettabilità della madre. Ed allora, è proprio l’aver nominato la madre, morta e sepolta da anni, che ha scatenato il raptus…e solo il pronto intervento dei colleghi ha scongiurato il rischio di una bella denuncia per violenza a minori…

Questi cari colleghi, perché in fondo il loro disagio svegliava empaticamente il mio, erano sempre più stanchi, senza più voglia di andare in classe.

Già di primo mattino erano poco concentrati, di fronte alle novità reagivano con disinteresse e, pian piano, finivano nel tunnel della depressione.

I giorni si succedevano uguali, dopo un’altra giornata di Vietnam, avevano solo voglia di dormire, sperando che, almeno domani, quell’ alunno, così tremendo, fosse assente…

Ed invece, domani, lui c’era, ed era lì ad aspettarli e non vedeva l’ora di vantarsi con i compagni di averli fatti sclerare fino a  “ fargli uscire le vene dal collo”…

Questi stessi colleghi hanno cominciato a chiedere qualche giorno di malattia, “per tirare un po’ il fiato”, poi hanno iniziato ad addormentarsi con un sedativo ed a caricarsi con un antidepressivo.

Ed intanto, all’ultimo corso di aggiornamento, diranno che sono 20.000 i docenti in Italia colpiti dal burnout… ed allora, uno si interroga su come prevenire e gestire tanta sofferenza.

Il primo passo è mettersi in gioco, ma non in discussione.

 Ogni anno scolastico, con classi sempre più numerose, considerato il caleidoscopio di disabili, bisogni educativi speciali, dislessici, disgrafici, discalculici…conviene accettare la sfida: più teste, più idee.

 Mancano le attrezzature?

Ok, lavoro sulle menti e non sugli strumenti.

L’organizzazione scolastica è assurda, sempre più burocrazia e demagogia?

Ok, non pago la tessera del sindacato e chiedo aiuto alla mia segretaria così competente e disponibile.

I corsi di aggiornamento sono carenti e poco significativi?

Ok, allora io so come impiegare i miei famosi 500 euro, vado all’estero a rispolverare la lingua che insegno.

 Non posso far carriera? Ed allora? Voglio stare proprio lì, in trincea…

Anzi, mi piace la lotta, il tener testa ai miei alunni più difficili, quelli che nella provocazione cercano visibilità, quelli che hanno alle spalle dei genitori latitanti o consenzienti, quelli che implorano qualcuno che restituisca loro l’infanzia rubata tra videogiochi, allenamenti di calcio ed ore di musica a tutti i costi, quelli pieni di ansia per l’ abbandono dei loro genitori in carriera.

Genitori che ai colloqui ti diranno: “ Mi dica lei prof cosa devo fare con mio figlio?“.

Allora, capirai che hanno delegato a te, insegnante, il loro ruolo genitoriale, che implorano come i loro figli, di trovare qualcuno che restituisca loro l’ansia bonificata.

I miei alunni migliori sono stati quelli che mi hanno supplicato con il loro disagio di essere contenuti e purificati dal male di vivere, quelli che mi hanno ascoltato, stregati, mentre spiegavo, con l’anima in mano, i poeti maledetti.

Così, quando certi miei colleghi mi dicono che ci pagano troppo poco, rispondo: dipende…

Se lavoro solo le 18 ore a scuola e riciclo ogni anno gli stessi programmi e sonnecchio ai Collegi Docenti e scarabocchio ai Consigli di classe, basta e avanza…

Se invece, passo i pomeriggi a correggere le verifiche, predispongo prove differenziate, preparo le lezioni in modo creativo, mi invento ogni giorno qualcosa di nuovo per appassionare i miei alunni… allora sì, il mio stipendio è giusto, migliorabile, ma di sicuro non ho scelto di fare l’insegnante per  i soldi, ho voluto essere insegnante perché i miei alunni mi pagano con la loro stessa presenza.

Quando arrivo sulla porta, il loro “Salve prof “ mi riempie di gioia, se sono stanchi ed annoiati, è lì che viene il bello: il mio silenzio ed il mio sguardo catturerà la loro attenzione, sarà una lezione migliore delle altre, perché costruita su di loro e con loro.

Ho capito che la comunicazione è per il 70% non verbale, che la postura del corpo, il timbro della voce, i colori che indossi e l’acconciatura che scegli la dicono lunga su di te…

Ed allora,  ho scelto, razionalmente, di stare al gioco, di conoscere l’ultimo idolo rap, di fare la mossa del campione di calcio, di mangiare qualche schifezza e di ridere per quella barzelletta un po’ sporca…

Se penso a quanto ero rigida ed autoritaria ad inizio carriera, mi faccio schifo da sola…

Più invecchio, più divento autorevole, guadagno sul campo la stima dei colleghi ed il rispetto degli alunni, perché non ho paura di dimostrare quello che sono con qualità e difetti.

Ho capito che l’antidoto al burnout risiede nella qualità delle relazioni interpersonali, nell’ autentico confronto quotidiano con i colleghi ed il dirigente, condividendo problemi e soluzioni.

Ho compreso che è meglio coltivare interessi personali per stemperare lo stress, che negarne l’evidenza.

Ho la certezza oggi che ogni volta che entro in classe, mi ritrovo di fronte al nostro futuro.

Gli alunni di oggi, sono gli adulti di domani.

In mezzo a tutte le provocazioni, mi chiedono solo di incontrare ogni giorno qualcuno che dia loro la voglia di crescere, il desiderio di imparare, la passione nel fare, l’entusiasmo di vivere.

Ed allora grazie, miei cari alunni, perché, anche se a volte fate di tutto per mettermi alla prova, anche se spesso cercate la provocazione invece che il dialogo, anche se ogni giorno mi guardate disillusi,  io vedo in Voi un futuro che Voi spesso non vedete ancora, io vedo in Voi famiglie che Voi ancora non immaginate, io vedo in Voi padri e madri amorevoli, io vedo in Voi futuri cittadini eccellenti, e nel preciso istante in cui io ogni giorno capisco tutto questo, ogni giorno mi curo, guarisco, mi ritrovo nella mia passione di insegnante, mi creo degli anticorpi mentali, in pratica mi vaccino dall’apatia del vivere, in effetti guarisco ogni giorno dal mio burnout quotidiano…

 

 

 




A.A.A. CLEAN MASTER cercasi per ripulire la scuola da simili prof. inutili, per non dire spazzatura…

A.A.A. CLEAN MASTER cercasi per ripulire la scuola da simili prof. inutili, per non dire spazzatura…

 

Storia emblematica della buona scuola quella di un docente, titolare della cattedra di Diritto presso l’Istituto Tecnico Industriale “F. Severi” di Padova.

Dal 12 settembre 2016 (primo giorno di scuola) è stato continuativamente assente.

La scuola si è subito attivata per nominare un supplente.

Ma per chi è addetto ai lavori, mai come quest’anno, è stato a dir poco rocambolesco reperire in tempi brevi personale idoneo alle supplenze.

Infatti, i dirigenti scolastici, nonché il loro personale di segreteria, hanno dovuto letteralmente andare a caccia di supplenti tra graduatorie esaurite, nomine dirette e gioco di ricorsi tra potenziali candidati…

Come ha dichiarato la stessa preside dell’istituto in questione, Nadia Vidale, solo il 2 dicembre si riesce a “ scovare una supplente giovane ed entusiasta”.

Finalmente, con un ritardo di quasi quattro mesi, questi poveri studenti hanno il diritto di imparare le prime basi di diritto.

Ma, ironia della sorte, il titolare rientra in servizio il 23 dicembre, rivendicando il diritto ad occupare la cattedra in questione.

Agli alunni di prima dirà di essere stato assente per motivi familiari.

 Buon per lui che si sono risolti.

Peggio è andata per la giovane supplente, coinvolgente con gli alunni ed apprezzata dalle famiglie.

Nella buona scuola non c’è spazio per il merito: il 22 dicembre è stata licenziata.

L’insegnante volonterosa e capace ha dovuto cedere il posto al titolare decisamente anziano che era riuscito ad ottenere un posto di ruolo quando neanche più se lo aspettava.

Docente di diritto talmente motivato e responsabile che, dopo essere andato in classe per la prima volta il 23 dicembre scorso, passerà poi in segreteria a richiedere una nuova richiesta di congedo, stavolta dal 9 gennaio 2017.

Ma devono essere proprio più unici che rari i motivi personali che obbligano tale prof ad astenersi quando c’è scuola ed a riprendere servizio quando ci sono le vacanze !!!.

Così la scuola si è dovuta riattivare a cercare un’altra supplente, perché in barba alla continuità scolastica nonché al diritto degli alunni ad avere dei professori degni di chiamarsi così, in tali casi si ricomincia tutto da capo.

Infatti non si può richiamare il supplente precedente, per bravo che sia, se il periodo di assenza è stato interrotto dal rientro del titolare, anche solo per un giorno !!!

 La preside, immagino disgustata da tale comportamento, ma nella reale impossibilità di sanzionare il responsabile, ha scritto una lettera a questo docente di diritto, maestro di opportunismo:

“ Egregio professore, lei ha avuto la sorte fortunata, nella difficile contingenza economica attuale, di aver ottenuto recentemente un posto di lavoro statale: insegnante di Diritto in una bella e grande scuola di una città importante. Data la sua età, forse non se l’aspettava, questa sorpresa. […] Un motivo familiare le aveva impedito di assumere servizio. […] Lei forse non sa, non avendo, nonostante l’età, alcuna esperienza di scuola, che trovare un supplente è difficilissimo. […] I ragazzi avevano trovato un’insegnante volonterosa e capace. Lei, professore, è stato qui un solo giorno, per sparire subito. Gli studenti e i loro genitori vorrebbero ora dare almeno un senso al danno ingiusto che hanno subito: nessun insegnante per settimane, poi finalmente un docente bravo, poi il titolare, poi di nuovo chissà…Ma purtroppo io non trovo parole per spiegare. Vuole dirlo lei, per favore? COSA CI E’ VENUTO A FARE, NELLA NOSTRA SCUOLA, IL 23 DICEMBRE? “.

Possiamo immaginare la risposta: “ Un bel regalo di Natale alla supplente, agli studenti ed alle loro famiglie…”

 

 

 

antonella




Io, professoressa perdente posto

Precaria per 17 anni, titolare di cattedra per 10 anni, perdente posto da un anno, oggi la scuola non è più in chiaro, è al Buio.

Mica da ridere…”. Così mi ha detto un mio alunno a proposito di quello che sta succedendo, in questi ultimi mesi, nella nostra scuola, un Istituto Comprensivo di una tranquilla provincia del nord… ma, che c’entra, è così in quasi tutte le scuole d’Italia, perché LA BUONA SCUOLA è un obiettivo nazionale che fa acqua da tutte le parti!!!

Beh, procediamo con ordine: i miei alunni, alla fine dell’anno scolastico precedente avevano un gruppo di insegnanti (o corpo docenti che dir si voglia) coeso e preparato, con una certa anzianità di ruolo e di servizio.

Grazie alla buona scuola viene rimescolato tutto, ma senza considerare l’esperienza e la professionalità.

Magicamente, a fine maggio, spariscono 38 cattedre dall’organico di diritto della sola provincia in questione, perché, secondo l’U.S.R. c’è un calo di iscrizione degli alunni…

Una grande bugia, perché dati alla mano è vero il contrario: per esperienza diretta, io stessa perdente posto, sono stata recuperata come utilizzo nelle mie scuole in cui ero perdente posto, in cui invece c’è stato un incremento reale delle iscrizioni ed ho accettato delle ore eccedenti all’orario di cattedra pur di avere ancora i miei alunni, e non venir spedita a “tokyo“.

Così, i docenti titolari, perdenti posto, sono obbligati a fare domanda di mobilità forzata e vengono assegnati d’ufficio il più lontano possibile, nella provincia di appartenenza, per coprire posti al confine con la Svizzera

Nel frattempo, nelle scuole di partenza vengono neo-immessi in ruolo docenti del sud che hanno sfruttato l’opportunità di entrare in ruolo con la strategia del potenziamento.

Capite??? Sembra il gioco delle tre carte…Il titolare lo sposto qui, il neo-immesso in ruolo lo metto lì, al suo posto, e alla televisione potranno dire “30.000 insegnanti immessi in ruolo”

Intanto, durante gli esami di fine ciclo scolastico, per gli addetti ai lavori periodo clou dell’anno, scatta la guerra tra gli ultimi: T.F.A. contro P.A.S., praticamente gli insegnanti che hanno fatto la S.I.S e quelli che sono arrivati dopo, ma sono nelle stesse condizioni di Agnese…o SANTA AGNESE da RENZI…

I dirigenti scolastici passano una bella estate da incubo, perché rivendicano la continuità didattica, ma non possono mantenerla, perché i posti sono gestiti dagli U.S.R., su incarico del M.I.U.R.

Ma, evidentemente, bisogna sistemare figure che non servono nella scuola e comprare voti per mantenere questa pagliacciata.

Sì, perché, nel frattempo, i presidi devono esaminare le attestazioni di pagamento relative all’acquisto di beni e di servizi (come disposto dal D.P.C.M. 23 settembre 2015).

I famosi 500 euro per la formazione e l’aggiornamento dei docenti, e vedere se il professore, ormai nonno, non li ha impiegati per comprare il tablet al nipote!!!

E arriviamo a settembre…

Via! Si parte! Ciascuno nel posto sbagliato, proprio lì, dove ha la titolarità più assurda possibile, in attesa che vengano sistemate le immissioni in ruolo in pieno tsunami di ricorsi, i trasferimenti migratori annuali, gli utilizzi per i perdenti posto, le assegnazioni provvisorie per ricongiungimento familiare…

Così, nell’arco di un mese e mezzo, gli alunni vivono un carosello di insegnanti, quando ci sono visto che in alcune scuole sono passati due mesi di lezione prima che le cattedre fossero tutte coperte: docenti interni obbligati a supplire colleghi fantasma, docenti supplenti nominati fino all’avente diritto, docenti di sostegno a gogò e chiamate dirette virtuali, nonché alunni che non hanno fatto lezione, in barba al diritto allo studio…

Importante è firmare la presa di servizio ed il registro, magari quello fittizio, quello cartaceo, perché quello obbligatorio, quello on-line, è fuori servizio, non c’è connessione…ma quando mai…abbiamo finito anche la carta igienica!!!

Buon anno, carissimi miei alunni.

Per fortuna che ci siete, ancora così ignari di quello che vi aspetta.

Perché di Voi non è interessato molto a chi ha pensato alla Buona Scuola, mentre se foste stati dei diciottenni qualcuno che pensava a Voi, o almeno che crede di comprare il primo, sacro voto, con 500 euro recuperate poi con le tasse sulla benzina della vostra prima auto, oggi c’è…
scuola-al-buio

 

 

 

antonella




Banca delle Marche: l’ex Direttore Generale Massimo Bianconi rinviato a giudizio

il GUP Paola Moscaroli ha rinviato a giudizio Massimo Bianconi con la compagnia dei due imprenditori Degennaro e Casale.

La motivazione risiede nel nuovo reato di corruzione fra privati, approvato grazie all’entrata in vigore della Legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13/11/2012, in vigore a partire dal 28/11/2012, in cui appunto è stato introdotto nel D. Lgs. 231/01 il reato di “corruzione tra privati“.

anche l’articolo del codice civile viene innovato:

  1. Art. 2635 c.c.,“corruzione tra privati”: “1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. 2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma. 3. Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi previste. 4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell’Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell’articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. 5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi

la pena prevista è comunque da uno a tre anni, salvo aggravanti.

il via dei “lavori” è previsto per il 18 gennaio 2017.

 

LUPO MIGLIACCIO




Banca delle Marche: chi c’era e chi non c’era…

Banca delle Marche, alla fine ancora in difficoltà.

 

I dati odierni della banca non promettono nulla di buono. A tutti ora viene facile parlare della tragedia di banca delle marche e delle altre banche, tutti si sentono truffati e tutti sono indignati per quanto successo. Ed hanno tutti ragione, all’interno di questi istituti vi erano delle cupole che lavoravano esclusivamente per il profitto solo di alcune caste.

Ma nessuno ora ricorda che banca Etruria era considerata da sempre la banca della massoneria, che banca marche era la banca capofila nella scalata di Unipol e che il suo direttore generale era protetto da una delle più alte cariche dello stato (che lo ha salvato dai vari processi che aveva in corso per usura).

A Betapress  però risulta una storia che deve essere raccontata per vedere di capire anche come certe realtà godevano di protezioni anche sul territorio, in particolare dalle stesse fondazioni. Nel settembre 2007 da banca delle marche se ne vanno tre alti dirigenti, il capo della compliance, il direttore centrale organizzazione e sistemi informativi ed il dirigente dello sviluppo software. Nel 2007 il Direttore Centrale dell’organizzazione e dei sistemi informativi, corrado faletti, manda un memo a Bianconi che diceva esattamente

“PROMEMORIA INTERNO RISERVATO PERSONALE, Data: 8 maggio 2007, Oggetto: usura e composizione bilancio, Nel merito dell’oggetto sono dispiaciuto nel segnalare che sono state individuate più di 150 posizioni di imprese con tassi usura, alcune anche in procedura fallimentare. Le posizioni sono in essere alcune dal 2005 e consolidano purtroppo il reato di usura a lei imputabile. Si ritiene necessario intervenire immediatamente con una autodenuncia che potrebbe certamente ridurre l’entità del danno (abbiamo parere del servizio Compliance). I dati sono in apposito file excel e sono presenti nei sistemi informativi. Con l’occasione le segnalo che la valutazione dei crediti che la direzione preposta sta preparando non appare consona alle necessarie indicazioni del regime di Basilea. In particolare non sarebbero corretti i rischi esposti ed anche l’assorbimento di capitale rispetto al rischio stesso, falsando evidentemente il bilancio della banca. Vi sono inoltre posizioni sull’area di Roma che appaiono forzatamente concesse e, nonostante un’apparente percorso autorizzativo corretto, risultano spropositate rispetto al tema garanzie ed affidabilità, nonché accumulo di rischio (vedasi big A). Da ultimo le segnalo che sarebbe utile considerare di analizzare bene la gestione degli immobili in quanto presenta lacune e caratteristiche di eccessiva personalizzazione (con proposte di vendita del patrimonio immobiliare quantomeno poco ortodosse). Si ritiene fondamentale intervenire in merito con urgente sollecitudine. Si resta in attesa di sue decisioni in merito. Il presente memo visto il contenuto è stato inoltrato solo alla sua visione, e per riservatezza solo i responsabili del servizio compliance e del servizio sistemi distribuiti sono a conoscenza delle tematiche.”

Dopo un mese dal primo memo in cui chiaramente si preannunciava una sciagura, quindi in data giugno 2007, dopo aver visto che nulla veniva fatto a riguardo, lo stesso dirigente mandava copia del memo al presidente della banca, Costa, chiedendogli di intervenire. In data giungo 2007 a Piediripa il presidente costa convoca una riunione con corrado faletti, direttore centrale, stefano delibra capo della compliance, e roberto de duro, responsabile dello sviluppo software, con l’aiuto di un consulente esterno, Pierluigi Feliziani, amico di lunga data del presidente stesso. In questa riunione Costa apprende del significato dei contenuti del memo e delle preoccupazioni dei tre dirigenti.

Il presidente Costa organizza per fine luglio 2007 una cena con i tre più alti dirigenti della banca, Faletti, Giorgi, Vallesi, chiedendo a Faletti di organizzarla a casa sua in quanto vicina alla sede della banca.

Questa cena resterà nella memoria della banca come “la cena dei cannelloni”. Durante la cena il presidente dichiara di voler prendere degli avvocati per fare un esposto contro Bianconi, garantendo che la talpa che gli avrebbe dato i dati necessari era Faletti. Bianconi, che in quei giorni era in vacanza in Sardegna, venne avvisato del contenuto della stessa da Giorgi, e la cosa fu talmente insignificante che la mattina successiva, chissà con quale mezzo di trasporto prestato da quale amico (la cena sembra fini verso la mezzanotte), arriva in ufficio a jesi alle otto della mattina.

Da quel momento viene avviato un percorso di delegittimazione dei tre dirigenti che passa da trasferimenti ad attività di mobbing, fino alla inevitabile uscita degli stessi dirigenti.

Ovviamente della cosiddetta “cena dei cannelloni” erano tutti informati, anche dei contenuti della stessa, ma nessuno fece nulla, ne l’allora presidente della banca ma nemmeno le fondazioni, i consiglieri ed i revisori dei conti, i sindaci della banca. Tra ottobre e novembre 2007 casualmente i tre dirigenti furono “dimissionati“.

Il presidente costa nulla fa per salvare i tre dirigenti da Lui messi in situazione così drammatica. Da informazioni ricevute da Betapress sembra che lo stesso Costa, interrogato in merito, abbia detto che faletti gli aveva presentato dei dati che non erano validi. Peccato che poi la banca sia fallita proprio per i motivi che venivano rappresentati da quei dati.

Dai verbali del CDA relativi alle dimissioni di faletti sembra che lo stesso bianconi abbia detto che se ne andava una persona di altissimo valore ma che voleva tornare in Lombardia per motivi personali (faletti abita ancora nelle marche NdR).

Bianconi fece di tutto in seguito per rovinarne la reputazione dei tre dirigenti dicendo a tutto il mondo bancario che gli stessi erano stati cacciati da lui perché avevano fatto cose gravissime e lo avevano tradito.

Anche in tutto il territorio le fondazioni misero in atto un percorso di delegittimizzazione affinché bianconi risultasse un povero santo tradito.

Betapress sa per certo che in febbraio del 2008 uno dei più importanti consiglieri legato ai piccoli azionisti si era recato in gran segreto a Milano dove lavoravano faletti e de duro per cercare di capire cosa ci fosse veramente dietro alla loro uscita.

In quella riunione furono date le massime indicazioni al consigliere su quanto stava accadendo anche con una previsione di catastrofe economica entro una decina d’anni. Di questo incontro sembra che bianconi ne sia venuto a conoscenza, iniziando a minacciare il consigliere il consigliere, che, avendo forti interessi economici in ballo con bianconi, nulla fece.

Sembra chiaro quindi a Betapress che tutti sapevano già dal 2007 e che anche se qualcuno aveva cercato di opporsi al disastro che stava accadendo nessuno era poi andato a fondo della situazione.

È evidente che gli interessi personali dei vari personaggi erano più forti del bene del territorio. Ma come, diciamo noi, dopo un fatto del genere, ovvero che in un colpo solo vanno via tre alti dirigenti ed in particolare il capo della compliance, le fondazioni non avrebbero dovuto chiamare i tre e chiedere delucidazioni, o forse si sono limitate a chiedere a Bianconi se andava tutto bene????

E Costa, perché non ha fatto quello che diceva??? Forse che lo stipendio della banca era più importante della banca stessa????

Risulta a Betapress che i tre hanno anche aiutato durante la fase ispettiva dell’ultimo periodo e quando hanno potuto hanno fornito informazioni alla stampa. Insomma come sempre un miracolo italiano, chi denuncia è denunciato, e comunque la macchina del fango in questo paese è una delle poche cose che funziona perfettamente. Alcuni giornali (pochi) hanno ripreso questa notizia apparsa in precedenza l’anno scorso sui Blog, ma senza nessuna convinzione…. RITORNEREMO SULL’ARGOMENTO!!!

qualche giornale ha riportato la notizia...
qualche giornale ha riportato la notizia…

banca delle marche ed il fango sui dirigenti
banca delle marche ed il fango sui dirigenti

banche-da-sbarco bdm-carabinieri   https://www.youtube.com/watch?v=c_h-wDvZxx0




40.000 click per un video

Siamo oggi a fare quattro parole con il regista Roberto Vairano che ha girato un video musicale per Barbara Vagnini, esordiente nel mondo della musica POP, i cui video su Youtube in pochi mesi hanno superato le 40.000 visualizzazioni.

 

Ciao Roberto come nasce la tua passione per i video musicali?

Sono romano dal 1967, anno in cui vedo la luce per la prima volta e già da quell’anno ho visto il mondo attraverso una telecamera. I miei occhi hanno sempre “inquadrato” la realtà e visto il mondo come un grande palcoscenico pieno di interessanti scene da girare.

A cinque anni già usavo le dita incrociate a V V per vedere la realtà e tutto da quel momento è stato incentrato sulla fotografia.

Negli anni l’evolvere della tecnica e della tecnologia hanno mutato il modo di lavorare anche per la televisione, parliamo del passaggio dalla pellicola al digitale che ha fatto nascere tante società divenute poi fornitrici Rai, per la produzione e post-produzione dei programmi.

È qui che inizia la mia avventura lavorativa, da specializzato di ripresa a tecnico del suono, da organizzatore delle troupe ad ideatore di sigle e spot, oggi giunto alla regia di video musicali.

Una passione che viene dal piacere di ascoltare tutta la musica italiana e internazionale e dal mettersi in gioco.

Oggi essere una goccia in mezzo al mare è abbastanza usuale, ma il restare fermo a guardare non mi piace, preferisco fare, al meglio delle mie possibilità, indipendentemente dai mezzi tecnici ed economici, tentando di fare un prodotto comunque buono, godibile e poi chissà … l’arte non ha confini per nessuno e creare, è stimolo, è esser vivi, è vita

 

E’ il tuo primo lavoro come regista?

Si è il mio primo lavoro da regista per un video musicale, ma c’è tutta l’esperienza accumulata in tanti anni di collaborazione con programmi del calibro di Chi l’ha visto?, Samarcanda, La storia siamo noi, Linea Verde, Sereno Variabile, Telefono giallo, Duello, Storie maledette, Porta a Porta, Il divano in piazza.

Programmi che mi hanno dato modo di lavorare al fianco di importanti operatori e direttori della fotografia del panorama televisivo e del cinema: Piergiorgio Albertini, Bruno Di Virgilio, Riccardo Calamai figlio del primo operatore Rai e non per ultimi Sandro Grossi,  Nino Celeste, Paolo Maestrelli, Walter Ferrari, Maurizio Fulli, Stefano Bosco e l’elenco è ancora lungo, con loro tanti stupendi ricordi e tanta esperienza accumulata

 

La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese?

Una persona non può far niente se non trova la collaborazione di tanta gente, con una buona suddivisione dei lavori e dei tempi, tante persone che hanno bisogno di essere guidate e dirette.

Ecco quindi il compito del regista, coordinare il tutto per far sì che il progetto riesca al meglio.

La difficoltà più grande è stato il tempo, cercare di non perdere tempo, perché lo stesso non ti basta mai.

Questo è stato l’handicap più insidioso, soprattutto quando fai un progetto da indipendente, anche se poi, uno dei punti di forza è proprio l’essere indipendenti, in quanto si è mossi dalla fede nel progetto, quindi le motivazioni sono maggiori.

 

Quanto tempo sono durate le riprese?

un paio di mesi.

Le riprese sono state effettuate nel mese di Luglio, c’era bisogno del sole, per registrare le immagini abbiamo scelto un luogo insolito, un luogo abbandonato da molto tempo, spazioso forse una fabbrica non me conosciamo la storia ne abbiamo parlato a lungo con Barbara prima di avventurarci lì dentro,  ma si cercava un luogo anche vicino al sentimento che la canzone vuole esprimere, il sole, infatti il sole c’è, per tutti, non fa distinzioni di razza lingua o religione, nessuno escluso,  una specie di inno alla vita, una canzone che vuole esprimere un augurio, che si ritrova nelle parole della canzone “ c’è un sole per te “.

È l’espressione di un sentimento di vicinanza rivolto a tutti nessuno escluso, come alle persone che hanno subito calamità naturali come il terremoto, in fondo il sole il simbolo di speranza, calore, Vita.

La cantate Barbara Vagnini è stata brava ad interpretare questa canzone con linearità senza essere troppo evidente, senza eccessi, al contrario, addirittura, accettando di non truccarsi, di avere non abiti di marca, di dare semplicità alla canzone con gusto senza esporsi, come la semplicità del quotidiano che viviamo senza dimenticare che dopo la tempesta torna sempre il sole.

 

Come mai la scelta di girare un video per un’esordiente, quindi senza budget?

La cosa più bella ed emozionante è quella di affiancare chi non ha molta esperienza come può essere un esordiente appunto,  affiancarlo con la mia professionalità per costruire un progetto da portare fino in fondo, consapevoli però che la musica oggi guarda, anzi ascolta, solo chi già è un po’ più in là, tipo chi ha già vinto talent show o  festival,  è una sfida, una scommessa,  che passa attraverso alle tante difficoltà che si incontrano quando sei al primo importante appuntamento, quando finalmente esci dal garage dove hai sempre suonato.

Io non sono nato per arrendermi davanti alle difficoltà, esattamente come quelle in cui si trova un esordiente, senza budget, senza un’etichetta discografica, che non potrà mai far ascoltare la propria musica, la propria creazione in nessuna radio; nessun giornale o rivista avrà attenzioni nei suoi riguardi,  facendo così,  neanche il pubblico può conoscere un esordiente, eppure basterebbe far fare un solo passaggio di queste canzoni alla radio per far conoscere al grande pubblico e far decidere a loro se dare un consenso favorevole o una bocciatura.

Penso che sia importante far scegliere al pubblico, ma la scelta nel mondo della musica viene fatta da altri al posto nostro, con una somministrazione quotidiana studiata a tavolino che non dà spazio a nessun povero esordiente.

Che peccato! E allora io voglio rompere il ghiaccio ed essere dalla parte di un esordiente, faccio il mio mestiere per dargli visibilità.

Voi da quale parte vi mettereste? Questo uno dei tanti motivi del perché collaborare con un’esordiente potete scriverlo con la e maiuscola? Ve ne sarei grato.

 

Collaborare con Barbara Vagnini come è stato?

Lei è una cantautrice, c’è un sole per te è un singolo che anticipa la creazione di un nuovo album che dovrebbe uscire nella prossima primavera, Lei è una persona solare dinamica, ha una grande passione per la musica  sa restare con i piedi per terra,  l’umiltà fa di lei una persona semplice capace di fermarsi a riflettere per trovare quel giusto equilibrio tra il cantare, interpretare muoversi sul palco o davanti a una telecamera, ha le idee chiare ed grintosa quanto serve, è una persona che non si risparmia quando lavora.

Quindi tutto il lavoro è stato fatto con armonia e spero che il risultato si veda.

 

Quali le figure che l’hanno ispirata per la creazione di questo video?

Che bella questa domanda, intanto a Barbara che comunque mi ha affidato questo lavoro e se sono riuscito a fare un qualcosa di positivo io debbo ringraziare un grandissimo della televisione, Piergiorgio Albertini, una persona che non è un personaggio pubblico perché è sempre stato come me,  da quest’altra parte, in quella nascosta, come si dice dietro la telecamera,  per me una persona davvero speciale,  che mi ha insegnato passo dopo passo, giorno dopo giorno, fotogramma per fotogramma, tutto quello che c’è da vivere e sapere di questo mestiere, a cui devo tantissimo, vero maestro di vita, visto che per ben oltre 25 anni siamo stati in giro per il mondo lavorando in tutti i tipi di situazioni in cui ci siamo trovati.

Una persona rigorosa e oggi so bene il perché, capisco perfettamente, ora è tutto più facile anche il difficile.

Poi se mi permettete vorrei fare dedicare questa mia prima regia a una persona per me speciale ad una donna, giornalista Rai, scomparsa a Cracovia il 29 luglio 2016 per un malore, Anna Maria Jacobbini, lo voglio fare con un sorriso, come i tanti che mi ha sempre regalato quando si lavorava insieme, Grazie Anna Maria sei stata un angelo e adesso lo sarai per sempre.

 

la cantante Barbara nel suo video c'è un sole per te
la cantante Barbara nel suo video c’è un sole per te

c'è un sole per te il video clip musicale di barbara
c’è un sole per te il video clip musicale di barbara

il regista roberto vairano
il regista roberto vairano

il concerto di barbara vagnini
il concerto di barbara vagnini

 

 

 




LA LEGGE DEL CONTENZIOSO: l’Italia che ci meritiamo… (corso, concorso, ricorso)

 

Sempre più frequentemente i dispositivi di legge cozzano con pesanti provvedimenti della giustizia amministrativa.

È di questi giorni la notizia che il TAR del Lazio con provvedimenti cautelari sta immettendo insegnanti abilitati di 2 fascia nelle blindatissime GaE (Graduatorie a Esaurimento) chiuse per decreto da quasi una decina di anni.

In definitiva il TAR contravvenendo al dettato normativo della 107/2015, la così detta legge de LA BUONA SCUOLA, apre ai docenti fuori dal piano di straordinario di assunzione la porta per il tanto ambito ruolo.

Anche sull’ammissione alle procedure concorsuali relative all’ultimo Concorso a Cattedra 2016, l’intervento del TAR del Lazio ha sparigliato non poco le carte del MIUR: un’intera categoria di docenti non abilitati appartenenti alle così dette materie di laboratorio (Insegnanti Tecnico Pratici), esclusi per legge dal Concorso, è stata ammessa alle prove con sentenze cautelari, costringendo il ministero a così dette “prove suppletive”.

In questa querelle tra giustizia amministrativa e Ministero, trovano terreno fertile gli studi legali di numerosi sindacati e associazioni che abbandonata la vendita delle tessere intravedono nel “ricorso” il nuovo Eldorado del found raising sindacale.

Il gioco è semplice: fatta la legge, venduto il ricorso.

Queste associazioni sindacali e di categoria, abbandonano il piano programmatico di lotta, sbianchettano il calendario delle agitazioni di piazza e laconicamente propongono liste di ricorsi come i trattamenti estetici in una SPA.

Naturalmente la speculazione sulla disperazione dei lavoratori, che aggrappati alle supplenze vivono alla giornata, fa il resto.

Trovate un docente precario che non abbia all’attivo almeno un ricorso!!!!

Quasi impossibile… e mentre si stracciano le tessere prontamente si firmano le deleghe.

Questa è in fondo l’Italia che ci meritiamo.

 

 

corso, concorso, ricorso le parole chiave per entrare nella scuola
corso, concorso, ricorso le parole chiave per entrare nella scuola